dott.ssa Righetto Elena. ©
Quantità considerevoli di articoli e lavori son stati
scritti in anni ed anni di studi riguardo la ritualità sacrificale propria
della religio romana antica, pertanto questo mio lavoro dev’essere considerato
un leggero resumèe adatto ad un pubblico di lettori che s’affacciano per le
prime volte nell’interessante studio di questi argomenti. Per uno studio più approfondito vi rimando alle fonti citate in bibliografia.
Iniziamo dunque con la prima domanda che solitamente mi
viene rivolta dai miei studenti di liceo:
Cos’è un “Sacrificio”? Esso è un
rito che permette agli esseri umani di creare un canale comunicativo con gli
Dèi per rivolgere loro richieste e/o onorarli con banchetti sacri, inoltre la
sua natura di pratica comunitaria ribadisce nell’esecuzione stessa, la
gerarchia degli esseri che popolano la terra.
A Roma il sacrificio era un rito compiuto dalla comunità (cittadinanza,
famiglia…) la quale era rappresentata dal membro più importante in ordine
gerarchico. Si eseguiva un sacrificio
per contattare esseri sovrumani quali Dèi, antenati e raramente gli Eroi e
questa comunicazione si metteva in atto durante il sacrificio per mezzo
dell’offerta. Queste potevano essere variegate, animate (cioè “dotate di animus e quindi animali), o inanimate (non
dotate di animus, quindi vegetali) ma anche da derivati come il miele, il
latte, il vino, dolci, tortine, erbe spontanee, frutta…
Il Sacrificio dunque consisteva in un banchetto solenne offerto agli Dèi, seguito
da un banchetto in cui i commensali umani si riunivano, ad eccezione del rito
dell’Olocausto nel quale la vittima sacrificale veniva bruciata interamente,
riproponendosi come il sacrificio animale di fatto più spettacolare e sentito.
L’atto stesso dell’uccisione della bestia era molto sentito dai partecipanti ed
officianti al rito, in quanto il legamen sangue-terra veniva rimarcato a
livello arcaico, istintuale, senza scordare che all’uccisione si accompagnava
il momento della divinazione che, come vedremo, consisteva nell’osservazione
degli organi interni della vittima per trarne presagi.
Perché si sacrificava nella Roma dei Padri? Si compivano sacrifici per vari
motivi, primo fra tutti l’onorare una divinità durante la sua festa annuale,
per rendere grazie agli Dèi se si erano verificati dei benefici quali un
ritorno a casa, una nascita, una guarigione, un raccolto abbondante, oppure nel
caso del sacrificio divinatorio per ottenere una risposta ad una domanda. Un
caso a parte il “Piaculum”, ovvero il sacrificio riparatore, compiuto per
cercare di rimediare a mancanze di vario tipo riguardo a comportamenti verso le
divinità ritenuti scorretti, ad esempio un semplice lavoro di manutenzione all’interno
di un recinto sacro poteva essere mal visto dalla divinità e pertanto era
necessario scusarsi con essa per il disturbo arrecato. Spesso si sacrificava
anche per “curare” i prodigi che si manifestavano. Un “prodigio” era un
avvenimento spesso spaventoso o assurdo che si verificava come ammonimento
inviato dagli Dèi agli uomini per avvertire loro che qualcosa non va, qualcosa
non funziona correttamente e che se non vi pongono rimedio sicuramente accadrà
qualcosa di orribile e grave.
