Con il passare degli anni si tende a ritornare alle proprie origini, a ricercare le radici, perchè in fondo esse sono il mezzo per ritrovare la nostra vera essenza...Yves Montand

venerdì 21 ottobre 2016

IL SACRIFICIO NELLA RELIGIONE ROMANA




dott.ssa Righetto Elena. ©

Quantità considerevoli di articoli e lavori son stati scritti in anni ed anni di studi riguardo la ritualità sacrificale propria della religio romana antica, pertanto questo mio lavoro dev’essere considerato un leggero resumèe adatto ad un pubblico di lettori che s’affacciano per le prime volte nell’interessante studio di questi argomenti.  Per uno studio più approfondito vi rimando alle fonti citate in bibliografia.

Iniziamo dunque con la prima domanda che solitamente mi viene rivolta dai miei studenti di liceo:
Cos’è un “Sacrificio”? Esso è un rito che permette agli esseri umani di creare un canale comunicativo con gli Dèi per rivolgere loro richieste e/o onorarli con banchetti sacri, inoltre la sua natura di pratica comunitaria ribadisce nell’esecuzione stessa, la gerarchia degli esseri che popolano la terra.
A Roma il sacrificio era un rito compiuto dalla comunità (cittadinanza, famiglia…) la quale era rappresentata dal membro più importante in ordine gerarchico.  Si eseguiva un sacrificio per contattare esseri sovrumani quali Dèi, antenati e raramente gli Eroi e questa comunicazione si metteva in atto durante il sacrificio per mezzo dell’offerta. Queste potevano essere variegate, animate (cioè “dotate di  animus e quindi animali), o inanimate (non dotate di animus, quindi vegetali) ma anche da derivati come il miele, il latte, il vino, dolci, tortine, erbe spontanee, frutta…
Il Sacrificio dunque consisteva in un banchetto solenne offerto agli Dèi, seguito da un banchetto in cui i commensali umani si riunivano, ad eccezione del rito dell’Olocausto nel quale la vittima sacrificale veniva bruciata interamente, riproponendosi come il sacrificio animale di fatto più spettacolare e sentito. L’atto stesso dell’uccisione della bestia era molto sentito dai partecipanti ed officianti al rito, in quanto il legamen sangue-terra veniva rimarcato a livello arcaico, istintuale, senza scordare che all’uccisione si accompagnava il momento della divinazione che, come vedremo, consisteva nell’osservazione degli organi interni della vittima per trarne presagi.
Perché si sacrificava nella Roma dei Padri? Si compivano sacrifici per vari motivi, primo fra tutti l’onorare una divinità durante la sua festa annuale, per rendere grazie agli Dèi se si erano verificati dei benefici quali un ritorno a casa, una nascita, una guarigione, un raccolto abbondante, oppure nel caso del sacrificio divinatorio per ottenere una risposta ad una domanda. Un caso a parte il “Piaculum”, ovvero il sacrificio riparatore, compiuto per cercare di rimediare a mancanze di vario tipo riguardo a comportamenti verso le divinità ritenuti scorretti, ad esempio un semplice lavoro di manutenzione all’interno di un recinto sacro poteva essere mal visto dalla divinità e pertanto era necessario scusarsi con essa per il disturbo arrecato. Spesso si sacrificava anche per “curare” i prodigi che si manifestavano. Un “prodigio” era un avvenimento spesso spaventoso o assurdo che si verificava come ammonimento inviato dagli Dèi agli uomini per avvertire loro che qualcosa non va, qualcosa non funziona correttamente e che se non vi pongono rimedio sicuramente accadrà qualcosa di orribile e grave.
La procedura con la quale si impostava ed eseguiva un sacrificio era sostanzialmente sempre la stessa, consolidata dalla Traditio, che poteva variare secondo le occasioni. Prima d’iniziare era necessario selezionare gli animali, bestie domestiche quali bovini, ovini, suini o pollame e per i riti pubblici si prediligevano animali di grandi dimensioni, detti “Victimae”, parola che secondo i linguisti contiene al suo interno l’accezione di “prestigio”, quindi le vinctimae erano animali prestigiosi. Per i sacrifici domestici ed espiatori si utilizzavano bestie meno pregiate, più ridotte in dimensione, detti “hostiae”, tuttavia non devono avere difetti fisici perché come ci ricorda Plinio (Nat.Hist., 8, 183) “gli Dèi non gradiscono animali imperfetti” e bisognava fare attenzione anche al colore del pelo e soprattutto al sesso: agli Deì celesti erano sacrificati animali dal pelo chiaro, agli Dèi inferi quelli a pelo scuro, alle Dèe le femmine ed agli Dèi i maschi. Nettuno e Marte gradivano solo animali maschi e fertili mentre Giove preferiva maschi castrati. Queste regole che per noi possono sembrare oscure erano invece per i nostri Avi imprescindibili per la reale riuscita del sacrificio, che iniziava con una processione solenne per condurre animali e strumenti all’altare, accompagnata dalla musica di flauti per impedire che rumori non graditi disturbassero la cerimonia, in modo apotropaico.  