Dott.ssa Righetto Elena ©
Quest’articolo vuole essere
uno sguardo rapido e non troppo approfondito riguardo al territorio nel quale
vivo e son nata, dove la mia famiglia ha origini antiche e che amo
profondamente.
Le mie ricerche in merito iniziarono già al liceo per continuare in modo professionale ed approfondito all’università attraverso un percorso storico e di ricerca che non si è fermato al raggiungimento della laurea con una tesi ad esso dedicata.
Spero di stimolare la vostra curiosità per questo territorio nell’entroterra veneziano, poco studiato e conosciuto anche dagli stessi abitanti.
Le mie ricerche in merito iniziarono già al liceo per continuare in modo professionale ed approfondito all’università attraverso un percorso storico e di ricerca che non si è fermato al raggiungimento della laurea con una tesi ad esso dedicata.
Spero di stimolare la vostra curiosità per questo territorio nell’entroterra veneziano, poco studiato e conosciuto anche dagli stessi abitanti.
I Veneti dal X al
I sec a.C scavarono nel territorio canali di scolo, argini dei fiumi,strade e
bonificarono in parte il territorio paludoso.Le ricche colture che si formarono
attirarono gli allevatori e si formarono villaggi dipendenti da Padova.Dominato
dai Romani dal II sec a.C il territorio vide la costruzione delle principali
strade rettilinee Annia e Pompilia.Nel periodo romano il fiume Brenta fu chiamato Medoacus e si biforcava in Medoacus
Minor a destra verso Piove Di Sacco E Medoacus
Major fino a Gambarare e Mira.
Successivamente si
registrarono le invasioni Barbariche in particolare dei Longobardi.Il territorio
venne diviso in due parti:una amministrata dall’impero bizantino, l’altra dal
regno longobardo.Periodo di impoverimento agricolo e consaguente nascita di
boschi come bosco piccolo, Bosco grande e Roncoduro succesivamente distrutti di
cui restano oggi solo i nomi.Sempre in questo periodo il fiume Medoacus fu
chiamato La Brenta
che forse era anche il nome originario dato dai Veneti.La dominazione longobarda venne sostituita dai Franchi.Momento
di fermento religioso infatti ad ovest della Brenta venivano venerati S.Michele
e G.Battista ed a est S.Ilario.Proprio ai monaci di S.Ilario vennero concesse
delle terre (PiazzaVecchia, Bastie,Giare9 e in data incerta venne eretto il
monastero di S.Ilario e l’abbazia di S.Benedetto che presto divennero floridi
centri economici.
Nel 1110 abbiamo i
primi documenti che testimoniano quanto il territorio di Gambarare-Mira
fosse stato importante durante la guerra
tra Padova e Venezia per il dominio su questi territori.Padova vinse la guerra
e prese il monastero sotto la propria giurisdizione.Il territorio però a causa
della guerra si era fortemente impoverito e lasciato decadere si impaludò e la
conseguente decadenza del monastero.La Brenta straripò e causò ingenti danni tanto
da far intervenire le chiuse di Fusina.
Le lotte fra
Padova e Venezia continuarono fino altrattato di pace del 24 gennaio 1339.Si
instaurò la signoria dei Da Carrara e ricominciarono le bonifiche sul
territorio.Durante le dominazioni Viscontea
prima e dei Da Carrara poi venne eretto il castello di Porto Menai in data
incerta.
Padova
comprendeeva un territorio con il Vicariato di Mirano e di Oriago mentre a
Gambarare il territorio era disgregato.I principali borghi di cui abbiamo
notizie storiche attendibili furono:PORTO MENAI,BALEELLO,GAMBARARE,CAZOXANA(Mira
attuale).
PORTO MENAI
Rimase fino al XII
sec il centro più abitato.Si sviluppò da un antica coortes e divenne un
importante centro di scalo fluviale.Citato per la prima volta nei documenti nel
1025 dall’imperatore Corrado II ma la sua importanza risale all’atto del 15
giugno 1117 in cui il conte Ansedise e
suo fratello Guidotto vendevano il borgo con il castello, la cappella ed i
campi all’abate pietro di S.Ilario.Il suo nome Porto appunto perché era uno scalo
fluviale e Menai per la sua natura di centro domenicale.Si unì alla Diocesi di
Gambarare nel XVI sec.
BALEELLO.
