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La "sacerdotessa-guerriera" dei Veneti Antichi: un unicum misterioso

 


Appunti personali e analisi del manufatto a cura della dott.ssa Elena Righetto

Appunti tratti  dal convegno: " Writing and Religious Traditions in the Ancient Western Mediterranean - Aula Magna Silvio Trentin, Cà Dolfin- Evento finale del progetto SPIN coordinato dal prof. Calvelli SaInAT-Ve. Sacred Inscriptions from the Ancient Territory of Venetia.

IL CONTESTO DEI BRONZETTI RITUALI - Cà Foscari, 24-11-2023 Intervento di A.R.Serafini e L.Zaghetto.  (APPUNTI TRATTI DAL CONVEGNO ) 

"Nel santuario di Vicenza Piazzetta San Giacomo son stati rinvenuti elementi militari, in successione diacronica che indica l'utilizzo continuo dell'area di culto dedicata ad azioni religiose militari per secoli. Presenza di laminette numerose. Cortei religiosi di uomini in armi seguiti da un corteo femminile aventi attributi sacerdotali (capo ammantato, situle, strumenti religiosi rituali nelle tasche o nella cintura quali chiavi, pugnali, fusi). Nel passaggio del rituale dal singolo alla collettività, le figure femminili hanno un peso uguale agli uomini anche numericamente. Presenza di immagini realistiche quindi una sorta di "fotografia" della cerimonia rituale. Presenza altresì di laminette raffiguranti giovani uomini e poche ragazze nudi ad indicare il rito di passaggio. In comunione con i santuari di Este troviamo la presenza di scene sacrificali guidate da sacerdoti maschi aventi in mano l'ascia bipenne e/o la spada mentre non è presente l'immagine dell'animale sacrificato o la scena dell'uccisione in se. Sempre ad Este troviamo donne dedicate al culto sacro aventi o gli strumenti rituali in tasca o il bastone ricurvo (del comando) in mano. Non vi è la rappresentazione dell'immagine della divinità. Ad Este (santuario di Meggiaro) troviamo la presenza di ritualità iniziatica solamente maschile con la presenza di militari a cavallo, mentre a Vicenza (Piazzetta San Giacomo) troviamo le succitate parate sacre di uomini e donne assieme, gli uomini con i soli attributi guerreschi addosso (armi, elmo, gonnellino) mentre le donne vestite, ammantate, con gli attributi citati prima, aventi grandi fibule in mano e/o bastoni del comando. Solo a Vicenza troviamo laminette con raffigurazioni volte a destra e non verso sinistra e la presenza di un unico personaggio barbuto con valore sacerdotale. Sempre a Vicenza le donne in ambito sacro sembrano portare un disco solare o una palla in mano. (?) Presenza di un hapax ritraente una donna con l'elmo in contesto di combattimento (...)"



PROPOSTA INTERPRETATIVA ED ANALISI - a cura di Elena Righetto - 

A Vicenza (conservato ora al Museo di Este) è stato ritrovato un bronzetto venetico, un hapax, inserito attualmente fra altri bronzetti ritraenti donne e devote oranti, ed è rimasto quasi silenzioso e poco in in vista per anni .

Il manufatto bronzeo ritraente una donna con l'elmo, è una scoperta eccezionale nell'archeologia del Veneto Antico perché  è indicante in ambito rituale, circoscritto, limite, minoritario, la probabile ( non certa) presenza di  culti iniziatici di stampo "spartano".  Pur essendo questo bronzetto un unicum ( il termine "hapax" nel linguaggio archeologico e filologico s'intende una parola, un'espressione scritta o un manufatto che in un determinato contesto appare un'unica volta ed è fondamentale nell'analisi statistica dei fenomeni di studio) è d'importanza cruciale che apre agli studiosi un mondo di nuove domande e analisi storiche.

Nel contesto del Veneto antico e per la precisione all'interno del Santuario militare di Vicenza, era data anche ad alcune donne la possibilità di combattere? Ma questo tipo di combattimento non si può caratterizzare in un contesto prettamente bellico bensì è più probabile in un contesto di "combattimento rituale". L'hapax in questione rappresenta appunto una giovane donna, atletica, tornita, abbigliata solo con una lunga gonna stretta in vita che ne esalta le forme femminili, stivali ed elmo, il seno è scoperto e le braccia evidenziano una muscolatura prettamente femminile seppur evidente. La posizione delle mani non indica la gestualità tipica della devota offerente, induce piuttosto a pensare che la donna tenesse nelle mani chiuse a pugno due oggetti oblunghi (bastoni o spade), in posizione di rilassamento prima di un combattimento. L'analogia con alcuni " giochi di abilità" che venivano svolti nell'antichità in contesto di ludi simposiali o funebri è immediata, quale l'abilità del dimakeiron o doppia spada. I ludi ebbero sempre un carattere più di esibizione che di competizione in quanto ludus significa gioco, quindi, allenamento o anche luogo di esercizio, come si legge nelle Saturae di Orazio (1.6.72).Essi si distinguevano in straordinari e ordinari in base alla loro periodicità, e avevano origine pubblica o privata se prevalentemente periodici, o se prevalentemente legati a circostanze occasionali di carattere funerario o accompagnavano convivi. I ludi conservarono il loro carattere sacro ma dai ludi pubblici sacri, si distinsero i ludi funebres privati, celebrati in onore dei defunti di alta posizione sociale. Dei ludi venetici e delle gare di abilità, quali il famoso "pugilato con i manubri" vi è alta attestazione nelle situle istoriate e nella letteratura latina abbiamo numerosi esempi e fonti della presenza di "gladiatrices" donne gladiatrici, per non dimenticare la attività atletiche a cui le donne spartane erano avvezze.

Quindi, in accordo con le analisi delle Serafini e di Zaghetto, si può fortemente ipotizzare la presenza di culti "iniziatici" guerresco-sacerdotali a cui era dato limitato e circoscritto accesso anche alle donne in particolari condizioni sociali o religiose, di cui però ancora restano un mistero le modalità e le finalità.

ELENA RIGHETTO  

- dedico quest'articolo a Verbena e Pentesilea - 

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