Oggi, 19 maggio 2026, sono stati resi pubblici i nuovi aggiornamenti sullo straordinario scavo archeologico di Ponso, nella campagna patavina.
Ecco a voi in anteprima assoluta le nuove scoperte ed analisi in questo mio articolo.
il materiale fotografico è tratto dal sito della Sovrintendenza e da ARCHEOREPORTER
La pianura che si estende a sud di Padova non è solo un territorio agricolo fertile, ma un vero e proprio palinsesto storico, dove strati di civiltà diverse si sono sovrapposti e intrecciati nel corso dei millenni. Recenti studi e scoperte straordinarie stanno riportando alla luce un paesaggio antico dominato da una geometria rigorosa e da una spiritualità profonda, che sfida l'oblio causato dal tempo e dalle alluvioni. Per anni, la lettura della centurazione romana a sud di Padova è stata ostacolata da un sistema idrografico complesso e dinamico, con fiumi come l'Adige e il Brenta che hanno continuamente ridisegnato il territorio. Tuttavia, grazie all'uso di sistemi GIS e all'analisi archeomorfologica, i ricercatori sono riusciti a identificare una trama ortogonale che si estende da Padova fino all'Adige. Il cuore di questa scoperta è legato al celebre cippo gromatico di San Pietro Viminario, un reperto in trachite che reca indicazioni catastali precise (SDII e K) risalenti verosimilmente all'età neroniana o flavia. Questo sistema di divisione agraria non era una semplice lottizzazione, ma un'opera colossale di bonifica che utilizzava moduli di 15x20 actus, un modello tipico delle assegnazioni terriere di epoca augustea.
Il Santuario si trova nella frazione di Brésega ed è una scoperta eccezionale.
Se
la centurazione rappresenta l'ordine civile, i recenti scavi a Ponso
hanno svelato il volto sacro del territorio: infatti è emerso un
santuario
di rilievo eccezionale,
attivo già in epoca preromana (V-IV sec. a.C.) e continuato in età
romana. Il sito è stato scoperto già a marzo 2026 durante i lavori
per la nuova Strada Regionale 10,
e le operazioni di bonifica bellica e verifica preventiva
dell'interesse archeologico nel comune di Ponso, tuttavia a maggio
son emersi i reperti più consistenti e ad oggi, 19 maggio 2026 si
sta ancora continuando a scavare dato che i reperti sono
numerosissimi. Il sito archeologico è sottoposto all'attenzione della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per le province di Padova, Treviso e Belluno, che sta lavorando per capire tipologia e perimetro del ritrovamento sotto il coordinamento della funzionaria archeologa Carla Pirazzini, gli archeologi della ditta Sap (Società archeologica Srl).
Il sito si trova in un'area storicamente densa di frequentazioni, a soli otto chilometri da Este (Ateste), che fu il principale polo politico e religioso dei Veneti Antichi.
Tra i reperti più significativi figurano cippi con iscrizioni in lingua venetica, testimonianza diretta dei Veneti Antichi prima della loro completa assimilazione culturale. Ma la vera sorpresa è stata l'individuazione di strutture a pianta rettangolare, identificabili come templi, tra cui spicca un edificio con caratteristiche di tempio periptero, circondato da una fila di colonne. Questo complesso monumentale dimostra una straordinaria continuità di culto, dove il linguaggio architettonico romano ha monumentalizzato un luogo sacro indigeno preesistente.
Le
strutture architettoniche
Gli scavi hanno rivelato un complesso monumentale di notevoli proporzioni:
Templi a pianta rettangolare: Sono emerse ampie strutture conservate a livello di fondazione, interpretabili come edifici sacri.
- Il tempio periptero: Uno degli edifici spicca per le sue caratteristiche di tempio periptero, ovvero circondato su tutti i lati da una fila di colonne. Questa tipologia suggerisce che, in età romana, il santuario avesse adottato il linguaggio architettonico colto e monumentale tipico dei grandi centri del Mediterraneo.
Il lastricato: È stato rinvenuto un pavimento in pietra realizzato nel I secolo d.C.. La particolarità risiede nel fatto che molti elementi del lastricato sono in realtà cippi votivi più antichi reimpiegati, indicando una trasformazione funzionale e simbolica dello spazio sacro in epoca imperiale.
I reperti e le iscrizioni
Il cuore della scoperta è rappresentato dagli elementi lapidei, che offrono uno spaccato unico sulla lingua e la ritualità locale:
Iscrizioni in lingua venetica: Sono stati rinvenuti numerosi cippi con iscrizioni in caratteri venetici risalenti al V-IV secolo a.C.. Queste testimoniano la presenza e la cultura dei Veneti Antichi secoli prima della loro completa assimilazione da parte di Roma.
Iscrizioni votive: Molti di questi cippi presentano scritte su tre facce con carattere devozionale, indicando il nome del donatore o della divinità.
Oggetti di culto: Oltre ai cippi, gli scavi hanno restituito basamenti di colonne, statuette votive e altari con iscrizioni sia in lingua locale che in caratteri latini.
Al momento, sulla base delle fonti fornite, non è ancora possibile indicare con certezza i nomi delle specifiche divinità venete che venivano venerate nel santuario di Ponso, poiché gli studi per interpretare le iscrizioni e datare i reperti sono attualmente in corso. Per inquadrare il contesto religioso, si ricorda che la religiostà dei Veneti Antichi era strettamente legata alla natura e alle acque. Tra le divinità principali figura Pora/Reitia Sainate il cui santuario principale era nella vicina Este.