Si trovava ad est
di Porto Menai ed è una parte dell’attuale Gambarare.il suo nome deriva da una
importante famiglia locale o da vallatellum, un luogo rialzato del
terreno,ancora oggi esistente,che porta a mira Buse.Circondato dalle vie d’
acqua,importanti fossone oggi interrate furono la Fossona delle Suore e La Fossona dei Righetto. Era
sotto il controllo veneziano come importante centro fluviale. In aseguito passò
nelle mani dei trevigiani e dei padovani.LA chiesa dei monaci di S,Ilario
decadde e fu edificato il Duomo di Gambarare dall’idea dell’Abate Fridiano il 9
giugno 1306, LA chiesa di S.Giovanni Di Baleello.
Dalla seconda metà
del 1400 la chiesa di Gambarare dovette soddisfare tutte le esigenze del
territorio di MIRA,ORIAGO,BORBIAGO,BALEELLO,PORTOMENAI inserendoli nella sua
diocesi vastissima.
IL GAMBARARE
Fu un villaggio
poi unitosi a Baleello e mantenne il suo nome che deriva forse o dalle barche
venete GAMBARIE usate per il
commercio, o anche forse dall’antica Fossa
Gambararia dove si pescavano gamberi dall 819 d.C circa.
In un ramo della
Brenta i monaci di Baleello costruirono l’abbazia di piazza Vecchia nella quale
raccoglievano i prodotti e trovavano rifugio.Dell’abbazia abbiamo dei resti, ma
del castello di Baleello-Gambarare si presuppone siano stati inglobati alle moderne
abitazioni presso la riva sinistra del canale novissimo che va da Mira a Porto
menai, qui infatti sorgono una serie di edifici in rilevante architettura
medioevale e su uno di questi è ancora visibile una lapide marmorea con incise
le tariffe per il transito delle barche nel veneziano.
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DOLO - CAPOLUOGO
Sull'origine del nome 'Dolo' si sono avanzate numerose ipotesi. Qualcuno afferma che appaia in una pergamena del 1241. Altri lo collegano al fatto che qui, verso la II° metà del '400, Venezia inviasse persone macchiate di colpe, indesiderate. Altri rimandano ai nomi di famiglie facoltose e influenti come i Dauli o i Dotto. E ancora: Dolo come contrazione del nome della centrale Isola Dandolo (attuale zona tra via Mazzini e via Dauli), dove sorgeva un oratorio prima e la chiesa poi. Agli abitanti di Dolo, si ricollega il detto: 'I storti di Dolo'. Se si vuole prendere alla lettera, la parola 'storti' non si riferisce al fatto che i dolesi siano mal formati nella persona, ma agli 'storti' veri e propri: i famosi coni di pane di frumento usati per la panna montata. L'enorme sviluppo di Dolo è dovuto originariamente al bisogno di Venezia di ricercare nuove vie di sbocco per la propria economia, ciò si è verificato a causa della perdita di potere del commercio veneziano avvenuta con la caduta dell'Impero di Bisanzio, con l'affermazione della potenza turca e con l'apertura del commercio con l'America perche Dolo aveva commerci propri e fiorenti non più legati a Venezia. Dopo l'assoggettamento del territorio dolese a seguito della caduta di Padova, che aveva la giurisdizione nel 1405, il Naviglio del Brenta viene preso maggiormente in considerazione anche come via di navigazione usata per il commercio.Il Brenta era considerato mezzo per il trasporto delle merci, dei prodotti agricoli della campagna al capoluogo veneziano che avveniva con l'ausilio delle barche trainate dai cavalli. Il Brenta era però utilizzato anche per trasportare la posta mediante la diligenza 'Il Bruchiello” Per agevolare tali comunicazioni fu costruito il 'Vaso' con le 'porte di sopra' e le 'porte di sotto' (bacino ora interrato ma visibile). Per Dolo il XVI secolo segnò l'inizio di un notevole sviluppo economico collegato alla costruzione dei 'Molini' (terminati nel 1551-52) e dai continui lavori di progettazione, sistemazione e manutenzione delle opere idrauliche. La Repubblica Serenissima effettuò il taglio del Brentone verso Codevigo (1488-1507) che portò esiti discutibili nei confronti dell'equilibrio idrografico del territorio,e del quale rimane oggi soltanto l'argine sinistro. Furono i Savi del Magistrato delle Acque di Venezia, dopo le varie deviazioni del Brenta, che individuarono proprio a Dolo un punto in cui si poteva costruire uno sbarramento per far funzionare con l'ausilio dell'acqua, dei molini. L'idea nacque in seguito ad un sopralluogo per controllare il Brentone del 1543. L'uso dei molini aumentò notevolmente il commercio e di conseguenza la ricchezza, dando un grande impulso all'economia della Riviera del Brenta. Vicino ai Molini di Dolo, a dimostrazione dell'importanza del Brenta e del commercio che su di esso si sviluppava, si erge lo
'Squero'
cinquecentesco, l'unico ancora esistente, dove venivano riparate e trovavano
riparo le barche. Da Dolo partiva 'La Seriola' (ora fiumicello secondario) acquedotto
seicentesco della Serenissima che traeva l'acqua dal Brenta.
