Con il passare degli anni si tende a ritornare alle proprie origini, a ricercare le radici, perchè in fondo esse sono il mezzo per ritrovare la nostra vera essenza...Yves Montand

lunedì 20 aprile 2015

CULTO DI MITRA NEI TERRITORI DELLA X REGIO (part. III )





CULTI MITRAICI
 Riguardo al culto di Mitra invece devo ricordare che a distanza di trent’anni dalla pubblicazione fondamentale delle ricerche di Ianovitz sul “culto solare nella X Regio” ad Aquileia non sono stati fatti ulteriori ritrovamenti a differenza invece dei territori di Tergeste (Trieste).  Negli anni Sessanta venne esplorata una grotta adibita al culto di Mitra dominante le sorgenti del Timavo, mentre ai confini con l’Istria (ricordo che sia il Friuli meridionale che l’Istria erano parte del territorio dei Veneti) nel 1995 fu ritrovata una stele mitraica opistoglifa che ebbe la gloria di aiutare i ricercatori nell’interpretare questo culto in questi luoghi.  Ad Aquileia non esiste un luogo di culto mitraico ovvero un mitreo a tutt’oggi scavato ma di questo si conosce solo l’ubicazione di massima anche se è molto probabile che vi fosse una pluralità di luoghi di culto pubblici e l’esistenza di sacelli privati annessi a grandi dimore come accadeva a Roma.  La ricostruzione del santuario (sempre discutibile) pone due altari  a sostegno della stele con la tauroctonia, ma fortunatamente son state ritrovate numerose offerte di lucerne e monete. Sicuramente il mitreo del Timavo si trova sotto la chiesa di San Giovanni.  Sempre ad Aquileia vi è menzionato uno speleo eretto  “ cum omni apparatu”  e particolare significato veniva dato alla raffigurazione piuttosto rara di Mitra su un cavallo con braccio alzato, messa in relazione con il rito di consacrazione dei mitrei e si segnala anche la presenza di una gemma opistoglifa rinvenuta nel Settecento ed oggi perduta di cui si conserva però il disegno : da un lato il sacrificio del toro e dall’altro la raffigurazione sopra descritta. Alla fine dell’Ottocento a Monastero in un quartiere ubicato ad oriente del fiume che alimentava il porto venne individuato un altro mitreo ed anche vi era un tempio dedicato ad Iside ed a Serapide i cui resti erano visibili nella metà dell’Ottocento e l’indicazione “ Ab Ise et Serapide deo” su una lastrina rinvenuta in zona ricorda l’analoga situazione avvenuta a Roma dove tutto un quartiere prese il nome dal santuario di culto egizio.  Ritornando al culto di Mitra nelle terre della X Regio Ianovitz ipotizza che esso venisse praticato nella seconda metà del II sec.a.C caposaldo rimane infatti un’iscrizione aquileiense datata al 204 in base ai consoli menzionati, tuttavia i materiali rinvenuti presso il Timavo (offerte votive, lucerne etc.) ci permettono di datare alla fine del I sec . l’utilizzo di questa cavità e di alzare la datazione di tale religione data la vicinanza alla cultura altoadriatica, importata forse dalle legioni aquileiensi e venete che avevano combattuto in Oriente ma probabilmente al fatto stesso che quelle zone del Friuli e del Veneto sono sempre state in contatto con l’Oriente anche a livello mercantile. Non è neppure facile determinare la “scomparsa” di questo culto religioso come del resto è errato definire con termini cronologici precisi il termine del paganesimo in Italia perché come  è ben noto, esso non è mai del tutto scomparso anzi si è propagato in termini di continuità culturale sino ai giorni nostri, tuttavia si possono fare due ipotesi per quanto riguarda il mitreo del Timavo e di Elleri.  Il Timavo o meglio lo speleo che ospitava il mitreo, venne distrutto nel periodo Teodosiano  o probabilmente nel V sec.d.C , Elleri venne distrutto nel periodo di Magnezio mentre per Aquileia vi sono indizi che il culto si fosse protratto fino ad un’epoca tarda, grazie a ritrovamenti di numerose lucerne culturali con segni di bruciatura a canale aperto  con disco su cui è rappresentato un CORAX con la maschera che indicano il fatto che il mitreo venne distrutto durante il sacco di Aquileia fatto nel 452 da Attila. Dopo questi incresciosi fatti non stupisce che dalla seconda metà del IV sec.d.C. nella città iniziò a fiorire un intenso “dibattito dottrinale cristiano” che rese protagonisti i principali padri della chiesa. Eusebio nella sua “storia ecclesiastica” pose l’accento sulla “vittoria della vera fede sulle false credenze pagane” portando ad esempio di ciò la distruzione fatta dai cristiani del tempio di Serapide ad Alessandria.  Neppure la X Regio si salvò dalla barbarie incivile cristiana, ad Aquileia segnali di distruzione di sedi culturali pagane si deducono dal reimpiego di alcune dediche a Belenus ed anche elementi religiosi statuari ed epigrafici riferibili al culto Mitraico sono stati debitamente spezzati.  Tuttavia i fedeli al dio Mitra riuscirono a salvare, reimpiegandoli e mentendo intatti alcuni rilievi ovvero una tauroctonia e la Petra Genetrix.   Molti oggetti cultuali sono stati rinvenuti nelle terre venete ed i luoghi legati a mitrei, essi erano oggetti utilizzati durante lo svolgimento dei rituali misterici dedicati al Dio Mitra e fra i più importanti si annoverano lucerne e gemme incise con i simboli dei gradi iniziatici. Per le lucerne (rinvenute ad Aquileia) del III-IV secolo si parla della categoria “oggetti parlanti” per l’iscrizione sulla spalla in cui venivano incisi i nomi dei gradi iniziatici (come ad esempio “LEO” corrispondente al quarto grado di iniziazione) oppure di “ Atlante XC” in cui un individuo con braccia alzate in atteggiamento orante indossa vesti orientali e porta una maschera di uccello con becco ricurvo ovvero un “CORAX” secondo grado iniziatico ai misteri mitraici in cui i partecipanti indossavano realmente delle maschere rituali ed in particolare il Corax o corvo rivestiva grande importanza nella celebrazione del “Banchetto del Sole e Mitra”.  L’uso di Lucerne rituali quali offerte votive ma anche usate proprio per “illuminare” è noto nei mitrei veneti, ed anche nelle lucerne vi è spesso la raffigurazione del Corax  spesso integre con il beccuccio annerito per l’uso. Esse vennero usate fino al tardo V sec.d.C.  Le gemme invece hanno una produzione vasta ed alcuni esemplari sono andati purtroppo perduti mentre altri sono dislocati in collezioni varie, mentre le gemme aquileiensi sono di produzione egizia e non italica. Per le gemme mitraiche non è facile distinguere se si tratti di un uso riferibile alla religiosità privata dei fedeli oppure di un uso magico nel rituale mitraico stesso per magie amorose  o salutifere.  Le gemme di uso personale invece segnavano il grado iniziatico del possessore, pertanto ritroviamo numerosi “Corax” e “Leo” gradienti associati a stelle o crescenti lunari, forse a simbolo della costellazione del Leone?  Infine l’”Heliodromus” ovvero rappresentazioni del Sole busto con frusta su luna crescente e sei stelle.






BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
-              “Riflessi di culti domestici dalla documentazione archeologica altinate”- G.M. Sandrini -            
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-              “Personale addetto al culto nella Venetia”- M.S.Bassignano
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-              “Elementi etrusco-italici nei santuari del Veneto”- A.Maggiani.
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-              “Reperti bronzei protostorici dai fiumi veneti: offerte votive, contesti funerari o ripostigli? “ L.Malnati, E.Bianchin.
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-              “Un database delle dediche votive di età romana in Cisalpina: esempi e prime evidenze per l’area
                Veneta”- G.Mennella, S.Valentini.
-               “la protostoria delle venezie” -G.Fogolari.
-              -Corpus inscriptionum latinarum.
-              A.Biscardi, Fulgur conditum.
-              A. Mastrocinque, Santuari e Divinità dei paleoveneti.
-              Appunti di università e parti tratte dalla mia tesi di laurea.
-              J.Champeaux, La Religione dei Romani.
-              A. Zilkowski, Storia di Roma.
-              “Fons Aponi- Abano e Montegrotto nell’antichità”- L.Lazzaro.
-              “Venetkens”- Catalogo della mostra.
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-              “Le religioni degli Italici, in AA.VV., Italia omnium terrarum parens, a cura di G.Pugliese Carratelli”.
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-              “A.Marinetti, La X Regio, in AA.VV., Cultura popolare del Veneto. L'ambiente e il paesaggio”.
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-              “Veneti, Eneti, Euganei, Ateste: i nomi, in AA.VV., Este preromana: una città e i suoi santuari”.




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