Con il passare degli anni si tende a ritornare alle proprie origini, a ricercare le radici, perchè in fondo esse sono il mezzo per ritrovare la nostra vera essenza...Yves Montand

mercoledì 21 giugno 2017

Antica cartomanzia Veneziana, curiosità e segreti.



Cari lettori e care lettrici,
l’articolo che vi propongo qui di seguito è diverso dal mio solito lavoro di ricerca storico-archeologico sul territorio e si avvicina maggiormente a quel bacino di usi e credenze popolari venete a cui attingo spesso. Ringrazio pubblicamente le amiche e gli amici che mi hanno spronata su Facebook a scriverlo!


Vi parlo del “FAR LE CARTE” alla Veneziana, cioè delle usanze e delle curiosità riguardanti l’arte antica della cartomanzia che in quel della città lagunare si è storicamente diffusa in modo semplice e cristallino, difficilmente adombrata dalle imposizioni cattoliche ed arricchita da molti aspetti esoterici ed esotici tipici di una capitale mondiale del commercio marittimo.
Vi racconterò alcuni fatti curiosi, che ho potuto apprendere da chi mi ha personalmente insegnato a praticare quest’arte, tuttavia però dovrete accontentarvi di una parte, altrimenti dove si nasconderebbe il fascino della segretezza e della Tradizione?

“ Se ga da usar le carte da scoà…” Si devono usare le “carte da scopa, briscola, tresette” o più semplicemente gli Arcani Minori del normale mazzo di tarocchi.

“Le carte le se fa le nove de la matina, a mezogiorno, ai do boti e a mezanote” non si fanno il sabato e la domenica, non si fanno nei giorni di Natale e Pasqua, mentre è bene farle “el xorno dei morti el primo de novembre”, il mercoledì ed il venerdì.
Il gioco delle carte  “veneziane” si deve eseguire per sette volte in una lettura e dopo aver compiuto sette precisi passaggi (di cui elencherò solamente il quarto) “basta, non se fa altro par vintiquatro ore, perché le xe calde e le xe calde se le se torna a fa, no le val”, si deve smettere il gioco e riporre il mazzo in un luogo sicuro.

Si prendono dunque le carte, le si mescola e “se ghe dise le so parolete”, ovvero si sussurra al mazzo delle apposite “paroline” che secondo la tradizione sono magiche ed hanno la funzione di caricare il mazzo ed augurare una buona riuscita della lettura. Ogni anziana signora ha “le so parolete” personali e mi è stato assicurato che “sensa le parolete le carte xe megio butarle via tute perché no le val gnente” la lettura risulterà inutile e fallace, (quindi, care signorine, non ci s’improvvisa “cartomanti tradizionali” o peggio “streghe tradizionali” dopo aver letto quest’articolo per piacere…).
Il consultante prende le carte e le divide in tre “monti” cioè tre mucchietti, il cartomante li segna con tre “corni” a croce e s’inizia a svolgerle per sette volte continuative “drio man”  e si guarda sempre dove il significato delle carte va a parare ed in quel punto si va ad insistere.
I sette passaggi sono molto precisi e  non bisogna saltarne neppure uno altrimenti non si può giungere  a quelli principali ovvero il quarto ed quinto.
Nel quarto passaggio “se mete zo le carte” si svolgono le carte scoperte ad una ad una e si formano sette “monti” ognuno con un significato particolare che è curioso mostrarvi : “un monte per lei, uno per lui, uno per la casa, uno per il fuori di casa, uno per chi non si aspetta, uno per chi deve arrivare, uno per chi dev’essere consolato.
In seguito a ciò si fa la “Scala del Diavolo” che porta all’ultimo passaggio che è più un gioco divinatorio, il “Cossa me rispondistu?” una sorta di “si o no” in base al significato intrinseco della carta.
Eh si, perché le carte “da briscola” nel veneziano hanno significati diversissimi dall’uso classico simbolico degli Arcani Minori. Ogni carta, ogni seme ed ogni figura contengono un significato unico e ben preciso, ve ne elenco alcuni affinchè vi siano d’esempio:
Asso di Denari dritto significa “Allegria”, rovescio invece “una novità”;
Asso di Coppe dritto significa “Casa o persone che attendono in casa” mentre rovescio “ Na cosa da gnente, una piccolezza”;
Asso di Spade significa “un grande interesse” mentre l’asso di Bastoni rappresenta “ il viaggio di nozze”.
Di altre carte alcuni pittoreschi significati sono:  Un viaggio notturno, i soldi, il letto, il pensiero dell’amata o dell’amato, la porta, il matrimonio, un desiderio, un cavallo da traino, un ricco, un dispiacere…




