Con il passare degli anni si tende a ritornare alle proprie origini, a ricercare le radici, perchè in fondo esse sono il mezzo per ritrovare la nostra vera essenza...Yves Montand

venerdì 8 novembre 2024

LE PECHE DEL MAZAROL - leggende venete e agordine

a cura di:  Elena Righetto e Alice Dell'Antone 


Ciò che vi si propone in questo articoletto è l'analisi della figura curiosa del “ Mazarol” ma non solo tramite fonti e pubblicazioni scritte ma direttamente dalle parole di una “nonna”. 

Giuseppina Gaz, 92 anni, abita a Brugnach ,frazione di Agordo, nella vita ha fatto per tanti anni la contadina e casalinga, circondata da animali. Racconta del Mazarol nel bosco dietro casa chiamato proprio “Prà del Mazarol”, situato tra la Vara dei schiep e "El pra del Tornichè", confinante con Voltago agordino e Campedel di Taibon.

La testimonianza, riportata quivi, è stata raccolta da una giovane e cara amica, Alice Dell'Antone, 21 anni, agordina, amante della natura sin dalla giovane età, grazie proprio alla nonna materna che l'ha sempre accompagnata, assieme a suo  fratello maggiore, a scoprire ed amare i boschi dell'Agordino, le sue piante e gli animali. Questa passione per il suo territorio le è rimasta tutt'ora e si è ampliata ad un interesse anche spirituale, ampliando le sue conoscenze e percorrendo i boschi con il suo amatissimo cavallo. Nel tempo libero legge molto e recensisce testi di vario genere. 

L'idea di collaborare assieme alla stesura di questo articoletto è nata a seguito di una mia presentazione del libro “ Calendario Tradizionale Veneto Pagano” a San Gregorio nelle Alpi nell'autunno del 2024, volendo onorare non solo la nostra amicizia ma anche il territorio che entrambe amiamo moltissimo, abbiamo voluto tracciare una linea di continuità culturale e tradizionale (in quanto io Veneziana e lei Agordina) dalle nostre montagne alla campagna veneziana. 

Prima di lasciarvi alla diretta testimonianza riportata da Alice Dell'Antone, una doverosa precisazione su quanto s'intende quando si parla del “Mazarol” e dell'origine arcaica di queste figure del folklore Veneto che presentano un'origine decisamente arcaica e ancestrale. 

LE CREATURE MAGICHE DEL FOLKLORE VENETO: UNA BREVE ANALISI 

I Veneti Antichi veneravano il bosco, il lucus/lugo. Un significato sacro possiede il fuoco, oggetto di credenze delle tribù primitive. Magico è il vento che fischia e soffia spostando ogni ostacolo. Possiede una forza distruttiva pur essendo invisibile. Infine magici sono martora e serpente animali totemici, sciamanici, ammirati e temuti. 

•Nel passaggio dal paganesimo al cristianesimo l’anguana diventa una strega cattiva e vociante e i folletti nonostante il loro carattere dispettoso vengono identificati con il diavolo. 

•Nella sfera pagana si possono individuare più di una tappa delle credenze tra cui: 

1) la prima corrispondente alla mitologia greco-romana (storie sulle Anguane e Silvani, dio  Marte, Incubi, Fauni). 

2) la seconda tappa in cui appaiono fate, streghe, folletti i quali acquistano il valore principalmente negativo con l'arrivo del cristianesimo essendo associati al diavolo o ai suoi messaggeri sulla terra. 

 Tutte queste storie su creature magiche e mitologiche venivano raccontate e si tramandavano soprattutto oralmente (nelle stalle durante le lunghe notti invernali del “ far filò”) nella cultura contadina e montana, e molti culti pagani arcaici hanno lasciato traccia in toponimi indicativi di zone geografiche suggestive ( i vari “busi” delle Anguane etc.).



IL MAZAROL E IL SALBANEO

Sono due folletti demoni e rappresentanti dello stesso fenomeno atmosferico, il vento. Il mazarol, un folletto con i piedi caprini saltellante e il salbaneo, un folletto vorticante e saltellante.

Il SALBANEO viene descritto come un abitante dei boschi vicentini, piccolo folletto vestito di rosso coi piedi a zoccolo. A forza di vorticare e saltare causa il vento, uno dei suoi tratti riconoscibili. Per la sua natura scherzosa sposta i contenuti dei barattoli in casa, e se qualcuno pesta una sua orma lo fa girare per ore nel bosco per ritrovare la strada. Come passatempo intreccia le code ai cavalli. Salbaneo o salvaneo proviene probabilmente dalla parola selva/bosco. Essere boschivo come il dio Silvano e l’Homo Salvadego. Una leggenda dei Colli Euganei lo indica come trasformato dalla dea Diana, dea dei boschi e facente parte del suo corteo.  Nella sfera religiosa del paganesimo e del primitivo cristianesimo esistono degli esseri intermedi, che hanno il potere di condizionare le condizioni atmosferiche: scagliare fulmini, scatenare turbini, pronosticare il tempo cattivo.