La procedura con la quale si impostava ed eseguiva un sacrificio era
sostanzialmente sempre la stessa, consolidata dalla Traditio, che poteva
variare secondo le occasioni. Prima d’iniziare era necessario selezionare gli
animali, bestie domestiche quali bovini, ovini, suini o pollame e per i riti
pubblici si prediligevano animali di grandi dimensioni, detti “Victimae”,
parola che secondo i linguisti contiene al suo interno l’accezione di “prestigio”,
quindi le vinctimae erano animali prestigiosi. Per i sacrifici domestici ed
espiatori si utilizzavano bestie meno pregiate, più ridotte in dimensione,
detti “hostiae”, tuttavia non devono avere difetti fisici perché come ci
ricorda Plinio (Nat.Hist., 8, 183) “gli Dèi non gradiscono animali imperfetti”
e bisognava fare attenzione anche al colore del pelo e soprattutto al sesso:
agli Deì celesti erano sacrificati animali dal pelo chiaro, agli Dèi inferi
quelli a pelo scuro, alle Dèe le femmine ed agli Dèi i maschi. Nettuno e Marte
gradivano solo animali maschi e fertili mentre Giove preferiva maschi castrati.
Queste regole che per noi possono sembrare oscure erano invece per i nostri Avi
imprescindibili per la reale riuscita del sacrificio, che iniziava con una
processione solenne per condurre animali e strumenti all’altare, accompagnata
dalla musica di flauti per impedire che rumori non graditi disturbassero la
cerimonia, in modo apotropaico. Prima d’iniziare
il rito veniva invocato il silenzio con la celebre ed evocativa formula del “FAVETE
LINGUIS!” ovvero “FATE SILENZIO” , con
la quale si otteneva un silenzio favorevole alla concentrazione, poi si passava
alla “ Prefatio”, rito introduttivo
attraverso il quale si creava il legame, il canale comunicativo fra uomini e
Dèi, con libagione d’incenso e vino sul focolare, ovvero rispettivamente
simbolo di Sovranità ed Immortalità , in sostanza il momento dell’invito agli
Dèi di presenziare al banchetto. Segue la fase dell’ “Imolatio”, in cui si
versava sulla testa dell’animale il vino e la “mola salsa” preparata dalle
Vestali mescolando sale e farina. Poi si passava un coltello sulla schiena
della Victima dalla testa alla coda tenendo la lama piatta( mimando la futura
uccisione che veniva eseguita dagli schiavi), consacrando così l’animale che
diventa proprietà degli Dèi. L’animale stordito con un colpo d’ascia o martello
veniva sgozzato, il corpo aperto e lasciato all’indovino che controllava la
corretta posizione degli organi nel corpo e soprattutto che il fegato non
presentasse menomazioni. Se esso era perfetto allora in questo caso gli Dèi
avevano gradito il sacrificio, al contrario se presentava problemi era indice
che gli Dèi avevano rifiutato il dono in quanto in collera con gli uomini,
quindi si credeva che fossero state le divinità ad aver manomesso il corpo
prima del sacrificio proprio per mandare un messaggio agli uomini attraverso di
esso .
La pratica detta “ Extispicium” veniva compiuta dagli Aruspici,
tradizionalmente specialisti etruschi di divinazione e permetteva di
controllare se la “PAX DEORUM” (concordia fra uomini e Dèi) era integra e
spesso serviva anche a leggere il futuro.
Infatti gli organi estratti ed analizzati nuovamente da specialisti,
erano in grado di indicare loro l’interpretazione di fatti politici o
situazioni poco chiare della vita cittadina, consigliare se iniziare o meno una
guerra etc.
Terminate le pratiche divinatorie, il corpo dell’animale veniva preparato dagli
schiavi per essere mangiato: essi riservavano i cinque “exta” organi interni
(fegato, peritoneo, polmoni, vescicola biliare e cuore) agli Dèi. “Exta”
secondo il filologo antico Paolo Diacono (op.cit., 69, Lindsay) erano le “Parti
eccelse”, ed a differenza del sacrificio greco in cui alcuni organi “splanchna”
venivano messi su spiedi e mangiati in loco dai partecipanti, i Romani facevano
bollire gli exta in una pentola o li arrostivano per deporli sull’altare della
divinità cui era stato destinato il sacrificio. Si cuocevano gli exta come
ulteriore momento di dialogo, contatto con gli Dèi perché essi se volevano
manifestare un rifiuto tardivo del sacrificio, lasciavano gli organi a
liquefarsi in acqua, mentre una cottura positiva indicava l’equilibrio della
Pax Deorum e pertanto venivano portati sull’altare per essere cosparsi di mola
salsa e tagliati. I Romani erano molto raffinati perché con questa procedura
stavano a dimostrare che gli Dèi son esseri civili, mangiano come gli uomini la
carne cotta, tagliata e condita con cereali e sale.