Come potete ben notare sia la simbologia che il significato esoterico sono estremamente diversi dalla lettura classica dei Tarocchi e rivolti a risolvere “magagne” problemucci della vita quotidiana, non a dare risposta a domande filosofiche o a “prevedere il futuro”. Erano una sorta di oracolo molto immediato e pratico, utile, volto a dare un consiglio riguardo un dispiacere o un problema di raccolto, riguardo al periodo più adatto per piantare i pomodori o per convolare a nozze, chiedere se fosse più intelligente andar a pescare in laguna o in mar aperto…
Come sempre il popolo veneziano ha saputo esprimere anche in questi “oracoli” casalinghi, antichi e tradizionali la sua anima pratica, lavoratrice ed anche “estrosa”, fantasiosa.

Nelle carte trevigiane, nella serie di assi, 
si trovano stampate delle frasi per i giocatori come se fossero massime morali e come diceva un vecchio proverbio Chi un dì vince e dieci perde alla fin si trova al verde  

Spero abbiate gradito questo mio piccolo omaggio ad una tradizione davvero “segreta” della mia terra.
Se desiderate saperne di più vi raccomando il saggio “ Credenze popolari veneziane” di Domenico Bernoni, tuttavia essendo un testo del 1874 è di difficilissima reperibilità. Mal che vada venite a trovarmi per un caffè.

per contattarmi lasciatemi un commento qui sotto, per e-mail cliccando QUI oppure su facebook cliccando QUI 

venerdì 24 marzo 2017

Gli antichi Dei onorati a Sirmione e nel Lago di Garda

Torno a scrivere dopo un certo periodo di tempo che ho preferito dedicare alla ricerca di nuovo materiale da presentarvi, spero mi perdonerete.
Quest'oggi propongo un'analisi un po' particolare di un territorio che mi sta molto a cuore : Il Lago di Garda.
Sin da bambina ho frequentato il ridente borgo di Sirmione per accedere alle cure termali di cui avevo bisogno e negli ultimi anni dopo un periodo di pausa "fisiologica" io e la mia famiglia siamo ritornati in vacanza di cura nelle "lacus undae", ed ho avuto modo di esplorare ogni angolo del borgo e studiare i reperti archeologici della zona lacustre, soffermandomi soprattutto nella ricca zona archeologica delle "Grotte di Catullo", situata a nord del centro storico dell'antica Sirmio, a circa quattro kilometri dall'inizio della sottile striscia di terra al centro della riva meridionale del Garda.



 La posizione destinata alla costruzione della Villa fu scelta sia per la sua valenza paesaggistica che ambientale, infatti in questo punto il lago ottiene la sua massima estensione ed è eccezionale il panorama che si può gustare nelle giornate limpide, infatti il nostro sguardo spazia dalle rive bresciane, veronesi e trentine chiuse da una cerchia di monti da cui spicca il maestoso Baldo. Proprio la felice posizione di  Sirmione spiega l'importanza che ha avuto il luogo sin da tempi remoti. Recenti ritrovamenti hanno dimostrato la frequentazione del centro storico sin dal Neolitico (fine V-IV millennio a.C.), Bronzo Antico (2200- 1600 a.C.) perdurato sino al Bronzo recente (1200-1150 a.C.). Ancora frequentato fu dalla prima età del Ferro sino all'età Romana.In questo periodo segue le vicende dell'area gardesana, con l'assetto fondiario preromano e gli aspetti d'integrazione con gli autoctoni, con frequenti matrimoni "misti"ed ascesa al potere di personaggi con nome indigeno, mentre sotto il profilo amministrativo Sirmione apparteneva all'"agro veronese". Alla base della penisola trasciva la strada che collegava Verona a Brescia, parte di un percorso più lungo che collegava Milano ad Aquileia. Ed è proprio presso un'antica deviazione della via che si trovava la Sirmio Mansio, una stazione di sosta per i viaggiatori (documentata anche nella Tabula Peutingeriana). Il territorio era fertile ed il lago stesso era un'importante via di comunicazione. Ricordo la presenza dei Veneti forte nel territorio, soprattutto nel 225 a.C. con la famosa alleanza Veneti, Galli Cenomani e Romani per cacciare le avanzate Celtiche.





