Con il passare degli anni si tende a ritornare alle proprie origini, a ricercare le radici, perchè in fondo esse sono il mezzo per ritrovare la nostra vera essenza...Yves Montand

mercoledì 26 febbraio 2014

Feste, tradizioni e lavori agrari di MARZO

Eccomi a voi con la rubrichetta mensile, in attesa della primavera anche a parer mio l'inverno rigido ed utile non è ancor giunto...

                                                         MARZO PAZZERELLO! 


                                             
Dal 1° si contano 11 ore e 4 minuti di luce solare, il 31 invece 12 ore e 39 minuti guadagnando cosi' in un mese ben 85 minuti di luce!

Marzo segna l'inizio della primavera, il risveglio della natura, l'inizio delle attività agresti. La primavera era la festa e stagione della MATER FLORUM da cui sbocciano i fiori ed in suo onore era dedicata una festa campestre per auspicare generosi raccolti, in cui i romani che appartenevano e formavano sostanzialmente una società contadina chiedevano agli Dei benefici, anche di tipo economico, e si rivolgevano alla Dea Flora per ottenere ideali condizioni climatiche ed abbondanti raccolti. Inoltre MARTIUS era il primo mese dell'anno dell'antico calendario, dominato da Marte Dio della guerra e difensore del limes sacrum, padre mitico di Romolo e Remo i fondatori di Roma.
Recenti scoperte hanno fatto ipotizzare che anche i paleoveneti festeggiassero il mese di marzo con grandi fuochi rituali e sacrifici agresti in onore della o delle divinità Patrone della loro gens. 

........ma la Tradizione Veneta continua dal passato al presente....


CAPODANNO VENETO- EL BATAR MARSO
Il1° marzo nella storia della Repubblica Veneta era considerato il capodanno e veniva celebrato col ciamar marso. Inizialmente il primo giorno dell’anno era fissato il 25 marzo, giorno della fondazione di Venezia e giorno dell’annunciazione del Signore ma per comodità di calcolo fu spostato al primo giorno del mese.

Il ciamar marso, brusar marso o batar marso risulta essere quindi una tradizione antica legata a riti pagani di inizio stagione, celebrati per evocare il risveglio della natura, di propiziare la fertilità e l’abbondanza. In queste feste vi era un vero e proprio “fidanzamento pubblico” che si sviluppava in diversi modi, così come l’antica festa dell’epoca romana del Calendimarzo. Con le calende di marzo iniziava l’anno civile romano, collegato a feste di tipo propiziatorio e purificatorio, e più tardi anche l’anno civile della Repubblica di Venezia iniziava il primo di marzo. Il termine batar marso deriva dal rito compiuto per lo più dai ragazzini che nei giorni del Capodanno correvano per il paese battendo violentemente bussolotti, lamiere, pentole e coperchi con lo scopo di far più rumore possibile per ridestare la natura dal periodo invernale.
Nelle campagne della Riviera del Brenta si racconta di vecchi vomeri di aratro appesi sui rami delle piante o sui filari nei campi e percossi ripetutamente come fossero dei gong o delle campane, o legati alle biciclette e trascinati in giro per il paese ottenendo lo stesso rumoroso effetto. Non era un rito che richiamava tutta la comunità paesana ma ogni contrada lo celebrava in contemporanea con le altre del paese al grido di" bati fora marso che april se qua!".




TEMPO DI PASQUA E DI QUARESIMA....

Come molte feste religiose cristiane che segnavano per la società agraria i ritmi del ciclo naturale, anche il Mercoledì delle Ceneri veniva celebrato seguendo la mobilità della data di Pasqua. Il primo giorno di Quaresima segnato dall'austero suono della solitaria campana costituiva in tempi passati un appuntamento spirituale e sociale per i fedeli che si avviavano al lungo periodo di penitenza e purificazione prima della Pasqua con digiuni e privazioni ma anche per la società contadina archiviava il periodo delle feste e del carnevale e segnava l'arrivo imminente della primavera e della rinascita della Natura, segnava la ripresa dei lavori agricoli legata all'avvio del ciclo naturale, stabiliva l'inizio della preparazione dei campi e degli orti per le semine ma anche delle viti e dei frutteti, senza scordarsi la pesca e le attività marittime. il Mercoledì delle Ceneri era segnale inequivocabile del tempo di Passaggio e trapasso fra la fine del carnevale e l'inizio della quaresima , in cui venivano tolte le Maschere dai volti durante la notte archetipica del Martedì Grasso contraddistinto dal suono della solitaria e greve campana, i cui rintocchi echeggiavano e fra le ore 20 e 22 la festa si fermava...

 Le Ceneri utilizzate nel rituale cristiano hanno un'esegesi antichissima e per la civiltà contadina rappresentavano più che la costrizione e pentimento cristiano, della fonte di Vita e ne impiegava l'uso nei fuochi epifanici di mezza quaresima e di San Giovanni ma anche in quelli di Ferragosto. Le ceneri poi erano strumento per maghe e strighe di prevedere il futuro o di compiere altre malie... Fuochi e falò erano sacri ai VENETI antichi come ai Veneti della cultura contadina, ancor oggi amati dai Veneti contemporanei perchè ricordano il perenne ciclo della vita, morte e rinascita a nuova vita. Fuochi e falò venivano accesi nei passaggi delle stagioni con il magico compito di eliminare fisicamente e materialmente quanto di non più necessario ed allontanare gli spiriti maligni. Anticamente venivano accesi per onorare gli Dei della Terra e dell'Acqua, ed allo stesso tempo al fuoco ed alla cenere in una continuità di tradizione, venivano dati i compiti di difendere e fecondare la terra ma anche di ricreare la Vita tramite il suo spargimento nel terreno. Rituali agresti, arcaici, antichi, profondissimi, riti che intendevano celebrare l'unione tra Spirito e Natura, tra Terra e Cosmico, fra ciclo agrario e ciclo astrale, ovvero l'immutabile e perpetuo ciclo della Vita.

