Con il passare degli anni si tende a ritornare alle proprie origini, a ricercare le radici, perchè in fondo esse sono il mezzo per ritrovare la nostra vera essenza...Yves Montand

martedì 18 marzo 2014

Dei Liminali, confini sacri nelle città del Veneto antico

Dati archeologici confermano che le città dell'antico Veneto avevano completato la loro formazione già nel VI sec.a.C.  Patavium (Padova) ad esempio sorse da un progetto iniziato nel IX sec.a.C. ab origine per quanto riguarda l'estensione dell'abitato ed agevoltato dai confini naturali e dai percorsi fluviali. L'espressione giuridico-amministrativa sottendente la formazione delle città e la definizione dello spazio urbano nei limiti territoriali è data dalla presenza di Cippi di Confine  detti Termòn. L'esempio di Padova infatti rappresenta un ottimo punto di partenza per comprendere come le grandi città venissero protette e circondate dai Veneti. Solitamente posizionate in  isolotti chiusi da anse e controanse di fiumi (il Medoacus-Brenta nel caso di Padova) rinforzate nei confini esposti da una palizzata lignea e massicciata in trachite, queste città continuarono a rinforzare i loro confini sino a realizzare in piena età romana la cinta muraria classica. Tutta la comunità si sforzava nella difesa del bene comune, tuttavia è dal V sec.a.C. che apparvero evidenze archeologiche degli atti giudirico-amministrativi regolatori dei confini cittadini.
RICOSTRUZIONE VILLAGGIO VENETO

I SEGNACOLI
La loro tipologia è varia, pali lignei o in materiale lapideo infissi nel terreno verticalmente portanti un messaggio inscritto dedicatorio assieme all'indicazione della comunità o della magistratura. Padova è ricchissima di questi reperti, dalla direttrice viaria verso Vicenza proviene il cippo inscritto in trachite con riferimento ad un Bosco Sacro (probabile arcaico santuario a Reitia) avente tre parole chiave : TERMON (termine), COMUNITA' (teuters) MAGISTRATURA (-edios). Questo cippo dimostra come la definizione del limite confinante venisse stipulata attraverso un atto pubblico. Un secondo cippo sempre locato nei pressi di un'ansa fluviale,  inoltre dimostra l'esistenza di un collegio di tre magistrati patavini. Altri numerosissimi cippi ritrovati in tutto il territorio non solo patavino ma anche adriatico ripresentano le medesime caratteristiche.

COLLEGIO SACERDOTALE FEMMINILE?
A questo punto sorge un problema linguistico di interessante entità.  Le iscrizioni sui due cippi in fotografia (tratta dal catalogo della mostra Venetkens) presentano lo stesso testo, ovvero
 MEDIAI /TERMON TEUTERS/ [-]-VORTEI  . Il senso generale indica una collocazione pubblica di un cippo confinario  tuttavia l'interpretazione puntale pone dei problemi circa l'identificazione del soggetto dell'azione  poichè è un soggetto plurale e femminile MEDIAI, anche se un plurale in tema di -A derivante da un maschile in tema- EDIOS non sarebbe impossibile. Il collegio preposto alla funzione pubblica della designazione dei confini era dunque un collegio sacerdotale femminile? Le recenti analisi epigrafiche sembresebbero confermarlo, creando così un unicum in tutta la realtà dell'Italia Antica. Altre ipotesi  indicano che MEDIAI sia in realtà un dativo/locativo singolare  forse in accordo con un parallelismo in E-VORTEI, tuttavia l'etimologia non sarebbe corretta in quanto mancherebbe il soggetto al predicato.
Pertanto non si esclude a livello accademico ed epigrafico soprattutto che il famoso Collegio fosse proprio una magistratura sacerdotale femminile. Che dire, i Veneti antichi si svelano sempre ricchi di sorprese!
CHIAVE RETICA

