Giugno anticamente era il mese dedicato alla dea Giunone o Era, onorata in Veneto come Era Argiva sempre in associazione con Reitia.
“ Invece gli onori attribuiti a Diomede presso i veneti sono storicamente documentati;e infatti gli si sacrifica un cavallo bianco, e si additano due boschi sacri, l’uno di Era Argiva, l’altro di Artemide Etolica. Vengono tramandati in aggiunta come verosimili, il divenire pacifiche delle bestie selvagge, e il vivere insieme nello stesso branco di cervi con i lupi in questi boschi sacri, il tollerare che gli uomini si avvicinino e le carezzino, il cessar d’esser inseguite di quelle inseguite dai cani qualora vi si rifugino.”
Tito Livio, Ab Urbe Condita, V, 1.
20, 21 e 22 giugno: Il solstizio d’estate.
Nel corso di un anno, il solstizio ricorre due volte, quando il Sole raggiunge il valore massimo di declinazione positiva nel mese di giugno, e contraddistingue l'inizio dell'estate boreale e dell'inverno australe, e negativa in dicembre, quando segna l'inizio dell'inverno boreale e dell'estate australe. Durante il solstizio d’estate, come suggerisce il significato della parola solstĭtĭum (composta da sōl e sistĕre,) il sole pare, appunto fermarsi . Infatti il suo moto apparente lungo l’eclittica cessa cioè di alzarsi sopra l’equatore celeste, la proiezione dell’equatore terrestre nello spazio, raggiungendo il punto di declinazione massima per poi cominciare ad abbassarsi. Questo è il motivo per cui le giornate cominciano ad accorciarsi fino a culminare nel solstizio invernale.
Sin dall’antichità, l’evento è carico di riti e simbologie. Dal punto di vista esoterico il solstizio d’estate copre un arco di circa quattro giorni, arrivando fino al 24 giugno, alla notte di San Giovanni, collegando questo momento all’inizio della stagione del raccolto e a riti ancestrali e festeggiamenti che hanno a che fare con i culti della fertilità. Gli antichi romani collegavano l’evento alla divinità Giano Bifronte, ed erano soliti fare il bagno in correnti d’acqua naturali e saltare su fuochi accesi per celebrare il momento di passaggio sancito dal solstizio, riuscendo così a purificarsi. (fig. 38) I santi pagani del solstizio estivo ed invernale. Il Solstizio d’Inverno e quello d’Estate sono legati esotericamente e dalla tradizione popolare a due santi: san Giovanni Evangelista e san Giovanni Battista. Giovanni Evangelista, al quale è dedicato il solstizio d'inverno, è indicativo non tanto di una persona fisica, quanto del più esoterico degli scritti riconosciuti, il Vangelo di Giovanni. Il solstizio d'estate è invece dedicato a Giovanni detto il Battista, così chiamato perché introdusse il battesimo, un antico rito ebraico di purificazione attraverso l'acqua. Il Battista era un profeta, che annunciò l'arrivo imminente del regno di Dio.
Legare questi due momenti dell'anno, quello invernale– con il minor grado l'irradiazione solare– a Giovanni Evangelista, colui che simbolicamente guarda all'Origine di quella Luce spirituale, e quello estivo– con il maggior grado l'irradiazione solare– a Giovanni Battista, colui che annuncia e profetizza l'avvento futuro della Luce divina, è l'insegnamento che la tradizione esoterica ha ritenuto utile velare nella simbologia dei suoi rituali. Un fuoco purificatore che prepara al rinnovamento di sé stessi, purificatore come il rito praticato da Giovanni Battista, che annunciò la venuta di Colui che avrebbe battezzato non con l'acqua ma con il fuoco dello Spirito. Il fuoco che brucia le vecchie forme, un fuoco che distruggendo, crea, il ciclo di morte e rinascita è alla base di ogni rinnovamento ed è vero in ogni regno incluso quello spirituale.
Rinascere da vivi a nuova vita, la vita di chi permeato dalla luce del proprio sole interiore è riuscito ad illuminare la propria coscienza e divenire così un punto di luce irradiante tra gli uomini, attraverso i propri pensieri, gesti e parole; un portatore di luce vitale. Nulla resiste al fuoco che trasmuta, che tutto purifica e nulla chiede. Percepire ed applicare alla vita l'elemento fuoco, che nutre il seme dello spirito e tutto abbraccia, è possibile per chiunque sia determinato a purificare i propri pensieri, e individuati i propri difetti principali li sacrifichi sul fuoco. Il fuoco è volontà, ardore, rinnovamento, ed esprime la continua possibilità di creare distruggendo le vecchie forme che tendono alla cristallizzazione, in altri termini alla morte.
