Con il passare degli anni si tende a ritornare alle proprie origini, a ricercare le radici, perchè in fondo esse sono il mezzo per ritrovare la nostra vera essenza...Yves Montand

venerdì 28 giugno 2024

Le madri “oscure”: la mare de san Piero e la barca de san Piero - tradizioni popolari venete

 Il seguente brano è tratto dal mio libro "Calendario Tradizionale Veneto Pagano " edito da Intermedia Edizioni. 


Per leggere in versione integrale il testo potete trovare il libro in tutte le librerie più fornite oppure online su Amazon o cliccando su questo link Calendario tradizionale Veneto pagano

©Il materiale è coperto da copyright e diritto d'autore. Ogni copiatura e ogni utilizzo  non autorizzato verrà sanzionata a norma di legge.

LE MADRI OSCURE E LA BARCA DE SAN PIERO 

fonte immagine: milanofree.it
fonte immagine: milanofree.it

“Otto giorni prima e otto giorni dopo comanda la Mare de san Piero”


I temporali improvvisi, l’instabilità del tempo e le violente spesso sorprendenti perturbazioni della fine di giugno erano indicative del passaggio della terribile “strega tempestara”, la madre di san Pietro, il santo che ha tradito Gesù non poteva che avere una madre tremenda e cattiva. In questo periodo scapperebbe di casa, cioè scappa dall’Inferno in cui san Pietro l’ha relegata oppure ottiene in custodia dal figlio per due settimane le chiavi del Paradiso. Per vendicarsi o per dimostrare il suo potere, provoca nei giorni che precedono e seguono la festa dedicata al figlio, tremendi temporali. 

 

«A San Piero, la sera avanti, i ghe mete ‘na botilia de aqua, e i ghe mete rento la ciara solo, e i la mete ent’l’orto prima che vaa do el sole, e la matina i ghe vede rento la basilica de San Piero, se la peta vegner fora ben. La ven fora proprio color de l’argento. Rento se vede tuto el campanil, tuta la basilica de San Pier».

(Testimonianza da Bolca, Verona.)



Il giorno di San Pietro, il 29 giugno, è un giorno di prodigi. Usanza tipica di questo magico periodo dell’anno, legato ai riti dell’estate e quindi al solstizio d’Estate, è lasciare un recipiente pieno d’acqua la notte precedente, a cui si deve aggiungere della chiara d’uovo Nel Veneziano ritroviamo invece la barca di san Piero con le vele spiegate, ma nella notte deve esservi stata la luna, poiché senza la luna, niente barca. Il significato di tale usanza è del tutto avvolto nel mistero di un’antica origine. Probabilmente legato alla previsione del tempo atmosferico, magari connesso al pericolo di terribili temporali, scatenati secondo il folklore veneto dalla vecchia e avara madre di san Pietro, che dall’Inferno sale, proprio il mattino di questo giorno, in Paradiso a trovare il figlio, per poi ritornarvi la sera, sfogando la sua cattiveria con fulmini e grandine nel suo passaggio in Terra.

Ricapitolando gli elementi esoterici e tipici del periodo solstiziale estivo notiamo queste caratteristiche : 21 giugno:  solstizio estate legato all’elemento fuoco e alla barca solare, simbolo di rinnovamento e ritorno alla vita nel suo fulgore ma anche inizio del calare del sole e all’accorciarsi delle giornate.  23/ 24 giugno: san Giovanni legato all’elemento acqua e alle erbe di purificazione. Il passaggio energetico di perfetta unione tra acqua, erbe (terra) e fuochi solstiziali. La notte delle streghe conduce al caos dell’inizio dell’oscurità. 29 giugno : la mare de san Piero, la  strega tempestara e l’elemento aria , che porta con sé i prodigi e l’arte divinatoria della barca, legata all’uovo cosmico, ovvero l’allegoria della rinascita iniziatica dell’essere umano  è stato covato durante il solstizio estivo, purificato a san Giovanni per poi schiudersi e rinascere in acqua con la barca di san Piero.  


Le madri oscure e terribili iniziano a ritornare con la loro presenza ed in realtà l’estate non è così luminosa quanto si pensi...



domenica 23 giugno 2024

23 giugno : san Giovanni, la “notte delle streghe" nel Veneto.

