I cimiteri sono un luogo familiare, essi conservano le nostre radici e i corpi di tutti coloro che ci hanno preceduto, trasmettendoci non soltanto la vita, ma anche il patrimonio di tradizioni, cultura, regole morali su ci è fondata la nostra società.
SAMONIOS, IL TEMPO DELLE SEMINE
Iniziato il 5 ottobre con il Mundus Patet, il portale magico nel quale gli spiriti contattano i viventi raggiunge il suo culmine il 31 ottobre- 1 Novembre. I Celti chiamavano questi giorni SAMONIOS, ovvero il tempo delle semine. E' il mese dedicato alla caccia attività primaria dell'uomo per migliaia di anni.
I Paleoveneti offrivano focacce di farro ai Corvi, animali considerati sacri agli Dei, per propiziare una buona semina. Se i Corvi accettavano queste offerte e le consumavano, la buona semina era assicurata, se invece le lasciavano intatte, la semina sarebbe stata disastrosa.
( approfondimento del ritualehttp://veneto-tradizioni-storia.blogspot.it/2013/09/rituale-delle-cornacchie-nella.html ).
NOVEMBRE... SEMINA MOLTO SE NON PIOVE!
Ognissanti è stata istituita ufficialmente nel 1475 da Sisto IV, tuttavia come abbiamo già avuto modo di vedere, gli antichi popoli italici, romani e veneti in particolar modo, usavano accendere dei lumi ai defunti senza eredi ed a quelli dimenticati, vi era anche l'abitudine di cospargere le tombe con il profumo delle viole. Da quel lontano tempo il colore viola è rimasto legato ai riti per i defunti.
Plinio il Vecchio ricordava infatti :
" devi farti carico di difendere la fama ed il pudore di chi è morto perchè il loro ricordo non svanisca e termini nell'oblio."
I romani continuavano a mantenere il Mundus Patet aperto il giorno 8 novembre e si dedicavano sacrifici alla dea Mania (Hekate in Veneto). Inoltre dedicavano ai defunti ben nove giorni a febbraio, durante il passaggio fra le tenebre dell'inverno e la luce della primavera, dal vecchio al nuovo anno. Anche i Veneti antichi dedicavano le ultime giornate di febbraio alla commemorazione dei loro defunti, poichè come i latini, anche per loro l'anno iniziava il 1° marzo.
Gli antichi popoli italici credevano che i defunti sedessero accanto ai viventi sul bordo dei loro sepolcri partecipando al pranzo funebre e nelle necropoli i vivi ed i morti erano sempre gli uni alla presenza degli altri quasi non esistesse un confine fra i mondi in questi periodi ben determinati.Il cristianesimo nella sua paura della morte, ha reso il primo e secondo giorno di novembre delle giornate lugubri, tristi, pesanti, senza tener conto del carattere gioioso che avevano in passato.
La commemorazione dei defunti nacque nel medioevo ad imitazione di un rituale cristiano preso in prestito da Bisanzio e furono i monaci benedettini ad introdurlo in occidente nel 998 per tentare di soffocare i rituali che ancora venivano eseguiti secondo le modalità pagane.
Molti pasticceri preparano dolci tipici, detti Ossa dei Morti o Fave dei Morti, e la moderna Halloween è a mio parere un buon modo per riprendere il carattere allegro delle antiche feste dedicate ai defunti.
TRADIZIONI CONTADINE
Una tradizione contadina racconta che un tempo il giorno della commemorazione dei defunti, la popolazione si alzava presto, anche prima delle quattro, provvedeva immediatamente a rifare i letti lasciandoli pronti per il riposo dei defunti che in quel luogo sarebbero ritornati indietro per far visita ai loro cari viventi, ed ovviamente dovevano riposarsi dal lungo e stancante viaggio !
Sul comodino veniva lasciato un bicchiere di acqua o latte, finestre e porte erano lasciate aperte, e la famiglia usciva di casa per recarsi in Chiesa, in qualche capitello, fra i campi ad offrire primizie (antichissimo retaggio paleoveneto) agli uccelli.
Mia nonna quand'ero piccina mi raccontò che i suoi stessi occhi avevano visto il bicchiere spostato e mezzo vuoto, nonchè segni del passaggio di qualcuno sul suo letto...chissà.
Spesso una parte del raccolto veniva donato ai campanari che facevano suonare le campane ininterrottamente per tutto il giorno fino allo scoccare della mezzanotte.
A Chioggia l'attività ittica veniva sospesa per rispetto a tutti i pescatori e marinai deceduti in mare e si dice che essi apparissero dalla nebbia della laguna...