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CAZOXANA-MIRA
Lo storico Tito Livio parla di una flotta greca comandata dallo spartano Cleonimo che intorno al 302 a.C. si sarebbe spinta fino ai lidi della laguna veneta. Il condottiero si sarebbe spinto ancor più in là risalendo il corso del fiume Medoacus Major, l’attuale Brenta, saccheggiando alcuni villaggi padovani. Della località parla anche Marziale; Vitruvio e Strabone informano sulla agiatezza economica goduta dalle popolazioni dell’estuario durante la dominazione romana.
Con la decadenza dell’Impero Romano iniziarono le invasioni barbariche che sconvolsero le popolazioni: si ricordano le azioni di Degli ungari, di Pipino ed Ezzelino che furono le più devastanti. Alle razzie barbariche si aggiunsero le disastrose piene del Brenta, che compromisero ancor di più le condizioni di vita, e alle quali si cercò di far fronte con tagli e scavi di nuovi corsi d’acqua. Mira nasce nel Medioevo con i barcaroli che collegavano la Riviera del Brenta a Venezia. Il suo nome originale era Cazoxana, ma poi le venne dato l'attuale nome ripreso dalla più famosa Mira patria di San Nicolò (in Turchia), protettore della gente che va per acque interne. Nome quindi adatto per un paese di barcaroli. Il traffico commerciale non ha avuto cedimenti neanche con la caduta della Serenissima Repubblica di Venezia: rimasero sempre attivi i commerci con Padova e tutti gli altri paesi limitrofi e c'erano già i trasporti pubblici su barca sia diurni che notturni.
Intorno al 1142 i Padovani operarono un taglio sul fianco sinistro del Brenta provocando una diversione delle acque verso il territorio di Sant’Ilario, sede dell’importante abbazia benedettina. Questa era sorta agli inizi dell’800 per opera appunto dei benedettini, su un terreno lasciato in donazione dai dogi Angelo e Giustiniano Partecipazio, divenendo in breve tempo un centro di attività di bonifica dei territori paludosi, di incremento agricolo, di caccia e di pesca.Ma il monastero era destinato a decadere a causa dei continui scontri tra Veneziani e Padovani che se ne contendevano il possesso poiché veniva a trovarsi in una posizione di confine.
Nel 1250 venne preso da Ezzelino, nel 1375 dai Carraresi. Dopo la guerra di Genova (1379) fu definitivamente abbandonato e invaso dalle acque. I contrasti tra Padova e Venezia terminarono definitivamente verso la metà del ‘500 dopo che Venezia riuscì ad avere la meglio e ad eleggere un provveditore per l’amministrazione di questa parte di terraferma; la sede della Provveditoria si trovava nell’attuale Piazza Mercato-Gambarare. Dalla metà del XVI secolo si iniziò la costruzione di ville, barchesse e oratori per opera di architetti famosi quali Palladio e Longhena, che seppero realizzare quelle case di villeggiatura decantate come oasi di serenità nell’amena campagna lungo il fiume.
Tutto questo termina con la decadenza di Venezia. L’occupazione straniera, francese e austriaca, segna un inesorabile declino economico e culturale. E tuttavia si ha proprio in questo periodo l’avvio di una attività industriale, ancora elementare, caratterizzata da impianti per la produzione di candele e sapone, per la marinatura delle anguille, da fabbriche di laterizi e da numerose lavanderie.Nel 1866 il Veneto e con esso Mira è annessa all’Italia, e nell’anno seguente i tre Comuni di Mira, Oriago, Gambarare, si fondono in uno solo, che assume il nome di Mira: da qui lo stemma Comunale con le tre corone, simbolo dei tre precedenti Comuni.