 





Il seguente brano è tratto dal mio libro "Calendario Tradizionale Veneto Pagano "

Per leggere in versione integrale il testo potete trovare il libro in tutte le librerie più fornite oppure online su Amazon o cliccando su questo link Calendario tradizionale Veneto pagano

©Il materiale è coperto da copyright e diritto d'autore. Ogni copiatura e ogni utilizzo  non autorizzato verrà sanzionata a norma di legge.


In Veneto per san Giovanni sono assenti i fuochi della tradizione popolare del periodo solstiziale anche se fino a qualche decennio fa nelle zone rurali vi era l’usanza di accendere dei fuochi negli incroci delle strade (forse un rimando ad Ecate- Reitia Trivia ) anche se nel resto dell’Europa i falò del 24 giugno sono ubiquitari. Tuttavia sono rimaste altre tradizioni che se analizzate con un’ottica peculiare, ci regalano un immagine di sacre ritualità legate alla natura e al suo ciclo di eterna vita-morte–rinascita celate nella spiritualità cristiana e popolare. Fino a non molti anni fa, la porta di casa era decorata con foglie di betulla, con finocchietto selvatico, con iperico e lillà bianche. La tradizione vuole che il 23 giugno si vada in campagna o nei boschi a raccogliere erbe aromatiche, piante spontanee e fiori. Quanto raccolto va immerso in una brocca con dell’acqua ed esposto all’aperto, sotto la luce della luna, durante la notte tra il 23 e il 24 giugno. Quando arriva il giorno si utilizza l’acqua di san Giovanni per lavarsi le mani e la faccia in segno di rinnovamento e con l’obiettivo di propiziare la fortuna come all’inizio di un nuovo anno. Inoltre erano considerate magiche in questa notte cinque portentose erbe : le rose, l’iperico, la verbena, la ruta e il trifoglio. Le giovani donne raccoglievano l’erba di san Giovanni nella speranza di divinare e scoprire il futuro amore. L’usanza antica di certe donne di recarsi nude a raccogliere erbe ricorda antichi riti in cui le donne andavano nude nei campi per propiziare il raccolto, spesso danzando. Forse dietro le storie dei raduni di incantatrici e di fattucchiere nella notte di mezza estate, si cela anche il ricordo dei riti solstiziali A Roma il 24 giugno veniva onorata la dea Fortuna e nella sua festa ricchi e poveri, liberi e schiavi, accorrevano ai templi banchettavano e danzavano. Fortuna è la dea della casualità assoluta, del caos benefico e rigeneratore.

 La somiglianza di queste feste con i Saturnalia del solstizio d’inverno fanno del solstizio estivo una sorta di capodanno o di carnevale, un periodo “caotico” in cui il cosmo si rinnova e si ricrea, con conseguente rimescolamento dei ruoli sociali e capovolgimento delle norme morali. In questo benefico caos assumono rilievo i due elementi primordiali del fuoco e dell’acqua, contrapposti ma pur sempre complementari. Un'altra usanza da mettere in pratica il giorno di san Giovanni consiste nella raccolta delle spighe di grano. Il grano da sempre è simbolo di fecondità e di rinascita, infatti prima di nascere resta sepolto sotto terra. L’elemento quindi ci rappresentare l’analogia del passaggio dell’anima dall’ombra alla luce. 

Secondo la tradizione, la raccolta di ventiquattro spighe di grano la mattina di san Giovanni ,da conservarsi per tutto l’anno, sarebbero un ottimo amuleto contro le sventure e per attirare la buona sorte. In Veneto erano spesso sostituite dalla lavanda. Il 24 Giugno si sceglieva una persona con cui si avvertiva un legame particolare per renderla “compare del fior" e al futuro “compare” o alla futura “comare” veniva donato un mazzo di fiori di campo confezionato con altri doni e significava volersi bene persino più degli stessi consanguinei. Nel dono erano sempre presenti assieme all'immagine sacra di san Giovanni anche altri elementi quali un fazzoletto ricamato, un bigliettino, per le ragazze degli ornamenti per capelli oppure la veletta di pizzo per coprirsi il capo durante le celebrazioni liturgiche, una boccetta di profumo e alcuni dolci. Il messaggero consegnava il mazzolino al destinatario indicando il nome di chi l’aveva inviato e l’accettazione del dono comportava di per sé l’impegno al comparaggio. 

