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La Storia d'Armi dei Veneti Antichi - dalla Societas con Roma alla Difesa della Venetia

Lamina votiva (ricostruzione) Lamine di questo tipo, realizzate a sbalzo o a stampo e in genere di dimensioni minori, erano appese come doni votivi nei santuari all’aperto degli antichi Veneti; periodicamente, per fare spazio, si scartavano le lamine più vecchie, che, in quanto oggetti sacri, venivano deposte in fosse votive, a volte dopo essere state accuratamente ripiegate, come testimoniano le linee di piegatura presenti anche sulla nostra lamina. L’analisi dello scudo di tipo celtico e soprattutto dell’elmo con paranuca consente di attribuire la lamina al I secolo a C. È a metà di questo secolo, nel 49 a.C., che gli abitanti del Veneto, e di tutta l’Italia settentrionale, ottennero la cittadinanza romana.
Questa lamina in bronzo è la ricostruzione di un ex voto offerto nei santuari all’aperto degli antichi Veneti. Quando lo spazio nei luoghi di culto si esauriva, i doni più antichi venivano sepolti ritualmente in fosse sacre, spesso ripiegati su se stessi come rivelano i segni di piegatura ancora visibili. L’iconografia dell’armamento raffigurato permette di datare l’esemplare al I secolo a.C., periodo storico cruciale in cui gli abitanti del Veneto ottennero la cittadinanza romana (49 a.C.). - MUSEI ALTO VICENTINO


La storiografia latina attribuisce le origini storiografiche e militari del popolo dei Veneti a un preciso evento mitico-migratorio successivo alla caduta di Troia. Tito Livio, storico patavino d'età augustea, fornisce nel primo libro delle sue Ab Urbe Condita Libri la narrazione fondativa dell'insediamento nella pianura padano-veneta:

«Antenorem cum multitudine Enetum... venisse in intimum mari Hadriatici sinum; Euganeisque, qui inter mare Alpesque incolebant pulsis Enetos Troianosque eas tenuisse terras...»
(Tito Livio, Hist. Liber, I, 1)

Secondo il passo liviano, il primo «fatto d'arme» documentato dalla tradizione letteraria coincide con l'occupazione della regione euganea: l'uso della forza fu necessario per spingere le popolazioni indigene (gli Euganei) verso i rilievi montani ed occupare le fertili terre pianeggianti. Sebbene la ricerca archeologica moderna propenda per una progressiva penetrazione culturale e demografica lungo le vie fluviali anziché per un'improvvisa conquista, il testo testimonia la precoce radice di un'identità territoriale definita.

Fino al V secolo a.C., la regione fu teatro della prima massiccia «invasione» celtica. Le iniziali tensioni tra i Veneti e le tribù galliche sfociarono in scontri di notevole entità, documentati dai corredi funerari con armi rinvenuti nelle necropoli atestine ed altinati. I Celti, forgiatori ed esperti della lavorazione del ferro, diffusero modelli di armamento di grande efficacia, ben presto assimilati e rielaborati dalle maestranze venete.


GRUPPO STORICO - VENETIA VICTRIX - LIVING HISTORY E ARCHEOLOGIA SPERIMENTALE VENETI ANTICHI 

1. L'Alleanza con Roma e le Guerre Galliche (390 - 225 a.C.) 

La costante minaccia gallica portò i Veneti a sviluppare un'intensa preparazione militare e una naturale convergenza strategica con la nascente potenza romana. Nel 390 a.C., durante il drammatico assedio di Roma condotto dai Galli Senoni di Brenno, i Veneti esercitarono una fortissima pressione militare nelle retrovie galliche in Pianura Padana, inducendo gli invasori a sciogliere l'assedio e a ritirarsi.
La condizione di costante allerta delle popolazioni venete è sintetizzata da Polibio:
«...semper autem eos in armis accolae Galli habebant...»
(Polibio, Storie)

