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| Fonte dell'immagine: M.S. Bassignano - disegno ricostruttivo della defixio di Este |
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| Fotografia personale - Museo Atestino -2024 |
Le “defixiones” o “defixionum tabellae” erano delle formule magiche incise su pietra o piombo che venivano scritte con dei particolari stili o chiodi. Le parole e le frasi incise erano particolarmente spietate e complesse , usate per danneggiare i rivali o le rivali nelle più disparate questioni di vita quotidiana (da maledizioni amorose a competizioni sportive, a problemi sul lavoro o contro familiari odiati). Si invitavano divinità infere ad accorrere per portare a termine il maleficio avendo cura di incidere ben chiaro il nome del soggetto o dei soggetti, cui la maledizione era rivolta. Le tavolette venivano infine interrate a livello simbolico in quanto le divinità infere, ctonie, albergano proprio nel sottosuolo. Le “defixionum tabellae” vanno inserite in un contesto più ampio riguardante la magia nel mondo antico e nella cultura italico-romana.
Una volta scelto il supporto adatto (il piombo è un materiale duttile e facilmente inscrivibile oltre ad avere un intrinseco connotato infero) s'incideva il nome della persona da maledire e si aggiungevano formule magiche complesse, pronunciate ad alta voce in reminiscenza di antichi rituali tipicamente orali. Successivamente venivano invocati uno o più esseri divini inferi, delle divinità notturne, sotterranee, oscure e gli esseri mostruosi che popolavano il regno dei morti, o gli Dèi Mani. In alcuni casi, tavolette son state ritrovate all'interno di una figura antropomorfa in argilla che riproduceva le fattezze della persona da maledire, con gambe e braccia legate, testa e piedi rivolti all'indietro. La maggior parte delle “defixiones” son state ritrovate avvolte e piegate intorno alle statuine o legate strette con dei legacci. Caratteristica delle maledizioni era di venire piegate su loro stesse per tre volte e trafitte con un grosso chiodo (spesso lo stesso che era stato utilizzato per incidere il testo). Una volta realizzata la maledizione, il manufatto veniva interrato in una tomba, gettato in un pozzo o in una fontana, lasciato nella terra di un cimitero o addirittura inserito fra le crepe nel muro della casa del malcapitato. Se interrato in una tomba, veniva “affidato” allo spirito del defunto che aveva il compito di “recapitare” la richiesta alle divinità oscure. Le tavolette dovevano percorrere una sorta di “ percorso verso il basso”, pertanto potevano essere anche gettate in mare, nei fiumi o in particolari specchi d'acqua con caratteristiche ctonie quali stagni, paludi e lagune, tutto ciò che le portasse sempre più in basso, verso il mondo dei morti.
Lo stesso linguaggio delle “defixiones” è complesso e spesso incomprensibile ai non addetti ai lavori: infatti si utilizzavano figure retoriche, fonetiche, letterarie per poter rendere più vincolante e potente la maledizione stessa. Spesso si usavano le “ ephésia gràmmata” lettere e parole straniere incomprensibili anche inventate. Potevano trovarsi anche disegni e sigilli legati a particolari divinità infere.
LA DEFIXIO DI ESTE
Tornando dunque alla prova di stregoneria trovata ad Este, ecco per voi in esclusiva l'analisi del manufatto che ho avuto modo di studiare attentamente.
Si tratta di una laminetta in piombo di 11.5 cm d'altezza per 29.3 cm di laghezza, incisa con uno stilo scrittorio e venne ritrovata, secondo il giornale di scavo, nella sepoltura nr. 61 a Este (Padova), contrada Caldevigo, fondo Rebato (den. Campo Alto al Cristo). Il manufatto fortunatamente è rimasto a Este, nella sua sede d'origine e potete ammirarlo presso il Museo Nazionale Atestino, (numero inv. 14309).
Evidenti sono i fori lasciati dal chiodo con cui era stata inchiodata dopo essere stata avvolta su se stessa tre volte. Il testo è stato scritto suddividendolo in tre colonne, due orizzontali centrali e la finale in verticale per utilizzo dello spazio disponibile. Questo è il testo della tavoletta come riportato dall'EDR ( riferimento epigrafico EDR072740 )
COLONNA
I
+
Privatum Camidium,
Q(uintus)
Praesentius Albus,
Secunda
uxor Preasenti,
T(itus)
Praesentius,
5 Maxsuma(:Maxima) T(iti)
Praesenti uxor,
C(aius)
Arilius,
C(aius)
Arenus,
Polla
Fabricia,
L(ucius)
Allius,
10 L(ucius)
Vassidius Clemens,
COLONNA
II
Prisca
[u]xor Vassidi,
Monimus
Acutius,
Ero[tis]
Acutia,
C(aius)
Pro[---] Damio l(ibertus?).
5 Si
quis [i]nimicus, inimi[ca],
adve[r]sarius,
hostis, Orce
pater,
[P]roserpina cum tuo Plutone,
tibi
trado ut tu ilu(:illum)
mit[t]as
et deprem[as].(:deprimas)
COLONNA
III
Tradito
tuis
canibus
tricipitibus
et
bicipitibus ut eripia(nt)
capita,
cogitat(iones?), cor
5 in
tuom(:tuum) gemini[---?]+
r[ecipia]nt
ilos(:illos) [---],
Altre due “defixiones” interessanti si trovano anche al Museo Archeologico di Altino ma ve ne parlerò in maniera approfondita in un altro articolo.
TESTO COPERTO DA COPYRIGHT E DIRITTO D'AUTORE. OGNI UTILIZZO IMPROPRIO VERRA' PERSEGUITO A NORMA DI LEGGE.
COPYRIGHT: ELENA RIGHETTO
BIBLIOGRAFIA
Chiarini, S.: Devotio malefica. Die antiken Verfluchungen zwischen sprachübergreifender Tradi-ion und individueller Prägung, Stuttgart 2021.
Cfr. E. Zerbinati, Edizione archeologica della Carta d'Italia al 100.000. Foglio 64, Rovigo, Firenze 1982, pp. 214-216, nr. 2 (sul luogo di rinvenimento).
SupplIt, 15, 1997, pp. 151-155, nr. 7, con foto e facsimile (M.S. Bassignano) - 1997A. Kropp, Defixiones. Ein aktuelles Corpus lateinischer Fluctafeln, Speyer 2008, nr. 1.7.2/1
cfr. D. Urbanova, Latin Curse Tablets of the Roman Empire, Innsbruck 2018, pp. 119-120 (testo), 238 (traduzione), 443, nr. 38 (appendix)
Foti C. : “ Defixiones. Le tavolette magiche dell'antica Roma” - I taccuini del mistero, Eremon edizioni, 2014.


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