 La "Villa o Grotte di Catullo" sono una delle testimonianze più importanti di architettura gentilizia dell'epoca. Già con le prime citazioni dell'edificio i ruderi vennero collegati al poeta G.V.Catullo (84-54 a.C.) che nel carme XXXI parla di un ritorno felice a Sirmione, chiamata gioiello delle penisole e delle isole.  ASCOLTATELO QUI
Probabilmente non apparteneva a Catullo, infatti si pensa che vivesse nella villa attualmente sepolta in Via delle Antiche Mura.

Ed è proprio nel suo carme che il poeta ci da un'indicazione della prima divinità che si può incontrare qui.. NEPTUNUS, Dio protettore non solo del "mare" ma delle acque in generale.
Le prove archeologiche aiutano il ricercatore, in quanto si possono verificare in numerosi cippi votivi conservati anche al museo delle Grotte di Catullo.Tuttavia, il Dio Tutelare e protettore del Lago di Garda era BENACUS, da cui prende il nome antico il lago stesso, ovvero "Lacus Benacus". Il Lago stesso era onorato come tale Divinità su un altare rinvenuto a Punta S.Virgilio nella sponda orientale del lago mentre era onorato come Neptunus Augustus Benacus nella parte occidentale. Sempre riguardo al culto associato a Neptunus, originario Dio delle acque, vi è un altare a Moniga del Garda e delle iscrizioni dedicate ad esso son state ritrovate a S.Felice del Benaco, Gargnano, Moniga.
Cippi votivi dedicati a Giove e Minerva - foto personale

Altra Divinità decisamente caratteristica è MANERBA. La stessa cittadina di Manerba ne è toponimo estremamente chiaro, infatti nella stessa città vi è ancora un tempio a Lei dedicato coperto attualmente dalla roccia, distrutto dai barbari e sostituito dalla chiesa di San Zeno anche se fortunatamente un'epigrafe ne ricorda l'originaria dedicazione sacra alla Dea.  Manerba originariamente era il "Minervus vicus" ovvero il "Villaggio di Minerva" presenta una necropoli romana con tombe presenti dal I sec. a.C al III sec. d.C. . La leggenda dice che il Tempio fu eretto in devozione a Minerva che si nascose nella valle al centro della Valtenesi ed ivi piantò degli ulivi. Sempre in loco son state ritrovate anche lapidi dedicate sia a Minerva che ad Ercole nonchè lo stesso paese di Manerba fa parte del cosiddetto "triangolo di Minerva", tra Lombardia e Veneto (altri santuari alla Dea erano presenti a Breno e Marano di Valpolicella).

Il territorio del Lago di Garda dunque aveva presente il culto di Benaco assieme ad un culto di una Divinità femminile legata essa stessa all'acqua, tributo matriarcale di Reti, Veneti e Celti, questi ultimi infatti onoravano le Matrone nel Nord Italia, ovvero Dee femminili raccolte a gruppi di tre. Come non ricordarci poi in ambito Veneto della divinità triforme Icathein, Trimbusiate di Lagole ed il Telesforo di Lova ?
Se volete portare onori alla Dea potete recarvi appunto a Manerba, nel boschetto sacro che ancora esiste , oppure se volete avvicinarvi al Laghetto di Soiano potete dedicarvi a rituali riguardo a culti "naturali" in generale. A Sirmione potete vedere un altare votivo dedicato alla Dea Minerva utilizzato come materiale di recupero alle fondamenta del sito archeologico del Monastero di San Salvatore proprio nel centro storico del borgo... mi piace pensare che la forte presenza di ulivi secolari nel parco della Villa di Catullo fosse un chiaro segno della presenza di un Bosco Sacro dedicato proprio alla Dea.
Cippo dedicato a Minerva


GIOVE era fortemente onorato in tutta la zona abitata del Garda, soprattutto alla "Porta del Sole", Solis Ianua e presso il suo tempio distrutto dagli Ungari nell'anno 859 d.C. Sirmione mantiene ancora intatte numerose iscrizioni dedicate al Dio padre degli Dei, ed un occhio attento può trovarle ancora riutilizzate come materiale di recupero edilizio sparse in giro per la cittadina, come può notare i numerosi cippi a colonna miliare d'epoca romana usate sia come sostegno alla chiesa di Sirmione che come colonna portante delle mura medievali, oppure lasciata nel luogo originario all'ombra di un oleandro ignorata da turisti divoratori di gelati e consumismo.