Lo storico Tito Livio parla di una flotta greca comandata dallo spartano Cleonimo che intorno al 302 a.C. si sarebbe spinta fino ai lidi della laguna veneta. Il condottiero si sarebbe spinto ancor più in là risalendo il corso del fiume Medoacus Major, l’attuale Brenta, saccheggiando alcuni villaggi padovani. Della località parla anche Marziale; Vitruvio e Strabone informano sulla agiatezza economica goduta dalle popolazioni dell’estuario durante la dominazione romana.
Con la decadenza dell’Impero Romano iniziarono le invasioni barbariche che sconvolsero le popolazioni: si ricordano le azioni di Degli ungari, di Pipino ed Ezzelino che furono le più devastanti. Alle razzie barbariche si aggiunsero le disastrose piene del Brenta, che compromisero ancor di più le condizioni di vita, e alle quali si cercò di far fronte con tagli e scavi di nuovi corsi d’acqua. Mira nasce nel Medioevo con i barcaroli che collegavano la Riviera del Brenta a Venezia. Il suo nome originale era Cazoxana, ma poi le venne dato l'attuale nome ripreso dalla più famosa Mira patria di San Nicolò (in Turchia), protettore della gente che va per acque interne. Nome quindi adatto per un paese di barcaroli. Il traffico commerciale non ha avuto cedimenti neanche con la caduta della Serenissima Repubblica di Venezia: rimasero sempre attivi i commerci con Padova e tutti gli altri paesi limitrofi e c'erano già i trasporti pubblici su barca sia diurni che notturni.
Intorno al 1142 i Padovani operarono un taglio sul fianco sinistro del Brenta provocando una diversione delle acque verso il territorio di Sant’Ilario, sede dell’importante abbazia benedettina. Questa era sorta agli inizi dell’800 per opera appunto dei benedettini, su un terreno lasciato in donazione dai dogi Angelo e Giustiniano Partecipazio, divenendo in breve tempo un centro di attività di bonifica dei territori paludosi, di incremento agricolo, di caccia e di pesca.Ma il monastero era destinato a decadere a causa dei continui scontri tra Veneziani e Padovani che se ne contendevano il possesso poiché veniva a trovarsi in una posizione di confine.
Nel 1250 venne preso da Ezzelino, nel 1375 dai Carraresi. Dopo la guerra di Genova (1379) fu definitivamente abbandonato e invaso dalle acque. I contrasti tra Padova e Venezia terminarono definitivamente verso la metà del ‘500 dopo che Venezia riuscì ad avere la meglio e ad eleggere un provveditore per l’amministrazione di questa parte di terraferma; la sede della Provveditoria si trovava nell’attuale Piazza Mercato-Gambarare. Dalla metà del XVI secolo si iniziò la costruzione di ville, barchesse e oratori per opera di architetti famosi quali Palladio e Longhena, che seppero realizzare quelle case di villeggiatura decantate come oasi di serenità nell’amena campagna lungo il fiume.
Tutto questo termina con la decadenza di Venezia. L’occupazione straniera, francese e austriaca, segna un inesorabile declino economico e culturale. E tuttavia si ha proprio in questo periodo l’avvio di una attività industriale, ancora elementare, caratterizzata da impianti per la produzione di candele e sapone, per la marinatura delle anguille, da fabbriche di laterizi e da numerose lavanderie.Nel 1866 il Veneto e con esso Mira è annessa all’Italia, e nell’anno seguente i tre Comuni di Mira, Oriago, Gambarare, si fondono in uno solo, che assume il nome di Mira: da qui lo stemma Comunale con le tre corone, simbolo dei tre precedenti Comuni.
Dante Alighieri nel "Purgatorio" della "Divina Commedia" descrivendo l'agguato e quindi la morte di Jacopo del Cassero (cap. V, vv.79-84):
Ma s'io fosse fuggito inver la Mira,
quando fu' sovragiunto ad Orïaco,
ancor sarei di là dove si spira.
Corsi al palude, e le cannucce e 'l braco
m'impigliar sí ch'i' caddi; e lí vid'io
de le mie vene farsi in terra laco».
Dante prende ispirazione proprio dall'ambiente selvaggio e paludoso che era allora Oriago (frazione di Mira).