MEZZA QUARESIMA ED I FALO' ANTICHI DELLA DEA.
Per dividere il lungo periodo di astinenza e penitenza la festa di Mezza Quaresima ricordava le IDI di Marzo e nel Veneto veniva bruciato un fantoccio come la Vecia il martedì e giovedì. La Vecia spesso tiene fra le mani un fuso ed una canocchia (attributi delle Dee Venete antiche) riempita di uva, castagne, mele, pere e cotognata. In cambio la Vecia (Dea Reitia?) bruciando sul rogo e rinascendo come Cenere fecondatrice della Terra concedeva agli abitanti dei borghi e villaggi dove si svolgeva il rituale i SEMI da dove sarebbe cresciuto rigoglioso l'Anno Nuovo.

TRADIZIONI E FESTE 
- Falò e rituale di giovedì grasso per la Mezza Quaresima, sfilate mascherate, preparazione e degustazione dei dolci carnevaleschi;
-Pulizia di fondo delle abitazioni e delle stalle, dei fienili e dei laboratori degli artigiani nella settimana che precede la Festa delle Palme e la Pasqua.
-Sospensione dei lavori agresti nelle campagne durante la Settimana Santa.
-Sostituzione del suono delle campane con il rumore delle raganelle, batocchi o altro da giovedì sera a sabato notte della settimana Santa.
-Si concludono le veglie invernali e le serate dei Filò, con rituali e consuetudini festose.
-Con la luna calante si imbottiglia il vino.
-Ripresa dei lavori agresti, seminata la barbabietola ed erpicatura del grano, postate le piantine di tabacco e seminati i pomodori. Potare ed innestare gli ulivi e leviti. Nell'orto seminare lattuga, prezzemolo, peperoni, carote, cavoli, sedano, pomodoro, mentre le bietole e le cipolle vanno trapiantate.


PROVERBI

Marso suto, pan par tuto.
Co marso resenta, pan e polenta!
A marso ogni mato va descalso.
Neve marsolina dura da la sera ala matina.
Chi ga na vigna soea de marso la poa.
Marso suto, aprile bagnà, beato chi che gà semenà!




......SEGUIRANNO LE TRADIZIONI PASQUALI!




BIBLIOGRAFIA:
- Lunario. calendario rurale veneto-friulano. Renato Zanolli.
-Calendario- A.Cattabiani
-Lunario- A. Cattabiani
-L'anno i mesi e i giorni nella cultura popolare del Veneziano. Proverbi modi di dire tradizioni- M.Poppi
- La religione dei romani- J. Champeaux


PER FAVORE NON COPIA.INCOLLARE!
SE TI PIACE IL MIO LAVORO SCRIVIMI UN COMMENTO QUI SOTTO E TE NE INVIERO' GRATUITAMENTE UNA COPIA IN PDF!
GRAZIE!!!















venerdì 14 febbraio 2014

Feste, Tradizioni e lavori agrari di FEBBRAIO

Carissimi lettori! Perdonate la latitanza di quest'ultimo mese ma purtroppo impegni "profani" mi hanno rubato preziosissimo tempo !
Ecco a voi dunque FEBBRAIO!


 FEBBRAIO

dal primo giorno del mese di contano 10 ore e 2 minuti di luce solare, il 28: 11 ore e 12 minuti. Dal 28 febbraio si guadagnano 70 minuti di luce.

Deriva dal latino FEBRUA, festa di purificazione ed espiazione dei Romani per proteggersi da spiriti maligni in previsione del nuovo anno che nell'antichità iniziava il 1 marzo, mese propiziatorio della Natura e del dio Marte, il guerriero che protegge la sua Città. Anche a Venezia i Veneti festeggiavano il nuovo anno il primo marzo. (per maggiori info su Februa vi invito a leggere l'articolo magistrale degli amici Esploratori Hesperiani cliccando QUI ).


                                                      FEBBRAIO CORTO


LAVORI AGRARI DI FEBBRAIO
 Grazie alla pausa della natura, seguiva la verifica degli attrezzi contadini, venivano fatti piccoli lavori di riparazione della stalla, della casa e del fienile. Si potavano le viti, si vangava il fondo per arieggiare la terra e si concimava con lo stallatico. Nell'orto in luna calante si potavano la salvia, il rosmarino e tutte le piante aromatiche. Venivano seminati gli spinaci, il crescione e la senape mentre si preparava il terreno per future semine. Si piantava in campo aperto l'aglio, lo scalogno e la cipolla. 