Sempre dalle " Grotte di Catullo" arriva il ritrovamento della bellissima Testa di Dioscuro, una pregevole testa in marmo bianco che raffigura uno dei due Gemelli Divini. Purtroppo c'è rimasta solamente lei a raccontare quello che doveva essere non solo uno splendido complesso statuario ma anche la traccia inconfutabile del culto ai Dioscuri (molto sentito nel Veneto romano). Essi davano soccorso in battaglia e nella navigazione, rappresentavano infatti la costellazione dei Gemelli che guidava i marinai di notte. Anche essi dunque legati ad un culto acqueo molto potente, anche se rappresentavano non tanto la "potenza numica dell'acqua" come Neptunus- Benacus piuttosto l'ars navigandi, l'arte del navigare, che come sappiamo grazie ai resti archeologici, era praticata assiduamente nella zona.

Nella zona di Sirmione della "Delle Bionde" vi troverete a camminare o a prendere il sole esattamente sopra una necropoli Longobarda e seguendo la scarpata sino alla spiaggia omonima troverete le fonti termali, una casupola gialla contenente le tubazioni che raccolgono l'acqua calda termale e potentemente sulfurea per convigliarla sino alla stabilimento termale poco lontano ed alle varie strutture alberghiere.
Bene, esattamente li troverete una piccola pozza dentro al lago stesso in cui potete godere gratuitamente del calore benefico delle acque infere. Esattamente, infere poichè li, in quello stesso luogo, sorgeva un piccolo santuario scoperto di recente dedicato a non ben specificate "Divinità Infere e Salutari" o alla veneta "Sainanti". Se con occhio attento e cuore Onesto vedrete aldilà del flusso turistico potrete assaporare ancora la presenza di questi Numen particolari, infatti vi accorgerete della presenza massiccia di corvi e cornacchie, alberi secolari di alloro, cipresso ed oleandro, nonchè tombe e sarcofaci longobardi scambiati per comode "panchine" dall'ignaro visitatore, senza contare i resti di colonne e cippi votivi ancora sepolti dalle acque del lago (ho fatto snorkling in modo attivo, è pur sempre vacanza anche per me!  ).
ZONA DELLE BIONDE

Ci sarebbe molto altro da scrivere riguardo Sirmione ed il Lago di Garda, probabilmente lo farò in futuro. Spero  vivamente abbiate apprezzato questo mio piccolo ed umile omaggio ad un luogo che amo moltissimo ed a cui faccio sempre ritorno con animo felice. Ho utilizzato le fonti riportate in bibliografia nonchè appunti di ricerca personale in loco.

Un caro saluto a tutti i miei lettori!

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
PER SAPERNE DI PIU' SU SIRMIONE ARCHEOLOGICA

 -             LE GROTTE DI CATULLO A SIRMIONE di Elisabetta Roffia - Guida alla visita della Villa Romana e del Museo.
-              SIRMIONE- GUIDA AL TURISTA