Nella mente del popolo, quello del san Giovanni è il comparatico per eccellenza e la violazione di questo legame considerato santo non meno di quello stabilito coi sacramenti è ritenuta più che mai sacrilega e meritevole di terribili danni.

 "Comare e compare, / con S..Giovanni caro, / la fede che ti tocca / non guastarla, che andrai a morire. / Catenella, catenella, / non romperla che andrai all’inferno." 

Il successivo 29 Giugno, nel giorno dei santi Pietro e Paolo, il prescelto suggella definitivamente il rapporto rispondendo con l’invio di un altro regalo (di norma ancor più ricco di quello ricevuto) a chi era ormai suo compare. 

In Veneto le nubili che erano intricate tra più di un corteggiatore, la notte di san Giovanni scrivevano su bigliettini i nomi dei loro spasimanti, uno per uno e dopo aver piegato i biglietti in quattro, li gettavano in un catino d’acqua e il bigliettino che a contatto dell’umido si apriva per primo, conteneva il nome dell’uomo giusto. Da parte loro i ragazzi in questa notte dovevano raccogliere foglie di valeriana, verbena e maggiorana, farle seccare, ridurle in polvere e, al momento che giudicheranno propizio, gettarle addosso alla donna desiderata ma ritrosa e pare che il successo fosse assicurato. 

L’erba che si utilizza a san Giovanni è l’iperico, chiamato anche “scaccia diavoli”, consigliato come amuleto da indossare la sera, per aiutare chiunque avesse avuto la sfortuna d’incontrare una megera. Con la cristianizzazione si diffuse la leggenda che l’iperico fosse nato dal sangue di san Giovanni. con l’iperico, colto la notte di san Giovanni, le ragazze da marito potevano divinare se avessero trovato il sospirato sposo nel corso dell’anno. Bastava cogliere un rametto d’iperico ed appenderlo nella propria camera da letto. Se il mattino seguente fosse fresco e vegeto, entro l’anno ci sarebbe stato il matrimonio.

 Durante i roghi solstiziali si diceva che streghe raccogliessero erbe per creare pozioni con le quali “incantare” gli uomini e distribuivano filtri ed elisir d’amore e fortuna. Per non fare entrare le streghe in casa, fuori delle porte, venivano appese una scopa e un barattolo di sale, oppure due scope messe in croce e delle teste d’aglio. Si raccontava che le streghe per entrare dovessero prima contare tutti gli zeppi della scopa o i grani del sale e se sbagliavano doveva ricominciare da capo. 

Cosa succedeva in realtà durante la “notte delle streghe”? Si faceva rumore con trombe, trombette, campanacci, tamburelli e petardi di ogni tipo per impaurire le streghe, affinché non potessero cogliere le erbe utilizzate per i loro incantesimi indossavano coroncine di iperico, e danzando lanciavano rametti della pianta per propiziare un raccolto abbondante ed allontanare dal proprio bestiame malefici e malattie. 

Secondo le tradizioni popolari, si credeva che in quel particolare momento astrale le streghe avrebbero sorvolato i cieli per recarsi all’annuale sabba, ovvero il convegno che si teneva in presenza del demonio e durante il quale venivano compiute pratiche magiche, In Italia uno dei più luoghi preferiti dalle streghe per il sabba era il noce di Benevento. 






giovedì 20 giugno 2024

Solstizio d'estate: le tradizioni venete fra paganesimo e stregoneria

 Giugno anticamente era il mese dedicato alla dea Giunone o Era, onorata in Veneto come Era Argiva sempre in associazione con Reitia. 

