Con il passare degli anni si tende a ritornare alle proprie origini, a ricercare le radici, perchè in fondo esse sono il mezzo per ritrovare la nostra vera essenza...Yves Montand

mercoledì 26 febbraio 2014

Feste, tradizioni e lavori agrari di MARZO

Eccomi a voi con la rubrichetta mensile, in attesa della primavera anche a parer mio l'inverno rigido ed utile non è ancor giunto...

                                                         MARZO PAZZERELLO! 


                                             
Dal 1° si contano 11 ore e 4 minuti di luce solare, il 31 invece 12 ore e 39 minuti guadagnando cosi' in un mese ben 85 minuti di luce!

Marzo segna l'inizio della primavera, il risveglio della natura, l'inizio delle attività agresti. La primavera era la festa e stagione della MATER FLORUM da cui sbocciano i fiori ed in suo onore era dedicata una festa campestre per auspicare generosi raccolti, in cui i romani che appartenevano e formavano sostanzialmente una società contadina chiedevano agli Dei benefici, anche di tipo economico, e si rivolgevano alla Dea Flora per ottenere ideali condizioni climatiche ed abbondanti raccolti. Inoltre MARTIUS era il primo mese dell'anno dell'antico calendario, dominato da Marte Dio della guerra e difensore del limes sacrum, padre mitico di Romolo e Remo i fondatori di Roma.
Recenti scoperte hanno fatto ipotizzare che anche i paleoveneti festeggiassero il mese di marzo con grandi fuochi rituali e sacrifici agresti in onore della o delle divinità Patrone della loro gens. 

........ma la Tradizione Veneta continua dal passato al presente....


CAPODANNO VENETO- EL BATAR MARSO
Il1° marzo nella storia della Repubblica Veneta era considerato il capodanno e veniva celebrato col ciamar marso. Inizialmente il primo giorno dell’anno era fissato il 25 marzo, giorno della fondazione di Venezia e giorno dell’annunciazione del Signore ma per comodità di calcolo fu spostato al primo giorno del mese.

Il ciamar marso, brusar marso o batar marso risulta essere quindi una tradizione antica legata a riti pagani di inizio stagione, celebrati per evocare il risveglio della natura, di propiziare la fertilità e l’abbondanza. In queste feste vi era un vero e proprio “fidanzamento pubblico” che si sviluppava in diversi modi, così come l’antica festa dell’epoca romana del Calendimarzo. Con le calende di marzo iniziava l’anno civile romano, collegato a feste di tipo propiziatorio e purificatorio, e più tardi anche l’anno civile della Repubblica di Venezia iniziava il primo di marzo. Il termine batar marso deriva dal rito compiuto per lo più dai ragazzini che nei giorni del Capodanno correvano per il paese battendo violentemente bussolotti, lamiere, pentole e coperchi con lo scopo di far più rumore possibile per ridestare la natura dal periodo invernale.
Nelle campagne della Riviera del Brenta si racconta di vecchi vomeri di aratro appesi sui rami delle piante o sui filari nei campi e percossi ripetutamente come fossero dei gong o delle campane, o legati alle biciclette e trascinati in giro per il paese ottenendo lo stesso rumoroso effetto. Non era un rito che richiamava tutta la comunità paesana ma ogni contrada lo celebrava in contemporanea con le altre del paese al grido di" bati fora marso che april se qua!".




TEMPO DI PASQUA E DI QUARESIMA....

Come molte feste religiose cristiane che segnavano per la società agraria i ritmi del ciclo naturale, anche il Mercoledì delle Ceneri veniva celebrato seguendo la mobilità della data di Pasqua. Il primo giorno di Quaresima segnato dall'austero suono della solitaria campana costituiva in tempi passati un appuntamento spirituale e sociale per i fedeli che si avviavano al lungo periodo di penitenza e purificazione prima della Pasqua con digiuni e privazioni ma anche per la società contadina archiviava il periodo delle feste e del carnevale e segnava l'arrivo imminente della primavera e della rinascita della Natura, segnava la ripresa dei lavori agricoli legata all'avvio del ciclo naturale, stabiliva l'inizio della preparazione dei campi e degli orti per le semine ma anche delle viti e dei frutteti, senza scordarsi la pesca e le attività marittime. il Mercoledì delle Ceneri era segnale inequivocabile del tempo di Passaggio e trapasso fra la fine del carnevale e l'inizio della quaresima , in cui venivano tolte le Maschere dai volti durante la notte archetipica del Martedì Grasso contraddistinto dal suono della solitaria e greve campana, i cui rintocchi echeggiavano e fra le ore 20 e 22 la festa si fermava...

