
In quest’articolo approfondisco due culti antichi che si
diffusero nelle terre venete e dell’attuale Friuli a partire dal periodo
imperiale e tardo repubblicano, periodo nel quale convivevano assieme tre forme
di luoghi di culto indicatori dei tre
“modi di vivere” dovuti alle popolazioni che nelle terre venete condividevano
terreni ed acque ovvero vi sono influssi provenienti dalla civiltà dei “ Celti”
nell’area più alta del Friuli (Carnia) , dei Romani e soprattutto degli
autoctoni Venetkens. Pertanto
generalmente i luoghi di culto santuariale di suddividono in tre gruppi, il
primo legato alla cultura “celtica” nell’area alpina che preferiva i cocuzzoli
delle montagne oppure luoghi incavati, grotte e caverne comunque ad una
considerevole altezza, il secondo di ispirazione venetica ma aperto ad influssi
italici prevedeva insediamenti sacri in luoghi posti lungo le vie di transito
principali, in prossimità di corsi d’acqua o affioramenti sempre acquatici e
spesso in luoghi più elevati rispetto alle aree circostanti come ad esempio
terrapieni o piccoli avvallamenti dovuti all’idrografia fluviale ed il terzo
infine deriva chiaramente dalla tradizione decorativa templare magnogreca
trasmessa dalla cultura “italica” che privilegiava alcuni siti posti lungo il
cardine massimo delle centuriazioni della X Regio. Cito come esempio luminoso la città di
Aquileia (fondata nel 181 a.C. come colonia di diritto latino)la quale presenta
infatti lungo il cardine massimo della centuriazione fin dalla prima fase della
romanizzazione più luoghi di culto, che quasi affacciati sul cardine stesso
segnavano il percorso della strada principale partendo dal centro della città e
costituiva quindi una sorta di “Via Sacra” dove facevano bella mostra di sé
elementi architettonici di derivazione italica. L’acqua era un tempo molto più
abbondante in tutta la zona ed aveva importantissimi riflessi nella scelta dei
luoghi di culto di tipico stampo venetico.
ERACLE
Tutt’oggi ci sfugge
la dedicazione di moltissimi luoghi sacri e sacelli ma ad Aquileia Eracle era
sicuramente presente. Clavi in bronzo, due are sacre a lui dedicate (datate al
II sec.a.C) ritrovate nei pressi di incroci viarii acquatici e terrestri indicano
anche una precoce romanizzazione del culto all’Eroe iniziato in tempi molto
antichi come testimoniato da numerose iscrizioni non solo aquileiensi. I santuari Veneti erano frequentati anche in
epoca romana (tardo II sec.) da mercanti
veneti o di lingua venetica che portavano le loro offerte entro cassette di
legno con lamine bronzee inscritte ad incisione dedicatoria riguardo Eracle
chiamato con nomea greca.