Prima d’iniziare il rito veniva invocato il silenzio con la celebre ed evocativa formula del “FAVETE LINGUIS!”  ovvero “FATE SILENZIO” , con la quale si otteneva un silenzio favorevole alla concentrazione, poi si passava alla  “ Prefatio”, rito introduttivo attraverso il quale si creava il legame, il canale comunicativo fra uomini e Dèi, con libagione d’incenso e vino sul focolare, ovvero rispettivamente simbolo di Sovranità ed Immortalità , in sostanza il momento dell’invito agli Dèi di presenziare al banchetto. Segue la fase dell’ “Imolatio”, in cui si versava sulla testa dell’animale il vino e la “mola salsa” preparata dalle Vestali mescolando sale e farina. Poi si passava un coltello sulla schiena della Victima dalla testa alla coda tenendo la lama piatta( mimando la futura uccisione che veniva eseguita dagli schiavi), consacrando così l’animale che diventa proprietà degli Dèi. L’animale stordito con un colpo d’ascia o martello veniva sgozzato, il corpo aperto e lasciato all’indovino che controllava la corretta posizione degli organi nel corpo e soprattutto che il fegato non presentasse menomazioni. Se esso era perfetto allora in questo caso gli Dèi avevano gradito il sacrificio, al contrario se presentava problemi era indice che gli Dèi avevano rifiutato il dono in quanto in collera con gli uomini, quindi si credeva che fossero state le divinità ad aver manomesso il corpo prima del sacrificio proprio per mandare un messaggio agli uomini attraverso di esso .
La pratica detta “ Extispicium” veniva compiuta dagli Aruspici, tradizionalmente specialisti etruschi di divinazione e permetteva di controllare se la “PAX DEORUM” (concordia fra uomini e Dèi) era integra e spesso serviva anche a leggere il futuro.  Infatti gli organi estratti ed analizzati nuovamente da specialisti, erano in grado di indicare loro l’interpretazione di fatti politici o situazioni poco chiare della vita cittadina, consigliare se iniziare o meno una guerra etc.
Terminate le pratiche divinatorie, il corpo dell’animale veniva preparato dagli schiavi per essere mangiato: essi riservavano i cinque “exta” organi interni (fegato, peritoneo, polmoni, vescicola biliare e cuore) agli Dèi. “Exta” secondo il filologo antico Paolo Diacono (op.cit., 69, Lindsay) erano le “Parti eccelse”, ed a differenza del sacrificio greco in cui alcuni organi “splanchna” venivano messi su spiedi e mangiati in loco dai partecipanti, i Romani facevano bollire gli exta in una pentola o li arrostivano per deporli sull’altare della divinità cui era stato destinato il sacrificio. Si cuocevano gli exta come ulteriore momento di dialogo, contatto con gli Dèi perché essi se volevano manifestare un rifiuto tardivo del sacrificio, lasciavano gli organi a liquefarsi in acqua, mentre una cottura positiva indicava l’equilibrio della Pax Deorum e pertanto venivano portati sull’altare per essere cosparsi di mola salsa e tagliati. I Romani erano molto raffinati perché con questa procedura stavano a dimostrare che gli Dèi son esseri civili, mangiano come gli uomini la carne cotta, tagliata e condita con cereali e sale.
Al banchetto divino ovviamente seguiva quello umano! Ricordiamoci che questi momenti erano vissuti con estrema devotio dai partecipanti, ma non con uno spirito triste o negativo, certamente solenne e serio ma gioioso e festaiolo. La carne dell’animale veniva spartita nelle “sportulae”, ovvero in borsette, sacchettini che i partecipanti portavano a casa e consumavano con la loro famiglia, oppure la carne veniva venduta nelle macellerie così tutti potevano comprarla e partecipare al sacrificio anche se non avevano avuto modo di farlo di persona.  Devo aggiungere ad onor di cronaca che per i primi secoli dell’era di dominazione cristiana l’usanza di mangiare carne di animali sacrificati nel corso dei banchetti privati si rivelò essere una reale spina nel fianco per i cristiani stessi in quanto se essi venivano invitati dovevano prima accertarsi che il pranzo loro offerto non provenisse da riti in onore di “Idoli pagani”.
Dunque, a cosa serviva veramente il sacrificio? Ribadiva la gerarchia naturale degli esseri che abitano la Terra, perché al livello più basso ci son offerte vegetali ad animali e più in alto ci sono gli esseri umani che hanno la facoltà di disporre della vita di questi come vogliono. Fra gli uomini ci son altre gerarchie, gli schiavi a cui son affidati compiti umili (sporcarsi con il sangue, cucinare…) ed i cittadini che partecipano, dirigono il rito e mangiano le carni della vittima. Gli Dèi son in cima a questa gerarchia naturale, “Motori Immobili dell’azione”, che accettano il pranzo a cui son stati invitati e comunicano con gli uomini se la situazione della PAX DEORUM è compromessa o meno.