I nostri "veci" si ricordano che al mattino il prete andava nei piccoli cimiteri di paese a benedire le tombe poichè gli spiriti dei defunti sarebbero tornati dai loro familiari, e si lasciavano le luci accese dei focolare oppure venivano messe delle candele fuori dalla finestra, protette da una zucca intagliata. Si lasciavano inoltre mele sepolte nel terreno domestico, si facevano offerte di focacce nel "larìn" (dal Larario romani ed Arario venetico) ovvero il focolare centrale della casa. Era li infatti che gli spiriti degli antenati dimoravano, esattamente come nella tradizione dei Lares romani.
Sempre in raccordo con gli antichi rituali di dedicazione agli uccelli in questo periodo dell'anno, si ricorda che uno dei piatti tradizionali del Veneto consumato a Novembre sono gli Oseì cola polenta, ovvero gli Uccelli con la polenta.
FESTA DE SAN MARTIN- 11 NOVEMBRE-Per tradizione la festa è ispirata alla svinatura ed all'inizio del nuovo ciclo agrario invernale. La tradizione veneta invita a spillare dalla botte il vino nuovo, facendo gran banchetti e feste dell'uva. I giovani mascherati un tempo entravano nelle case a far la corte alle ragazze ed è la tradizione di collegare l'inizio dell'inverno. Tutt'oggi fra le calli di Venezia i giovani vanno per negozi e case portando doni di buona fortuna, raccogliendo "mance" e piccolo doni in frutta secca e cantando
" In sta casa ghe xe de tuto, dal salame e dal presuto, del fornaio piasentin, viva viva San Martin" .
Anticamente in questi giorni si rinnovavano i contratti agricoli e di affitto, si traslocava, da qui l'espressione " Fare sanmartin", inoltre si festeggiava con fuochi di artificio, banchetti, feste paesane con prodotti tipici come l'oca al forno, castagne arrostite e vino nuovo, per rinsaldare amicizie, favorire affari e soprattutto trascorrere il tempo in allegria e compagnia. La carne d'oca ha origini antichissime nel nostro territorio. Infatti anticamente ai tempi degli antichi Veneti, l'Oca era ritenuta un animale Sacro alla Dea madre Reitia signora degli animali ed era considerato un animale psicopompo, ovvero aiutava gli Spiriti dei Morti a ritornare. La collocazione calendariale di questa festa arcaica divenuta poi di san Martino contribuì a sottolineare la funzione del ciclo produttivo agrario, tempo in cui i semi giacciono "negli inferi" da cui risorgeranno come piante in primavera. Sempre in questo periodo il cristianesimo rese questa festa la benedizione dei frutti dei campi.
L'estate di San Martino è il nome con cui vengono indicati quei giorni di Novembre in cui, dopo le prime gelate, si verificano condizioni climatiche che ricordano le giornate estive.
21 NOVEMBRE: LA MADONNA DELLA SALUTE
- Considerata La festa di Venezie e dei Veneziani è popolarissima, a ricordo della rovinosa pestilenza che causò a Venezia 50 mila vittime del 1600. Nel 1630 venne edificata la basilica della Madonna della Salute , che non tutti sanno, in un punto nel quale da secoli vi era una fonte salubre o per lo meno, considerata sainante dagli abitati di Venezia, la fonte aveva origini pagane...
30 NOVEMBRE: SACRIFICIO DEL MAIALE
la punta della coda veniva gettata sopra il tetto della casa per prevenire eventuali fatture e malocchio, mentre la mandibola del maiale veniva conservata sospesa al tetto del porcile, e negli anni la collezione formava dei mazzi macabri...per tenere lontani gli spiriti malvagi.
LA NOTTE DEI MORTI NEL VENETO
Al dì de la gloria in ricordo dei Santi la note tien drio de quei che xe in tanti.
Le fiame che trema nel campo dei Morti più scuri fa vedar i campi e i Orti.
Portando ‘l ritrato de un qualche parente ancora se move un poca de zente.
Ombre che cala verso la sera porta al ricordo de chi ghe gera; de le campane
sto gran susìo el fa rivivar l’ultimo adio.
Traverso i campi con inquiete onde da un borgo a l’altro le se risponde.
I veci prega ne le campagne fin che sul fogo sta le castagne.
A sto pregar se unisse le legende che tetre anca de più la piova rende.
Conta storie e paure quei che vegia, muta in teror li scolta la famegia.
La porta un colpo dà, sbatua dal vento: strenze ‘l so ceo la mama co spavento.
‘Na sera dei Morti del tempo passà su un caro tornava Gigeto soldà. Sta volta ‘l tornava,
sul serio, dabon: el gera sta in guera co Napoleon.
So mare spetava darente a un lagheto ch‘el toso tornasse, pregando pianeto.