CANDELORA
Il 2 febbraio la Chiesa cattolica celebra la presentazione al Tempio di Gesù (Lc 2,22-39), popolarmente chiamata festa della Candelora, perché in questo giorno si benedicono le candele, simbolo di Cristo "luce per illuminare le genti."La festa è anche detta della Purificazione di Maria, perché, secondo l'usanza ebraica, una donna era considerata impura del sangue mestruale per un periodo di 40 giorni dopo il parto di un maschio e doveva andare al Tempio per purificarsi: il 2 febbraio cade appunto 40 giorni dopo il 25 dicembre, giorno della nascita di Gesù.La denominazione di "Candelora" data popolarmente alla festa deriva dalla somiglianza del rito del Lucernare, di cui parla Egeria: "Si accendono tutte le lampade e i ceri, facendo così una luce grandissima" (Itinerarium 24, 4), con le antiche fiaccolate rituali che si facevano nei Lupercali (antichissima festività romana che si celebrava proprio a metà febbraio).Nel mondo romano la Dea Februa (Giunone) veniva celebrata alle calende di febbraio (nel calendario romano i mesi seguivano il ciclo della luna. Il primo giorno di ogni mese corrispondeva al novilunio (luna nuova) ed era chiamato “calende”, da cui deriva il nome “calendario.

Il Cero e la Luce sono simboli del nuovo Fuoco Vitale che riappare nella natura per grazia divina preparando alla primavera. E' un fuoco purificatore e fecondatore. Anticamente nelle terre venete venivano conservate in casa le candele a protezione dell'intero bestiame e della casa per venir accese in momenti particolari dell'anno per "far luce" nelle occasioni difficile e buie, durante violenti temporali ma anche in avvenimenti felici.
Nel giorno della Candelora che segna la fine dell'inverno, la tradizione popolare teneva auspici e previsioni per il buono e cattivo tempo ricordati oggigiorno da alcuni proverbi :

Candelora con la foglia, Pasqua in neve.

Alla Candelora de l'inverno xemo fora,
ma se piove e tira vento de l'inverno xemo drento!

Per la Madona dela Seriola, se vien xo na piovesola da l'inverno semo fora
se solesa e tira vento, ne l'iverno semo drento, ma l'orso dise che, sia nuvolo o sereno
pa naltro quaranta xorni ghe ne gavèm!

SUPERSTIZIONE DELL'ORSO 
Nell'area alpina del Veneto era diffusa la credenza che in questo giorno l'orso uscisse dalla tana per osservare il tempo: se faceva nuvolo con tre salti annunciava la fine dell'inverno, se era sereno rientrava nella tana prevedendo altri quaranta giorni di freddo.

3 FEBBRAIO: SAN BIAGIO E LA BENEDIZIONE DELLA GOLA
Figura di santo giunto ai nostri giorni per il rito religioso e superstizioso della "benedissiòn dela gola" che avveniva appoggiando alla gola due candele incrociate per ottenere la protezione delle vie respiratorie.


LUPERCALIA
Era una festa romana  dedicata a Lupercus, divinità protettrice della fertilità, del bestiame e del raccolto. In questa festa (14-15 febbraio) la fecondità era espressa dai giovani romani che abbigliati con pelle di lupo e capra partivano da una grotta che era il punto di partenza dei Lupercalia e si svolgeva, in linea generale, così: i Luperci (termine forse da interpretare come sacerdoti-lupo, che definisce gli addetti alla celebrazione del culto, membri di importanti famiglie) vestiti con pelli di capra, convenivano presso il Lupercale, dove sacrificavano delle capre e un cane e offrivano le focacce preparate dalle Vestali. Con il coltello che era servito per effettuare il sacrificio, ancora sporco, si macchiavano di sangue le fronti di due giovani di alto lignaggio; il sangue veniva poi asciugato con lana intinta nel latte di capra. Quindi tagliavano le pelli delle capre in strisce per farne delle fruste, e dopo un ricco banchetto correvano probabilmente intorno al Palatino frustando chiunque incontrassero; le frustate rendevano fertili le donne e facilitavano il parto. La corsa intorno al Palatino aveva anche il significato di atto purificatorio.
Ancora nel 496 d.C. i Lupercalia dovevano essere celebrati, se papa Gelasio scrive un trattato per ottenerne l’abolizione.

SAN VALENTINO
Per San Valentin el giasso no tien su neanca un gardelin .

De San Valentin se pianta l'agio el  seolin.

Per i contadini con il "Valentin" finiva ufficialmente l'inverno, pertanto più che proteggere gli innamorati, San Valentino decretava l'inizio del lavoro nei campi. Insomma, Lupercus non se ne è mai andato!
Vi era inoltre l'usanza di benedire il pane ed i biscotti.

ANNO BISESTO, ANNO FUNESTO!
L'anno bisestile era considerato dalla società contadina e non solo, anno sventurato, da cui molti proverbi l'inequivocabile anno funesto, ed ancor oggi quest'idea popolare è molto radicata.


