Con il passare degli anni si tende a ritornare alle proprie origini, a ricercare le radici, perchè in fondo esse sono il mezzo per ritrovare la nostra vera essenza...Yves Montand

domenica 19 febbraio 2023

Calendario tradizionale veneto pagano

Presentazione dell'opera di Elena Righetto

     


Nella nostra civiltà postmoderna, scientifica, secolarizzata, laica e razionalista vediamo con qualche sorpresa riemergere e diffondersi la tendenza a ripristinare quell’orientamento mentale già proprio di antiche civiltà e di società che tendiamo a etichettare come “primitive” e che salda insieme in un nodo indissolubile religione, vita agreste, magia e guarigione. Nelle antiche civiltà precristiane e in molte culture anche contemporanee, al medico spetto il ruolo sacerdote di un culto divino e nelle società tradizionali spetta tutt’oggi a un operatore di magia e rituali religiosi il compito di diagnosticare curare e guarire malattie, che si tratti di un medico-mago o d’un sacerdote ispirato dagli dei o uno sciamano avente rapporti esoterici con gli spiriti. L’Occidente cristiano non è da meno e il corrispondente orientamento mentale ha acquisito nel corso dei secoli e dei millenni un’espansione non solo a livello di religiosità popolare con culti terapeutici ed agresti dedicati ai santi o alla Madonna cui chiedere aiuto e sollievo, con una sorta di “ritorno al sacro” che decisamente ha poco di valenza cristiana e monoteistica. La storia della ritualistica popolare legata al culto agreste e lo seguire pedissequamente quelle stesse impostazioni date dalla natura stessa delle scadenze calendariali e delle terapie magico-sacrali esige un chiarimento preliminare circa i livelli culturali dalle quali esse derivano e nei quali sono costantemente inserite. La documentazione raccolta in questo studio indica che la loro origine e il loro sviluppo vanno ricercati in ambito che sarebbe impreciso designare come “popolare”: questo sistema di “credenze” e tradizioni, potentemente ancorate nel territorio, si sono formate in un area intermedia fra il culto e il subalterno, con scambi continui fra l’elaborazione dotta e un patrimonio culturale che va assegnato alle “genti” europee.