Resta da vedere se le analisi epigrafiche sui cippi di Ponso confermeranno la dedica a una di queste figure o a una divinità locale specifica.
Il ruolo dell'Adige antico
Un elemento decisivo per la conservazione del sito è stato l'aspetto geomorfologico. In antico, la zona era attraversata da un ramo dell'Adige. Il santuario fu infine obliterato e sigillato da una grande alluvione del fiume, che depositando sedimenti ha protetto le strutture e i reperti dall'erosione del tempo e dalle attività umane successive fino ai giorni nostri.
La continuità del sacro
Il santuario di Ponso dimostra che la romanizzazione del Veneto non fu una cancellazione delle tradizioni indigene, ma un processo di trasformazione e reinterpretazione. Un luogo di culto nato in epoca venetica venne "monumentalizzato" dai Romani, mantenendo la sua funzione sacra pur cambiando linguaggi architettonici e modalità rituali. Mentre la fase venetica è caratterizzata da offerte indigene, la fase romana (I secolo d.C.) ha visto una monumentalizzazione dello spazio con la costruzione di templi a pianta rettangolare, tra cui uno di tipo periptero (circondato da colonne), suggerendo l'adozione di nuovi linguaggi religiosi e architettonici tipici dell'Impero.
Il popolamento antico non era fatto solo di templi e griglie agrarie, ma di insediamenti operosi e necropoli familiari. A Monselice, la storia affonda le radici nell'Età del Bronzo, con villaggi palafitticoli come quello del Laghetto della Costa.
In epoca romana, il territorio si popolò di ville rustiche, come quella scoperta in località Granza di Ponso, associata a un'area funeraria utilizzata tra il VI e il IV sec. a.C. e poi rioccupata in età romana. Splendidi monumenti funerari, come l'edicola dei Volumni rinvenuta ad Arzerdimezzo, celebrano ancora oggi le élite locali della tribù Romilia, mostrando una fusione perfetta tra l'arte aulica di Roma e le tradizioni locali.
Perché queste tracce sono rimaste nascoste così a lungo? La risposta risiede nel comportamento dell'Adige antico, un fiume mobile e impetuoso. Molte di queste strutture, compreso il santuario di Ponso, sono state obliterate e sigillate da grandi alluvioni che hanno depositato masse di sedimenti, proteggendo paradossalmente i reperti fino ai giorni nostri.
Oggi, ogni scavo per una nuova strada o un metanodotto diventa l'occasione per sfogliare una nuova pagina di questo libro di pietra e terra, ricordandoci che la nostra identità culturale affonda le radici in una civiltà che sapeva dialogare con la natura, regolandone le acque e onorandone le divinità.
ARTICOLO A CURA DI: DOTT.SSA ELENA RIGHETTO
MATERIALE COPERTO DA DIRITTO D'AUTORE
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Fonti:
Michele Matteazzi, Il paesaggio centuriato a sud di Padova: una nuova lettura dallo studio archeomorfologico del territorio, ICAC.
Fabio Conte, Presentazione, in Monselice Romana, 2002.
Flaviano Rossetto, Il monselicense in età preromana, in Monselice Romana, 2002.
Ibidem.
Camillo Corrain, Modifiche agrarie del territorio della Bassa Padovana in età romana, in Monselice Romana, 2002.
Cinzia Tagliaferro, Monumento funerario dei Volumnii, in Monselice Romana, 2002.
Enrico Zerbinati, Archeologia e monumenti d’età romana a Monselice, in Monselice Romana, 2002.
Flaviano Rossetto, Anfore romane di Monselice, in Monselice Romana, 2002.
Ponso, Granza (Area funeraria e villa rustica), Catalogo Generale dei Beni Culturali.
Ponso, spunta un antico tempio nel cantiere della strada regionale, Il Mattino di Padova, 19 maggio 2026.
Veneto splendido. Santuario pre-romano scoperto a Ponso, Stile Arte, 19 maggio 2026.









Io definirei il luogo del ritrovamento come “Bresega di Ponso” , una antica frazione del comune.
RispondiEliminaInteressante poi sarebbe individuare la viabilita che da Este/ Atheste conduceva al santuario e poi magari proseguiva verso sud ( Badia …)
Assolutamente si, gli scavi e le analisi sono appena all' inizio, ci vorranno anni sicuramente per poter analizzare e studiare tutti i reperti, che sono numerosissimi ed ancora da fare emergere per la maggior parte. È una delle scoperte più eclatanti dell' ultimo periodo quindi lasciate il tempo a noi studiosi e tecnici di lavorare.
EliminaSe avrò novità pubblicherò nel mio blog .
Complimenti per lo splendido articolo, che restituisce, con competenza e passione, l'importanza e la meraviglia di questo ritrovamento. È comprensibile che una scoperta di questa portata venga legata al nome del Comune capoluogo. Al tempo stesso, credo che la precisione geografica arricchisca il valore storico del ritrovamento: questo straordinario santuario sorge nella frazione e parrocchia di Brésega, che ne è la custode fisica e materiale. Ponso ne raccoglie oggi il testimone istituzionale, ma è Bresega che ha conservato l'essenza del santuario, facendogli da culla per oltre due millenni.
RispondiEliminaGentile Dario, assolutamente si, grazie ai vostri interventi ho provveduto ad aggiornare. Un caro saluto.
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