TRADIZIONI CARNEVALESCHE ARCAICHE

- il Carnevale in Veneto, antichissima festa "autoctona"?
I giorni del Carnevàl son pieni di spensieratezza e trasgressione, giorni magici e birichini, cui nome deriva dal latino CARMEN LEVARE ovvero "eliminare la carne" sott'inteso al precetto religioso quaresimale cristiano. L'origine del carnevale va a ricercarsi nelle feste romane dei SATURNALIA (QUI per saperne di più) in onore del dio Saturno che caratterizzavano l'interruzione di ogni restrizione, norma, ordine e vincoli prestabiliti, per un momento il ritorno agli istinti  primitivi e primordiali di riproduzione e continuità della Vita, tipiche dell'Età Pagana priva delle restrizioni morali imposte dal cristianesimo.  Durante i Saturnalia i partecipanti si dipingevano il volto con succo di more e bucce d'uva dando origine alle prime maschere evolutesi poi in cortecce di legno e cuoio.
Il Cristianesimo non riuscì, suo malgrado, ad eliminare neppure questa festa antica ed iniziò ad assumere il carattere di periodo in cui si esce dalla monotonia mentre per i contadini segna il transito tra la stagione che conclude l'inverno, il letargo della Natura Madre, il freddo, la poca luce, verso la primavera ed i suoi colori di rinascita luminosa.
Le MASCHERE rappresentano sin dall'antichità un archetipo potentissimo, infinito contrasto fra bene e male, fra Spiriti malvagi e Spiriti bonari anche se con il tempo ha preso gran parte dell'originaria intensità dell'antico rituale ancestrale specchio della società agricola per assumere il carattere di festa popolare, allegra e felice, senza più quei risvolti oscuri di un tempo...

VENEZIA conobbe il Carnevàl da un documento del Doge Vitale Falier nel 1094 dove si parla per la prima volta di divertimenti pubblici, successivamente fu istituita la festa del XIOBA GRASO, Giovedì Grasso che ricorda la vittoria del Doge Vitale Michiel sulle truppe di Urlico patriarca di Aquileia nel 1162. La festa inizialmente solo in Piazza San Marco si spostò allegra per le calli ed i campielli, ogni campo della Città si popolò di balli, canti e maschere.Nel 1296 il Senato della Serenissima Repubblica ufficializzò il Carnevàl a Venessia con un editto. Venezia E' la Capitale del Carnevale!


-Carnevale con i Silenzioni Rollate
Figure ancestrali, arcaiche, inquietanti, i Rollate giunti assieme ad un'antica popolazione a Sappada Bellunese, esprimendo antichissimi rituali in cui ieri come oggi i Rollate sono personaggi nascosti  dagli originali ed austeri che portano maschere di legno, alterano la loro voce per non farsi riconoscere, gioiscono, incutono paura e timore a tutti coloro che incontrano. Calzano scarponi di legno chiodati e annunciano il loro arrivo con il suono dei Rollen, le sfere di bronzo che tengono legate alla vita...

-Val di Resia, antiche  usanze slave.
E' una valle abitata da comunità di antiche origini slave che hanno mantenuto intatte nei secoli le loro tradizioni, cultura e lingua che trova nel Pust (carnevale) la sua identità. Elemento fondamentale del carnevale resiano è l'antichissima danza che accompagna ogni movimento della festa, eseguita al suono di due strumenti, la Citira simile al violino e la Binkula simile al violoncello, originari di questa valle ed unici al mondo. I costumi resiani sono caratterizzati dal colore bianco delle Te lipe bile Masckire (Belle Maschere) e dei Babaci-Kikaci (Maschere Brutte). Sono maschere ornate di merletti e nastri ma anche di fiori e suonano campanelli. Il copricapo di queste singolari maschere è formato da un alto cappello conico adornato di fiori, colori e piccoli sonagli...Un ricordo ancestrale dei costumi femminili dei Veneti Antichi?

- Il Funerale del Carnevale a Muggia
In questo borgo marinaro ma anche in altre zone del Veneto che si affaccia sul mare, il mercoledì "Delle ceneri" si svolgono cerimonie per il "Funeral del Carneval"  e la veglia funebre delle "Vedove Inconsolabili"  dove un fantoccio a rappresentare l'anno vecchio viene gettato in mare per annegamento nell'ancestrale rito di passaggio dalla stagione fredda alla primavera.




-Carnevale con i Vosching

Nell'Udinese il carnevale anima da tempo antico le maschere dei Da Jutan uniche nel genere per il caratteristico cappello che ricopre la faccia, la gonna e le calze bianche, il giro vita stretto da una fascia a cui sono legati nastri colorati ed ai piedi calzano gli Scarpets tradizionali della Carnia in tessuto nero e ricami. Le maschere si raggruppano in piccoli gruppi e si muovono per le vie dei villaggi camminando silenziosamente per ambire all'entrare di soppiatto nelle case, tuttavia la loro presenza è segnata dalla festante musica dell'orchestrina formata da fisarmoniche. Poi vi sono anche i Campanacci, maschere stregonesche selvagge e birbanti dal volto e mani coperte di fuliggine che vestono abiti da lavoro e calzoni in velluto fino al ginocchio, ai piedi zoccoli di legno (Lupercus? Fauno? ) o scarponi con rasponi da ghiaccio. Ogni Campanaccio ha sulla schiena gobbe posticce cui hanno legati dei campanacci che gli armenti portano al pascolo durante la stagione dell'alpeggio. Appesi al collo ed alla vita hanno numerosi salsicciotti di maiale posti ad essiccare che di tanto in tanto mordicchiano ed offrono ai passanti oppure tentano di insudiciarne il viso. L'andatura saltellante dei Campanacci provoca suoni ritmati con l'intento di scacciare gli spiriti negativi delle lunghe e fredde notti senza luce dell'inverno.

-Carnevale con i Rolar
Questo è uno dei Carnevali più antichi dell'intera area alpina, che grazie anche all'isolamento naturale, ha mantenuto intatte o quasi le proprie tradizioni, con molte affinità al Carnevale di Sappada. Protagonisti del Carnavale dal giovedì grasso sono i ROLAR  demoni dalla faccia nera tinta con fuliggine che vestono pelli di pecora e portano fiori sul cappello e fazzoletti colorati, chiarissime affinità con i Luperci.