Qui di seguito vi propongo del materiale raccolto riguardo le varie offerte corrette alle divinità.


PENATES
Dei domestici-Ritus Romanus- Offerte: incenso, vino, dolci, focacce salate, carne di ovino e bovino. (fonti:Cicero, De Divinatione, II.39-Dionysius di Halicarnassus, Roman Antiquities, 2.2)

LARES FAMILIARES
Dei domestici-Ritus Romanus- Offerte: incenso, vino, frutti aromatizzati con la mola salsa, carne di agnello e maiale.Ghirlande di fiori per adornare il Larario. (fonti: Plautus, Aulularia-Plinius, Naturalis Historia, 21.11-Plinius, Naturalis Historia, 28.27-Varro in Nonius Marcellus, De Compendiosa Doctrina, Lindsay ed. p.554 1-2-Deutero-Servius, Aeneidos, 1.730-Ovidius, Fasti, 2.633-Valerius Maximus, Memorable deeds and sayings, 2.5.5-Horatius, Satries, 2.5.14-Horatius, Odes, 3.23.4-Tibullus, Elegies, 1.3.33 seq.)

GENIO / IUNO PERSONALE
Dei domestici-Ritus Romanus- Offerte: incenso, libagioni di vino, focacce di grano bollito e saltato (libum). Ai Saturnalia carne di montone o piccoli maialini. I sacrifici di sangue sono proibiti il giorno del proprio compleanno. (fonti: Persius, Satires, 2.1-3-Tibullus, Elegies, 2.6.8-Ovidius, Tristia, 5.5.12-Tibullus, Elegies, 4.6.14-Plinius, Naturalis Historia, 18.84-Varro in Censorinus, De Die Natali, 2.2-Horatius, Odes, 3.17.14-1)

MANES
Dei del sottosuolo- Ritus Romanus- Il banchetto può essere fatto anche in presenza del defunto stesso. Offerte: il vino non mescolato, latte fresco, il sangue delle vittime sacrificali, rose, viole, fagioli neri, mais salato, grano mescolato con il vino versate a terra in libagione senza bruciarle. Bruciare invece carne di  pecora, maiale, tori neri e vitelli.   (fonti:-Virgilius, Aeneidos, 5.55-103-Plinius, Naturalis Historia, 21.11-Ovidius, Fasti, 2.535-54)

MANIA-MATER LARIUM
Dea del sottosuolo- Ritus Romanus- Offerte: aglio, teste di papavero (che sembrano aver sostituito i  primitivi sacrifici umani dei bambini). Carne ovina. (Fonti: Macrobius, Saturnalia, 1.7.35 seq)

LARI / GENIUS LOCI
Dei domestici e ctonii-Ritus Romanus- Offerte:   frutti della Terra specialmente le primizie,il vino,le  ghirlande di fiori  che devon essere poste al suolo seguite dalla libagione. Carni di suino, giovenca, pecora ed  agnello. (fonti:Cato, De Agricultura 139 - 140-Apuleius, Apologia, 56.5-6-Apuleius, Florides, 1.3-4-Tibullus, Elegies, 1.1.19-24)

LARES COMPITALES
Divinità ctonie-Ritus Romanus- Offerte: carne di maiale lucidata di grasso. (fonte: Propertius, Elegies)
  
VESTA
Dea domestica-Romanus Ritus- Offerte: incenso e carne di pecora. (fonte: Cato, De Agricoltura 132-Ovidius, Fasti, 3.41).

