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Dal latino IANUARIUS mese consacrato al dio Janus, antico Reges Italicum divinizzato dai romani, originario Dio della Luce considerato il più antico delle espressioni divine in quanto Numen Progenies
, simbolo della Natura e Dio della Pace. Dal 153 a.C. divenne il primo mese dell'anno. Inoltre il primo periodo dell'anno era dedicato alla Dea Giunone ed in Grecia ad Hera, sempre a Roma il 1 gennaio si onorava Aesculapius, dio protettore della Salute. Altre feste importanti avvenivano in questo mese a Roma ed in molte aree italiche: il 3 vi erano le feste Compitalia dedicate ai Lares, spiriti protettori della famiglia, alla Nonae la Festa di Vica Pota, dea della vittoria e della potenza, il 9 le Agonalia Festa in onore del dio Giano, Ianus, protettore dei lavori e degli affari, l'11 iniziavano le Carmentalia Festa della dea Carmenta, madre di Evandro. La dea Carmenta è la protettrice delle partorienti e delle fonti e le Iuturnalia , Festa della ninfa Iuturna (Giuturna) sorella di Turno, re dei Rutuli ed il 16 vi era la Festa della dea CONCORDIA e nei templi della dea spesso il Senato teneva le sue sedute.
USANZE VENETE
Dai racconti dei nonni e dei testimoni "di una certa età "che amo andare a trovare per farmi raccontare usanze della loro infanzia ho saputo che fino agli anni '50 il primo giorno del "novo anno" la padrona di casa si alzava di buon mattino per togliere la vecchia cenere dal "larin" ovvero il larario ( come sappiamo anche per i Veneti Antichi il "larin" era non solo il focolare domestico ma anche la parte più sacra ed importante della casa e per la famiglia) perchè "xenare nova fortuna nova" e solo dopo questo rituale veniva acceso il nuovo fuoco familiare. Inoltre per augurare buona fortuna ognuno doveva indossare un indumento nuovo. Le donne venete indossavano orgogliose i gioielli da sposa in filigrana e la nonna allacciava al collo un nuovo collarino con un ornamento prezioso o di tradizione familiare. All'uscita della Messa si scambiavano auguri per l'anno novello. Il pranzo di capodanno doveva ovviamente contenere la carne del maiale "sacrificato" a fine novembre, con lenticchie e fave, senza scordarsi il dolce di fine pasto decisamente bene augurante. I bambini ed i ragazzini andavano di casa in casa da parenti ed amici ma soprattutto al padrino ed alla madrina di battesimo ad augurare" bona fine e bon prinsipio de anno! " ricevendo in cambio dolcetti e "mancette" oppure frutta secca poichè non dare loro nulla sarebbe stato considerato di cattivo auspicio, infatti chi non riceveva l'atteso dono cantava una piccola maledizione....
" tanti ciodi su la porta, tanti diavoli ve porta! "
I FUOCHI di fine anno in Veneto hanno una tradizione millenaria che si perde nella notte dei tempi...I giovani per tradizione l'ultimo giorno dell'anno raccoglievano rami d'abete per poterli accatastare ed accendere a mezzanotte, mangiando castagne, bevendo vin brulè e cantando tutti assieme al caldo del fuoco. Nelle case è buona tradizione veneta bruciare dei rametti di ginepro (rituale arcaico? Molto probabile).
DIVINAZIONE CONTADINA
" Se el primo del'an el primo ch'el s'incontra par strada l'e an omo ti xe fortunà, se l'è na dona porta poco de bon, se l'è un prete podaria morìr uno de casa! "
L'anno che inizia di mercoledì è considerato fortunato (speriamo bene!), prospero se di domenica, poco buono se di venerdì e di guerra se il martedì.
Molti ragazzi correvano per strada suonando campanacci fin dopo la mezzanotte, ed anche la tradizione di fare molto rumore è antichissima, infatti gli stessi antichi credevano che fosse necessario per allontanare le Larvae o altri spiriti maligni, molti contadini correvano per i campi aspergendoli con acqua (rituali dei veneti antichi legati all'acqua...). Ma era anche un periodo di iniziazione giovanile! Infatti il rituale della BONA STELLA rappresentava il passaggio di rinnovamento astrale al quale partecipavano i giovani in prossimità di raggiungere la maggiore età, ovvero dall'adolescenza alla gioventù, una sorta di "Lupercalia" solo che prendeva la forma di un "questua" casa per casa.
Il 2 gennaio è la "festa di San Bovo", santo che in realtà rappresenta il "protettore del bestiame", un evidente sostrato pagano di questo "Santo" simile a Fauno o a Janus, in questo giorno venivano benedetti tutti i bovini e gli altri animali nelle stalle. Inoltre si credeva che il giorno di Natale e di San Bovo gli animali parlassero fra loro nella lingua degli umani ed i contadini che rimanevano nascosti nelle stalle per carpirne i segreti se venivano scoperti rimanevano pietrificati! Pertanto lasciavano i loro animai a riposo per una settimana...