Gli Dei e gli Archetipi del Solstizio
La dicotomia quindi fra le due porte solstiziali è chiarissima, protette da Janus Bifronte , il dio giovane (evangelista) invernale che verte verso l’allungarsi delle giornate che scaccia l’anziano Re dell’inverno (barbuto, il richiamo a Santa Klaus è immediato) per ritornare bambino al solstizio invernale , lo ritroviamo quindi adulto e virgulto, sempre con la barba, al solstizio estivo, quando inizia il suo declino verso l’oscurità. In molti paesi ed anche in qualche zona del Veneto vi è l’usanza del mangiare aglio a san Giovanni. Le teste di aglio infatti non sono a caso, sono un chiaro rimando al sacrificio del re, del dio maschile, di matrice sciamanica arcaica. Gli sciamani europei infatti erano soliti portare a paramento le teste degli animali che avevano sacrificato e dopo averne indossate le pelli per assorbirne la forza ferina, usavano i teschi come oggetto rituale. Il sacrificio del rex è sempre un continuo divenire per ricordare l’importanza del sole nel suo percorso annuale. Per un rituale di magia simpatica (simile attrae il simile) l’accensione di fuochi doveva aiutare il sole a compiere il suo percorso corretto e vitale per non essere preso dall’oscurità incombente. Questo è lo spirito dell’anno che di continuo muore per rinnovarsi, come l’Harlequin, Erkoening, Wotan , Ercole latino e dal contesto simbolico da cui derivò Arlecchino, altro dio arcaico dalla valenza di sole nero e portatore di luce, che sarebbe immolato a mezz’estate quando si celebrava una sorta di caccia selvaggia, non invernale e autunnale dunque ma estiva, ed era chiamata “la caccia fantasma” per respingere l’oscurità prevalente dopo il giorno più corto in cui se coincideva durante il plenilunio era onorato assieme alla sua sposa, Diana- Artemide, dea del dianaticus e delle streghe: per questo la notte di san Giovanni era anche detta notte delle streghe.
Interessante notare che non solo nello sciamanesimo la divinità dei morti a cui si offrivano teste e falò era quella dell’Arlecchino quale personificazione di Venere– Lucifero ma quindi anche come re della caccia selvaggia, progenitore del veneto “Zani” dalla bautta, maschera in origine in pelle di lupo nero (come Ade il dio dei morti) . Quindi san Giovanni, barbuto e coperto di pelli non è altro che la cristianizzazione del “guardiano della soglia”, del sole psicopompo e sullo sfondo troviamo tracce dell’arcaico signore degli animali, dei primordiali cacciatori, il cui sacrificio avrebbe potenziato per analogia la luce ed il calore dell’astro mentre rivestendo la pelle il re-sciamano avrebbe incarnato il dio durante le sacre danze. Il fuoco solstiziale. Il fuoco viene simboleggiato dai falò accesi un po’ ovunque in Europa nella notte solstiziale. Sono simboli solari e accenderli significa rafforzare l’energia dell’astro che d’ora in avanti va declinandoUn’altra interpretazione esalta il loro valore

purificatorio, con cui vengono scacciati gli spiriti maligni e le malattie. Non bisogna dimenticare infatti che in questo periodo caotico, di “passaggio”, com’è anche il solstizio invernale, così come gli esseri umani hanno libero accesso a regni e poteri soprannaturali, così anche le entità malefiche possono vagare indisturbate per il nostro mondo.....
Quali sono i segreti delle pratiche di stregoneria popolare legati al solstizio? Per scoprirlo non vi resta altro che acquistare il mio libro.
⬇️⬇️⬇️
tratto da: Calendario tradizionale veneto pagano
https://www.intermediaedizioni.it/antropologia/1177-calendario-tradizionale-veneto-pagano.html di Elena Righetto.
©Immagine: Fotografia di Gioia Cordella per Coven Venice Project/ Elena Righetto
TUTTI I DIRITTI SONO RISERVATI. IL TESTO E LE IMMAGINI SONO PROTETTE DA COPYRIGHT REGISTRATO. L'UTILIZZO ILLECITO È PERSEGUITO A NORMA DI LEGGE.