 CULTO VENETO-ROMANO

-              “Elementi archeologici per l’individuazione dei culti tardorepubblicani nel territorio dell’attuale
                Regione del Friuli Venezia Giulia”- M.Buora.
-              “Personale addetto al culto nella Venetia”- M.S.Bassignano
-              “ I Riti dei Veneti, appunti sulle fonti”- A.L.Prosdocimi.
-              “Elementi etrusco-italici nei santuari del Veneto”- A.Maggiani.
-              “Reperti bronzei protostorici dai fiumi veneti: offerte votive, contesti funerari o ripostigli? “ L.Malnati, E.Bianchin.
-              “Aspetti della produzione epigrafica nord-italica in ambito culturale”- A.Buonopane.
-              “Un database delle dediche votive di età romana in Cisalpina: esempi e prime evidenze per l’area
                Veneta”- G.Mennella, S.Valentini.
-               “la protostoria delle venezie” -G.Fogolari.
-              -Corpus inscriptionum latinarum.
-              A.Biscardi, Fulgur conditum.
-              A. Mastrocinque, Santuari e Divinità dei paleoveneti.
-              Appunti di università e parti tratte dalla mia tesi di laurea.
-              J.Champeaux, La Religione dei Romani.
-              A. Zilkowski, Storia di Roma.
-              “Venetkens”- Catalogo della mostra.
-              “Le iscrizioni venetiche su pietra di Padova e Vicenza, "Atti Ist.Veneto" CXX,”. – A.L.Prosdocimi.
-              “Un frammento di Teopompo sui Veneti, "Memorie Acc.Patavina"- A.L.Prosdocimi.
-              “Forme verbali venetiche. A proposito di un nuovo verbo in -r, in "Arch.Alto Adige"- A.L.Prosdocimi.
-              “ Il nome 'Veneti' nell'antichità, in "Memorie Acc.Patavina"- A.L.Prosdocimi.
-              “La lingua venetica”- G.B.Pellegrini.
-              “Etimologie di teonimi: Venilia, Summanus, Vacuna, in Studi linguistici in onore di Vittore Pisani”- A.L.Prosdocimi.
-              “Le religioni dell'Italia antica, in Storia delle religioni, II, a cura di G.Castellani”- A.L.Prosdocimi.
-              “La religione dei Veneti antichi: contributi linguistici, in Les religions de la préhistoire”. A.L.Prosdocimi.
-              “Lingua e cultura nella Padova paleoveneta, in Padova Preromana, Catalogo della Mostra, Padova 1976”.
-              “Le lingue italiche, in Lingue e dialetti dell'Italia antica (= Popoli e civiltà dell'Italia antica, VI),” a cura di A.L.Prosdocimi, Roma-Padova 1978.
-              “Tra indeuropeo ricostruito e storicità italica. Un dossier per il venetico, in Este e la civiltà paleoveneta a cento anni dalle prime scoperte, Atti del XI Convegno di Studi Etruschi ed Italici (Este-Padova, 27 giugno-1 luglio 1976), Firenze 1980, pp.213-281”.
-              “Il Venetico, in Le lingue indeuropee di frammentaria attestazione-Die indogermanischen Restsprachen, Atti del Convegno della SIG-Indogermanische Gesellschaft (Udine 22-24 settembre 1981)”. A cura di A.L.Prosdocimi.
-              “Lingue antiche nei Colli Euganei, in Guida ai dialetti veneti VIII (a cura di M.Cortelazzo).”
-              “Celti in Italia prima e dopo il V secolo a.C., in Celti ed Etruschi nell'Italia centro-settentrionale dal V secolo a.C. alla romanizzazione, Atti del Colloquio Internazionale (Bologna 12-14 aprile 1985)”.
-              “Lingua nella storia e storia nella lingua: tra indeuropeo e Italia pre-romana, "Fondamenti" 7, 1987, pp.55-88. A.L.Prosdocimi.
-              “Le religioni degli Italici, in AA.VV., Italia omnium terrarum parens, a cura di G.Pugliese Carratelli”.
-              “Augurium canarium. Appendici: Vernisera e altri auguri agrari Ceres e Cerialia. Sementivae e feriae delle semine”, in Scritti offerti a Ettore Paratore.
-              “A.Marinetti, La X Regio, in AA.VV., Cultura popolare del Veneto. L'ambiente e il paesaggio”.
-              “I riti dei Veneti antichi. Appunti sulle fonti, in Orizzonti del sacro. Culti e santuari antichi in Altino e nel Veneto orientale”, Atti del Convegno.
-              “Veneti, Eneti, Euganei, Ateste: i nomi, in AA.VV., Este preromana: una città e i suoi santuari”.


