Con il passare degli anni si tende a ritornare alle proprie origini, a ricercare le radici, perchè in fondo esse sono il mezzo per ritrovare la nostra vera essenza...Yves Montand

domenica 13 ottobre 2013

REITIA & MINERVA

Quest’articolo si basa essenzialmente sugli studi effettuati dal Pellegrini, dal  Prosdocimi in “Il venetico” e ne “La religione dei Veneti antichi ” , dal Mastrelli a  livello linguistico in “la Parola ed il Passato”, dal Whatmough in “Rhetia, The venetic Goddess of Ealing” e naturalmente dal Mastrocinque in “Santuari e divinità dei paleoveneti”.

.... se avete suggerimenti, critiche costruttive, richieste, curiosità non esitate e lasciarmi un commento! Grazie a tutti voi per il supporto e l'amicizia. 

La città di Padova ha origini antichissime, ed i culti religiosi che venivano svolti all’interno del Limes sacro protetto dal dio Termòn erano sicuramente dedicati ad una qualche divinità locale il suo culto rivestiva funzioni sociali e religiose affini al culto di Reitia ad Este, come ricordato dal Tombolani nel suo “Padova preromana” ed ampiamente dimostrato grazie a numerevoli ritrovamenti archeologici nel sottosuolo cittadino.  Ma chi erano dunque queste Dee patrone delle terre venete?
Per scoprirlo, dobbiamo spostare la nostra ricerca nella città di Este, nella quale fra il 1881 e 1886 furono ritrovati dei resti chiamati “ Stipe Baratella” che documentavano la vita quotidiana nel santuario dedicato a Reitia, il quale sorgeva presso il fiume Adige, ristrutturato monumentalmente in età romana.
STILI SCRITTORI
CON INCISIONI VOTIVE
La datazione dei reperti varia dal IV secolo a.C fino al V secolo d.C. Il santuario iniziò la sua attività dunque nel IV secolo a.C ed ebbe il suo massimo fiorire nei secolo IV-III-II a.C, riedificato in epoca repubblicana ed attivo sicuramente fino agli inizi del V secolo d.C.  Mille anni di storia e di culto religioso dedicato ad una Dea Autoctona, locale, strettamente collegata con il territorio e mentalità spirituale degli uomini e delle donne Venete, le genti venete che orgogliosamente chiamavano loro stesse VENETKENS.   Tutti i depositi votivi sono detti “aperti” poiché le datazioni di riferimento ai gruppi di ex-voto non sono stati sigillati in antichità ma variano in un range cronologico iniziale e finale  non stabilito.

La Dea del luogo viene quasi sempre detta REITIA nome attribuito o interpretato con “ dea della giustizia “ e “dea della scrittura”  che è stato spesso paragonato con la dea spartana Orthìa o Artemide Orthìa, ed inoltre gli scavi  del santuario spartano di Orthìa hanno fornito interessanti confronti iconografici con la Stipe atestina detta “ Baretella”, soprattutto per la presenza di laminette raffiguranti guerrieri e donne portatrici di offerte del tipo paragonabile con quelle di Este.  Probabilmente il nome originario era PORA “ signora” mentre SAINATEI era un attributo dal più accreditato significato etimologico di “ alla sanatrice” legato agli ex voto ritrovati nel santuario nel quale si svolgeva un vita religiosa simile a quella del Santuario di Vicenza e di Lova, Templi che sorgevano anticamente in isolotti circondati dalle acque dei fiumi ed acquitrini fluviali.
SANTUARIO VENETICO

Si potevano vedere sfilate di donne velate sul capo, dall’alta acconciatura, abbigliate riccamente con collane sfarzose in ambra, oro, bronzo, perline colorate, sorrette al ventre da una grossa cintura in rame e/o bronzo lavorata a sbalzo, gonne strette in vita e larghe alla fine lavorate con motivi a losanga e floreali, tessuti ricercati e coloratissimi, un grembiule caratteristico e gli immancabili stivaletti veneti, che portavano fiori, offerte di primizie e dolci ben confezionati. Si potevano ammirare i guerrieri Hastati in tutta la loro magnificenza e poderosa forza, bellissimi nelle loro armature di bronzo e cuoio, seguiti dai pugili ed altri uomini, tutti con i loro ex-voto stretti nelle mani.  Alla testa di questa processione, le sacerdotesse del tempio, donne sagge votate alla Dea.
Tuttavia classificare e descrivere un culto religioso ed una divinità sulla base di poche stipi votive è difficilissimo ma in questo si può escludere totalmente che Reitia fosse stata una dea “madre” ovvero preposta al parto ed alla generazione, considerata l’assenza di ex-voto riproducenti organi genitali, bambini, madri, uteri. Era una dea Guaritrice come dimostrano gli Ex-voto di parti del corpo da guarire e l’attributo Sainatei, ma in modo accessorio. Infatti anche dal confronto accademico con la Dea spartana Orthìa, emerge che entrambe le dee erano in realtà principalmente preposte alle iniziazioni dei giovani, i quali celebravano raggiunta la maggiore età delle gare agonistiche e di sopportazione del dolore che concludevano il ciclo educativo. Artemide Orthia come Reitia non erano prettamente ed unicamente divinità sanatrici, non erano assolutamente preposte alla nascita, ma erano Dee alle quali facevano capo tutte le attività umane, sia sacre che profane, destinate a trasformare i giovani uomini in guerrieri e le fanciulle in spose e madri forti. Sia i giovani Veneti che Spartani durante l’iniziazione al Tempio ricevevano le armi solennemente ed esibivano pubblicamente le loro capacità fisiche e morali, mentre gli oggetti di uso quotidiano, le fusaiole, il telaio, gli spilli, i rocchetti di filo, le fibule, gli anelli ed i bracciali indicano alla Dea che le ragazze son finalmente divenute donne mature e pronte al matrimonio. Come Orthìa, anche Reitia era originariamente una Dea della Caccia ed una protettrice degli animali (Potnia Thèron) come provano tantissimi ex-voto con sembianze animali.
Nella stipe Baretella vi sono distinzioni fra le dediche maschili e femminili. Son state ritrovate sui “chiodi” votivi 22 dediche femminili , sulle basi che sostenevano statuette equestri dediche solamente maschili.