Nella tradizione pagana i demoni stanno tra terra e cielo e sono degli intermediari tra gli dei e gli uomini. Si occupano degli incantesimi e presagi e gestiscono i sogni. Il diavolo oltre ad essere rappresentato come demone cattivo, nel folclore popolare viene raffigurato come folletto scherzoso. I diavoli della prima teologia cristiana ricoprono questo antico rango di forze operatrici di magia. Infatti i demoni sono ancora considerati esseri intermedi che si occupano di tutte le variazioni atmosferiche.

IL MAZAROL è un folletto con il cappello rosso e zampe da capra. Abita le foreste e spesso viene descritto come un omino barbuto coi capelli lunghi e aggrovigliati, viso grinzoso e scarpette a punta. Le sue orme nel bosco sono come delle trappole: chi ne pesta una perde il senso dell’orientamento e gira il bosco cercando la strada per tornare a casa fino alla mattina del giorno dopo. Questo folletto si diletta anche a rapire le ragazze, a slegare le mucche, intrecciare le code degli animali, a mangiare la panna e a nascondere gli attrezzi . Nell´iconografia popolare viene spesso immedesimato con uomo selvatico servendosi dello stesso attributo, ossia di una mazza o mazzuola (martello di legno) con la quale percuote nei boschi gli alberi e ne spiega il nome : triplice di vortice-folletto-incubo . Il vestito o anche solo il berretto rosso e gli zoccoli caprini ci fanno discernere chiaramente la connessione del mazarol con il diavolo nel mondo cristiano. Il colore rosso è considerato il colore degli inferi.


LA TESTIMONIANZA DI “NONNA GIUSEPPINA GAZ – 92 ANNI – AGORDO”

a cura di Alice Dell'Antone



"El Mazarol, racconta mia nonna, veniva definito come un folletto vestito di rosso, che si aggirava veloce nei boschi dell'agordino, non solo nel cuore della notte, ma anche in pieno giorno, tant'è che alcuni paesani affermano di averlo scorto tra le fronde degli alberi.

Un racconto, in particolare, legato a questa creatura, gira proprio tra gli abitanti della frazione di Brugnach agordino (dove abitiamo io e la nonna), ovvero che nei boschi dietro le nostre case, sia passato el Mazarol e nel suo tragitto abbia schiacciato una pianta sempreverde, che venne poi ritrovata e usata dai contadini poveri,come decorazione fuori dalle abitazioni , per proteggersi dallo spiritello. Sempre in questo bosco vi è un prato a lui dedicato, dove si presume ci fosse la sua grotta. Purtroppo l'uragano Vaia del 2018 ha distrutto parecchi alberi e nella zona non è rimasto granché.

Che fosse un omino buono o cattivo non è mai stato ben definito , alcuni aneddoti testimoniano che se per caso, qualche povero bambino avesse scorto e calpestato le sue orme, sarebbe stato inesorabilmente trascinato da una qualche forza che lo avrebbe portato dritto dritto nella grotta del Mazarol. Gli anziani del paese che lo vedevano come spirito buono raccontano che se eri fortunato da finire nella sua grotta, ti insegnava a fare burro, formaggio e ricotta, con il latte delle mucche o delle capre di cui lui si prendeva cura; altri invece, spaventati da questa creatura raccontano di lui come en spirit dispettoso, che andava a infastidire i giovani ragazzi per strada.

Di lui in alcuni casi si racconta anche della morte: dopo aver infastidito dei ragazzini diretti alla sagra di Sant'Antonio, rubando loro il mangiare, egli si rifugia su un albero per consumare il pasto.

I ragazzi però prendono coraggio e armati di sega e scure abbattono l'albero, il povero Mazarol cadde e rotolo giù per i prati fino ad arrivare nel torrente Sarzana, di Voltago agordino, dove annegò. "


Fonti:

“Leggende agordine a opera del Circolo Culturale Agordino, istituto bellunese di ricerche sociali e

culturali serie “varie” N3 – 1979”

“ Folklore e magia popolare del Veneto” - Elena Righetto – Intermedia Edizioni- 2022

- Fonte etnografica:

Giuseppina Gaz – Raccolta da Alice Dell'Antone- novembre 2024

                         - DEDICATO A NONNA GIUSEPPINA, AL NOSTRO "SATOR", AI NOSTRI DEI

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