Con il passare degli anni si tende a ritornare alle proprie origini, a ricercare le radici, perchè in fondo esse sono il mezzo per ritrovare la nostra vera essenza...Yves Montand

mercoledì 28 agosto 2024

La "defixio malefica" di Este: stregoneria in un'antica maledizione latina

Fonte dell'immagine: M.S. Bassignano - disegno ricostruttivo della defixio di Este

Fotografia personale - Museo Atestino -2024


Le “defixiones” o “defixionum tabellae” erano delle formule magiche incise su pietra o piombo che venivano scritte con dei particolari stili o chiodi. Le parole e le frasi incise erano particolarmente spietate e complesse , usate per danneggiare i rivali o le rivali nelle più disparate questioni di vita quotidiana (da maledizioni amorose a competizioni sportive, a problemi sul lavoro o contro familiari odiati). Si invitavano divinità infere ad accorrere per portare a termine il maleficio avendo cura di incidere ben chiaro il nome del soggetto o dei soggetti, cui la maledizione era rivolta. Le tavolette venivano infine interrate a livello simbolico in quanto le divinità infere, ctonie, albergano proprio nel sottosuolo. Le “defixionum tabellae” vanno inserite in un contesto più ampio riguardante la magia nel mondo antico e nella cultura italico-romana.

Una volta scelto il supporto adatto (il piombo è un materiale duttile e facilmente inscrivibile oltre ad avere un intrinseco connotato infero) s'incideva il nome della persona da maledire e si aggiungevano formule magiche complesse, pronunciate ad alta voce in reminiscenza di antichi rituali tipicamente orali. Successivamente venivano invocati uno o più esseri divini inferi, delle divinità notturne, sotterranee, oscure e gli esseri mostruosi che popolavano il regno dei morti, o gli Dèi Mani. In alcuni casi, tavolette son state ritrovate all'interno di una figura antropomorfa in argilla che riproduceva le fattezze della persona da maledire, con gambe e braccia legate, testa e piedi rivolti all'indietro. La maggior parte delle “defixiones” son state ritrovate avvolte e piegate intorno alle statuine o legate strette con dei legacci. Caratteristica delle maledizioni era di venire piegate su loro stesse per tre volte e trafitte con un grosso chiodo (spesso lo stesso che era stato utilizzato per incidere il testo). Una volta realizzata la maledizione, il manufatto veniva interrato in una tomba, gettato in un pozzo o in una fontana, lasciato nella terra di un cimitero o addirittura inserito fra le crepe nel muro della casa del malcapitato. Se interrato in una tomba, veniva “affidato” allo spirito del defunto che aveva il compito di “recapitare” la richiesta alle divinità oscure. Le tavolette dovevano percorrere una sorta di “ percorso verso il basso”, pertanto potevano essere anche gettate in mare, nei fiumi o in particolari specchi d'acqua con caratteristiche ctonie quali stagni, paludi e lagune, tutto ciò che le portasse sempre più in basso, verso il mondo dei morti.

Lo stesso linguaggio delle “defixiones” è complesso e spesso incomprensibile ai non addetti ai lavori: infatti si utilizzavano figure retoriche, fonetiche, letterarie per poter rendere più vincolante e potente la maledizione stessa. Spesso si usavano le “ ephésia gràmmata” lettere e parole straniere incomprensibili anche inventate. Potevano trovarsi anche disegni e sigilli legati a particolari divinità infere.

Quali divinità venivano invocate?
Ecate, Diana, i Manes (intesi non come i buoni antenati festeggiati nelle “parentalia”) in questo caso intesi come i “morti antichi”, sconosciuti, ormai dimenticati da tutti che son diventati parte della terra stessa, Persefone (Proserpina), Ermes (Mercurio) Ctonio, Plutone, le Furie, Nemesi, una lunga lista di ninfe dell'acqua e altre divinità a seconda della zona geografica di ritrovamento. Non tutti potevano scrivere le “defixiones”: infatti ci si affidava spesso a delle “striges” delle streghe o maghe che si occupavano di queste pratiche (approfondirò questo tema in futuri articoli).


LA DEFIXIO DI ESTE

Tornando dunque alla prova di stregoneria trovata ad Este, ecco per voi in esclusiva l'analisi del manufatto che ho avuto modo di studiare attentamente.