TERMONIOS DEIVOS
Se le iscrizioni dei tre cippi patavini riportano congiuntamente i concetti di confine/limite e comunità assieme ad un'ideologia di espressione collettiva sancita sul terreno attraverso le proprie magistrature, a Vicenza, e nei santuari adriatici (Lova, Altino...) la situazione cambiacon la presenza di dediche agli DEI TERMINALI. L'esistenza di queste divinità preposte alla protezione dei confini ed alla loro sacralità per la comunità è una realtà comune alle popolazioni italiche ed antiche. Massi piramidali con inscritto (TE) -termon, termonios, cippi oblunghi di trachite ed i ciottoli rotondi con chiave retica, gli AKLON sacrali, di chiara segnalazione funeraria ma anche liminale privata si accompagnano a ritrovamenti di oggetti appartenenti alla sfera quotidiana dedicati agli Dei Terminali come segnacolo di appartenza di quello specifico limite a quella specifica comunità di persone e/o famiglia. Frammenti di contenitori alimentari (olle, doli, anfore, piattini) palette di bronzo incritte indicano proprio la ritualistica che accompagnava l'atto di fondazione di quel confine. Le palette bronzee inscritte rimandano al RITUALE DEL FUOCO delle stipi patavine e dei rituali sacri, le coppe su stelo invece son legate fortemente ai rituali religiosi funerari , le derrate alimentari celebrano le attività agricole e l'atto rituale che sanciva il limite fra città e campagna. Offerte successive anche di parecchi anni sennon secoli al medesimo punto liminale fanno pensare alla necessità fortissima di ribadire nel tempo e con atti rituali la sacralità del luogo. D'altro canto la pratica della re-infissione e/o re-consacrazione dei Segnacoli in concomitanza con la riorganizzazione urbanistica del quartiere è attestata a Padova come in altri centri abitati. Bronzetti rappresentanti libagioni son stati ritrovati nei pressi dei cippi di confine e la loro particolare distribuzione lungo una fascia attorno alla città per un raggio di circa 800 metri suggerisce l'esistenza di un possibile sistema di ideale cerniera di protezione all'ager patavino, un limes sacro. Situazione simmetrica inoltre è stata rinvenuta ad Este, e la recentissima scoperta di due steli anepigrafi nelle necropoli sudorientali hanno dimostrato queste delimitazioni anche alle aree sepolcrali con cippi e steli in trachite, accompagnate da rituali di libagione ed offerte animali. Differente fra i sue centri urbani è anche la differenza di segno confinario fra campagna strutturata ed agro , dove dalle stipi patavine con bronzetti e ceramiche per libagioni si oppone il sistema circondariale dei santuari Atestini che circondano la città per proteggerla.
ISCRIZIONE MAGICA CON CHIAVE RETICA

CERIMONIE
La protezione di questi confine da parte dell'egida divina veniva invocata attraverso cerimonie sacrificali officiate da magistrature rappresentanti la comunità politiche e religiose.
La vicinanza culturale  di questo sistema di limitazione confinaria con la civiltà etrusco-italica si pone anche con la nomea degli Dei a questo proposito dedicati. Terminus per gli etruschi e per i Latini, Termòn per i Veneti, successivamente affiancati dalla dea Hekate tricefala in età romana, la quale ha lasciato il suo importante segno nei capitelli posti ai crocicchi delle centuriazioni (Mirano, Venezia) rieditate dai cristiani come edicole votive dedicate a santi e madonnine, ed all'inizio delle città minori. Treviso, (Tarvisium-Tarvisus = tre volti) presentava un importantissimo luogo di culto ad Hekate e numerosissime statuette bronzee delle Dea son conservati al museo della città, la stessa Dea che diede il nome alla città.

Hekate di Treviso
AKLON
 A partire dal V secolo a.C., compaiono nel Veneto di pianura dei manufatti particolari: grossi ciottoli fluviali di porfido, vengono iscritti con semplici formule, spesso nomi propri.
 Solo alcuni sono stati rinvenuti in situ ed è quindi difficile risalire alla loro funzione: sono presenti infatti sia nelle nelle necropoli che nei centri abitati.
Un aiuto viene dalla lettura delle iscrizioni che a volte oltre al nome proprio, recano il termine " AKLON". Questa parola indica la funzione del ciottolone come "segnacolo emergente", una sorta di monumento personale, non necessariamente a carattere funerario.
 Iscrizioni su ciottoli fluviali dalla forma di UOVO, simbolo cosmico, sono note anche in italia peninsulare connesse ai culti misterici, come forse il patavino Mustai. Tre fra questi manufatti costituiscono l'eccezionale testimonianza di un gruppo familiare documentato per più generazioni, dal V al I secolo a.C., gli Andeti. A questa famiglia, con un capostipite forse di  origine celtica, è collegabile il simbolo araldico della "chiave" visibile su uno dei ciottoli.
 Questo simbolo era molto importante e vivo per i Veneti, simboleggiava esattamente una chiave misterica, portata dalla Dea Reitia- Ecate, chiave che apriva porte spirituali ed anche fisiche.


AKLON

BIBLIOGRAFIA
-"La sacralità del confine: i segni". C.Sainati, Catalogo mostra Venetkens 2013
- Este preromana , Balista, Ruta, Serafini, Gambacurta , 2002







mercoledì 12 marzo 2014

Filastrocche e cantilene magiche della tradizione Veneta

...Oggi ho deciso di regalarvi qualche bella filastrocca e cantilena dal sapore antico e "magico"...tramandate oralmente da nonne, zie anziane ed altre voci di campagna...Ovviamente ogni cantilena veniva accompagnata da debiti scongiuri e rituali  che ne attivavano l'efficacia e senza di questi la cantilena era semplicemente una filstrocca simpatica  ma... essi resteranno segreti ancor per parecchio tempo...
Cosa vorrete farne non lo so, spero che almeno un po' divertirvi potro'!


 (come sempre vi esorto a rispettare il mio copyright e di non copia-incollare, piuttosto scrivetemi un commento qui sotto e vi regalerò il pdf compeleto! )



PROTEGGERSI DA TEMPORALI, TUONI E SAETTE SE SIETE NAVIGANTI

" Santa Barbara benedeta 
  liberame da sta saeta
  e a quel mato del tòn
 deghe bote col baston!"           
 "Tòn, tòn brontolòn,
cori subito in presòn.
 Saeta ebete e maedeta,
và da to mare che te speta,
và da la pitima de to mare,
che so stufa de sigare!  