"Si
vede la Mira, si
piena di Palazzi e d'altre Case, che si rende oggetto dell'ammirazione" e tra queste "la suntuosa machina del N.H. Pisani che serví d'alloggio
ad Enrico III nel passaggio che fece da quello di Polonia al trono di
Francia" e "continuando
l'occhio a godere fino ai Confini della Mira, apparisce Oriago, villa parimenti
adornata da ambo le parti, bensí per poco tratto di fabbriche, che fanno assai
gratiosa mostra".
Questo scrisse nel 1697 il Padre Vincenzo Coronelli nel "Viaggio dall'Italia all'Inghilterra" per il nuovo sovrano d'Inghilterra Guglielmo d'Orange
Questo scrisse nel 1697 il Padre Vincenzo Coronelli nel "Viaggio dall'Italia all'Inghilterra" per il nuovo sovrano d'Inghilterra Guglielmo d'Orange
LE
VILLE NELLA RIVIERA DEL BRENTA
Le prime ville
sorsero tra la fine del 1400 e gli inizi
del 1500 in
territori dove c’erano forti interessi agricoli e commerciali lungo la
principale via d’acqua, ossia la brenta.
Le ville sorsero
dapprima come casoni perché venezia aveva bisogno di nuovi spazi ed i nobili tra il 1500 e
il1700 edificarono ville progettate spesso
da famosi architetti(come il Palladio).Ecco allora che lungo la Riviera del Brenta sorsero
ville ricche e suntuose e non ereno solo di proprietà di nobili veneziani ma anche di richi
mercanti,notai,avvocati e medici rinomati che spesso ne possedevano anche più
d’una (come la famiglia Pisani).Successivamente le villevennero usate come case
di campagna per villeggiature all’ultima moda e soprattutto queste
villeggiature estive erano occasioni per incontrarsi tra le varie famiglie
nobili e spesso erano un pretesto per organizzare fidanzamenti o matrimoni come
quello importante tra i Loredan di Strà e i Vendramin.
LE VILLE
Hanno una fisionomia
tutta propria eper la loro eterogeneità.Sono una moltitudine, alcune edificate
nel 1400 e successivamente rimodellate.Le ville che sorgono nella riva destra
della Brenta avevano due facciare decorate Le ville sono state per la maggior
parte immortalate dalle incisioni del Costa
e del Coronelli nel 1700.
Le costruzioni
avevano delle parti in comune;Nelle ville progettate dal Sansovino sono
presenti le grandi porte-finestre del
“portego de sora” ossia nella sala centrale del piano nobile era da dove
si affacciavano le signore,il “portego de soto” serviva per i ricevimenti, dal
quale si aprivano quattro stanze,
all’ultimo piano c’era una granda stanza centrale con il finestrone al centro
dell’abbaino.Al di fuori della casa padronale c’erano spesso due Barchesse dove
alloggiava la servitù e dove erano collocate le stalle, i magazzini. Il
giardino molto suntuoso e vasto con piante rare, rivoli artificiali d’acqua e
spesso veri e propri laghetti in miniatura, colombaie, cedraie i Broli
(frutteti e vigneti) e le ghiacciaie queste venivano cosrtuite sottoterra dove
veniva posto il ghiaccio o l’acqua fredda per conservare i cibi più a lungo
LE VILLE DI MIRA e
GAMBARARE
Le ville più importanti sorte tra la fine
del 1400 e la fine del 1500 ancora esistenti sono:
Malcontenta
VILLA FOSCARI 1518
Mira
VILLA DONADOLO CONTARINI POI LABIA 1518
VILLA CONTARINI –PISANI detta DEI LEONI
1566
VILLA CORBELLI 1518
VILLA ALESSANDRI 1520
VILLA VENIER 1448
VILLA BEMBO 1537
VILLA BARDENIGO BERTOCCHI 1581
VILLA QUERINI 1537
VILLA CAPELLO(distrutta) 1566
VILLA VALIER 1537
Gambarare
VILLA STELLA-GARDENIGO 1581
PALAZZO DELLE GAMBARARE 1537 (sede del
Provveditorato e Registro dei contenti)
DI SEGUITO LE TRE VILLE PIU' FAMOSE ED IMPORTANTI DEL TERRITORIO.