“ Invece gli onori attribuiti a Diomede presso i veneti sono storicamente documentati;e infatti gli si sacrifica un cavallo bianco, e si additano due boschi sacri, l’uno di Era Argiva, l’altro di Artemide Etolica. Vengono tramandati in aggiunta come verosimili, il divenire pacifiche delle bestie selvagge, e il vivere insieme nello stesso branco di cervi con i lupi in questi boschi sacri, il tollerare che gli uomini si avvicinino e le carezzino, il cessar d’esser inseguite di quelle inseguite dai cani qualora vi si rifugino.” 

Tito Livio, Ab Urbe Condita, V, 1.


20, 21 e 22 giugno: Il solstizio d’estate.

Nel corso di un anno, il solstizio ricorre due volte, quando il Sole raggiunge il valore massimo di declinazione positiva nel mese di giugno, e contraddistingue l'inizio dell'estate boreale e dell'inverno australe, e negativa in dicembre, quando segna l'inizio dell'inverno boreale e dell'estate australe. Durante il solstizio d’estate, come suggerisce il significato della parola solstĭtĭum (composta da sōl e sistĕre,) il sole pare, appunto fermarsi . Infatti il suo moto apparente lungo l’eclittica cessa cioè di alzarsi sopra l’equatore celeste, la proiezione dell’equatore terrestre nello spazio, raggiungendo il punto di declinazione massima per poi cominciare ad abbassarsi. Questo è il motivo per cui  le giornate cominciano ad accorciarsi fino a culminare nel solstizio invernale. 


Sin dall’antichità, l’evento è carico di riti e simbologie. Dal punto di vista esoterico il solstizio d’estate copre un arco di circa quattro giorni, arrivando fino al 24 giugno, alla notte di San Giovanni, collegando questo momento all’inizio della stagione del raccolto e a riti ancestrali e festeggiamenti che hanno a che fare con i culti della fertilità. Gli antichi romani collegavano l’evento alla divinità Giano Bifronte, ed erano soliti fare il bagno in correnti d’acqua naturali e saltare su fuochi accesi per celebrare il momento di passaggio sancito dal solstizio, riuscendo così a purificarsi. (fig. 38) I santi pagani del solstizio estivo ed invernale. Il Solstizio d’Inverno e quello d’Estate sono legati esotericamente e dalla tradizione popolare a due santi: san Giovanni Evangelista e san Giovanni Battista. Giovanni Evangelista, al quale è dedicato il solstizio d'inverno, è indicativo non tanto di una persona fisica, quanto del più esoterico degli scritti riconosciuti, il Vangelo di Giovanni. Il solstizio d'estate è invece dedicato a Giovanni detto il Battista, così chiamato perché introdusse il battesimo, un antico rito ebraico di purificazione attraverso l'acqua. Il Battista era un profeta, che annunciò l'arrivo imminente del regno di Dio.


 Legare questi due momenti dell'anno, quello invernale– con il minor grado l'irradiazione solare– a Giovanni Evangelista, colui che simbolicamente guarda all'Origine di quella Luce spirituale, e quello estivo– con il maggior grado l'irradiazione solare– a Giovanni Battista, colui che annuncia e profetizza l'avvento futuro della Luce divina, è l'insegnamento che la tradizione esoterica ha ritenuto utile velare nella simbologia dei suoi rituali. Un fuoco purificatore che prepara al rinnovamento di sé stessi, purificatore come il rito praticato da Giovanni Battista, che annunciò la venuta di Colui che avrebbe battezzato non con l'acqua ma con il fuoco dello Spirito. Il fuoco che brucia le vecchie forme, un fuoco che distruggendo, crea, il ciclo di morte e rinascita è alla base di ogni rinnovamento ed è vero in ogni regno incluso quello spirituale. 


Rinascere da vivi a nuova vita, la vita di chi permeato dalla luce del proprio sole interiore è riuscito ad illuminare la propria coscienza e divenire così un punto di luce irradiante tra gli uomini, attraverso i propri pensieri, gesti e parole; un portatore di luce vitale. Nulla resiste al fuoco che trasmuta, che tutto purifica e nulla chiede. Percepire ed applicare alla vita l'elemento fuoco, che nutre il seme dello spirito e tutto abbraccia, è possibile per chiunque sia determinato a purificare i propri pensieri, e individuati i propri difetti principali li sacrifichi sul fuoco. Il fuoco è volontà, ardore, rinnovamento, ed esprime la continua possibilità di creare distruggendo le vecchie forme che tendono alla cristallizzazione, in altri termini alla morte. 