Un tempo, nel Veneto rurale e in altre zone d’Italia, quando l’assistenza medica era precaria o costosa, per i rimedi semplici si ricorreva alle cure familiari o ci si rivolgeva ai “botani”, o alle pericolose “herbere” a mezzo fra guaritrici e streghe e molto spesso il rifiutare l’idea della malattia o della morte faceva nascere l’unica spiegazione che fossero causate da entità maligne o da altre motivazioni sovrannaturali. Il legame fra “mente, corpo, spirito” era indissolubile, legato alla consapevolezza di far parte della Natura e di seguire perciò i suoi dettami. I sospetti di “maledizioni “ o “fatture” spingevano a consultare un esperto guaritore o guaritrice, terapeuti popolari che apprendevano i segreti dagli anziani nella magica notte di Natale e ricevevano i poteri taumaturgici dal “maestro” o dalla “maestra” in punto di morte: era infatti questo l’unico modo di trasmettere le formule, le “segnature” e le preghiere guaritrici. Le sacerdotesse nei santuari dedicati alla dea veneta Reitia erano delle guaritrici e i rituali che venivano svolti erano di natura religioso-taumaturgica, ben prima del sincretismo culturale con i romani. I poteri misteriosi attraverso la loro trasmissione iniziatica magica conferivano ai guaritori e alle numerose guaritrici una precisa funzione nella comunità ma ciò non li sottraeva al sospetto che le loro conoscenze positive potessero a seconda dei casi mutarsi in negative. L’ambivalenza tuttavia che caratterizza queste peculiari figure è data da una demonizzazione avvenuta in epoca cristiana, quando la violenta imposizione della religione di stampo abramitico si è inserita in un substrato totalmente opposto alla mentalità tipica delle religioni pagane antiche. Aborrendo obbligatoriamente la forma mentis popolare, il cristianesimo ha tentato per millenni d’integrare la cultura indoeuropea creando così figure al limite fra entrambe le visioni del mondo e della spiritualità, spesso demonizzandole. La demonizzazione culturale è una tecnica retorica e ideologica della propaganda e della disinformazione, o alterazione dei fatti e delle descrizioni finalizzata al presentare culture e tradizioni precedenti come fondamentalmente malvagie, deleterie e pericolose, produce così un'immagine deliberatamente negativa e manipolatoria. Piuttosto che rifiutare l'esistenza di altre religioni politeistiche, il proselita afferma che non ci sono divinità ma demoni che adescano i propri adepti e mentre Il politeismo facilmente accetta divinità straniere integrandole nel proprio “pantheon”, per le religioni abramitico-monoteiste le divinità straniere sono ritratte come entità corrotte piuttosto che idoli potenti. Le persecuzioni dei pagani nell'Impero romano già cristianizzato, furono quelle azioni di intolleranza, discriminazione, oppressione e violenza religiosa che portarono alla progressiva sostituzione del cristianesimo alle religioni politeiste, sia indigene che straniere, avvenute soprattutto durante gli anni che segnarono la caduta dell'Impero romano d'Occidente, nel corso del IV secolo d.C. Il termine "paganesimo" indica quelle religioni, specialmente quelle proprie della Grecia antica e della Roma antica, viste in opposizione al cristianesimo e il termine "pagano” deriva a sua volta dal latino pagānu(m) dal termine pāgus (villaggio) dove indica il "civile", il "campagnolo", contrapposto al "militare". Quindi i “pagani” erano gli abitanti delle zone rurali, in opposizione ai centri delle amministrazioni dell'Impero romano e, a differenza di questi che celebrano il culto imperiale, quelli celebrano i culti locali. Dopo l'affermazione del cristianesimo quindi i seguaci della religione antica si erano generalmente riuniti nelle campagne, lontano dalla vita cittadina ormai divenuta filo cristiana ed in origine erano perciò le persone che, abitando nei pagi, tendevano a mantenere uno stile di vita rurale, oltre a non entrare in contatto con gli sviluppi culturali e politici dello Stato. In talune zone orientali dell'impero alcuni templi pagani furono oggetto di distruzione violenta da parte di fanatici cristiani. In qualche circostanza le stesse autorità imperiali furono conniventi e nel corso dei secoli l'atteggiamento verso i templi pagani cambiò gradualmente; inizialmente distrutti, quelli superstiti vennero in seguito adibiti ad altri usi sia per il desiderio di esorcizzare i luoghi di antichi culti che per imporre la presenza della nuova religione a livello capillare partendo dalle grandi città fino a raggiungere i remoti paesini rurali. Nonostante le religioni pagane non venissero più praticate dopo il IV secolo, il cristianesimo fece proprie, adattandole, alcune tradizioni radicate in epoca pre-cristiana come ad esempio la data della nascita di Gesù che sostituì il “Dies Natalis Solis Invicti", il giorno della nascita dell'antica divinità del Sol Invictus e il culto dei santi che nel momento in cui la religione cristiana si espanse in terre dove si praticavano culti politeistici, i vari "dei protettori" divennero "santi patroni", e fu sancita per loro la venerazione. D’altra parte però non tutti i “pagani” si convertirono totalmente al cristianesimo e le tradizioni antiche si son tramandate in modo occulto e segreto per millenni, spesso anche a livello inconscio dagli stessi praticanti di “magia popolare”. La “vecchia religione”, la “strigarìa” esiste ed in grado tale che molti italiani e veneti ne rimarrebbero stupiti, perché è qualcosa di più di semplice “magia” ma qualcosa di meno rispetto ad una fede conclamata: consiste nelle rimanenze di una mitologia di “spiriti” che conservano i nomi e gli attributi delle principali divinità antiche. Molti contadini veneti, pur inconsapevolmente, fino a qualche anno fa, avevano familiarità con i resti degli “Incantesimi” o delle formule rituali, nella loro abile ripetizione ed esecuzione, mescolandoli con elementi prettamente cristiani.

