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| RICOSTRUZIONE VILLAGGIO VENETO |
I SEGNACOLI
La loro tipologia è varia, pali lignei o in materiale lapideo infissi nel terreno verticalmente portanti un messaggio inscritto dedicatorio assieme all'indicazione della comunità o della magistratura. Padova è ricchissima di questi reperti, dalla direttrice viaria verso Vicenza proviene il cippo inscritto in trachite con riferimento ad un Bosco Sacro (probabile arcaico santuario a Reitia) avente tre parole chiave : TERMON (termine), COMUNITA' (teuters) MAGISTRATURA (-edios). Questo cippo dimostra come la definizione del limite confinante venisse stipulata attraverso un atto pubblico. Un secondo cippo sempre locato nei pressi di un'ansa fluviale, inoltre dimostra l'esistenza di un collegio di tre magistrati patavini. Altri numerosissimi cippi ritrovati in tutto il territorio non solo patavino ma anche adriatico ripresentano le medesime caratteristiche.
COLLEGIO SACERDOTALE FEMMINILE?
A questo punto sorge un problema linguistico di interessante entità. Le iscrizioni sui due cippi in fotografia (tratta dal catalogo della mostra Venetkens) presentano lo stesso testo, ovvero
MEDIAI /TERMON TEUTERS/ [-]-VORTEI . Il senso generale indica una collocazione pubblica di un cippo confinario tuttavia l'interpretazione puntale pone dei problemi circa l'identificazione del soggetto dell'azione poichè è un soggetto plurale e femminile MEDIAI, anche se un plurale in tema di -A derivante da un maschile in tema- EDIOS non sarebbe impossibile. Il collegio preposto alla funzione pubblica della designazione dei confini era dunque un collegio sacerdotale femminile? Le recenti analisi epigrafiche sembresebbero confermarlo, creando così un unicum in tutta la realtà dell'Italia Antica. Altre ipotesi indicano che MEDIAI sia in realtà un dativo/locativo singolare forse in accordo con un parallelismo in E-VORTEI, tuttavia l'etimologia non sarebbe corretta in quanto mancherebbe il soggetto al predicato.
Pertanto non si esclude a livello accademico ed epigrafico soprattutto che il famoso Collegio fosse proprio una magistratura sacerdotale femminile. Che dire, i Veneti antichi si svelano sempre ricchi di sorprese!
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| CHIAVE RETICA |
TERMONIOS DEIVOS
Se le iscrizioni dei tre cippi patavini riportano congiuntamente i concetti di confine/limite e comunità assieme ad un'ideologia di espressione collettiva sancita sul terreno attraverso le proprie magistrature, a Vicenza, e nei santuari adriatici (Lova, Altino...) la situazione cambiacon la presenza di dediche agli DEI TERMINALI. L'esistenza di queste divinità preposte alla protezione dei confini ed alla loro sacralità per la comunità è una realtà comune alle popolazioni italiche ed antiche. Massi piramidali con inscritto (TE) -termon, termonios, cippi oblunghi di trachite ed i ciottoli rotondi con chiave retica, gli AKLON sacrali, di chiara segnalazione funeraria ma anche liminale privata si accompagnano a ritrovamenti di oggetti appartenenti alla sfera quotidiana dedicati agli Dei Terminali come segnacolo di appartenza di quello specifico limite a quella specifica comunità di persone e/o famiglia. Frammenti di contenitori alimentari (olle, doli, anfore, piattini) palette di bronzo incritte indicano proprio la ritualistica che accompagnava l'atto di fondazione di quel confine. Le palette bronzee inscritte rimandano al RITUALE DEL FUOCO delle stipi patavine e dei rituali sacri, le coppe su stelo invece son legate fortemente ai rituali religiosi funerari , le derrate alimentari celebrano le attività agricole e l'atto rituale che sanciva il limite fra città e campagna. Offerte successive anche di parecchi anni sennon secoli al medesimo punto liminale fanno pensare alla necessità fortissima di ribadire nel tempo e con atti rituali la sacralità del luogo. D'altro canto la pratica della re-infissione e/o re-consacrazione dei Segnacoli in concomitanza con la riorganizzazione urbanistica del quartiere è attestata a Padova come in altri centri abitati. Bronzetti rappresentanti libagioni son stati ritrovati nei pressi dei cippi di confine e la loro particolare distribuzione lungo una fascia attorno alla città per un raggio di circa 800 metri suggerisce l'esistenza di un possibile sistema di ideale cerniera di protezione all'ager patavino, un limes sacro. Situazione simmetrica inoltre è stata rinvenuta ad Este, e la recentissima scoperta di due steli anepigrafi nelle necropoli sudorientali hanno dimostrato queste delimitazioni anche alle aree sepolcrali con cippi e steli in trachite, accompagnate da rituali di libagione ed offerte animali. Differente fra i sue centri urbani è anche la differenza di segno confinario fra campagna strutturata ed agro , dove dalle stipi patavine con bronzetti e ceramiche per libagioni si oppone il sistema circondariale dei santuari Atestini che circondano la città per proteggerla.
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| ISCRIZIONE MAGICA CON CHIAVE RETICA |
CERIMONIE
La protezione di questi confine da parte dell'egida divina veniva invocata attraverso cerimonie sacrificali officiate da magistrature rappresentanti la comunità politiche e religiose.
La vicinanza culturale di questo sistema di limitazione confinaria con la civiltà etrusco-italica si pone anche con la nomea degli Dei a questo proposito dedicati. Terminus per gli etruschi e per i Latini, Termòn per i Veneti, successivamente affiancati dalla dea Hekate tricefala in età romana, la quale ha lasciato il suo importante segno nei capitelli posti ai crocicchi delle centuriazioni (Mirano, Venezia) rieditate dai cristiani come edicole votive dedicate a santi e madonnine, ed all'inizio delle città minori. Treviso, (Tarvisium-Tarvisus = tre volti) presentava un importantissimo luogo di culto ad Hekate e numerosissime statuette bronzee delle Dea son conservati al museo della città, la stessa Dea che diede il nome alla città.
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| Hekate di Treviso |
A partire dal V secolo a.C., compaiono nel Veneto di pianura dei manufatti particolari: grossi ciottoli fluviali di porfido, vengono iscritti con semplici formule, spesso nomi propri.
Solo alcuni sono stati rinvenuti in situ ed è quindi difficile risalire alla loro funzione: sono presenti infatti sia nelle nelle necropoli che nei centri abitati.
Un aiuto viene dalla lettura delle iscrizioni che a volte oltre al nome proprio, recano il termine " AKLON". Questa parola indica la funzione del ciottolone come "segnacolo emergente", una sorta di monumento personale, non necessariamente a carattere funerario.
Iscrizioni su ciottoli fluviali dalla forma di UOVO, simbolo cosmico, sono note anche in italia peninsulare connesse ai culti misterici, come forse il patavino Mustai. Tre fra questi manufatti costituiscono l'eccezionale testimonianza di un gruppo familiare documentato per più generazioni, dal V al I secolo a.C., gli Andeti. A questa famiglia, con un capostipite forse di origine celtica, è collegabile il simbolo araldico della "chiave" visibile su uno dei ciottoli.
Questo simbolo era molto importante e vivo per i Veneti, simboleggiava esattamente una chiave misterica, portata dalla Dea Reitia- Ecate, chiave che apriva porte spirituali ed anche fisiche.
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| AKLON |
BIBLIOGRAFIA
-"La sacralità del confine: i segni". C.Sainati, Catalogo mostra Venetkens 2013
- Este preromana , Balista, Ruta, Serafini, Gambacurta , 2002





