La cultura contadina ha radici antiche e multiformi, dalle radici paleovenete dei progenitori all’assimilazione con la cultura romana, ma soprattutto dalle invasioni dei popoli stranieri che nei secoli si sono susseguite stratificandosi e generando quella tradizione veneta che oggi è oramai quasi in via d’estinzione. L’insediamento romano avvenne verso il II secolo a.C ma fu la civiltà paleoveneta a dominare per tutto il primo millennio i territori del Veneto attuale ed alcune zone del Friuli Venezia Giulia e del Trentino Alto Adige, un territorio dunque vastissimo ed eterogeneo che alterna zone montagnose alpine al litorale adriatico, dipinto dalle fertili pianure solcate dai numerosi fiumi che un tempo erano considerati sacri, Brenta, Piave, Tagliamento, Isonzo ed Adige.
I principali centri della civiltà paleoveneta si suddividevano in varie città con presenza di un santuario religioso nel quale, come ad Este ed a Padova, si insegnava l’arte della scrittura. Ogni centro cittadino aveva le sue caratteristiche particolari, Altino, Oderzo e Treviso nell’area del Piave, Montebelluna, Mel, Ceneda nella pedemontana, Lagole di Calalzo nel Bellunese, Porto Menaj (Ad Portum) e Sambruson assieme a Lova erano i due porti fluviali di Padova ed infine Adria presso il corso del Po con caratteristiche etnico-culturali diverse dagli altri centri antichi in quanto la presenza di elementi etrusco-greci era molto forte e pregnante essendo la città un importante porto di scambio.Omero nel II libro dell’Iliade (passi 851-852), Teopompo, Strabone, Virgilio nel libro I dell’ Eneide e Tito Livio in Ab Urbe Condita hanno descritto alcune caratteristiche e storie dei veneti antichi e tutte le fonti greco-latine propongono un’origine orientale del popolo dalla regione della Plafagonia in Asia minore, fondato dal mitico Antenore di Troia fuggito dalla città distrutta, ed al quale si tributavano onori al suo Genius di Eroe sia nella zona Euganea che in quella Berica. Il fiume Timavo veniva detto dagli antichi “ Antenoreus” oppure “phyrgius” cioè Troiano. Infatti interessanti sono stati degli scavi archeologici compiuti nella fascia collinare Euganea e Berica, dai quali emerse la data della fioritura della civiltà paleoveneta ovvero nel corso del VI secolo a.C con il consolidarsi dei centri di pianura ed il sorgere degli insediamenti collinari senza dimenticare i contatti stretti nella zona euganea-estense con l’Etruria, nella zona nordico-retica con la Raetia appunto ed la zona adriatico-marittima con l’illiria e la Grecia.
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| REITIA |
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| HEKATE |
Queste nozioni relative alla ritualità paleoveneta compaiono anche nella cultura contadina che ripropone, seppur in modo diverso, la figura della protezione femminile.
Dino Coltro scrisse “la stessa religiosità contadina trova nella casa la sua espressione quotidiana ed è simbolicamente custodita nella “mare”- madre del focolare, affidata alla donna anziana che veniva chiamata con lo stesso nome “mare” il cui maggior desiderio era “ de n’dare in sridolon e lassare morire la mare del fogo” ovvero uscire a perdere tempo e lasciare morire il fuoco.”
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| Cybele-Potnia thèron di Vicenza |
Altra Dea Madre è presente nel Veneto, associata alla figura di Reitia, Cybele Potnia, la Dea Madre Frigia, associata al Leone alato , anch'essa detentrice dei chiave sacra. Celebre è questa statua ritrovata a Vicenza, rappresentante una Dea alata accompagnata da leoni.
