Anche
per quanto riguarda il caso dei veneti i ricercatori hanno
riconosciuto diversi sche
mi nell’uso degli amuleti e nella
comparazione etno-storicistica soprattutto con la religione
Greco-Romana e le fonti e Medievali. Solitamente dunque le persone
hanno ricercato aiuto nella magia in assenza di altro sostegno tanto
che nelle tombe del Veneto son stati trovati numerosissimi amuleti
soprattutto nelle sepolture di persone morte prematuramente (bambini
e giovani donne) o a causa di circostanze drammatiche e anomale come
un suicidio, causate in conseguenza della “malasorte”. Chi moriva
di morte violenta o di parto era creduto in grado di generare
fantasmi o ritornare in forma di anima malvagia perciò la sepoltura
di questi amuleti avrebbe dovuto preservare i vivi dai morti e non le
anime dei defunti dai pericoli dell’Aldilà.
Gli oggetti ritrovati nelle sepolture ed indicati nell’uso comune come amuleti erano soprattutto conchiglie, corallo, corna e denti di animale, ambra, perline di vetro e bullae di bronzo. Possiamo notare che questi oggetti erano anche utilizzati in vita come ornamenti durante l’età del ferro in Veneto ma quando vengono ritrovati pezzi di conchiglia, denti di animale e gli “astragali o sortes” utilizzati nelle sepolture come copertura delle spoglie del defunto e non come corredo funebre è chiaro il loro utilizzo rituale e l’impiego come strumenti magici per proteggere sia il vivente che il defunto.
( tratto da : “ Divnità, rituali e magia nell'antico Veneto – Elena Righetto – Intermedia Edizioni )
clicca QUI per leggere tutto il capitolo
Le fonti letterarie antiche tramandano una varia serie di amuleti anche se la fonte più completa è “Naturalis Historia” di Plinio, il quale nel libro dei “remedia” presenta un'analisi degli amuleti più utilizzati all'epoca. Egli, pur mantenendo sempre un atteggiamento razionalista, fa riferimento ad una tradizione radicata delle usanze italiche.
Gli amuleti, in contesto Venetico, possono essere suddivisi in due grandi gruppi: amuleti che traggono forza dalla loro stessa materia, ricercata e lavorata per il suo utilizzo magico, e oggetti che fanno parte della vita quotidiana o derivati animali.
Al primo gruppo appartengono gli amuleti che venivano utilizzati anche come ornamento, quindi dovevano essere ostentati, mostrati, esibiti in contesti sia rituali che civili (banchetti, processioni, cerimonie...) ed erano soprattutto: monili in oro, corallo, pietre dure e ambra. L'uso del quarzo jalino è testimoniato in una situla di Este- Capodaglio (inv.2524 / inv.2498) mentre l'oro oltre ad essere caratteristico di collane imponenti nelle tombe femminili, è attestato soprattutto in tombe di bambini (com'era uso anche in Magna Grecia) e attestato anche da Plinio stesso (NH XXXIII,84). L'ambra richiama ovviamente gli scambi commerciali che i Veneti avevano con la “Via dell'Ambra” dal Baltico all'Adriatico e si collega con il mito dell'Eridano, Ἠριδανός? Il fiume della mitologia greca in cui Fetonte vi precipitò morendo. Nell'antichità fu spesso identificato con fiumi reali: secondo molti scrittori tra cui Procopio di Cesarea coincideva col Po; Eschilo lo identificò col Rodano; altri come Ecateo lo localizzavano nel Nordeuropa mentre Virgilio cita l'Eridano come uno dei fiumi degli Inferi (Eneide, VI, 659). Le donne si recavano sulle sue rive portando l'ambra come amuleto ritenuto efficace soprattutto per i bimbi. (Plinio, NH XXXVII,44,50 s.)
Il corallo, essendo tipico di zone lontane dall'Adriatico, proveniva da scambi commerciali con il sud dell'Appennino, presente già in corredi del VII secolo. Plinio ricorda come anche i Celti ornassero elmi, scudi e spade con il corallo e molte fonti letterarie (Apollodoro, Ovidio, Plinio) ne indicano il valore magico che era dato dal fatto che il corallo si dicesse nato dall'alga arrossata e pietrificata dalla testa recisa di Medusa. Il rametto di corallo proteggeva i bambini, la casa, i cani, difende da fulmini e tifoni, e se incenerito o sfarinato possiede molte virtù medicali.