Gli Dei e gli Archetipi del Solstizio 

La dicotomia quindi fra le due porte solstiziali è chiarissima, protette da Janus Bifronte , il dio giovane (evangelista) invernale che verte verso l’allungarsi delle giornate che scaccia l’anziano Re dell’inverno (barbuto, il richiamo a Santa Klaus è immediato) per ritornare bambino al solstizio invernale , lo ritroviamo quindi adulto e virgulto, sempre con la barba, al solstizio estivo, quando inizia il suo declino verso l’oscurità. In molti paesi ed anche in qualche zona del Veneto vi è l’usanza del mangiare aglio a san Giovanni. Le teste di aglio infatti non sono a caso, sono un chiaro rimando al sacrificio del re, del dio maschile, di matrice sciamanica arcaica. Gli sciamani europei infatti erano soliti portare a paramento le teste degli animali che avevano sacrificato e dopo averne indossate le pelli per assorbirne la forza ferina, usavano i teschi come oggetto rituale. Il sacrificio del rex è sempre un continuo divenire per ricordare l’importanza del sole nel suo percorso annuale. Per un rituale di magia simpatica (simile attrae il simile) l’accensione di fuochi doveva aiutare il sole a compiere il suo percorso corretto e vitale per non essere preso dall’oscurità incombente. Questo è lo spirito dell’anno che di continuo muore per rinnovarsi, come l’Harlequin, Erkoening, Wotan , Ercole latino e dal contesto simbolico da cui derivò Arlecchino, altro dio arcaico dalla valenza di sole nero e portatore di luce, che sarebbe immolato a mezz’estate quando si celebrava una sorta di caccia selvaggia, non invernale e autunnale dunque ma estiva, ed era chiamata “la caccia fantasma” per respingere l’oscurità prevalente dopo il giorno più corto in cui se coincideva durante il plenilunio era onorato assieme alla sua sposa, Diana- Artemide, dea del dianaticus e delle streghe: per questo la notte di san Giovanni era anche detta notte delle streghe. 


Interessante notare che non solo nello sciamanesimo la divinità dei morti a cui si offrivano teste e falò era quella dell’Arlecchino quale personificazione di Venere– Lucifero ma quindi anche come re della caccia selvaggia, progenitore del veneto “Zani” dalla bautta, maschera in origine in pelle di lupo nero (come Ade il dio dei morti) . Quindi san Giovanni, barbuto e coperto di pelli non è altro che la cristianizzazione del “guardiano della soglia”, del sole psicopompo e sullo sfondo troviamo tracce dell’arcaico signore degli animali, dei primordiali cacciatori, il cui sacrificio avrebbe potenziato per analogia la luce ed il calore dell’astro mentre rivestendo la pelle il re-sciamano avrebbe incarnato il dio durante le sacre danze. Il fuoco solstiziale. Il fuoco viene simboleggiato dai falò accesi un po’ ovunque in Europa nella notte solstiziale. Sono simboli solari e accenderli significa rafforzare l’energia dell’astro che d’ora in avanti va declinandoUn’altra interpretazione esalta il loro valore 

Foto di Gioia Cordella per Coven Venice Project - Modelle: Nadia Rigo, Elena Righetto.

purificatorio, con cui vengono scacciati gli spiriti maligni e le malattie. Non bisogna dimenticare infatti che in questo periodo caotico, di “passaggio”, com’è anche il solstizio invernale, così come gli esseri umani hanno libero accesso a regni e poteri soprannaturali, così anche le entità malefiche possono vagare indisturbate per il nostro mondo.....

Quali sono i segreti delle pratiche di stregoneria popolare legati al solstizio? Per scoprirlo non vi resta altro che acquistare il mio libro.

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tratto da: Calendario tradizionale veneto pagano    

https://www.intermediaedizioni.it/antropologia/1177-calendario-tradizionale-veneto-pagano.html di Elena Righetto.

©Immagine: Fotografia di Gioia Cordella per Coven Venice Project/ Elena Righetto 

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