-9FEBBRAIO: SANT'APOLLONIA E LE MASCHERE DEI MATAZIN E LACHE'
Festeggiata anticamente in tutto il Veneto ora è rimasta soprattutto nel Bellunese a Comelico Superiore. Retaggio di antichissimi culti agresti e probabilmente legata ai Lupercalia (vedi sotto) latini si svolge la domenica più vicina al 9 febbraio, con la sfilata delle antiche maschere in legno dei "Veci", i "Vecchi", forse genius locii e spiriti protettori arcaici, che indicano l'inizio dei festeggiamenti carnevaleschi. L'antichissima festa celebra le maschere dei MATAZIN e LACHE' danzanti, abbigliati con sgargianti e bizzarri abiti ornati di fiori, perle, nastri, foulards, e portano cappelli più alti di 50 cm. Sempre durante la festa, si aggirano per i borghi le maschere femminili delle MATAZENE vestite di nero che ricordano le donne povere che non potevano partecipare alle feste ma anche le Dee Antiche, dimenticate e demonizzate.


BIBLIOGRAFIA:
- Lunario. calendario rurale veneto-friulano. Renato Zanolli.
-Calendario- A.Cattabiani
-Lunario- A. Cattabiani
-L'anno i mesi e i giorni nella cultura popolare del Veneziano. Proverbi modi di dire tradizioni- M.Poppi
- La religione dei romani- J. Champeaux


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LUPERCALIA



FELICI LUPERCALIA
 A TUTTI 
I MIEI AFFEZIONATI LETTORI!





giovedì 23 gennaio 2014

<< Tre sono i Volti della Dea Sanatrice...

... Signora delle Acque, del Passaggio, della Vita Libera nelle Foreste (...) Tre le divinità dei Misteri di Samotracia,
 la Grande Madre ed i Gemelli Cabiri; tre i figli di Zeus e della pleiade Elettra, Dardano, Iasio ed Armonia... Dardano che sposerà Baiteia, diventando il progenitore della gente troiana, e fonda i Misteri di Samotracia, il culto del Palladio e di Cybele in Asia! (...)
Tre sono i popoli da cui sono nati i Troiani: i Pelasgi, Frigi e Greci; tre quelli da cui sono venuti i Veneti: Troiani, Enetòi ed Euganei; Tre le Parche che conoscono e filano il Destino, Cloto, Lachesi ed Atropo; tre i Santuari di Reitia, la Giovane, la Levatrice, l'Anziana: Lova, Altinum, Ateste; tre i laghetti sacri di Lagole perchè... TRE sono i volti dell'Immortalità possibile! Qui ed ora! Memoria...presente del passato, attenzione, presente del presente, speranza, presente del futuro.
SIAMO NOI STESSI...DIVENTIAMO DEI! >>


Panta rei, πάντα ῥεῖ, omnia fluit, la Grande Madre degli Dei.. Rea, Reitia, Pantarei. 

E l'acqua dei Fiumi Veneti che scorre e scorre nei millenni...


"qualcosa si sta ribellando dalle viscere della terra, il cielo non è più un benefico protettore. Sembra irritato con i suoi figli, come volesse far capire loro che hanno sbagliato strada.Succede da quando l'incenso non sale più in spirali attorno ai canti dei banchetti sacri ed i templi sono diventati chiese. I Veneti Antichi dormono sonni inquieti, sentono che la loro è un'ereditarietà perduta".


(tratto da: IL CORAGGIO DEGLI ANTICHI VENETI di Federico Moro)

giovedì 9 gennaio 2014

LARES: GLI ANTENATI PROTETTORI

LARES 
La loro etimologia riconduce alla figura del "laer" dall'etrusco significato di padre e dal latino "lares" ovvero focolare domestico. Essi rappresentano nella cultura romana ma anche italica gli spiriti degli antenati divinizzati che vigilavano e proteggevano la famiglia nelle sua attività. I Lares o Lases dimostravano chiaramente la continuità del legame sacrale esistente fra i luoghi, i membri di una famiglia e le generazioni degli uomini, gli appartenenti alla comunità cittadina e presidiavano qualsiasi luogo di cui l’uomo o la comunità facessero un uso significativo . Gli antenati "divi" venivano raffigurati in statuette di cera, terracotta o bronzo in cui si incideva l'"effige" ovvero la forma fisica dell'antenato stesso e queste statuette venivano poste nel Larario domestico ed onorate dalla famiglia in particolari circostanze.Il lare familiare vegliava sulle fortune della casa e a lui i membri della famiglia rendevano culto quotidiano, specialmente alle calende, none ed idi. Secondo la leggenda, riportata solo da Ovidio, i Lares furono due gemelli nati dalla ninfa Lara mentre altri li fanno risalire come figli della Dea Mania.  Probabilmente il culto dei Lares deriva dall'antico uso di seppellire in casa i propri defunti (Servio) mentre secondo Plauto essi erano rappresentati a forma di cani e tenuti presso la porta di casa, anche se l'uso etrusco li indicava come
protettori della proprietà e dei terreni agricoli Legati alla difesa dei confini e dei passaggi ma anche della città e dei campi essi avevano molti nomi e diverse funzioni: vi erano i  Lares Compitales, I Lares Viales protettori delle strade,  i Lares Permarini che proteggevano la navigazione, I Lares Militaria che proteggevano  i campi di battaglia ed i  Lares Praestites che proteggevano i confini delle città ed erano anch'essi accompagnati da cani . Roma aveva innumerevoli Lares Privati ma anche  Lari pubblici detti Lari Prestiti ovvero coloro che vengono prima, che presiedono e vigilano. Erano onorati durante le Calende di Maggio nelle feste Laralia ed il loro altare veniva addobbato con fiori freschi. Essi in quanto divinità  tutelari erano rappresentati in forma marziale come due giovani vestiti di pelli di cane ed accompagnati appunto da cani. Romolo e Remo venivano considerati dei Lares importanti per la tutela dell'urbe senza scordare il particolare rapporto dei rituali notturni che avvenivano la notte precedente il primo di maggio in cui si ricorda la vicinanza dei Lari pubblici con Maia, quale madre di Mercurio e assimilata alla  Bona Dea ( in relazione ai rituali legati a Fauno ed alla Bona Dea)  alla quale si offrivano in sacrificio cani proprio nell'altare dei Lares Praestites.