Al secondo gruppo appartengono materiali di vita quotidiana e resti animali che venivano selezionati per essere indossati come amuleti, ma anche riprodotta la foggia in materiali più pregiati e quindi usati come ornamento (denti di cinghiale, conchiglie in bronzo, osso, ambra...) Alcuni amuleti son stati ritrovati collocati legati agli arti, posti nelle tombe o contenuti in sacchetti specifici. Purtroppo, nel caso delle tombe a incinerazione venete manca il posizionamento di questi reperti nel corpo del defunto o della defunta, così è facile scambiare un qualsiasi elemento nella sua funzionalità (gioco, strumento divinatorio, offerta, amuleto?) come ad esempio gli astragali o il famoso “dente di squalo” della tomba Muletti Prosdocimi 244 di Este usato come rimedio “contro la paura”. Qualche esempio di amuleto ritrovato in territorio veneto :
Rametti di corallo
Dente di squalo
Chiodi di cabotaggio (singoli o in coppia)
Denti umani con segno di foro
Ossa umane di adulto
Ossa di equini, bovini, ovini
Dente di cavallo ( attestato anche in Etruria, in contesto Villanoviano ed Ellenistico) – Un solo dente di equino era un potente talismano e la polvere di denti di cavallo aveva un uso officinale.
Dente di cervo
Canino di canide (cane o lupo) – Particolarmente efficaci per i bambini erano i canini di lupo contro paure o problemi di dentizione. I denti di canide in generale erano curativi se usati “per contatto”.
Zanne di lupo. Venivano spesso legate al collo dei cavalli per renderli infaticabili nella corsa. Qui abbiamo un uso di un amuleto animale per favorire un altro animale, in cavallo, in questo contesto ritenuto sacro ed estremamente importante per i Veneti Antichi.
Zanne di cinghiale. Se ne possono ammirare di bellissime al Museo Nazionale Atestino utilizzate come collane femminili in corredi, forse, di sciamane o sacerdotesse. Presentano il foro passante o montate in bronzo (tombe Benvenuti 18, 278, Ricovero 147). In età Omerica, l'elmo con zanne di cinghiale trasferisce le virtù dell'animale al guerriero con cui spesso si identificava in modo “sciamanico”.
Corna: cervo, daino, capriolo, capra, bue.
L'uso omeopatico delle ossa in ambito venetico è importantissimo. Infondono la forza di difendere ma anche di offendere in chi le indossa. Inoltre sono un simbolo di rigenerazione e legate ai culti arcaici di vita-morte-rinascita . Alcune venivano dipinte con un pigmento rosso per valore apotropaico, altre erano montate in bronzo. Erano utilizzate anche come manici di coltello rituale.
Conchiglie (marittime e fluviali). Potevano essere anche utilizzate come astragali e strumenti divinatori se trovate in numero elevato assieme a tessere, ossa incise o dadi. Le conchiglie bivalvi erano usate, ci dice Strabone contro il malocchio e la critica moderna (Boni) ha identificato la forma della conchiglia come origine della “bulla” amuleto tipico utilizzato dai ragazzi e dalle ragazze fino al raggiungimento dell'età “adulta” e che veniva dismessa ritualmente come offerta alle divinità dei passaggi d'età nei santuari in tutta l'Italia antica, e anche nel Veneto. Il valore amuletico originario è probabilmente relativo al campo della fecondità vista la somiglianza con l'organo sessuale femminile e il mollusco.
BIBLIOGRAFIA
“Amuleti e corredi funebri paleoveneti e dell'Italia antica – Armando Chierici – Istituto nazionale di studi etruschi ed italici – Protostoria e storia del “Venetorum angulus” - Atti del XX convegno di studi etruschi ed italici Portogruaro- Quarto d'Altino – Este – Adria. 16-19 ottobre 1996. Istituti editoriali e poligrafici internazionali - MCMXCIX
Plinio, “Naturalis Historia”-
Elena Righetto “Divinità, rituali e magia nell'antico Veneto” - Intermedia Edizioni
.jpeg)










