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VENETI ANTICHI :Il NUME TUTELARE DELLA "STIPE"

Articolo sconosciuto ai più ma molto importante a mio avviso, che descrive molto bene le varie commistioni riguardo Divinità e Numen fra Veneti e Latini. Scritto da una fonte affidabilissima e soprattutto competente, GIORGIO ARNOSTI, studi classici e laurea in Scienze Politiche. Insegnante. È curatore o autore di numerose pubblicazioni del Gruppo Archeologico del Cenedese di cui è attualmente il Presidente. BUONA LETTURA!  "Nel catalogo della mostra su "I PALEOVENETI", Maria Grazia Maioli, autrice della scheda sulla "stipe" di Villa di Villa in Comune di Cordignano "TV" "1" , propone quale protettore del santuario un nume maschile, paragonabile al Marte gallico ed al Quirino dei Romani. Nelle fonti letterarie sugli antichi Veneti, l'esistenza di divinità maschili è scarsamente documentata "3" , tuttavia in molti santuari si ritrovano dediche a divi del pantheon greco-romano, scritte in latino; compaiono ovviamente in...

AMBARVALIA, e ROGAZIONI IN VENETO! Antiche reminiscenze di un passato presente.

Nella religione romana, era un rito agricolo annuale tenutasi alla fine di maggio.La cerimonia, che forse si protrae per più di un giorno, prevede una solenne purificazione (lustratio) dei campi e si articola in due riti contemporanei, uno di natura privata e uno di natura pubblica.  Per assicurare la fertilità e disperdere il male, ogni agricoltore portava i membri della sua famiglia e tre bestie sacrificali ovvero un toro una pecora  ed una scrofa in una processione intorno i confini dei suoi campi e terreni per ben tre volte per purificare i campi stessi e nel corso del sacrificio bisogna porre attenzione a non nominare mai l'animale col suo nome, altrimenti risulta nullo, da qui il nome ambio, vado rotondo, e arvum, campo. Questo sacrificio era detto in latino " suovetaurilia".I partecipanti devono anche astenersi dai rapporti sessuali la notte precedente la cerimonia. Si esaminano poi le viscere delle vittime, per sapere se il sacrificio è stato gradito. Se no, va ri...

Giusquiamo o Beleonuntiam, erba velenosa sacra al dio Belenus

''...l'Alterco, il qual chiamano i greci Hiosciamo, aggrava bevuto la testa,  e favvi ingrossare le vene, fa farneticare, e altercare chi lo mangia: la  onde da latini è chiamato egli Alterco. Il che ho più volte veduto io in  alcuni fanciulli, che avevano mangiato il seme ( ..) impero che facendo  mille pazzie, davano a credere à i padri loro che fussero spiritati. Et di  qui forse proviene, che quivi lo chiamano volgarmente Disturbio, per  disturbare egli gravemente il cervello". Una delle erbe predilette da avvelenatori e streghe, il giusquiamo, è in effetti altamente velenosa perché contiene vari alcaloidi, tra i quali la scopolamina che causa anche la perdita del controllo della mente, tant'è vero che veniva usata come siero della verità. Chiamata dai Celti "Beleonuntiam" (sacra a Belenus), veniva usata dalle druidesse dell'isola di Sein, considerate capaci di placare o scatenare tempeste, nonché predire il futuro, per propiziare la pioggia. ...

Cazza salvarega o Caccia selvatica. testimonianze dal 1887

il seguente brano è stato tratto da un testo molto particolare, " Zoologia popolare veneta" di Angela Nardo Cibele edito nel 1887...buona lettura! "Tra le superstizioni più comuni ai contadini di tutta la provincia, vi ha questa di una caccia meravigliosa, che ciascuno ha veduto o sentito una volta almeno in vita sua. Le vive descrizioni che ne fanno i contadini nel loro rustico dialetto, pieno di forza e di efficacia, sono di un cosi terribile effetto eh' io ne rimasi impressionata, come per la lettura di una ballata di Bùrger. Serva, che il teatro principale di questa caccia, è una bella ed alta montagna che signoreggia Belluno. In Serva i Bellunesi mandano in estate le loro mucche e là trovano cascine, ricchi pascoli e un fresco delizioso. I pastori fanno società fra loro e molte volte sono costretti di dormire sotto tende improvvisate o a ciel sereno. Si nutrono del latte delle loro bestie, di erbe e della immancabile polenta, che qualche volta, già pr...

Ed è quando l'acqua che viene dal cielo si scontra con l'acqua del Brenta che...

... le voci degli Antichi Veneti si alzano lievi dai Sacri Territori.  Non si può parlare degli Dei senza parlare le lingue con cui venivano chiamati. Gli Dei sono strettamente connessi con la Terra in cui viviamo, in cui abbiamo Sangue ed Origini.Per una ragione mistica, come gli Dèi ci hanno insegnato che ogni lingua di popolo è sacra, così quella degli Assiri e degli Egizi è atta ai riti sacri e noi dobbiamo rivolgerci agli Dèi nella loro lingua, perché è loro congenita, e siccome questo tipo di lingua è primitiva e antichissima, noi dobbiamo seguire le leggi della Tradizione, parola di Giambico e dei suoi " Misteri Egizi". Ciò che nell’antichità distingueva un territorio divino è proprio il fatto che esso, fin dall'inizio della sua fondazione e quindi del delimitare del territorio, o “lucus”, un recinto sacro, fatto a creando una radura circolare in una foresta, forse delineandone il disegno con pali o pietre, e sacralizzandola con particolari riti, recava l’impron...

Maedissiòn Veneta

El ghe faria fin senso,  el ghe vegnaria afàno veder sta bruta bestia che sensa remissiòn te la intempesta le vissare ogni xorno ela cressa fin a spolparte tuto fin che te resta soeo che i ossi. Che ti faccia schifo, che ti venga da vomitare nel vedere questa brutta bestia (nda: un brutto male) che senza alcun ripensamento ti renda le viscere in tempesta ed ogni giorno cresca fino a spolparti tutto e finchè ti resteranno solamente le ossa. ......... Ci son varianti Veronesi e Vicentine. Ovviamente la maledizione per essere attiva doveva essere eseguita adeguatamente e con un certo rituale...

Sacri furono i giorni in queste Terre plumbee...

... dove le nebbie dei tempi ancora rinvigoriscono antichi echi di battaglie e marinai di laguna imperiosa, che tutto avvolge, che tutto si riprende. Lugo, il Lucus Sacro, alla foce del fiume, attende Il Lupo mite, patrono del crocicchio ancestrale, Minor Medoacus dal furente moto, con le zampe sporche di terra, fauci affamate, eppur fedele.. Lova, la Lupa antica, guarda al mare mentre la palude separa Terra dalle Acque adriatiche, solcate da genti greche, Enetoi li chiamarono un tempo, gli Euganei risolutori di enigmi. E li, fra secchi campi e distese d’argilla sorge la Tua casa, Potnia Théron, Rea anatolica, Signora della Fiere, che la Chiave custodisci in grembo, e l’anitra usi qual messaggera. Πότνια Θηρῶν, Rea, Reitia, che tutto fai scorrere, che ogni cosa accogli al suo eterno divenire. πάντα ῥεῖ ὡς ποταμός, ta Rei scorre, Reitia scorre fra i flutti del Medoacus, dalle Alpi sfocia a Lova, la Lupa feroce nella campagna fangosa. E la tua casa è li, Signora dei Cavalli, risorta ...