COSA SI DONAVA AGLI DEI ED ALLE DEE?
Per comprendere al meglio la tipicità degli atti devozionali nella ritualità religiosa dei VENETKENS devo forzatamente condurre il lettore alla scoperta della " Stipe (deposito votivo ) di Caldevigo", poichè essendo fra i più antichi, raffigura l'importante bronzetto della cosiddetta " Dea di Caldevigo" databile al V sec a.C. oltre a numerose laminette bronzee con figure femminili, centinaia di modellini di lance e scudi, piccoli contenitori di capelli e pezzi di veste.
I capelli superstiti ci conducono a pensare che vi fosse il costume di consacrare parte della chioma ad una divinità da parte dei giovani arrivati alla maggiore età, mentre le armi e gli oggetti d'uso agricolo in miniatura appartengono ad ex-voto di soldati che parteciparono (probabilmente) alla battaglia di Talamone nel 225 a.C in cui i Veneti furono alleati dei Romani nel cacciare i Galli.
-PRIMIZIE, DOLCI BEN CONFEZIONATI, FIORI, VINO.
- SPADE ALLE DIVINITA' FLUVIALI (ritrovamento recente nel Brenta a Nove -Vicenza )
- STILI VOTIVI (vedere questo articolo in proposito: CLICCA QUI )
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| Stili Votivi-Strumenti |
| Collane e pendenti- Este |
| Fibule |
La Bulla era una sorta di sfera che serviva da amuleto fino al giorno in cui si compiva la maggiore età che veniva consacrato agli spiriti degli antenati della propria famiglia e variava a seconda dello status sociale del fanciullo, la Bulla era di sicura origine etrusca ma venne utilizzata anche in altre regioni italiane. I ragazzi e le ragazze offrivano dei giocattoli alla Dea come simbolo del passaggio iniziatico dalla fanciullezza all’età adulta i giovani Veneti durante l’iniziazione al Tempio ricevevano le armi solennemente ed esibivano pubblicamente le loro capacità fisiche e morali, mentre gli oggetti di uso quotidiano, le fusaiole, il telaio, gli spilli, i rocchetti di filo, le fibule, gli anelli ed i bracciali indicano alla Dea che le ragazze son finalmente divenute donne mature e pronte al matrimonio.
Come la dea spartana Orthìa, anche Reitia era originariamente una Dea della Caccia ed una protettrice degli animali (Potnia Thèron) come provano tantissimi ex-voto con sembianze animali.
-GLI OSCILLA
Nei territorio del Veneto orientale nei pressi di fiumi, canali, antichi capitelli arborei e crocicchi, son
state rinvenute numerose testimonianze di questo rituale, risalenti al periodo romano ma anche precedenti. Spesso infatti erano figurine poste su una specie di altalena, oppure simulacri fallici simboli della fertilizzazione dei campi eppure il carattere funerario era affiancato al carattere agrario, la Tradizione infatti rimase anche in epoca cristiana quando questi riti venivano svolti nelle vicinanze di Ognissanti. Le maschere avevano un carattere notoriamente infernale ed il loro movimento spaventava gli uccelli predatori di semi e chicchi faticosamente seminati. La cerimonia veneta, secondo Attilio Mastrocinque, comprovava assolutamente questa interpretazione.