Per quanto riguarda le forme di culto di tradizione Italica nelle aree
collinari e di pianura riscontriamo numerosi bronzetti raffiguranti Eracle sia
del periodo repubblicano che del periodo
imperiale indicano la sopravvivenza di culti molto più antichi , ed i bronzetti
di Veneto e basso Friuli indicano con utilità che essi venivano fabbricati e
poi esportati anche fuori dagli attuali confini regionali ed erano
sostanzialmente di due tipologie specifiche: il tipo “Ercole con la leontè”
noto soprattutto nell’arco alpino orientale, tre bronzetti mostrano piccole
variazioni da un unico modello di base, il primo fra essi noto fin dal secolo
scorso dl museo di Cividale ha una generica provenienza dalla “Schiavonia”, il
tipo “ Eracle offerente con corona di foglie ed il braccio destro alzato”
invece presenta una diffusione più ampia e comprende anche la stessa Aquileia,
è definito “tipo di Lubjana” ed è ad
interpretazione locale di modelli
allogeni ed in qualche dettaglio tradiscono la loro origine come ad esempio
l’unione dei piedi “ad U” risulta
presente in bronzetti etruschi da Orvieto ed altri bronzetti veronesi e ciò
significa che i bronzetti veneti si riferiscono ad un culto espresso nella
forma iconografica del dio Eracle /Ercole ma come sottolineato da molti
studiosi, sotto questo culto si celano più divinità locali autoctone e
maschili, guerriere ed eroiche che assumevano connotati assimilabili all’Eracle
e per comprendere al meglio la diffusione del culto di Ercole-Eracle
occorrerebbe considerare le ben note attestazioni epigrafiche da Iulium
Carnicum e di Forum Iulii… Solitamente i luoghi di rinvenimento sono posti
lungo strade e presso corsi d’acqua come precedentemente illustrato, e
probabilmente nei luoghi dei rinvenimenti vi erano anticamente situati dei
santuari strettamente legati al fatto
che vi fosse una strada (a Caporetto vennero rinvenuti ben 28 bronzetti). La
zona del “paludo Pizzat” presso Teor ha regalato ai ricercatori un bellissimo
“Hercules” stante datato III sec. a.C, un Eracle offerente del II-I sec.a.C ed
un lare danzante del II sec. d.C elementi che hanno fatto ipotizzare
l’esistenza di un luogo di culto sicuramente molto precedente all’epoca romana.
Tuttavia tra il I sec.a.C ed il I sec.d.C nelle terre Venete e basso Friulane
avvenne un processo che intaccò tutti i santuari che erano legati per loro uso
e conformazione a situazioni commerciali o fluviali oramai mutate i quali
scomparvero nell’oblio e vennero
assorbiti nel culto locale (in aediculae sacre ai crocicchi ) mentre molti
altri santuari rimasero ben saldi e sopravvissero anche nel periodo romano e
tardo imperiale sino alla primissima “era cristiana” come testimoniano
numerosissimi bronzetti rinvenuti in tutto il territorio, alcuni bronzetti
attestati in questa fase nei santuari lungo le strade o in importanti luoghi di
culto trovarono diffusione anche in luoghi di culto della sfera privata e
casalinga . Inoltre è importante ricordare che bronzetti di una stessa località
non solo spesso appartengono a periodi molto diversi ma anche presentano
immagini di divinità diverse ma in qualche modo raccordate fra loro. Eracle spesso associato ad Apollo e
Diana/Luna/Hekate ,anche in età imperiale e tarda come ad esempio nei bronzetti
di Gurina dove l’immagine di Eracle è associata accanto a quella di una
divinità femminile non identificata.
L’Eracle guerriero in assalto e l’Eracle offerente assieme ai bronzetti
di altre divinità romane e venete venivano deposti su gradoni nel terreno
poiché come era uso veneto i santuari privi di strutture edilizie che non
fossero in legno non venivano monumentalizzati ma possiamo ritrovare due
varianti di santuari veneti di questo tipo. La prima variante riguarda i
“santuari su altura” solitamente naturale, quindi con il sistema votivo dei
“gradoni” e la seconda sembra invece propria dei terreni di pianura ove era
sufficiente una lieve duna nel terreno per delimitare un’area sacra. La
presenza in uno stesso luogo del tracciato di una strada viaria importante
oppure di acqua corrente o sorgiva agevolano la presenza di un luogo di culto
veneto poi ovviamente romanizzato. Le
testimonianze scritte sulla religiosità, ovvero sulle sue forme monumentali,
pubbliche degli abitanti dell’Italia nord-orientale del periodo tardo
repubblicano sono filtrate attraverso una documentazione quasi esclusivamente
risalente al periodo romano di popolazioni venete che non avevano ancora
pienamene assorbito la cultura romana e non avevano abitudine di porre dediche
in pietra e che è stata ampiamente e
scrupolosamente studiata.
..... LUNEDI' 20 APRILE USCIRA' L'ARTICOLO SUI CULTI MITRAICI NELLE TERRE VENETE.
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