CERERE
Dea ctonia- Secondo il Romanus Ritus  (una parte del culto celebrato sul colle Aventino corrispondeva ai Misteri di Eleusi ed è stato considerato Graeca Sacra e quindi non veniva incluso nel culto pubblico romano). Offerte:  torte di farro, incenso, sale, pane, primizie delle spighe di grano, foglie di quercia, vino, fave mescolate con il latte, carne di scrofa (a volte in stato di gravidanza).  (fonte:Cato, De Agricultura 134-Tibullus, Elegies, 1.1.11-18-Virgilius, Georgics, 1.338-349-Ovidius, Fasti, 2.520-Ovidius, Metamorphoses, 10.433-Macrobius, Saturnalia, 3.11.1).

TELLUS
Dea ctonia-Romanus Ritus- Offerte: torte di farro, carne di scrofa o vacca in stato di gravidanza. (fonte: Ovidius, Fasti)

IANUS /GIANO
Dio domestico (passaggi e porte) e celeste (inizo e fine). Ritus Romanus- Offerte: Incenso, Vino, Torte di Farro, miele ed alloro (strues). (fonti:Cato, De Agricultura 134-Varro, De Lingua Latina, 6.12).

GIOVE (DIVUS)
Dio celeste- Romanus Ritus- Offerte: incenso, vino novello, dolci (fertum), carne, torta di farro, frutta, carne di giovenca bianca, bue, pecora, agnello, castrato, suovetaurilia (ovini, suini e bue) e tori. Secondo i libri antichi, le vittime  erano solo dei  castrati. (fonti:  Cato, De Agricultura 134- Ovidius, Fasti, 1.83 seq.-Servius, ad Virg. Eclog., 8.82-Macrobius, Saturnalia, 3.10.)

GIUNONE  (DIVA)
Dea celeste- Romanus Ritus- Offerte: incenso, vino, carne di toro, pecora, agnello, suovetaurilia (ovini, suini e bue). (fonti: Catone, De Agricoltura 134 )

MARTE
Dio celeste-  Ritus Romanus- Offerte: farro, lardo, carne, vino, dolci (strues e fertum) suovetaurilia (ovini, suini e toro), toro, montone offerti  a crudo. (fonti:  Suetonius, Vita Divi Augusti, 1-Macrobius, Saturnalia, 3.10.)

SATURNUS
Dio ctonio e sotterraneo, fortemente legato alla terra italica "Saturnia Tellus", antichissimo e primordiale- Cultus Romanus et cultus Graecus- Offrte: vino, sangue, carne di maiale.

SALUS
Dea celeste e terrena, di origine arcaica- Ritus Romanus- Offerte: carne bovina.

MINERVA
Dea celeste- Ritus Romanus- Offerte: incenso, vino,  suovetaurilia (ovini, suini e toro), carne bovina.
  
VICTORIA
Dea celeste- Ritus Romanus- Offerte: incenso e carne bovina. (fonte: Ambrosius, Epistoles 18.3)

DIS
Divinità sotterranee- Ritus Romanus- Offerte: pecora nera ed altre vittime dal manto nero.(fonte: Valerius Maximus, Factorum et Dictorum Memorabilium, 2.4.5-Macrobius, Saturnalia, 3.9.10-1).

PROSERPINA
 Divinità sotterranea- Ritus Romanus- Offerte:  vittime dal manto nero.(fonte: Valerius Maximus, Factorum et Dictorum Memorabilium).

LIBER PATER
Dio ctonio-  Ritus Romanus (i Baccanali si intendono Graeca Sacra, cioè un rito straniero non incluso nel culto pubblico romano)- Offerte: dolci (liba) e  libagioni di mosto. (fonte:  Ovid, Fasti, 3.713-740-Plinius, Naturalis Historia, 18.).

NEPTUNUS
Dio acquatico- Ritus Romanus- Offerte: carne di toro, vino. (fonte: Macrobius, Saturnalia, 3.10.4)

DIANA
Dea celeste e ctonia- Ritus Romanus- Offerte: Torte di formaggio, torte di miele, torte di prezzemolo, carne di cerva bianca, capra e mucca. (fonte: Livius, Ab Urbe Condita, 25.12, 27, 23.5-Ovidius, Fasti, 1.387-388-Valerius Maximus, Factorum et Dictorum Memorabilium, 7.3.1)

CARNA
Dea domestica e ctonia-Ritus Romanus - Offerte: fagioli mescolati con acqua calda e farro, pancetta.  (fonti: Ovidio, Fasti).

ROBIGO
Dio ctonio- Ritus Romanus- Offerte: Incenso, vino,carne di cane e cuccioli non svezzati (sostituire con carne di animali commestibili dal manto rosso) oppure carne di pecora. (fonti: Columella, De Re Rustica, 342 seq.)