Il 5 gennaio, ovvero prima dell'Epifania, era consuetudine benedire l'abitazione e la stalla il fienile e gli orti senza scordarsi i campi. Il patriarca della famiglia partiva con il rituale della benedizione seguito dai familiari, mentre il figlio più giovane reggeva il secchiello con l'acqua, e di sera di accendeva il tradizionale falò casalingo.
Altri tipi di indicazione sul tempo si ottenevano dagli otto giorni che separavano la festa di sant'Antonio abate a quella di San Paolo, se nella notte tra il 16 e 17 gennaio si ghiacciavano i fossati e le rogge nella notte fra il 24 e 25 la notte si faceva più mite e viceversa.
25 GENNAIO : I SEGNI MAGICI DI SAN PAOLO APOSTOLO
Nella società contadina avevano molta importanza i giorni ENDEGARI ovvero indicatori dei vari mesi dell'anno che si succedono per i 12 primi giorni dell'anno nuovo mentre per altri per i primi 24 giorni ovvero fino al 25 gennaio giorno di San Paolo appunto. In questo giorno le previsioni venivano ribaltate completamente o confermate del tutto. Nella notte fra 24 e 25 gennaio era tradizione porre fuori dalla porta di casa rivolta a ponente 12 spicchi di cipolla ed aggiungervi sopra qualche granello di sale. Ogni spicchio numerato e posto in ordine rappresentava un mese iniziando da gennaio, al mattino successivo venivano tratte tutte le previsioni sui mesi dell'anno osservano come e quanto il sale si era sciolto sopra ogni spicchio, sale sciolto o umido indicava mesi piovosi, asciutto mesi secchi.
RITUALE DEL GHIACCIO
Sempre in questa notte le ragazze da marito ponevano un piattino con acqua sul davanzale della loro finestra, il freddo avrebbe tramutato l'acqua in ghiaccio formando figure da cui traevano significati e presagi: una borsa indicava povertà e lavoro duro, una scatola invece ricchezze e matrimonio lieto, uno sgabello un matrimonio in vista mentre una bara la morte prematura.
EPIFANIA: LA REDODESA E REITIA
“«la Redodesa è una donna che suole farsi sentire la sera dell’Epifania a strepitar catene. Guai in quella sera a non tener alzate le catene dal fuoco della cucina o lasciar la stoppa sulla rocca, ne fa un inferno! Una volta, per farla fuggire, si accendevano dei fuochi e si mandavano delle grida».
(Q. Ronzon — vedasi Almanacco Cadorino, anno III, 1885)
La Redodesa è ritenuta in Veneto essere una sorta di “Befana” ma non viene considerata come una vecchia paurosa da bruciare, tutt’altro! La Redodesa è un essere fantastico nei tratti più simile agli orchi, ad altri esseri femminili malefici, che non alla vecchia che porta o riempie di frutta e dolciumi la calza che un tempo i bambini trovavano appesa alla catena o alla cappa del focolare. Essa è sempre descritta come bellissima e giovane ma dagli aspetti terribili, ctoni, alla guida di una caccia selvaggia e spettrale, accompagnata dal latrato dei cani e dagli spiriti dei morti (aspetti molti simili alla dea Hekate).
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Questa festa interrompeva i rigidi digiuni che allora venivano fatti durante la quaresima. Il falò serviva a bruciare con la Vecia anche i “cai” delle ultime potature dei vitigni per scongiurare le gelate di primavera e liberare i campi dalle sterpaglie, prima dei lavori della bella stagione. Nella lingua veneta la Befana è chiamata Maràntega (mare antiga = madre antica), oppure Redodexa o nelle nostre isole Veròla. Essa rappresenta REITIA – la dea della Terra a conclusione del ciclo delle stagioni – ormai vecchia; dopo esser stata ridotta in carbone e trasformata perciò in energia, rinascerà a primavera nuovamente bella, giovane, pronta a regalare i suoi doni e la dea Perchta. In questi giorni si ricordano anche le rogazioni.
Mentre nell'Ottocento queste consuetudini popolari erano ancora vivissime, nel secolo appena passato si è assistito ad un loro calo. Di recente, però, stanno riprendendo il terreno perduto.
" Co l'ano scominsia de festa, l'è queo dele disgrassie"
"Chi lavora el primo del'ano lavora tuto l'ano"
"Zenaro seco, vilan rico, Zenaro suto, gran dappartutto!"
"Zenaro ventoso, ano granoso"
"Co xe sente el ton de Zenaro, Xe porta via i morti con caro"
" un cativo inverno fa una cativa istà"
BIBLIOGRAFIA:
- Lunario. calendario rurale veneto-friulano. Renato Zanolli.
-Calendario- A.Cattabiani
-Lunario- A. Cattabiani
-L'anno i mesi e i giorni nella cultura popolare del Veneziano. Proverbi modi di dire tradizioni- M.Poppi
- La religione dei romani- J. Champeaux
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