CULTO DOMESTICO 
Essi erano onorati giornalmente al mattino ed alla sera con richieste di protezione e vicinanza alla famiglia e venivano sempre ringraziati o perlomeno informati di tutti i rituali " di passaggio" che avvenivano nella famiglia quindi matrimoni, nascite, fidanzamenti, partenza per la guerra etc. Inoltre nel culto privato  per onorare-evocare i Lares Familiares  era necessario ripetere per tre volte il primo verso " Enos Lases Iuvate!" Essi venivano giornalmente onorati  in casa con offerte di cibo dolce, con miele  e vino ma anche fiori, pani in farro, alloro, aglio e fiori di papavero  e venivano omaggiati  nei crocicchi durante le festività dedicate ai Lares Compitales. Purtroppo non si hanno altre informazioni più precise riguardo al culto domestico ed è un peccato anche se alla fin fine essendo parte di quella religiosità "domestica" ma anche arcaica e rurale è la semplicità a far da padrona... Diverso discorso invece è per il Genius Loci e per Termon.

 IL MATRIMONIO 

Si sa dalle fonti che i Lases  venivano ben augurati dalla sposa il giorno del matrimonio ovvero quando essa  diventava la signora della casa del marito e  doveva offrire al momento della presa di "posizione " nella nuova casa tre assi simbolici, il primo al marito, il secondo ai Lases domestici ( ovvero offriva ai Lases familiares del marito dei soldi per essere ammessa in quanto Domina ai rituali domestici in loro onore) e la consegnava con il piede ed il terzo ai Lases Compitales " in sacciperiones" ovvero in una piccola sacca perchè essa sarebbe successivamente uscita di casa per lasciarla nel compitum ( tempietto a loro dedicato nei crocicchi). Pertanto i doni dei soldi ai lases appunto segna come essi accettano la nuova sposa non solo nella casa del marito e nella sua famiglia ma anche nel suo quartiere (compitalia) quindi le divinità legate al focolare ed al crocevia sono indicatrici del fatto che oramai la sposa è legata a loro dalla benevolenza e dall'accettazione. La sposa il giorno prima delle nozze consacrava i suoi giocattoli di fanciulla ai lases familiares della sua famiglia d'origine.




 COMPITUM E LARES COMPITALES
La leggenda tramandataci da Macrobio vuole che le celebrazioni delle Compitalia sarebbero state ristabilite da Tarquinio il Superbo poichè l'Oracolo da lui interpellato gli aveva chiesto in cambio della pace e della prosperità una testa per salvare una testa, così ordinò che si sarebbe dovuto sacrificare dei bambini alla terribile Dea Mania,  tuttavia  Lucio Giunio Bruto sostituì le teste di bambino con quelle di aglio e dei papaveri gabbando l'Oracolo poichè esso aveva richiesto soltanto delle teste, non specificandone di quale tipo!
Autori come Varro spiegarono chiaramente che con il termine " Compitum" si indicavano sia i crocicchi stradali (di quartiere o agresti) sia le aediculae sacre dedicate ai Lares Compitales, ovvero divinità ctonie prettamente considerate come anime eroizzate e  divinizzate degli antenati, poste i luoghi critici del territorio cittadino quali mura, porte, trivi e confini a vigilare quindi in modo più ampio e attento sulle sorti urbane del vicus.  Assieme alla dea Hekate ed al dio Termon proteggono i punti di passaggio.
 I Ludi Compitaliciis venivano celebrati alla fine dei Saturnalia  ed i sacrifici erano caratterizzati da dolci in miele e carne di maiale che venivano offerti in ogni casa. Erano feste mobili ed indicate pertanto annualmente dai magistrati , Cicerone le colloca alla calende di gennaio ma quattro giorni prima delle "nonae" mentre le parole esatte con cui esse venivano annunciate al Popolo Romano ci sono giunte fortunatamente sia da Gellio che da Macrobio ed erano "“Die noni popolo romano quiritibus compitalia erunt".Gli uomini che celebravano questi sacrifici non erano schiavi ma uomini liberi ed inoltre in queste giornate i servi erano dispensati dalle incombenze lavorative ed appendevano alle porte delle loro casupole o stanze delle sfere o panni di lana. Si appendevano al di fuori di ogni casa delle statuette raffigurante la dea Mania, divinità ctonia ed infera madre dei Lares ed altre figure realizzate sempre con la lana che raffiguravano donne e uomini assieme a richieste di aiuto e protezione ai Lares Compitales.