(...a questo punto il tuono e la saetta son costretti a ritornarsene da dove son venuti, anche se ogni tanto il temporale continua perchè gli elementi della natura obbediscono come vogliono alle parole potenti della strega, nonostante il sole già faccia capolino fra le nuovole.
E' il momento più bello per le streghe di tutto il mondo e potete capire che quando il sole splende durante un temporale probabilmente una strega sta cercando di salvare il suo amato navigante dalle tempeste del mare, ed infatti la gente dice che :  
" co piove e ghe xè soe, le strighe se fan le coe!"

CANTILENA DI SCONGIURO PER DISTRICARSI DAI PROBLEMI

 "ocio no vede e boca taxe,
  par chi che vol vivare in paxe!
  Par uno che se intriga 
   un nol se destriga!  "

PER FAR PASSARE OGNI TORMENTO D'AMORE...
...vi basterà solamente attingere dalle mani della Regina delle Anguane dell'acqua del fiume Brenta e ripetere:

" L'acqua della barcaccia
febbre d'amore scaccia!"

Personalmente ritengo che questa piccolissima cantilena  sia una testimonianza importantissima sulla continuità della tradizione religiosa veneta antica che designava l'acqua di fiumi e fonti come rimedio salutare se bevuta o usata come lavacro sacro. la Regina delle Anguane probabilmente si rifà alle figure mitiche delle Sacerdotesse della Dea Veneta la Sainate Pora Reitia...ma questa è un'altra storia!

 PER RICHIAMARE IL PROPRIO AMORE LONTANO...
... dall'altopiano di Asiago qualcuno giura ancora di sentire l'eco della voce di Renzoleta la figlia del Sole e della Luna, chiamare fiebile e disperata il suo moroso lontano...se anche il vostro uomo è lontano dal cuore provate così a recitare, male non vi potrà fare

 " Oh Nani quanto ti xe crudele,
quanti sospiri al cuor ti me fa trare!
El cuor me arde come le candele,
e mi no go pì la forsa de ciamare!"



martedì 11 marzo 2014

Lo Spirito sul Focolare

....Oggi vi racconto una leggenda Veneta sulle donne e le loro stregonerie casalinghe....

Ghe giera 'na volta un femenin, ma bona e brava che mai.
Nonostante sia veramente piccola di statura ed esile riesce ugualmente a trovar marito, perchè si sa, le Donne Venete per essere considerate belle devon essere ben in carne ed in salute. Per qualche anno vive contenta e beata con il suo sposo sennonchè da una certa notte in poi cominciano ad accadere cose piuttosto strane in casa...
Rumori, scricchiolii, risatine: per settimane il povero marito non riesce a chiudere occhio durante la notte mentre la sua sposa piccina ed esile dorme tranquillamente. Un giorno, non potendone più di quei rumori egli scende dal letto e dicendo tra se " E' mai possibile che stia diventando matto? Voglio vedere se anche mia moglie sente ciò che sento io!" 
Perciò inizia a scuoterla ma ella non si sveglia. Preoccupatissimo esce pian piano dalla camera da letto e come socchiude la porta della cucina cosa vede?
Seduta accanto al larìn, il focolare domestico, vi è l'ombra di sua moglie intenta ad attizzare il fuoco sotto certi pignatèi, pentoline magiche poco raccomandabili.
"Sei dunque una strega!" dice tra sè il marito " E pensare che mi sembravi tanto buona! Ma adesso ti faccio vedere io..."
Tornato in camera da letto prende della bambagia con la quale tura bocca, naso ed orecchi della moglieaddormentata. Dopo qualche secondo nella stanza inizia a sentirsi un ronzio...zzzz....zzzz.zzzz...
L'uomo dunque accende una candela e vede un moscone volare di qua e di là come impazzito, ronzando molto forte. Alla fine questo moscone si posa sul comò e gli dice : "Zzzz ....sono tua moglie...zzz..Se non mi vuoi veder morta, toglimi la zzz bambagia dalla bocca, dal naso , dalle orecchie! ". A quel punto il marito risponde " Se ti tolgo la bambagia tu devi dirmi cosa fai di notte con quei pignatèi! " Il moscone-moglie risponde che fa dei filtri per le lumache per permettere loro di affacciarsi dal loro guscio altrimenti non ne sarebbero capaci poverine, e per convincerlo  gli dice anche le parole che servono per compiere l'incantesimo:
"Càparo, capareto,
tira fora el to bel corneto!"
Quindi soggiunse che se non fosse per i suoi filtri nessuno potrebbe vedere il musetto delle lumache!
Convinto dai suoi ragionamenti, il marito toglie la bambagia e la moglie si desta, il moscone sparisce e la pace fu fatta.
Da allora però gira questo proverbio....

" La dona xè come la castagna,
bela de fora e drento la magagna! "



TRATTO DA: Storie Venete, a cura di Beppino Zago, Fabbri Editori.