Si tratta di una laminetta in piombo di 11.5 cm d'altezza per 29.3 cm di laghezza, incisa con uno stilo scrittorio e venne ritrovata, secondo il giornale di scavo, nella sepoltura nr. 61 a Este (Padova), contrada Caldevigo, fondo Rebato (den. Campo Alto al Cristo). Il manufatto fortunatamente è rimasto a Este, nella sua sede d'origine e potete ammirarlo presso il Museo Nazionale Atestino, (numero inv. 14309).

Evidenti sono i fori lasciati dal chiodo con cui era stata inchiodata dopo essere stata avvolta su se stessa tre volte. Il testo è stato scritto suddividendolo in tre colonne, due orizzontali centrali e la finale in verticale per utilizzo dello spazio disponibileQuesto è il testo della tavoletta come riportato dall'EDR ( riferimento epigrafico EDR072740 )


COLONNA I
+ Privatum Camidium,
Q(uintus) Praesentius Albus,
Secunda uxor Preasenti,
T(itus) Praesentius,
Maxsuma(:Maxima) T(iti) Praesenti uxor,
C(aius) Arilius,
C(aius) Arenus,
Polla Fabricia,
L(ucius) Allius,
10 L(ucius) Vassidius Clemens,


COLONNA II
Prisca [u]xor Vassidi,
Monimus Acutius,
Ero[tis] Acutia,
C(aius) Pro[---] Damio l(ibertus?).
Si quis [i]nimicus, inimi[ca],
adve[r]sarius, hostis, Orce
pater, [P]roserpina cum tuo Plutone,
tibi trado ut tu ilu(:illum)
mit[t]as et deprem[as].(:deprimas)


COLONNA III
Tradito tuis
canibus tricipitibus
et bicipitibus ut eripia(nt)
capita, cogitat(iones?), cor
in tuom(:tuum) gemini[---?]+
r[ecipia]nt ilos(:illos) [---],


Altre due “defixiones” interessanti si trovano anche al Museo Archeologico di Altino ma ve ne parlerò in maniera approfondita in un altro articolo.

TESTO COPERTO DA COPYRIGHT E DIRITTO D'AUTORE. OGNI UTILIZZO IMPROPRIO VERRA' PERSEGUITO A NORMA DI LEGGE.

COPYRIGHT: ELENA RIGHETTO 

BIBLIOGRAFIA

  • Chiarini, S.: Devotio malefica. Die antiken Verfluchungen zwischen sprachübergreifender Tradi-ion und individueller Prägung, Stuttgart 2021.

  • Cfr. E. Zerbinati, Edizione archeologica della Carta d'Italia al 100.000. Foglio 64, Rovigo, Firenze 1982, pp. 214-216, nr. 2 (sul luogo di rinvenimento).
    SupplIt, 15, 1997, pp. 151-155, nr. 7, con foto e facsimile (M.S. Bassignano) - 1997

  • A. Kropp, Defixiones. Ein aktuelles Corpus lateinischer Fluctafeln, Speyer 2008, nr. 1.7.2/1

  • cfr. D. Urbanova, Latin Curse Tablets of the Roman Empire, Innsbruck 2018, pp. 119-120 (testo), 238 (traduzione), 443, nr. 38 (appendix)

  • Foti C. : “ Defixiones. Le tavolette magiche dell'antica Roma” - I taccuini del mistero, Eremon edizioni, 2014.

 

domenica 25 agosto 2024

La "sacerdotessa-guerriera" dei Veneti Antichi: un unicum misterioso

 


Appunti personali e analisi del manufatto a cura della dott.ssa Elena Righetto

Appunti tratti  dal convegno: " Writing and Religious Traditions in the Ancient Western Mediterranean - Aula Magna Silvio Trentin, Cà Dolfin- Evento finale del progetto SPIN coordinato dal prof. Calvelli SaInAT-Ve. Sacred Inscriptions from the Ancient Territory of Venetia.