Le celebrazioni avevano anche e soprattutto un carattere di "lustratio" e sempre le fonti (Macrobio, Dionisio di Siracusa, Catone ed Orazio) ci tramandano che nell'occasione oltre alla celebrazione dei "ludi" ed alla deposizione delle offerte ai crocicchi venivano sospesi sempre nei tempietti agli incroci dei piccoli "simulacra, oscilla, maniae, effigies" chiari sostitutivi dei sacrifici umani e delle "pilae" a ricordo dei crani degli immolati. Sempre come offerte ai crocicci venivano poste anche teste d'aglio e papaveri sempre con il medesimo significato simbolico. In Età imperiale vennero immolati anche maiali ai Lares e tori al Genius dell'Imperatore Augusto.
I Sacerdoti che presiedevano la festività erano i Magistri vici, che in quell'occasione indossavano la toga praetexta. Durante il periodo repubblicano alla festività furono aggiunti dei giochi pubblici main seguito furono soppressi per ordine del senato nel 68 a.C tuttavia Cicerone stabilì che i precetti che imponevano la festività dovevano essere osservati nonostante l'abolizione dei giochi, inoltre durante le guerre civili non venne più festeggiata ma venne in seguito ripristinata da Augusto che ora era il pater patriae, dunque ai due Lares Compitales si aggiunse il Genius Augusti, divinità protettrice del popolo  in un opera di propaganda politica in cui impose come culto religioso il suo Genio in quanto egli stesso Lares protettore della gente romana.
Nella celebrazione delle " Compitalia " e della "Ambarvalia" i magistri del Culto potevano dimostrare la loro lealtà all'imperatore. Come con Servio Tullio anche Augusto riformò il Culto e le sue metodologie nell'ottica di una serie di riforme atte a far ritornare Roma alle sue origini.
La sua riforma cancellò però le antiche aediculae in territorio italico a livello archeologico  poichè egli ne aveva ordinato il sistematico restauro. Tuttavia non vi sono dubbi che le prime forme di aediculae corrispondessero al naiskòs greco ovvero la trasposizione monumentale di una semplice nicchia che caratterizzò nel conservatorismo religioso romano il culto ai Lares fino al periodo imperiale, nicchia della stessa tipologia del LARARIO domestico nelle sue molteplici ed eterogenee versioni. Essa come cita Gellio, riproduceva in toto un tempio in minori dimensioni per la sua funzione sacrale costituita da un basso podio con due colonne sovrapposte a sostenere un piccolo frontone ed un altare antistante. Properzio e Livio ce lo descrivono come "locus parvus deus sacratus cum ara" ovvero un "sacellum". Pompei è un pozzo di conoscenza riguardo ai larari domestici e compitales costituiti da una nicchia dipinta in parete con un semplice altare antistante appoggiato o scavato antistante agli edifici.


Il LARARIO DOMESTICO


era dunque il posto riservato nella casa romana al culto privato e familiare. Più propriamente si diceva sacrarium, se tutto un ambiente era destinato a quel culto e nell'aedicula  si riponevano esi rinchiudevano, i sacra privata. La parte più importante del larario è il dipinto sacro raffigurante solitamente i Lares danzanti (a Pompei troviamo nella casa di M.E.Rufo nel mezzo il Genio familiare che  ammantato è in atto di sacrificare mentre ai lati i due Lari giovinetti, ovvero i Lares Ludentes  vestiti di corta tunica e di alti calzari, si muovono a passo di danza, versando dal corno potorio, che tengono sollevato in alto, un rivolo di vino, che va a finire nel secchiello che reggono con l'altra mano ma si conoscono anche il tipo stante, in riposo, con cornucopia e patera, frutti o spighe. ) Nella parte inferiore dei dipinti lararî troviamo spesso rappresentata l'ara domestica, alla quale si avvicinano dagli opposti lati due serpenti, talora anche uno, per divorarne le offerte. Nel larario trovava posto la suppellettile sacra, consistente in statuette ( di bronzo, d'argento, d'oro, oppure di legno, di terracotta, di marmo ) e in offerte votive. Le statuette potevano rappresentare il Genio, i Lari, Vesta  ed i Penati  e solitamente gli Dei Olimpi ma anche nelle realtà italiche maggiormente ancorate alle loro tradizioni pre-romane bronzetti di divinità autoctone (come nel caso del Veneto) ed eroi locali ma anche  quegli uomini che per le loro preclare virtù si erano procurato presso i posteri onori divini. Nel larario domestico erano presenti sempre alcuni oggetti: il Salinum, ovvero  un contenitore per il sale, il Gutus,un contenitore per latte o vino, la Patera, che è  un piattino per le offerte, una Lucerna, una lucerna a olio e l' Incenso, come offerta agli Dei che veniva conservato nell'acerra e bruciato nel turibulum.