Un troto lontan se leva dal gnente: cavali che core co un batar cressente.
De rode un criar più forte se alsava man man che quel caro più avanti ‘l rivava.
Za poco mancava ch ‘el fio fusse là: da ‘na cortelada el gera massà.
In quela finisse del troto ‘l pestar e anca del caro se ferma ‘l scrissar.
Nel bruto momento la povara Rita capisse ch‘el toso ga perso la vita.
Sto fato tremendo el fa vegner muta de colpo sta dona che in aqua se buta.
La sera dei Morti, più ancora col vento, dal fondo del lago vien fora un lamento co rode che cria
ancora lontane de un caro ormai fermo, e son de campane co un batar de sòcoli,
sbagiar de un cagneto: xe l’anema persa del poro Gigeto...
Nissun però mai pol vedar sto lago: lo pol solo chi strigà xe da un mago...
Andè pur in longo, campane, a sonar! che i vivi sta sera i ga da pregar,
de quei che no xe ricordarse i aspeti, far vivar ancora memorie e afeti
Nel simitero in procession se move i Morti drio de sto son; i se lamenta a bassa vose,
l’ultimo morto porta la crose. Testa calada, sconte le man, sta fila longa vien da lontan.
Ancora, campane, no steve a fermar! che i Morti sta note i ga da tornar: xe solo ‘na volta in tuto un ano e chi ve contrasta pol farghe anca un dano.. Desso più chieti se fa i lamenti via via che passa ore e momenti. Se sbianca el çielo, se desfa in tera de qualche mòcolo l’ultima çera:
de andar i Morti i ga premura là dove ‘l tempo no se misura.
Ormai se conclude sta note de pianto, se sbanda quei spiriti pal camposanto e muti tra piera incrosandose e piera sfantandose i torna là dove che i gera.
Ste storie e sti fati che par dei misteri, barufa col ciaro: chi sa se i xe veri!
Ancora dei boti intorno se perde tra fogie che casca, che lassa ‘l so verde. Par nebia più sbiava
su campi e su orti se fa za matina: xe ‘l zorno dei Morti.
Ma drento el campanil quei che ga tegnuo duro butai de qua e de là, le schene contro el muro,
coi piè che varda in fora, le gambe ben slargae, i ronfa co le sbèssole sul stomego pontae,
tra un biscolar de corde e faschi roversai e scorse de castagne: tuti ciochi spolpai..
(Giacomo Dal Maistro)
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GRAZIE!!!
A San Martino i bambini giravano per le case chiedendo dolci e offerte mascherati da San Martino ed ora l'occasione per fare degli scherzi tipo lasciare zucche vuote antropomorfe con un lumino acceso dentro davanti alle case dei mariti traditi.
RispondiEliminaLa particolarità della tradizione abruzzese era che le zucche erano "cornute", due peperoncini orientati verso l'alto ne segnavano la fronte. Riguardo a San Martino è da li che deriva la strofa della canzone popolare lancianese che dice:
".. a li unece di nuvembre la bandere a dà purtà!!
Che tradotto nell'italico idioma sarebbe: "Sei talmente cornuto che in una ipotetica processione dei cornuti da tenere il giorno della festa di San Martino tu saresti ben degno di accollare lo stendardo della Confraternita ovvero di esserne il più insigne rappresentante!".
la poesia è bellissima...il post affascinante. non credo che la ricorrenza del giorno dei morti fosse più allegro tra i pagani: i cristiani pensano all'anima che sopravvive ed è premiata nel suo buon agire, e per la sofferenze ingiuste patite in vita, i pagani legavano la loro vita solo al presente, poi c' era la porta degli Inferi ad attenderli, che si serrava inesorabilmente (mito di Proserpina che servì probabilmente ad esorcizzare questa angoscia). mi boz
RispondiEliminaAlteralter vorrei dirti che i pagani (poi bisogna vedere sotto quale cultura ti riferisci perché per la chiesa cattolica tutti quelli che credevano in qualcos'altro erano pagani) non avevano l'inferno (gli inferi non erano l'inferno descritto dalla chiesa ma semplicemente il mondo dei morti... un mondo a parte distaccato da quello dei vivi tutto lì.. Le fiamme sorsero nelle storie che la cristianità assassina inculcò ai pagani e credenti di altre religioni. Inoltre i pagani credevano che se uno moriva combattendo andava in un qualche mondo per gli eroi dove anche gli dei vivevano mentre i comuni mortali erano quelli che morivano di morte naturale o comunque senza combattere... insomma: la storia religiosa di tutte le religioni ha avuto le sue minchiate....
RispondiEliminaQuanti commenti vi ringrazio! Elena
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