IL CONTESTO DEI BRONZETTI RITUALI - Cà Foscari, 24-11-2023 Intervento di A.R.Serafini e L.Zaghetto.  (APPUNTI TRATTI DAL CONVEGNO ) 

"Nel santuario di Vicenza Piazzetta San Giacomo son stati rinvenuti elementi militari, in successione diacronica che indica l'utilizzo continuo dell'area di culto dedicata ad azioni religiose militari per secoli. Presenza di laminette numerose. Cortei religiosi di uomini in armi seguiti da un corteo femminile aventi attributi sacerdotali (capo ammantato, situle, strumenti religiosi rituali nelle tasche o nella cintura quali chiavi, pugnali, fusi). Nel passaggio del rituale dal singolo alla collettività, le figure femminili hanno un peso uguale agli uomini anche numericamente. Presenza di immagini realistiche quindi una sorta di "fotografia" della cerimonia rituale. Presenza altresì di laminette raffiguranti giovani uomini e poche ragazze nudi ad indicare il rito di passaggio. In comunione con i santuari di Este troviamo la presenza di scene sacrificali guidate da sacerdoti maschi aventi in mano l'ascia bipenne e/o la spada mentre non è presente l'immagine dell'animale sacrificato o la scena dell'uccisione in se. Sempre ad Este troviamo donne dedicate al culto sacro aventi o gli strumenti rituali in tasca o il bastone ricurvo (del comando) in mano. Non vi è la rappresentazione dell'immagine della divinità. Ad Este (santuario di Meggiaro) troviamo la presenza di ritualità iniziatica solamente maschile con la presenza di militari a cavallo, mentre a Vicenza (Piazzetta San Giacomo) troviamo le succitate parate sacre di uomini e donne assieme, gli uomini con i soli attributi guerreschi addosso (armi, elmo, gonnellino) mentre le donne vestite, ammantate, con gli attributi citati prima, aventi grandi fibule in mano e/o bastoni del comando. Solo a Vicenza troviamo laminette con raffigurazioni volte a destra e non verso sinistra e la presenza di un unico personaggio barbuto con valore sacerdotale. Sempre a Vicenza le donne in ambito sacro sembrano portare un disco solare o una palla in mano. (?) Presenza di un hapax ritraente una donna con l'elmo in contesto di combattimento (...)"



PROPOSTA INTERPRETATIVA ED ANALISI - a cura di Elena Righetto - 

A Vicenza (conservato ora al Museo di Este) è stato ritrovato un bronzetto venetico, un hapax, inserito attualmente fra altri bronzetti ritraenti donne e devote oranti, ed è rimasto quasi silenzioso e poco in in vista per anni .

Il manufatto bronzeo ritraente una donna con l'elmo, è una scoperta eccezionale nell'archeologia del Veneto Antico perché  è indicante in ambito rituale, circoscritto, limite, minoritario, la probabile ( non certa) presenza di  culti iniziatici di stampo "spartano".  Pur essendo questo bronzetto un unicum ( il termine "hapax" nel linguaggio archeologico e filologico s'intende una parola, un'espressione scritta o un manufatto che in un determinato contesto appare un'unica volta ed è fondamentale nell'analisi statistica dei fenomeni di studio) è d'importanza cruciale che apre agli studiosi un mondo di nuove domande e analisi storiche.

Nel contesto del Veneto antico e per la precisione all'interno del Santuario militare di Vicenza, era data anche ad alcune donne la possibilità di combattere? Ma questo tipo di combattimento non si può caratterizzare in un contesto prettamente bellico bensì è più probabile in un contesto di "combattimento rituale". L'hapax in questione rappresenta appunto una giovane donna, atletica, tornita, abbigliata solo con una lunga gonna stretta in vita che ne esalta le forme femminili, stivali ed elmo, il seno è scoperto e le braccia evidenziano una muscolatura prettamente femminile seppur evidente. La posizione delle mani non indica la gestualità tipica della devota offerente, induce piuttosto a pensare che la donna tenesse nelle mani chiuse a pugno due oggetti oblunghi (bastoni o spade), in posizione di rilassamento prima di un combattimento. L'analogia con alcuni " giochi di abilità" che venivano svolti nell'antichità in contesto di ludi simposiali o funebri è immediata, quale l'abilità del dimakeiron o doppia spada. I ludi ebbero sempre un carattere più di esibizione che di competizione in quanto ludus significa gioco, quindi, allenamento o anche luogo di esercizio, come si legge nelle Saturae di Orazio (1.6.72).Essi si distinguevano in straordinari e ordinari in base alla loro periodicità, e avevano origine pubblica o privata se prevalentemente periodici, o se prevalentemente legati a circostanze occasionali di carattere funerario o accompagnavano convivi. I ludi conservarono il loro carattere sacro ma dai ludi pubblici sacri, si distinsero i ludi funebres privati, celebrati in onore dei defunti di alta posizione sociale. Dei ludi venetici e delle gare di abilità, quali il famoso "pugilato con i manubri" vi è alta attestazione nelle situle istoriate e nella letteratura latina abbiamo numerosi esempi e fonti della presenza di "gladiatrices" donne gladiatrici, per non dimenticare la attività atletiche a cui le donne spartane erano avvezze.