L'organizzazione difensiva veneta diede prova di grande efficacia nel 302 a.C., quando il principe e condottiero spartano Cleonimo giunse «ad litora venetorum» e risalì il fiume Medoaco (l'attuale Brenta) con l'intento di saccheggiare i villaggi della pianura. Nonostante l'impiego di imbarcazioni leggere per trasferire i soldati a terra, i Veneti reagirono prontamente intercettando la flotta, sbaragliando gli invasori e costringendoli alla fuga. A questa battaglia si riallaccia probabilmente la stipe votiva di Lova di Gambarare (Mira), contenente bronzetti di guerrieri e cavalieri dotati di lancia.

CAMPO STORICO - VENETIA VICTRIX - ARCHEOLOGIA SPERIMENTALE E LIVING HISTORY - FOTO RICCARDO TREVISAN

Nel 225 a.C., di fronte all'avanzata della coalizione celtica composta da Insubri, Boi e Gnesati, i Veneti sancirono un formale patto di alleanza con Roma e con i Galli Cenomani. Polibio (Storie, II, 23-24) ricorda l'invio di un contingente di circa 20.000 armati veneti, il cui apporto fu decisivo per dividere le forze celtiche e riportare la vittoria nella battaglia di Talamone.

2. Dalla Fratellanza d'Armi alle Guerre Civili Romane (216 - 42 a.C.) 

Durante il secondo conflitto punico (218-201 a.C.), pur mantenendo una prudente neutralità ufficiale dopo il disastro di Cannae, numerosi guerrieri veneti combatterono come volontari ed ausiliari al fianco delle legioni romane. Silio Italico ricorda i soldati provenienti dalle terre dell'Adige («Athesi circumflua») e l'eroismo del patavino Pediano. Nel 186 a.C., la stabilità della regione fu nuovamente insidiata dall'incursione dei Galli Transalpini, penetrati nel Friuli per fondare un insediamento nei pressi dell'attuale Medea. Tito Livio descrive così l'avvenimento:

«Eodem anno Galli Transalpini transgressi in Venetiam sine populatione aut bello haud procul inde ubi nunc Aquileiae est, locum oppidum condendo ceperunt.»
(Tito Livio, Hist. Liber, XXXIX, 22)

L'intervento del console M. Claudio Marcello scacciò gli intrusi e spinse il Senato romano a fondare nel 181 a.C. la colonia di Aquileia, avamposto strategico a protezione dell'Italia nord-orientale.
Nel I secolo a.C., l'integrazione militare divenne totale. Inscrizioni su ghiande missili rinvenute ad Ascoli Piceno attestano la partecipazione di un contingente opitergino (OPTERGN) alla Guerra Sociale dell'89 a.C. Durante la guerra civile tra Cesare e Pompeo, nel 48 a.C., la coorte di Opitergium guidata da C. Volteio Capitone entrò nel mito: accerchiati su zattere lungo le coste dalmate dai pompeiani e dagli Istri, i soldati opitergini preferirono uccidersi reciprocamente sul campo piuttosto che arrendersi al nemico. Questo gesto di fedeltà fu celebrato da Lucano (Pharsalia, IV, 462-581), Livio, Floro e Quintiliano.



3. La Tarda Antichità e il Sistema Difensivo Alpino (169 - 452 d.C.) 

Con l'Età Imperiale la Venetia divenne il principale bastione difensivo della penisola. Già nel 169 d.C., sotto Marco Aurelio, le tribù dei Quadi e dei Marcomanni riuscirono a varcare le Alpi, culminando la loro scorreria con la distruzione di Opitergium. Durante la controffensiva, il co-imperatore Lucio Vero morì nei pressi di Altino:
«...in reditu ex bello Germanico sedens apud fratrem in patru, inter Altinum et Concordiam subito apoplexia corruptus, post triduum moritur.»
(Scriptores Historiae Augustae / Erodiano)