                   ALTRE  FESTIVITA' DEDICATE AI LARES                                                         

 AMBARVALIA 

Nella religione romana, era un rito agricolo annuale tenutasi alla fine di maggio.La cerimonia, che forse si protrae per più di un giorno, prevede una solenne purificazione (lustratio) dei campi e si articola in due riti contemporanei, uno di natura privata e uno di natura pubblica.  Per assicurare la fertilità e disperdere il male, ogni agricoltore portava i membri della sua famiglia e tre bestie sacrificali ovvero un toro una pecora  ed una scrofa in una processione intorno i confini dei suoi campi e terreni per ben tre volte per purificare i campi stessi e nel corso del sacrificio bisogna porre attenzione a non nominare mai l'animale col suo nome, altrimenti risulta nullo, da qui il nome ambio, vado rotondo, e arvum, campo. Questo sacrificio era detto in latino " suovetaurilia".I partecipanti devono anche astenersi dai rapporti sessuali la notte precedente la cerimonia. Si esaminano poi le viscere delle vittime, per sapere se il sacrificio è stato gradito altrimenti va ripetuto.
Si onora una divinità che riunisce in sé tutti i caratteri della natura e delle sue manifestazioni: a Cerere o forse a Dia, divinità divina e creatrice, la stessa cui si sacrifica in dicembre nel giorno delle Angeronalia, dette anche Divalia.
La cerimonia pubblica compete ai celebri Arvali, sacerdoti riuniti in un importante Collegio, di cui ci restano gli Atti. Questi benedicono un pane adorno di alloro e spighe del vecchio e del nuovo raccolto (fruges aridas et virides). In seguito si passa alla lettura dell'antica preghiera degli Arvali, accompagnata da una danza fatta di movimenti cadenzati (tripoditatio). Durante la preghiera si invocano Adolenda e Commolenda, la cui etimologia, secondo Festo, va cercata in Ador (una specie di farro, con cui si fa la mola salsa per i sacrifici) e in mola (farro abbrustolito sparso di sale, usato pure nei sacrifici). Vengono poi banchetti e giochi, mentre si benedicono le primizie sull'altare della dea. Iprimi 5 versi venivano ripetuti con una cadenza lenta ma non strascicata per tre volte ogni verso ed alla fine il "triumphe" veniva letto con parecchia enfasi e dava inizio ad una danza che praticavano i Fratres Arvales detta tripudium.



IL CARMEN ARVALE 
Il Carmen Arvale è il canto conservato tradizionalmente dai sacerdoti Arval io Fratres Arvales dell'antica Roma e veniva declamato durante gli Ambarvalia I sacerdoti Arvali dedicavano la loro vita alla dea Dea Dia, e le offrivano sacrifici per assicurare la fertilità dei campi arati (arvum). C'erano dodici sacerdoti Arvali, scelti tra le famiglie patrizie. Durante l'Impero romano l'Imperatore era sempre un sacerdote Arvale. Essi mantenevano la loro carica a vita, anche se cadevano politicamente in disgrazia o venivano esiliati. Il Carmen Arvale è conservato in un'iscrizione del 218 dC, ma è composta in una fase più arcaica del latino, e probabilmente non veniva più pienamente compreso nel suo significato originario. Mentre i passaggi di questo testo sono oscuri, l'interpretazione tradizionale ci mostra il canto di una preghiera che ricerca l'aiuto del dio Marte e dei Lari (Lases), supplicando Marte di non lasciare che piaghe o disastri si abbattano nei campi, chiedendogli di rendere le loro pance sazie, di donare loro la danza, e suscitare il "Semones", che può rappresentare la sacralità della semina ( Semo Sancus, un dio dell'agricoltura e della fedeltà.)

 « enos Lases iuvate  x 3
neve lue rue Marmar sins incurrere in pleoris x 3
satur fu, fere Mars, limen sali, sta berber x 3
semunis alterni advocapit conctos x 3
enos Marmor iuvato x 3
triumpe triumpe triumpe triumpe triumpe. »

ALTRA TRASCRIZIONE : 
"O nos, Lares, iuvate!
Ne luem, ruinam, Marmar
sinas incurrere in plures!  
Satur esto, fere Mars, limen sali, sta illic, illic 
Semones alterni advocabit cunctos
O nos, Marmor, iuvato! 
Triumphe triumphe!"


TRADUZIONE:
Lari aiutateci,
non permettere, Marte, che rovina cada su molti.
Sii sazio, crudele Marte. Balza oltre la soglia. Rimani lì.
Invocate a turno tutti gli dèi delle sementi.
Aiutaci Marte.
Trionfo, trionfo, trionfo


LINK E SITI DI APPROFONDIMENTO 

- E NOS LASES IUVATE! Esploratori Hesperiani
Per visualizzare l'articolo clicca QUI

-IL CULTO DOMESTICO NELLE TERRE VENETE
A questo proposito vi rimando al mio articolo cliccando QUI

- AMBRAVALIA E ROGAZIONI IN VENETO
A questo proposito vi rimando al mio articolo cliccando QUI

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BIBLIOGRAFIA
-Attilio De Marchi, "Il culto privato di Roma Antica, I",
-Thesaurus cultus et rituum antiquorum (ThesCRA).: Cult places ..., Volume 4
 a cura di Jean Charles Balty.
-Enciclopedia Treccani di Archeologia,
- - J.Champeaux, La Religione dei Romani.
- A. Zilkowski, Storia di Roma.
 - Frazer, il Ramo D’Oro.
- P. Ovidio Nasone, Fastorum libri sex II.
-- G.Fogolari, la protostoria delle venezie.
- -Corpus inscriptionum latinaru,
- A.Biscardi, Fulgur conditum.
- A. Mastrocinque, Santuari e Divinità dei paleoveneti.
- Appunti di università e parti tratte dalla mia tesi di laurea.