Lo scopo di quest’opera dunque non è solamente quello di far conoscere ai lettori quali sono le origini pagane delle tradizioni popolari Venete ma anche di ricostruire con precisione e ordine, un calendario che possa unire in modo coerente, le tradizioni agresti, rurali, contadine e le festività religiose antiche che seguendo il decorrere delle stagioni e il concetto di “tempo circolare” proprio delle popolazioni arcaiche e indoeuropee, hanno determinato e tutt’oggi segnano le tappe della vita pubblica, privata naturale. Come primo passo è necessario contestualizzare correttamente la zona di nostro interesse partendo quindi da una breve storia delle origini dei Veneti e la loro concezione religiosa, supportata da prove archeologico-documentarie per poi procedere alla presa in esame, mese per mese, del calendario rurale e pagano. Il fattore determinante per tentare di arginare, per quanto possibile, la tremenda piaga della distruzione culturale e della perdita della tradizione orale è infatti il “ricordare”. Il ricordo è la forma più alta del concetto di “tramandare” e cioè il trasmettere nel tempo e da una generazione a un’altra, notizie, fatti, tradizioni, valori spirituali. Il territorio Veneto è ricco di ancestrali tradizioni pagane, celate ancor più rispetto alla religio pagana dei romani, dei greci e delle culture nordiche, perché non è stata mai recuperata dalla sua origine arcaica essendo mutila di fonti scritte. Pochissimi autori infatti hanno tentato in epoche recenti di attivarsi in modo divulgativo rispetto a questi argomenti, trovando spesso reticenze legate al loro enorme lavoro di ricerca storico-etnoantropologica, in quanto non essendo questa tipologia di studi etichettata come “necessaria” allo sviluppo tecnologico o scientifico dettato dall’età contemporanea e gli studi vengono bollati come superstiziosi o superflui. Sarebbe necessario invece recuperare questa memoria collettiva che affonda le sue origini in tempi antichissimi, immemori eppur attuali, con miti e cultura che regolano ancor oggi la nostra vita quotidiana. Dietro ai miti di fondazione delle città venete troviamo infatti la storia della distruzione di Troia e i “nostoi”, i viaggi di ritorno in Patria, degli eroi che parteciparono alla guerra cantata da Omero, molti miti greci e latini erano ambientati nelle terre dei Veneti ad indicarne l’importanza culturale ed economica in tutta l’Europa antica, essendo centro di scambio commerciale e punto di riferimento per la Via dell’ambra. L’importanza dei cavalli veneti e dell’allevamento equino che in molte zone si è perpetuato fino ai nostri giorni trae le sue origini dalle misteriose “cavalle dalla testa di lupo” e la stessa cultura contadina nasconde fra le sue usanze, rimanenze di culti religiosi di chiara derivazione paleoveneta, greca, celtica e romana. Il medesimo “capodanno veneto” cade a marzo esattamente come il capodanno romano e le “lumere” che si accendono ai davanzali delle case durante il periodo di Ognissanti mantengono la medesima funzione legata al culto dei morti da cui l’usanza trae origine. Il rogo della “Befana”, il “pan e vin”, i fuochi di Ferragosto e la “barca de san Piero” non sono altro che rituali pagano-contadini, come lo è il carnevale guidato dal dio-re degli inferi “Arlecchino” e la sua “caccia selvadega”, mentre a san Martino si onora ancora l’antica “dea Oca dai piedi palmati” mangiandone ritualmente le carni. Innumerevoli leggende si raccontano dalle Dolomiti alle coste venete legate ad entità acquatiche, strighe e Anguane, grotte spaventose che in realtà erano dei santuari ipogei spesso poi dedicati ai santi o alla Madonna, lo stesso san Giovanni assume l’aspetto dell’homo salvadego e i santi decembrini portatori di doni ricalcano la lotta simbolica fra le tenebre e la luce, fra il ritorno del dio Sole solstiziale e i “demoni” del caos. Importante è anche notare che fra i versi delle filastrocche e dei proverbi popolari sono celati studi di botanica, medicina, agraria ed astronomia popolare, i protagonisti delle leggende e delle favole non sono altri che gli antichi dei e le potentissime dee che governavano le terre dei Veneti antichi, i Venetkens e di cui l’archeologia ha dato innumerevoli prove. Il riscoprire e il riappropriarci dunque di quest’enorme patrimonio culturale che appartiene non solo ai Veneti moderni ma al mondo intero, è lo scopo di quest’opera .

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