Nel corso del III e IV secolo, le città venete furono teatro di celebri assedi e sconti interni imperiali. Nel 238 d.C., Massimino il Trace venne bloccato dall'eroica resistenza delle mura di Aquileia, mentre nel 340 d.C. l'imperatore Costantino II trovò la morte presso il fiume Aussa:


«Constantinus latrocinii specie dum incautus foedoque temulentulus in aliena irruit, obtruncatus est proiectusque in fluvium, cui nomine Alsa est, non longe ab Aquileia.»
(Epitome de Caesaribus, 41)

La regione venne riorganizzata mediante il sistema difensivo dei Claustra Alpium Iuliarum e dotata di un'imponente industria bellica statale: Concordia fu designata centro di produzione delle frecce (Sagittaria), Cremona e Parma degli scudi, e Mantova delle corazze. Tuttavia, le travolgenti invasioni di Alarico (402 d.C.) e soprattutto di Attila (452 d.C.) abbatterono i capisaldi di terraferma (Aquileia, Concordia, Altino), accelerando il trasferimento dei nuclei abitativi verso le isole della laguna.

4. Dalla Reazione Bizantina al Trattato coi Longobardi (535 - 714 d.C.) 

Dopo la parentesi ostrogota, la guerra gotica (535-553 d.C.) vide il generale bizantino Narsete riconquistare la regione grazie al prezioso supporto dei "Veneti insulari", che misero a disposizione la propria flotta lagunare per traghettare le truppe imperiali oltre le paludi inaccessibili.
L'evento spartiacque avvenne nel 568 d.C. con la discesa dei Longobardi guidati da Alboino. Entrati dal passo di Monte Croce Carnico, i Longobardi occuparono rapidamente i centri continentali (Cividale, Treviso, Verona), costringendo la popolazione veneto-romana, i magistrati e le autorità ecclesiastiche a rifugiarsi stabilmente nelle lagune.
Oderzo, ultimo avamposto continentale legato a Bisanzio, resistette fino al 639 d.C., anno in cui fu distrutta dal re longobardo Rotari. Nelle lagune prese così forma la Venetia secunda (marittima), con centro politico prima ad Eraclea (Civitas Nova) e un proprio dux (Paoluccio Anafesto).
I confini tra il nuovo Stato veneto-lagunare e il Regno Longobardo vennero sanciti ufficialmente nel 714 d.C. mediante il trattato stretto dal re Liutprando, conservato nel Codice Diplomatico Veneziano:

«Inter Venetias et Longobardos unum caput exiens a flumine Zirio.»
(Codice Diplomatico Veneziano, 714 d.C.)

Con la definizione del confine lun go il fiume Zero, si concluse la lunga storia militare terrestre dei Veneti antichi, segnando la nascita dell'entità anfibia e marittima destinata a dare vita alla Repubblica di Venezia.

ELENA RIGHETTO - 31 AGOSTO 2026 - 

DIRITTI DI PUBBLICAZIONE RISERVATI 

Elenco Bibliografico e Fonti

Sagramora, Moreno. Le armi dei Veneti primi. Venezia: Edizioni Gazzetta di Venezia, 1989-1990.

Titus Livius (Tito Livio). Ab Urbe Condita Libri (Libri I, XXXIX, XL; Periochae 110).

Polybius (Polibio). Historiarum Reliquiae (Storie) (Libri II, XI).

M. Annaeus Lucanus (Lucano). Pharsalia (De Bello Civili) (Liber IV, vv. 462-581).

Ammianus Marcellinus (Ammiano Marcellino). Rerum Gestarum Libri XXXI.

Anonimo. Epitome de Caesaribus (Cap. 41).

Silius Italicus (Silio Italico). Punica (Liber VIII).

Battaglia, G. Le steli sepolcrali padovane e le tradizioni d'arma venete. Padova, 1956.

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