VILLA FOSCARI (MALCONTENTA) Riva Destra
La
villa è opera del Palladio e si è conservata nella sua strittora originale.Questa
villa è il simbolo della bonifica delle terre: quando ancora questa zona
(allora della podesteria di Gambarare e ora del Comune di Mira) era paludosa,
venne edificata questa villa per Nicolò Foscari che nel 1555 sposò Elisabetta
Dolfin, vedova di un Pisani. Quando nel 1560 Nicolò Foscari giunse la villa doveva essere già
finita.Nella mappa territoriale del 1563 si vede per la prima volta una
"Villa Foscari".
Attorno alla villa si sviluppò la vita di un paese, e i contadini facevano i loro affari nella piazza adiacente alla villa, che però ora non esiste più.
Nel 1800 la villa, passata agli eredi e poi venduta, rimane abbandonata e deperisce in fretta, specialmente gli affreschi che vengono anche in parte asportati. Solo all'inizio del '900 cominciano i restauri da parte di privati ma anche dagli enti statali.
All'esterno colpisce la loggia, con capitelli di ordine ionico, dalla quale parte una cornice che fa tutto il giro della villa.
La villa è alzata più del solito (undici piedi invece di cinque, scrisse Palladio) e permette così la sistemazione delle cucine a altre stanze al pian terreno, così da lasciare liberi gli altri due piani per i proprietari. Le stanze sono fatte "in volto", cioè hanno i soffitti arcuati: quella centrale, a forma di croce, ha il volto a crocera, quelle laterali hanno il volto a cupola.
Nel salone gli affreschi mitologici allegorici sono di Giambattista Zelotti (1526-1578): è dipinta la storia di Astrea (la figlia di Giove lasciata sulla terra) e la fine dei tempi d'oro, poi sulle pareti tra le colonne ioniche volute dal Palladio sono raffigurate le stagioni. Questi affreschi sono purtroppo molto rovinati. Le stanze laterali sono state affrescate da Battista Franco, detto Semolei (circa 1510-1561), stimato dal Palladio e per il quale egli aveva già lavorato.Semolei cominciò a dipingere la Caduta dei Giganti ma morì prima di completare l'opera.
Il lavoro fu finito dallo Zelotti, che affrescò anche la stanza accanto dedicata a Bacco. Altre stanze sono state dedicate al mito di Aurora e a quello di Prometeo, mentre le due a sud, dedicate alla Fama e al Tempo, sono ben conservate.
Attorno alla villa si sviluppò la vita di un paese, e i contadini facevano i loro affari nella piazza adiacente alla villa, che però ora non esiste più.
Nel 1800 la villa, passata agli eredi e poi venduta, rimane abbandonata e deperisce in fretta, specialmente gli affreschi che vengono anche in parte asportati. Solo all'inizio del '900 cominciano i restauri da parte di privati ma anche dagli enti statali.
All'esterno colpisce la loggia, con capitelli di ordine ionico, dalla quale parte una cornice che fa tutto il giro della villa.
La villa è alzata più del solito (undici piedi invece di cinque, scrisse Palladio) e permette così la sistemazione delle cucine a altre stanze al pian terreno, così da lasciare liberi gli altri due piani per i proprietari. Le stanze sono fatte "in volto", cioè hanno i soffitti arcuati: quella centrale, a forma di croce, ha il volto a crocera, quelle laterali hanno il volto a cupola.
Nel salone gli affreschi mitologici allegorici sono di Giambattista Zelotti (1526-1578): è dipinta la storia di Astrea (la figlia di Giove lasciata sulla terra) e la fine dei tempi d'oro, poi sulle pareti tra le colonne ioniche volute dal Palladio sono raffigurate le stagioni. Questi affreschi sono purtroppo molto rovinati. Le stanze laterali sono state affrescate da Battista Franco, detto Semolei (circa 1510-1561), stimato dal Palladio e per il quale egli aveva già lavorato.Semolei cominciò a dipingere la Caduta dei Giganti ma morì prima di completare l'opera.
Il lavoro fu finito dallo Zelotti, che affrescò anche la stanza accanto dedicata a Bacco. Altre stanze sono state dedicate al mito di Aurora e a quello di Prometeo, mentre le due a sud, dedicate alla Fama e al Tempo, sono ben conservate.
IL FANTASMA DELLA MALCONTENTA
La storia del fantasma della Malcontenta risale al 1555 quando Nicolò Foscari sposò la bella Elisabetta Dolfin.