-MELIGMATHA
Alle Cornacchie invece verso ottobre e novembre ovvero nel periodo dedicato alla semina, si offrivano I "Meligmatha" ovvero i "Dolci Infernali". Le Cornacchie erano identificate come una sorta di Dee Risanatrici da un verso, ma per un altro verso, mentre i latini avevano Priapo a proteggere le loro messi, i Veneti ritenevano che il non rabbonire le Dee dei Corvi con “meligmatha” facesse risvegliare in esse la loro componente infernale di Spiriti nefasti con la loro azione distruttrice. I Corvi in Veneto dunque non venivano spaventati come accadeva nel Lazio con gli oscilla, ma rabboniti con offerte dolci secondo l’uso greco. Teopompo racconta che i pani e le focacce venvano “preparate in modo bello, con gusto” e questo ci fa pensare che esse raffigurassero qualcosa da offrire simbolicamente ai corvi come figurine di uomini, o maschere come quelle appese ai rami ( ad esempio Scolio a Tucidide I.126, in una festa di Zeus Mellichios e Scolio a Luciano in una festa a Demetra dei “Dialoghi delle Cortigiane “).I Corvi son da sempre ritenuti animali fonte di presagi ed auspici, ed i Veneti traevano un auspicio dal modo in cui i corvi si comportavano durante il periodo della semina, se mangiavano le offerte era segno di fortuna certa per i raccolti, se le rifiutavano era presagio funesto di carestia perché i corvi mangiando le menti pregiudicavano tutto il raccolto
Per saperne di più al riguargo vi rimando al mio precendente articolo: RITUALE ALLE CORNACCHIE NELLA RELIGIONE VENETO ANTICA
- MUSICA
Moltissimi bronzetti son stati ritrovati da Torcello a Portogruaro relativi a musici nell'atto di suonare siringhe, lire, flauti in cerimonie funebri, pubbliche e veri e propri agoni musicali! La musica era praticata infatti sia da personaggi illustri che si dedicavano all'arte musicale che da inservienti subordinati che dovevano allietare i banchetti.
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| Lamina di Caldevigo |
GESTUALITA' RITUALISempre nella stipe di Caldevigo, ritroviamo questa lamina bronzea famosissima che ritrae una donna di rango particolare- forse una sacerdotessa- in abito paleoveneto , in atto di sollevare la mano destra di fronte alla bocca. Il suo gesto è stato interpretato in vari modi, si pensa che reggesse una fiaccola o una canocchia per la tessitura, tuttavia se l'artefice del manufatto avesse voluto rappresentare uno strumento particolare l'avrebbe ben marcato!
La mano ed il braccio (come potete vedere dalla fotografia) rappresentano lo schema tipico della preghiera anzi dell'adorazione presso TUTTI i popoli dell'Oriente anteriore, del mondo greco, romano ed etrusco. Nel mondo antico il termine greco προσκύνησις ( baciare con fervore- “portar la mano alla bocca inviando riverente bacio”)e il suo equivalente latino adoratio erano usati per indicare gli atti esprimenti il sentimento di venerazione e di rispetto verso la divinità o un oggetto sacro o una persona ritenuta anche essa sacra e tale era appunto il bacio, diretto o accennato (portando alla bocca le prime dita della destra) proprio come sta facendo la figura femminile.
Quindi non va interpretata come una dea ma come una fedele in atto di rendere omaggio alla divinità, cui culto era pertinente la stipe ( Reitia con tutta probabilità). Il medesimo gesto infatti è ritrovabile in altri bronzetti in tombe atestine, nelle situle di Vaçe, di Magdalenska Gora etc.
La προσκύνησις o Adoratio in Plinio (Storia Naturale XI.250) era descritta : "altre parti del corpo hanno un valore religioso, così la mano destra, il cui dorso viene avvicinato per il bacio e viene stesa per il giuramento " ed Apuleio (Metamorfosi IV, 28) è precisissimo nel dire :" mettendo dinanzi alla bocca la mano destra ed accostando il dito indice al pollice eretto rimanevo dinanzi a Lei in religiosa adorazione, come dinanzi a Venere.." Il medesimo gesto che sta facendo la "donna di Caldevigo".
L'adoratio era un modo di rivolgersi agli Dei che ricercava la benevolenza divina mediante le blandizie, le suppliche e l'incantamento. Come i romani, è presumibile che anche i Veneti si disponessero con animo basato sia sulla "FIDES" ovvero il rispetto dei patti e della giustizia tra uomini e dèi, che sulla la "VENERATIO" era proprio l'arte di accattivarsi gli dèi ed in Veneto esistevano entrambe queste due forme di culto : la Veneratio attestata sulla lamina di Caldevigo e la Fides nelle cerimonie della Semina succitate (nei riguardi delle Cornacchie).