Quindi, in accordo con le analisi delle Serafini e di Zaghetto, si può fortemente ipotizzare la presenza di culti "iniziatici" guerresco-sacerdotali a cui era dato limitato e circoscritto accesso anche alle donne in particolari condizioni sociali o religiose, di cui però ancora restano un mistero le modalità e le finalità.

ELENA RIGHETTO  

- dedico quest'articolo a Verbena e Pentesilea - 

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martedì 13 agosto 2024

13 agosto– 15 agosto: Nemoralia, festa di Diana in Italia e nel Veneto.

I Nemoralia (conosciuti anche come Festa delle Torce o Festival di Diana) sono una festività celebrata dagli antichi romani, della durata di tre giorni, durante le Idi di Agosto (13- 15 Agosto) in onore della dea Diana, la chiesa cattolica ha adattato quei giorni di calendario alla Festa dell'Assunzione di Maria come ci ricorda Stazio

 "È la stagione in cui la parte più cocente dei cieli sovrasta la terra e prende possesso del suolo, e Sirio, della costellazione del Cane Maggiore, così spesso colpito dal sole di Hyperio, brucia i campi ansimanti. È questo il giorno in cui il boschetto di Ariccia, grato ai re fuggitivi, diventa di fumo, e il lago, sapendo della colpa di Ippolito, brilla del riflesso di una moltitudine di torce; Diana stessa agghinda di ghirlande i cani da caccia che lo meritano e ripulisce la punta delle frecce e lance, e concede, agli animali selvatici, di stare al sicuro, e tutti gli Italiani dal focolare virtuoso celebrano le Idi Hecateane." 

Stazio Silv. 3.I.52-60 


Stazio celebrò la natura triplice della dea Diana attraverso le immagini del divino (la stella-cane Sirio), della terra (il boschetto stesso) e degli inferi (Ecate). Suggerì anche, dall' addobbare dei cani e il ripulire delle lance, che nessuna caccia era autorizzata durante il festival delle torce. I cani da caccia erano simbologia particolarmente importante delle celebrazioni: simboleggiano la tutela e protezione che Diana dona a coloro che si affidavano alle sue cure. Addobbati di ghirlande, partecipavano alle celebrazioni invece che essere a caccia, simboleggiano appunto che nessuna battuta di caccia poteva avere luogo in questo momento sacro. Rappresentava anche un altro ideale: la protezione concessa da Diana riguardava tutti, non solo le persone ma anche la natura e gli animali. In questo giorno, i fedeli formavano una processione di torce e candele attorno alle acque dei laghi sacri, dopo essersi lavati e adornati i capelli con corone di fiori, era il giorno di riposo per le donne e gli animali. 


In Veneto abbiamo il bronzetto di Diana venatrix, o Diana cacciatrice: protesa nella corsa, ritratta nell’istante in cui si appresta a colpire, perfettamente bilanciata sulle gambe, e con il braccio sinistro che si tende ad impugnare l’arco mentre il destro è piegato all’indietro nell’atto di estrarre una freccia dalla faretra. L’eleganza della figura si coglie anche nei dettagli, dal diadema a mezzaluna in argento che arricchisce la capigliatura raccolta a formare uno chignon, all’ovale preciso del volto (...). Gli endromìdes, alti calzari in pelle ferina, sono resi con dettaglio quasi miniaturistico. Diana o Artemide Etolica nel Veneto venne sincretizzata Reitia, a Lei erano sacri i Luci, i boschetti consacrati. ( ... )


Continua su : Calendario tradizionale Veneto pagano di Elena Righetto per Intermedia Edizioni 

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NB: a causa di furto e uso improprio delle mie immagini sono costretta ad inserire il banner da oggi in poi nel materiale di mia proprietà intellettuale. So che è orribile a vedersi  ma non ho altre alternative. Grazie per la comprensione.

Diana Venatrix - Museo Archeologico di Venezia