La cultura della Madre Terra , della rigenerazione, nasce dal costante contatto dell’uomo antico con la natura. Il contadino viveva in simbiosi con il ciclo delle stagioni, con il mutare del tempo e la sua esistenza dipende da come e quanto piove, dalla fertilità del terreno, dalla generosità dei campi e degli alberi. Ecco perché diventa fondamentale la figura della divinità materna che tutto crea a tutto rigenera. Il contadino avverte in modo assoluto, sanguigno, viscerale questo legame. Esso è tutto per lui, e ciò comporta un costante rapporto di nutrimento e riverenza.
La cultura agreste di basa su queste ritualità arcaiche e senza tempo, una cultura che non ha testimonianza scritta ma di tradizione orale di memoria collettiva di un gruppo etnico e di un ben determinato strato sociale con le sue tradizioni, usi e costumi. La cultura contadina non è “arretrata” , “ vecchia”, “obsoleta” ma è dinamica, veloce, che si trasforma con il tempo ed attraverso le esperienze , acquista valore attraverso il setaccio generazionale che raccoglie ciò che è valido in una tradizione e si perfeziona da una generazione all’altra.
Importanti erano perciò i “veci” i vecchi del paese e della famiglia, che insegnavano ai giovani come interpretare il tempo e gli avvenimenti metereologici, a comprendere i presagi, con il loro lunario orale e le loro favole costituiscono o meglio, costituivano la ragnatela intricata nella quale erano tessuti miti arcaici e sapienza depositata di miti, fiabe, filastrocche, legende, poesie, canzoni, ballate e rituali sacri, di un tempo oramai lontano, ma che non smette mai di battere all’interno dei nostri cuori di moderni “occidentali globalizzati”.
Il sangue è antico e scorre come l’acqua dei fiumi che hanno forgiato queste terre argillose e fertili, all’interno del nostro corpo scorre il sangue dei nostri progenitori, dei nostri antenati, dei nostri Padri e Madri antichi, ora abbiamo un compito importante e dobbiamo decidere se far ritornare viva la loro voce oppure se farli tacere per sempre…
Io ho scelto la strada più difficile.
Elena
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E' così coinvolgente ed affascinante leggere la storia delle nostre origini tanto quanto importante è il lavoro svolto da lei ed altri ricercatori. Credo anche che tali ricerche debbano proseguire e debbano necessariamente trovare un giusto spazio di divulgazione. Grazie per il lavoro che svolge.
RispondiEliminaLa ringrazio di cuore per le belle parole! Non è facile oggigiorno far ricerca storica sul territorio, ma le persone come Lei che leggono ed apprezzano ciò che scrivo mi danno la forza per continuare nel mio progetto!
EliminaGrazie ancora! E se ha curiosità/suggerimenti l'aspettto!
Cordiali saluti
Ciao, grazie per quello che hai scritto ma soprattutto per come l'hai scritto. Per me è importante conoscere il rapporto che c'era tra il culto di Reitia e la fondazione di Ceneda. Ancora non si sa nulla e tutto sembra sciogliersi nella leggenda. Il colle Antares è un indizio ma purtroppo tutto finisce lì. Paola Alessandra Vacalebre
RispondiEliminaCiao Paola, scusa se rispondo ora, purtroppo i lavori nel blog son stati fermi per parecchi mesi a causa di motivazioni personali, ma leggere ora questo tuo commento credimi mi ha riempita di gioia! Ho quaalche informazione su Antares, ma non è moltissimo. Un saluto!
EliminaAnonimo del 16 Dicembre. Ma che cosa stai farneticando?
RispondiEliminaapprendi queste due massime:
1) due indizi non fanno una prova
2) non tutto ciò che è simile, è uguale (nello specifico ci sono studi filologici di linguistica, non basta che due suoni siano vagamente simili per avere la medesima origine)
Meravigliosa ricerca..gli indizi nn sono molti ma il senso delle cose dette e dei collegamenti fatti mi tornano..quasi mi stessi ricordando.. Io in particolare vorrei chiederti qualche informazione in più riguardo gli animali con piedi palmati che accompagnano Reitia dal punto di vista iconografico.. Ti ringrazio intanto per il tuo immenso lavoro di ricerca.
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