DEE ITALICHE
La Dea italica che assomiglia in modo maggiore a Reitia per funzionalità ed appellativi è Minerva. In un certo momento storico ovvero quando i vari santuari vennero riedificati con colonnati ed assunsero un aspetto monumentale, la figura di Minerva si sovrappose a Reitia veneta, infatti nella stipe votiva raffigurano spesso statuette bronzee , di terracotta e d’argento raffiguranti Minerva, importantissima Dea Italica identificata già in epoca arcaica con la greca Athena. Inoltre anche Eracle iniziò ad essere onorato ad Este, probabilmente collegato al mito ed alla figura dell'Eroe, modello per i giovani e valorosi guerrieri veneti.

INIZIAZIONI GIOVANILI
SPILLONI VOTIVI
Nella Stipe Baretella raffigurano pesi, rocchetti, fusi, telai, strumenti di uso femminile per la lavorazione della lana e dell’arte della tessitura, quindi il Culto praticato doveva avere a che fare con l’arte tessile e sia nel mondo greco che romano le fanciulle imparavano queste tecniche sotto il patrocinio della dea Athena-Minerva, inoltre aveva anche la funzione di Kourotrophòs ovvero di protettrice dei fanciulli, come la Greca Hekate /latina Ecate, ed infatti son state rinvenute numerose Bulle ovvero una sorta di sfera che serviva da amuleto fino al giorno in cui si compiva la maggiore età che veniva consacrato agli spiriti degli antenati della propria famiglia e variava a seconda dello status sociale del fanciullo, la Bulla era di sicura origine etrusca ma venne utilizzata anche in altre regioni italiane.  Le fanciulle venivano raffigurate con bellissimi gioielli ed alte raffinate acconciature. I ragazzi e  le ragazze offrivano dei giocattoli alla Dea come simbolo del passaggio iniziatico dalla fanciullezza all’età adulta. Come le ragazze romane ed anche greche, le fanciulle venete non sposate portavano i capelli molto lunghi e sciolti sulle spalle, oppure raccolti in abbondanti acconciature, mentre da maritate si coprivano il capo con un velo lungo sino alla schiena (com’era d’usanza in molti popoli italici) simile al flammeum romano. Nella stipe Baretella son stati ritrovati aghi crinali che servivano per l’acconciare i capelli alle donne, e sappiamo che le donne greche dedicavano una fibula presso il tempio della loro città, un simile rituale esisteva anche presso le popolazioni Italiche . Nel Lazio antico le madri si servivano di asticciole sacre rituali dette caelibares hastae per discriminare i capelli delle figlie in procinto di sposarsi con un chiaro valore apotropaico e beneaugurante, infatti la presenza di nodi era ritenuta fatale per la consumazione delle nozze!

BULLE
Sempre ad Este son stati ritrovati dei “chiodi” votivi, alcuni erano probabilmente delle asticciole, dette Stili,  con le quali sempre al tempio di Reitia, si imparava l’arte della Scrittura che era considerata sacra nelle sue proprietà oracolari e di comunicazione con gli Dei, altri invece erano  simili alle caelibares hastae poiché in esse vi sono dediche eseguite da donne in favore di altre donne, le quali non risultano essere state maritate , quindi testimonia l’esistenza di un rituale simile a quello del discernere dai nodi i capelli con uno spillone.
I ragazzi invece dovevano con tutta probabilità, partecipare a cerimonie di iniziazione di tipo militare come avveniva in molti popoli indoeuropei, ed infatti sempre nella stipe Baretella troviamo immagini di fanti armati con lancia in pugno, cavalieri, sfilate di uomini in arme, parate di cavalleria alle quali i giovani veneti dimostravano tutto il loro valore per la prima volta in pubblico. Molte statue dedicate alla Dea Reitia avevano alla loro base dediche inscritte proprio da questi giovani soldati, offerte private di giovani provenienti da ricche famiglie, oppure le armi in miniatura che fungevano da offerta alla Dea.

Righetto Elena



BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- Frazer, il Ramo D’Oro.
- P. Ovidio Nasone, Fastorum libri sex II.
- F.Altheim, Terra Mater.
- G.Fogolari, la protostoria delle venezie.
- -Corpus inscriptionum latinaru,
- A.Biscardi, Fulgur conditum.
- A. Mastrocinque, Santuari e Divinità dei paleoveneti.
- Appunti di università e parti tratte dalla mia tesi di laurea.
- J.Champeaux, La Religione dei Romani.
- A. Zilkowski, Storia di Roma


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