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Antica cartomanzia Veneziana, curiosità e segreti.



Cari lettori e care lettrici,
l’articolo che vi propongo qui di seguito è diverso dal mio solito lavoro di ricerca storico-archeologico sul territorio e si avvicina maggiormente a quel bacino di usi e credenze popolari venete a cui attingo spesso. Ringrazio pubblicamente le amiche e gli amici che mi hanno spronata su Facebook a scriverlo!


Vi parlo del “FAR LE CARTE” alla Veneziana, cioè delle usanze e delle curiosità riguardanti l’arte antica della cartomanzia che in quel della città lagunare si è storicamente diffusa in modo semplice e cristallino, difficilmente adombrata dalle imposizioni cattoliche ed arricchita da molti aspetti esoterici ed esotici tipici di una capitale mondiale del commercio marittimo.
Vi racconterò alcuni fatti curiosi, che ho potuto apprendere da chi mi ha personalmente insegnato a praticare quest’arte, tuttavia però dovrete accontentarvi di una parte, altrimenti dove si nasconderebbe il fascino della segretezza e della Tradizione?

“ Se ga da usar le carte da scoà…” Si devono usare le “carte da scopa, briscola, tresette” o più semplicemente gli Arcani Minori del normale mazzo di tarocchi.

“Le carte le se fa le nove de la matina, a mezogiorno, ai do boti e a mezanote” non si fanno il sabato e la domenica, non si fanno nei giorni di Natale e Pasqua, mentre è bene farle “el xorno dei morti el primo de novembre”, il mercoledì ed il venerdì.
Il gioco delle carte  “veneziane” si deve eseguire per sette volte in una lettura e dopo aver compiuto sette precisi passaggi (di cui elencherò solamente il quarto) “basta, non se fa altro par vintiquatro ore, perché le xe calde e le xe calde se le se torna a fa, no le val”, si deve smettere il gioco e riporre il mazzo in un luogo sicuro.

Si prendono dunque le carte, le si mescola e “se ghe dise le so parolete”, ovvero si sussurra al mazzo delle apposite “paroline” che secondo la tradizione sono magiche ed hanno la funzione di caricare il mazzo ed augurare una buona riuscita della lettura. Ogni anziana signora ha “le so parolete” personali e mi è stato assicurato che “sensa le parolete le carte xe megio butarle via tute perché no le val gnente” la lettura risulterà inutile e fallace, (quindi, care signorine, non ci s’improvvisa “cartomanti tradizionali” o peggio “streghe tradizionali” dopo aver letto quest’articolo per piacere…).
Il consultante prende le carte e le divide in tre “monti” cioè tre mucchietti, il cartomante li segna con tre “corni” a croce e s’inizia a svolgerle per sette volte continuative “drio man”  e si guarda sempre dove il significato delle carte va a parare ed in quel punto si va ad insistere.
I sette passaggi sono molto precisi e  non bisogna saltarne neppure uno altrimenti non si può giungere  a quelli principali ovvero il quarto ed quinto.
Nel quarto passaggio “se mete zo le carte” si svolgono le carte scoperte ad una ad una e si formano sette “monti” ognuno con un significato particolare che è curioso mostrarvi : “un monte per lei, uno per lui, uno per la casa, uno per il fuori di casa, uno per chi non si aspetta, uno per chi deve arrivare, uno per chi dev’essere consolato.
In seguito a ciò si fa la “Scala del Diavolo” che porta all’ultimo passaggio che è più un gioco divinatorio, il “Cossa me rispondistu?” una sorta di “si o no” in base al significato intrinseco della carta.
Eh si, perché le carte “da briscola” nel veneziano hanno significati diversissimi dall’uso classico simbolico degli Arcani Minori. Ogni carta, ogni seme ed ogni figura contengono un significato unico e ben preciso, ve ne elenco alcuni affinchè vi siano d’esempio:
Asso di Denari dritto significa “Allegria”, rovescio invece “una novità”;
Asso di Coppe dritto significa “Casa o persone che attendono in casa” mentre rovescio “ Na cosa da gnente, una piccolezza”;
Asso di Spade significa “un grande interesse” mentre l’asso di Bastoni rappresenta “ il viaggio di nozze”.
Di altre carte alcuni pittoreschi significati sono:  Un viaggio notturno, i soldi, il letto, il pensiero dell’amata o dell’amato, la porta, il matrimonio, un desiderio, un cavallo da traino, un ricco, un dispiacere…




Come potete ben notare sia la simbologia che il significato esoterico sono estremamente diversi dalla lettura classica dei Tarocchi e rivolti a risolvere “magagne” problemucci della vita quotidiana, non a dare risposta a domande filosofiche o a “prevedere il futuro”. Erano una sorta di oracolo molto immediato e pratico, utile, volto a dare un consiglio riguardo un dispiacere o un problema di raccolto, riguardo al periodo più adatto per piantare i pomodori o per convolare a nozze, chiedere se fosse più intelligente andar a pescare in laguna o in mar aperto…
Come sempre il popolo veneziano ha saputo esprimere anche in questi “oracoli” casalinghi, antichi e tradizionali la sua anima pratica, lavoratrice ed anche “estrosa”, fantasiosa.

Nelle carte trevigiane, nella serie di assi, 
si trovano stampate delle frasi per i giocatori come se fossero massime morali e come diceva un vecchio proverbio Chi un dì vince e dieci perde alla fin si trova al verde  

Spero abbiate gradito questo mio piccolo omaggio ad una tradizione davvero “segreta” della mia terra.
Se desiderate saperne di più vi raccomando il saggio “ Credenze popolari veneziane” di Domenico Bernoni, tuttavia essendo un testo del 1874 è di difficilissima reperibilità. Mal che vada venite a trovarmi per un caffè.

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