giovedì 10 novembre 2016

LA MAGIA SIMPATICO-IMITATIVA e DEFIXIONES NELLE FONTI GRECHE

Nel riprendere in mano Teocrito e la poesia bucolica, ho avuto modo di rileggere con piacere l'incantesimo  descritto nella prima sezione dell'idillio (II, I-63) spiegabile sulla base della magia simpatico-imitativa ovvero fondata sul principio che "il simile produce il simile". Nell'incanto, la protagonista Simeta vuole riattrarre a se l'amato e con queste parole " attira tu alla mia casa quell'uomo" la maga Torquilla lega fili di lana per attrarre il cuore del giovane Delfi (amato da Simeta), poi brucia farina, alloro, crusca e brandelli della veste del ragazzo affinchè egli possa ardere di passione. In seguito liquefa della cera per far sciogliere il suo cuore, fa girare la ruota magica (Clynx ecatiana) perchè Delfi possa aggirarsi attorno alla casa della ragazza. I gesti della maga hanno un corrispettivo nell'Ecloga VIII virgiliana, di cui l'idillio teocriteo fu il modello; anche in Virgilio la donna, assistita dall'ancella Amarillide cerca di attrarre a se un uomo con la magia ed il rito si dimostra efficace. In Teocrito tuttavia non accade perchè non solo il rito non raggiunge l'obbiettivo nello spazio del componimento ma soprattutto perchè sembra che alla sua effettiva utilità non creda neppure la stessa mandante Simeta! Per spiegare il comportamento di Simeta si è sovente fatto riferimento ai Papiri Magici e benchè da un lato vi sia la conferma che i termini utilizzati nell'idillio di Teocrito siano effettivamente termini "tecnici" della magia, d'altro canto conferma che gli incantamenti di Simeta non corrispondono a quelli praticati nella realtà quotidiana ma piuttosto siano un'idealizzazione di ciò che i colti fruitori dell'arte teocritea dovevano pensare dei riti magico-popolari.
La più antica testimonianza di "magia" è di Erodoto (Storie I, 101)  il quale dice che : "I maghi erano adepti di una società segreta persiana, a cui spettava compiere sacrifici per conto del re e che si occupava di riti funebri, divinazione ed interpretazione dei sogni". Per un tipico caso di relativismo culturale, nella prospettiva greca, il mago zoroastriano non è un sacerdote ma una figura ambigua e sospetta, si confonde con i sacerdoti girovaghi ( Agìrtai) di età classica. Questi "maghi" erano predicatori di religioni orientali, un misto fra indovini e preti mendicanti: Platone (Repubblica IX, 364 b) ci assicura che questi ciarlatani si presentavano alle porte dei ricchi e li persuadono di aver ottenuto dagli Dèi il compito di purificare con sacrifici ed incanti le colpe commesse da essi e dai loro antenati . Sin dall'epoca antica anche in Grecia stessa esistevano persone dedite ad "incantesimi", gli Epodaì, potevano guarire da malattie, fatture d'amore, malefici, scacciavano il malocchio ed effettuavano esorcismi.


Talvolta erano detti però GHOETAI, ovvero gementi, ciarlatani, ed infatti erano dei lamentatori che praticavano la professione di cacciare gli spiriti, placcare i fantasmi, evocare la pioggia etc.
La magia come pratica popolare era avversata dalle persone colte, eppure questa avversione non ha impedito il proliferare della pratica delle DEFIXIONES, ossia tavolette che contengono formule magiche contro determinate persone. Questo è l'esempio di una defixio del IV secolo a.C. incisa in una tavoletta di piombo :
<<lo lego Teagene, la sua lingua e la sua anima e le parole di cui si
serve; io lego anche le mani e i piedi di Pirria, il cuoco, la sua
lingua, la sua anima, le sue parole; io lego anche la moglie di
Pirria, la sua lingua e la sua anima; io lego anche il cuoco
Cercione e il cuoco Docimo, la loro lingua, la loro anima e le
parole di cui si servono; io lego anche Cinea, la sua lingua, la
sua anima e le parole con cui aiuta Teagene; io lego anche la
lingua di Ferecle, la sua anima e la testimonianza che porta in
favore di Teagene; io lego anche la lingua di Seute, la sua anima
e le parole di cui si serve, come pure i suoi piedi, le sue mani, i
suoi occhi e la sua bocca; io lego anche la lingua di Lampria, la
sua anima e le parole di cui si serve, come pure i suoi piedi, le
sue mani, i suoi occhi e la sua bocca;
io li lego tutti, io li faccio sparire, io li seppellisco, io li inchiodo
in basso. In tribunale e davanti al dieteta, quando agiscono
contro [di me], che essi si trovino nella totale impossibilità di
comparire sia con le parole che con gli atti.>>

Le pratiche magiche degradate a livello superstizioso, hanno origine dagli arbori della civiltà umana, quando esse avevano un ruolo importante per il funzionamento della vita sociale ed artistico-propiziatoria.




Questa invece è un'epigrafe funeraria di un bambino della tarda età repubblicana romana, che dimostra come la credenza nelle "defixio" fosse molto radicata.:

Iucundus Liviae Drusi Caesaris f. Gryphi et Vitalis
In quartum surgens comprensus deprimor annum
cum possem matri dulcis et esse patri,
eripuitit me saga<e> manus crudelis
ubique cum manet in terris et nocet arte sua.
Vos vestros natos concustodite, parentes, 
ni dolo in toto pectore finis eat.
Crescendo nel mio terzo anno, sono catturato e ucciso,
quando sarei potuto essere la gioia di mia madre e mio
padre; mi ha preso la mano crudele di una strega, che
rimane sulla terra a nuocere con la sua arte. State
attenti ai vostri figli, o genitori, affinché il dolore non
finisca col riempire il vostro cuore.