 Le Ceneri utilizzate nel rituale cristiano hanno un'esegesi antichissima e per la civiltà contadina rappresentavano più che la costrizione e pentimento cristiano, della fonte di Vita e ne impiegava l'uso nei fuochi epifanici di mezza quaresima e di San Giovanni ma anche in quelli di Ferragosto. Le ceneri poi erano strumento per maghe e strighe di prevedere il futuro o di compiere altre malie... Fuochi e falò erano sacri ai VENETI antichi come ai Veneti della cultura contadina, ancor oggi amati dai Veneti contemporanei perchè ricordano il perenne ciclo della vita, morte e rinascita a nuova vita. Fuochi e falò venivano accesi nei passaggi delle stagioni con il magico compito di eliminare fisicamente e materialmente quanto di non più necessario ed allontanare gli spiriti maligni. Anticamente venivano accesi per onorare gli Dei della Terra e dell'Acqua, ed allo stesso tempo al fuoco ed alla cenere in una continuità di tradizione, venivano dati i compiti di difendere e fecondare la terra ma anche di ricreare la Vita tramite il suo spargimento nel terreno. Rituali agresti, arcaici, antichi, profondissimi, riti che intendevano celebrare l'unione tra Spirito e Natura, tra Terra e Cosmico, fra ciclo agrario e ciclo astrale, ovvero l'immutabile e perpetuo ciclo della Vita.

MEZZA QUARESIMA ED I FALO' ANTICHI DELLA DEA.
Per dividere il lungo periodo di astinenza e penitenza la festa di Mezza Quaresima ricordava le IDI di Marzo e nel Veneto veniva bruciato un fantoccio come la Vecia il martedì e giovedì. La Vecia spesso tiene fra le mani un fuso ed una canocchia (attributi delle Dee Venete antiche) riempita di uva, castagne, mele, pere e cotognata. In cambio la Vecia (Dea Reitia?) bruciando sul rogo e rinascendo come Cenere fecondatrice della Terra concedeva agli abitanti dei borghi e villaggi dove si svolgeva il rituale i SEMI da dove sarebbe cresciuto rigoglioso l'Anno Nuovo.

TRADIZIONI E FESTE 
- Falò e rituale di giovedì grasso per la Mezza Quaresima, sfilate mascherate, preparazione e degustazione dei dolci carnevaleschi;
-Pulizia di fondo delle abitazioni e delle stalle, dei fienili e dei laboratori degli artigiani nella settimana che precede la Festa delle Palme e la Pasqua.
-Sospensione dei lavori agresti nelle campagne durante la Settimana Santa.
-Sostituzione del suono delle campane con il rumore delle raganelle, batocchi o altro da giovedì sera a sabato notte della settimana Santa.
-Si concludono le veglie invernali e le serate dei Filò, con rituali e consuetudini festose.
-Con la luna calante si imbottiglia il vino.
-Ripresa dei lavori agresti, seminata la barbabietola ed erpicatura del grano, postate le piantine di tabacco e seminati i pomodori. Potare ed innestare gli ulivi e leviti. Nell'orto seminare lattuga, prezzemolo, peperoni, carote, cavoli, sedano, pomodoro, mentre le bietole e le cipolle vanno trapiantate.


PROVERBI

Marso suto, pan par tuto.
Co marso resenta, pan e polenta!
A marso ogni mato va descalso.
Neve marsolina dura da la sera ala matina.
Chi ga na vigna soea de marso la poa.
Marso suto, aprile bagnà, beato chi che gà semenà!




......SEGUIRANNO LE TRADIZIONI PASQUALI!




BIBLIOGRAFIA:
- Lunario. calendario rurale veneto-friulano. Renato Zanolli.
-Calendario- A.Cattabiani
-Lunario- A. Cattabiani
-L'anno i mesi e i giorni nella cultura popolare del Veneziano. Proverbi modi di dire tradizioni- M.Poppi
- La religione dei romani- J. Champeaux


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