Con il passare degli anni si tende a ritornare alle proprie origini, a ricercare le radici, perchè in fondo esse sono il mezzo per ritrovare la nostra vera essenza...Yves Montand

lunedì 6 marzo 2023

CORSO di STORIA DELLE TRADIZIONI POPOLARI VENETE

 Il programma del corso si basa sullo studio storico dall' evoluzione dei culti pagani Venetico/romani alle festività della ruota dell'anno nella loro evoluzione nelle tradizioni cristiane del folklore popolare.
Durante la lezione vi verranno forniti i materiali utili per la lezione, altre volte invece seguiremo insieme delle slides riassuntive in power point. Alla fine del corso vi verrà fornito l'elenco bibliografico dei testi più importanti da leggere per approfondire le tematiche trattate.
ARGOMENTI
-Panoramica storica dei Veneti Antichi e passaggio alla romanizzazione.
- La religiosità pagana nel territorio del Veneto Orientale.
- Divinità e ritualità arcaiche.
- Dal paganesimo al cristianesimo: la mutatio deorum.
- Il passaggio dei rituali pagani alle tradizioni cristiane popolari.
- Le feste cristiane con origine pagana.
- Streghe ed esseri fantastici dell'immaginario nel folklore popolare.
In collaborazione con

INFO & ISCRIZIONI : righetto.elena@gmail.com


sabato 4 marzo 2023

La Bauta, misteriosa e infera maschera Veneziana.



 Cosa si nasconde dietro la figura della famosa Bauta? Come mai era utilizzata a Venezia? Quali sono le sue origini pagane? Nel mio libro vi spiegheró anche perché la Bauta era collegata al Dio degli Inferi e dei morti, Ade e anche a una della figure più famose del mondo... ARLECCHINO... 

In questo post oggi vi racconto una minima parte della sua storia che potrete trovare in versione completa nel mio libro CALENDARIO TRADIZIONALE VENETO PAGANO. 

.... La Bauta, detta anche Larva o Volto è la maschera indossata per questo travestimento perlopiù bianca, forse ricollegandosi all'etimologia latina che significa maschera o fantasma. Mantellina e Larva erano sorrette dal tricorno, cappello a tre punte nero, che non si levava neppure in segno di saluto. Il mantello nero anch'esso, lungo, raddoppiava sopra le spalle. Era di panno o di seta secondo le stagioni, nero, rosso o chiaro. Fu sostituito in seguito dal tabarro utile a nascondere sia gli abiti eleganti che i gioielli, proibiti dalle leggi suntuarie. La parola Bauta invece secondo il dizionario etimologico Veneto-italiano deriverebbe da "babau" una parola per far paura ai bambini, dato che era usata dalla polizia notturna Veneziana, le armi segrete della Serenissima, i Signori di Notte al Criminal, che celati nel loro anonimato, potevano svolgere le loro funzioni di magistrati criminali senza essere riconosciuti, è  una maschera priva di sguardo e sentimenti, annulla il proprio volto e la propria identità, celandosi alla natura e al mondo. Non lascia trapelare nulla, è il perfetto velamento del proprio Sé. Rappresenta la negazione di quella parte più sensibile ed emotiva della nostra personalità in funzione di un falso sé, neutro e misterioso, che la rende così invulnerabile. 

Tratto da: Calendario tradizionale veneto pagano di Elena Righetto. 

©️ Elena Righetto, tutti i diritti riservati ai proprietari di testi e immagini. Riproduzione vietata. Testo coperto da copyright.


©️Immagini tratte dal progetto artistico, culturale e di rivisitazione storica I Signori di Notte al Criminal. 




mercoledì 1 marzo 2023

Il Bàtar Marso : un'antica festa pagana del Veneto rurale.

 

"...par svejar fora i spirìti de la tera e farghe corajo a la rinàssita de la natura, cantando e sonando, so 'l finir de febraro che xe in ùltima l'inverno....

...vegnì fora xente, vegnì in strada a far casoto, a bàtare marso co' racole, sbàtole, ranéle, bandòti, cerci, tece e pegnate....vegnì, xente.” . .


PER LEGGERE IL TESTO INTEGRALE ➡️ Calendario tradizionale veneto pagano di Elena Righetto

Shop on ~ Intermedia Edizioni 

©️ Copyright Elena Righetto. Vietata la riproduzione anche parziale del documento. Tutti i diritti sono riservati .



Il primo marzo era considerato dunque il capodanno, il primo giorno dell’anno produttivo, agricolo, legale non solo a Roma antica ma anche per tutta la durata della Repubblica Serenissima. Inizialmente era fissato il 25 marzo giorno della fondazione di Venezia ma successivamente la data fu cambiata nonostante l’introduzione del calendario gregoriano, continuò a dividere l’anno in 10 mesi, tanto che nei documenti ufficiali le date riportavano la dicitura “more veneto”, cioè “secondo l’uso veneto”. Il “ciamar marso” il “bati marso” dunque è un’usanza praticata dai nostri avi e dai nostri nonni di totale retaggio pagano legato ai rituali come abbiamo visto, dedicati a Marte, alla Potnia  Thèron Reitia/ Cybele per evocare il risveglio della natura e l’abbondanza dei frutti. Nel giorno prima del plenilunio che si manifestava dopo il primo di marzo un uomo vestito di pelli, chiamato Mamurio Veturio (il vecchio Marte), che significava il marzo dell'anno precedente era cacciato fuori della città a bastonate. In questa festa avveniva un vero e proprio “fidanzamento pubblico” proprio come durante le calende di marzo in epoca romana e si può supporre che in seguito si siano associati i cosiddetti maridozi, probabilmente perché erano un po' di conseguenza di quest'esplosione giovanile. Consistevano in grida di proposte in burlesco di abbinamento matrimoniale, sempre la sera del primo marzo, sotto la casa delle giovani da marito. Anche nel veronese a tradizione vuole che ci si trovasse all’imbrunire, in due o più gruppi, in luoghi prestabiliti, accompagnati dal frastuono di trombe, corni, barattoli e anche dallo sparo di fucili per scambiarsi alternativamente cantilene e filastrocche che prendevano in giro personaggi noti del paese, costruendo improbabili coppie e altrettanto impensabili matrimoni, fra impenitenti scapoli e zitelle, ma anche fra vedovi e giovani ragazze. Il rito esorcizzava la cacciata dei demoni e propiziare una nuova e feconda stagione, occasione per invitare le ragazze in età da marito a rompere gli indugi e scegliere il futuro sposo con cui metter su famiglia.

(...)


Immaginazione e spirito goliardico creano accostamenti improponibili e del tutto inventati per provocare. Dunque il batar marso veneto avveniva esattamente come un rituale pagano compiuto dai bambini che correvano per la città di Venezia e per i paesi dell’entroterra battendo violentemente pentole, piatti, “bussolotti”, lamiere  per fare più rumore possibile e ridestare la natura dal suo torpore invernale. In campagna si usavano i vecchi vomeri degli aratri appesi sui rami delle piante o sui filari nei campi, ricordo degli “oscilla” paleoveneti, le offerte appese appunto alle fronde, e venivano percossi rumorosamente al grido di “Bati fora marso, che aprìl xe qua!” In alcune zone rurali, l'ultima sera di febbraio: gli osadori (urlatori) partono da punti diversi del paese e in corteo, sbattendo pentole, bidoni e coperchi, convergono in piazza, dove attendono le autorità.