LIBAGIONE
Nella stipe "Baretella" molte statuette bronzee raffigurano uomini e donne con un vasetto o una patèra ( coppa usata per versare liquidi durante i sacrifici rituali forma di scodella con manico, la si usava per versare liquidi come vino e latte sulla testa delle vittime o sull'ara prima del sacrificio) in mano per versare una libagione.
Caratteristico è il Gancio bronzeo di centurone proveniente da Carceri di Este in cui vi è raffigurata una donna abbigliata "alla veneta" in atto di versare degl liquido forse libare in onore di un personaggio sdraiato nel quale è da riconoscersi un uomo-pesce, forse divinità fluviale e/o delle acque.
L'atto di culto della Libagione è quello di offrire un liquido commestibile agli Dèi o agli eroi,
Si pensa che la derivazione di questa tradizione provenga da influenze del rito libatorio etrusco sennon addiritura greco.
La libagione era un atto di Fides, un atto di culto pubblico ma anche e soprattutto privato. Chi andava presso un santuario dove questa pratica era prescritta, spesso dedicava al santuario stesso anche la coppa che aveva utilizzato. Quantità enormi di coppe e coppette son state ritorvate nelle stipi votive di Montegrotto e San Daniele. Forse anche i mestoli con dediche alla divinità triplice TRUMUSIJAT rinvenuti a Lagole in Cadore servivano per attingere un liquido con cui libare o con cui versare a terra o distruggendo in altro modo una parte o l'intero contenuto della tazza per rendere pertecipe della consumazione in questo modo un dio o un eroe . L'uso della libagione e dell'offerta di liquidi alle divinità doveva essere per i Venetkens il retaggio di una tradizione remotissima nel tempo, in ambito italico le prime testimonianze provengono addirittura dal IX-VIII secolo a.C.
BIBLIOGRAFIA
-"La sacralità del confine: i segni". C.Sainati, Catalogo mostra Venetkens 2013
- Este preromana , Balista, Ruta, Serafini, Gambacurta , 2002
-Attilio De Marchi, "Il culto privato di Roma Antica, I",
-Thesaurus cultus et rituum antiquorum (ThesCRA).: Cult places ..., Volume 4
a cura di Jean Charles Balty.
-Enciclopedia Treccani di Archeologia,
- - J.Champeaux, La Religione dei Romani.
- A. Zilkowski, Storia di Roma.
- Frazer, il Ramo D’Oro.
- P. Ovidio Nasone, Fastorum libri sex II.
-- G.Fogolari, la protostoria delle venezie.
- -Corpus inscriptionum latinaru,
- A.Biscardi, Fulgur conditum.
- A. Mastrocinque, Santuari e Divinità dei paleoveneti.
- Appunti di università e parti tratte dalla mia tesi di laurea.
| Io alla mostra "Venetkens" a Padova- 2013 |
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Salve,
RispondiEliminaarticolo molto interessante, volevo chiederle una cosa: nella foto con le armi votive, il primo stile, presenta chiaramente delle ripetizioni di segni che appaiono come le "V" dell'alfabeto venetico (la datazione è anche coerente con il periodo).
Siccome in molti ambiti nordici troviamo l'uso della ripetizione di lettere con una funzione magica, è possibile ipotizzare (o ci sono altri elementi per immaginare) che le singole lettere avessero, anche presso i Venetkens, un valore magico di qualche tipo?
Grazie
Salve gentile Emanuele! Si, possiamo assolutamente ipotizzare una funzione analoga anche nell' uso Veneto antico dell' alfabeto con funzione magico -apotropaica. La lingua veniva insegnata da sacerdotesse preposte nei santuari, fra i più famosi Este e Lova. Uno degli usi più famosi si ritrova proprio nelle iscrizioni ritrovate intatte nel pozzo di Lova. Purtroppo non abbiamo ancora un' idea chiara dell' uso simbolico ma solamente di quello linguistico e fonetico. Mi piace pensare ad un uso della V come riconoscimento della "gens" venetica...Venet - kens .
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