La loro unione non fu affatto semplice, a causa delle presunte
infedeltà e inquietudini sentimentali della donna. Il marito esasperato,
dalle continue voci sui tradimenti della moglie, prese una decisione
drastica: fece esiliare la moglie nella villa appena costruita.La giovane donna visse i suoi ultimi trant’anni della sua vita in una sorta di clausura, anche se ogni giorno proclamava la sua innocenza. I veneziani, dopo questa triste storia, ribattezzarono Elisabetta “La Malcontenta”, da cui la villa prende il nome.
Secondo la leggenda, dopo la morte della donna il suo fantasma è stato visto aggirarsi nelle stanze della villa, in particolare nella stanza di Armida (cosi chiamata per le due grandi statue al suo interno, raffiguranti Armida e Rinaldo) e nel giardino posteriore. Il fantasma della Malcontenta ha le sembianza di una donna bellissima, dalla pelle pallida e i capelli rossi, che indossa un lungo avito nero molto elegante e scollato. Spesso la figura è nitida (per il suo grande attaccamento alla vita terrena) tanta da sembrare una persona viva, altre volte si tratta di una immagine evanescente, uno spirito che fluttua nell’aria.
La Villa Malcontenta è una residenza privata, è possibile visitarla tutti i giorni tranne il lunedì, dalle 9:00 alle 12:00.
VILLA CONTARINI, «DEI LEONI»
Riva Sinistra
La Villa Dei Leoni fu costruita nel 1566 di proprietà della famiglia dei Contarini, fu restaurata quando arrivò nelle mani di Federico Contarini che nel 1555 sposò giovanissimo Lucrezia Mocenigo, anche lei di di famiglia dogale. Federico fu un personaggio ricco, potente ed intrasigente. L'aspetto esterno della villa dovrebbe sempre essere stato quello attuale, con la rigorosa squadratura cinquecentesca. La villa non ha particolarità come quella del Palladio, ma è costruita secondo i dettami della praticità, con volumi ben proporzionati.
Le modifiche alla villa non sono registrate con esatezza. Quando passò ai Pisani forse venne aggiunto il piano sottotetto e gli abbaini. Forse risalgono al seicento anche le fasce marcapiano, e non si può escludere che la villa fosse esternamente affrescata. La scala attuale che da verso il Brenta non è quella originale, che doveva essere semicircolare (come si può notare dalle stampe del Coronelli nel 1710 e dal Volkamer nel 1712). Fu rifatta rettangolare, così come la vediamo nella stampa del Costa del 1750, per poi essere ancora modificata nell'800 quando vennero aggiunti i due Leoni reggiscudo (da cui deriva il nome della villa) che furono poi venduti e quindi rifatti.
Gian Battista Tiepolo affrescò lla villa quando all'epoca dei Contarini qui si soffermò il futuro Re di Francia Enrico III. Il Tiepolo sostituì ai Contarini le figure dei Pisani Nel 1893 la villa passò al collezionista francese Edouard André che ottenne il permesso di asportare gli affreschi del Tiepolo e di portarseli in Francia . La villa è circondata da mura, aveva un ampio giardino, una cappella e barchesse.
L'elegantedi grandi dimensioni, in rapporto alle abitudini del tempo, cappella gentilizia è stata restaurata dopo i danni subiti con il terremoto del 1976. Il giardino esteso è famoso per le essenze rare, è ora un giardino pubblico aperto durante il giorno. La Barchessa è invece da qualche anno un teatro.
VILLA CONTARINI
VILLA VENIER
La fu probabilmente terminata nelil 1660. Inizialmente era separata dalle due barchesse (le stanze che le collegano dono dell'800) e non aveva l'abbaino ma due pinnacoli. La facciata verso il giardino era quasi uguale alla principale: conserva i balaustri in pietra originali, ha due canne fumarie, non ha le teste in chiave d'arco sulle finestre.
BIBLIOGRAFIA
-Alessandro
Baldan, VILLE DE VENETI
- MARIO
POPPI , GAMBARARE ED IL SUO TERRITORIO
- S.M.S
g.LEOPARDI MIRA LA
STORIA IN VILLA
- COSTA E
G.V CORONELLI STAMPE
-
G.Fogolari, la protostoria delle venezie.
- -Corpus inscriptionum latinaru,
- A.Biscardi, Fulgur conditum.
- A.
Mastrocinque, Santuari e Divinità dei paleoveneti.
- Appunti di
università e parti tratte dalla mia tesi di laurea.