La magia, la sua origine ed il suo sviluppo nelle società della storia costituiscono uno dei problemi più importanti dell'altropologia sociale, infatti risale a James Frazer la teoria fondamentale che la magia e la religione formano due campi ASSOLUTAMENTE SEPARATI: infatti la MAGIA pretende di VINCOLARE alle sue operazioni il mondo divino, imponendo agli spiriti di sottostare alla volontà della strega o stregone, la RELIGIONE  invece ACCETTA le forze superiori da venerare ed eventualmente sottomettersi.
 La magia non è uno stadio primitivo della religione, semmai uno stadio primitivo della scienza, poichè anche essa tende a conoscere le leggi della Natura per dominarle.
La magia comprende due principali processi che stanno a capo di tutte le operazioni magiche : la MAGIA DI CONTATTO e la MAGIA SIMILARE.
La magia di contatto è  fondata sulla contiguità mentre quella similare sul fatto che se io brucio uno statua che raffigura una persona in particolare, io sto in realtà bruciando la persona stessa.

Ecco un esempio di "istruzioni" alla defixio:


Prendi della cera da un tornio da vasaio e modella due
figurine, una maschile e l'altra femminile. La figurina
maschile falla armata come Ares, che tiene nella mano
sinistra un gladio puntato verso la clavicola destra della
figurina femminile; che essa abbia le braccia legate
dietro la schiena e sia inginocchiata, e che la materia
sia fissata sulla sua testa o intorno al suo
collo...occorre incidere sulle varie parti della figurina
femminile: testa, orecchie, occhi, volto, clavicola
destra, braccia, mani, cuore, ventre, sesso, natiche,
piante dei piedi. Prendi tredici aghi di bronzo,
conficcane uno nel suo cer-vello dicendo: ‘Io ti
trafiggo con l'ago, NN, il cervello', due nelle orecchie,
due negli occhi e di' ogni volta: 'Io trafiggo la tale parte
della tale persona, affinché essa pensi a me solo’.
Prendi una lamina di piombo, scrivi lo stesso
incantesimo, recitalo e attacca la lamina alle figurine
con un filo tessuto al telaio, facendo nodi e dicendo,
come sai: 'Abrasax, tieni'. Deponile al momento del
tramonto presso la tomba di una persona morta prima
del tempo, o per fatto di violenza, e deponi anche dei
fiori di stagione





Marcel Mauss invece non traccia un divario così netto fra magia e religione, poichè in molte religioni son inglobati elementi magici ed in particolare la magia non è un segreto prodotto da un gruppo esoterico, ma un fenomeno sociale perchè ha bisogno di un sistema di credenze collettive a cui appoggiarsi e di un consenso generale.  La differenza dunque fra religione e magia consiste piuttosto nel fatto che la prima opera sul versante del sacrificio agli Dèi, la seconda sul maleficio.
Sotto vari aspetti, la amgia costituisce un sistema d'interpretazione dei fenomeni che ha le sua radici, quantomeno a livello psicologico, nelle esigenze di una parte della società, che in modo più o meno confuso, proietta le sue tensioni in modo irrazionale per ottenere rassicuranti risposte.

 ( Qualche riferimento con lo schizzofrenico neopaganesimo moderno? Lascio a voi la risposta.)



BIBLIOGRAFIA
 -Defixiones. Le tavolette magiche nell'antica Roma. Claudio Foti, Eremon Ediz.
- La morte e l'aldilà nel mondo pagano, Carlo Pascal.
- Il ramo d'oro, James Frazer
- Idilli, Teocrito, BUR ediz.
- La magia nel mondo antico, Ferrara degli Uberti, LAterza ediz.
-  La Magia, Maurice Bouisson, Milano 1965
- Storia della magia, R.Cavendish,Armenia ediz. 1980
- Storia della Divinazione, Giordano Berti, Milano 2007.
 - Strix, la strega nella cultura romana, Laura Cherubini, UTET 
- Il mondo letterario greco, dall'età ellenistica all'età cristiana, Giulio Guidorizzi, Einaudi.