VULCANO
Divinità ctonia e distruttiva- Ritus Romanus- Offerte: vino rosso, pesci rossi, ed altri animali dal manto rosso. Anticamente venivano bruciati vivi. (fonte: Varro, De Lingua Latina, 6.20)

APOLLO
Dio celeste- Graecus Ritus- Offerte: vino,  torte di formaggio, torte di miele, torte di prezzemolo, corone di alloro, carne di toro. (fonti:  Macrobius, Saturnalia, 3.10.4)

ILITHYIA
Dea domestica-  Ritus Graecus (almeno nei Ludi Saeculare in quanto è una  delledivinità greche). Offerte:  torte di formaggio, torte di miele, torte di prezzemolo.

PRIAPUS
Dio domestico- Ritus Romanus- Offerte: latte e dolci (liba). (fonte:  Virgilius, Eclogae, 7.33-34)

                                                            LIBAGIONI PARTICOLARI

Dal Culto Greco prendiamo spunto per altre libagioni ad altre divinità:

VINO PURO NON MESCOLATO AD ACQUA : Agli Dei Celesti

ACQUA PURA: Agli Dei acquatici e domestici

NEPHALIA (ACQUA MISTA A MIELE O LATTE): Offerta a Memnosyne- Eos-Helios-Ninfe-Selene- Afrodite Urania.

MIELE-MELISPONDA: Libagioni funebri- Libagioni alle divinità Ctonie ma anche a tutti gli Dei come alle Ninfe, Helios ed Afrodite Melania. Nelle libagioni funebri "CHOAI" sono sempre triplici con miscela di acqua miele e latte e vanno sempre sotterrate. Prima si scava una fossa, poi si versa il latte ed il miele ad anche del vino dolce infine si versa l'acqua e si cosparge con bianca farina d'orzo.

LATTE CON MIELE ED ACQUA: Libagione alle divinità Ctonie come Hekate, Persefone, Cerere e Demetra l'Oscura.

LATTE –GALAKTOSPONDA: Libagioni ed offerte alle divinità Ctonie ed ai defunti.

OLIO- ELAIOSPONDA: Utilizzato nel rito greco come consacratore delle pietre che delimitano l'area sacra. Nei Trivi per Hekate e per i Lares Compitales,  si usa versare una goccia d'olio ed andarsene dopo aver compiuto un'adoratio in ginocchio. Viene inoltre usato per ungere le steli tombali e le statue/simulacri.


BIBLIOGRAFIA
Il Sacrificio, di Francesca Prescendi, L’Antichità  di Repubblica;
 Appunti di università e parti tratte dalla mia tesi di laurea.
 J.Champeaux, La Religione dei Romani.
 A. Zilkowski, Storia di Roma.
“Le religioni dell'Italia antica, in Storia delle religioni, II, a cura di G.Castellani”- A.L.Prosdocimi.
“Le religioni degli Italici, in AA.VV., Italia omnium terrarum parens, a cura di G.Pugliese Carratelli”.
“Augurium canarium. Appendici: Vernisera e altri auguri agrari Ceres e Cerialia. Sementivae e feriae delle semine”, in Scritti offerti a Ettore Paratore.
Tito Livio, Ab Urbe condita, 41, 15, 1-2 ;
Plinio (Nat.Hist., 8, 183);
Paolo Diacono (op.cit., 69, Lindsay);
Cicero, De Divinatione, II.39
Dionysius di Halicarnassus, Roman Antiquities, 2.2;
Plautus, Aulularia;
Plinius, Naturalis Historia, 21.11;
Plinius, Naturalis Historia, 28.27;
Varro in Nonius Marcellus, De Compendiosa Doctrina, Lindsay ed. p.554 1-2;
Deutero-Servius, Aeneidos, 1.730;
Ovidius, Fasti, 2.633;
Valerius Maximus, Memorable deeds and sayings, 2.5.5;
Horatius, Satries, 2.5.14;
Horatius, Odes, 3.23.4;
Tibullus, Elegies, 1.3.33 seq.
Persius, Satires, 2.1-3;
Tibullus, Elegies, 2.6.8;
Ovidius, Tristia, 5.5.12;
Tibullus, Elegies, 4.6.14;
Plinius, Naturalis Historia, 18.84;
Varro in Censorinus, De Die Natali, 2.2;
Horatius, Odes, 3.17.14-1);
Virgilius, Aeneidos, 5.55-103;
Plinius, Naturalis Historia, 21.11;
Ovidius, Fasti, 2.535;
Macrobius, Saturnalia, 1.7.35 seq;
Cato, De Agricultura 139 – 140;
Apuleius, Apologia, 56.5-6;
Apuleius, Florides, 1.3-4;
Tibullus, Elegies, 1.1.19-24







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