Brevissimo estratto di una conferenza che ho tenuto all'Università Cà Foscari di Venezia all'interno del corso di Storia delle Religioni a marzo 2026. Nelle terre del Veneto preromano, tra il primo millennio a.C. e l'integrazione con Roma, fiorì una civiltà che fece del cavallo non solo un compagno di vita, ma il cardine della propria identità religiosa, sociale e politica . Per i Veneti Antichi, questo animale era un " moltiplicatore di prestigio ": un simbolo di potere che collegava l'uomo al divino e definiva i ranghi più alti della società, fungendo da fulcro di un’identità etnica distintiva che li differenziava dalle altre popolazioni dell'Italia preromana. La fama dei loro allevamenti era tale da diventare un topos letterario celebrato dai più grandi poeti dell’antichità. Già nell’ Iliade , Omero cita gli Enetoi come provenienti dal "paese delle mule selvagge", sebbene alcuni studiosi distinguano prudenzialmente questo riferimento dai Ve...
La divinazione non è mai stata, per le civiltà del passato, un fenomeno marginale o puramente irrazionale. Al contrario, essa rappresentava una procedura normale e spesso obbligatoria per orientare le scelte pubbliche e private, inserendosi coerentemente nel pensiero sociale del tempo . Come suggerito da J.P. Vernant, la razionalità divinatoria obbediva a norme analoghe a quelle della medicina o del diritto, agendo come istanza di legittimazione per decisioni poste al di sopra delle parti. Sin dall'antichità, gli studiosi hanno distinto tra due modalità principali di accesso al sapere divino: Divinazione Naturale (o Ispirata): Definita anche mantikè àtechnos , questa forma non richiede strumenti tecnici . Il contatto avviene tramite il furor (la follia divina), uno stato di estasi in cui l'individuo diventa un tramite diretto della divinità . Esempi classici sono i sogni profetici e l'oracolo di Delfi, dove la Pizia vaticinava sotto l'ispirazione di Apollo . Divinaz...