Al banchetto divino ovviamente seguiva quello umano! Ricordiamoci che questi
momenti erano vissuti con estrema devotio dai partecipanti, ma non con uno
spirito triste o negativo, certamente solenne e serio ma gioioso e festaiolo.
La carne dell’animale veniva spartita nelle “sportulae”, ovvero in borsette,
sacchettini che i partecipanti portavano a casa e consumavano con la loro
famiglia, oppure la carne veniva venduta nelle macellerie così tutti potevano
comprarla e partecipare al sacrificio anche se non avevano avuto modo di farlo
di persona. Devo aggiungere ad onor di
cronaca che per i primi secoli dell’era di dominazione cristiana l’usanza di
mangiare carne di animali sacrificati nel corso dei banchetti privati si rivelò
essere una reale spina nel fianco per i cristiani stessi in quanto se essi
venivano invitati dovevano prima accertarsi che il pranzo loro offerto non provenisse
da riti in onore di “Idoli pagani”.
Dunque, a cosa serviva veramente il sacrificio? Ribadiva la gerarchia naturale
degli esseri che abitano la Terra, perché al livello più basso ci son offerte
vegetali ad animali e più in alto ci sono gli esseri umani che hanno la facoltà
di disporre della vita di questi come vogliono. Fra gli uomini ci son altre
gerarchie, gli schiavi a cui son affidati compiti umili (sporcarsi con il
sangue, cucinare…) ed i cittadini che partecipano, dirigono il rito e mangiano
le carni della vittima. Gli Dèi son in cima a questa gerarchia naturale, “Motori
Immobili dell’azione”, che accettano il pranzo a cui son stati invitati e
comunicano con gli uomini se la situazione della PAX DEORUM è compromessa o
meno.
Qui di seguito vi propongo del materiale raccolto riguardo
le varie offerte corrette alle divinità.
PENATES
Dei domestici-Ritus Romanus- Offerte: incenso, vino, dolci,
focacce salate, carne di ovino e bovino. (fonti:Cicero, De Divinatione, II.39-Dionysius di
Halicarnassus, Roman Antiquities, 2.2)
LARES FAMILIARES
Dei domestici-Ritus Romanus- Offerte: incenso, vino, frutti
aromatizzati con la mola salsa, carne di agnello e maiale.Ghirlande di fiori
per adornare il Larario. (fonti:
Plautus, Aulularia-Plinius, Naturalis Historia, 21.11-Plinius, Naturalis
Historia, 28.27-Varro in Nonius Marcellus, De Compendiosa Doctrina, Lindsay ed.
p.554 1-2-Deutero-Servius, Aeneidos, 1.730-Ovidius, Fasti, 2.633-Valerius
Maximus, Memorable deeds and sayings, 2.5.5-Horatius, Satries, 2.5.14-Horatius,
Odes, 3.23.4-Tibullus, Elegies, 1.3.33 seq.)
GENIO / IUNO PERSONALE
Dei domestici-Ritus Romanus- Offerte: incenso, libagioni di
vino, focacce di grano bollito e saltato (libum). Ai Saturnalia carne di
montone o piccoli maialini. I sacrifici di sangue sono proibiti il giorno del
proprio compleanno. (fonti:
Persius, Satires, 2.1-3-Tibullus, Elegies, 2.6.8-Ovidius, Tristia,
5.5.12-Tibullus, Elegies, 4.6.14-Plinius, Naturalis Historia, 18.84-Varro in
Censorinus, De Die Natali, 2.2-Horatius, Odes, 3.17.14-1)
MANES
Dei del sottosuolo- Ritus Romanus- Il banchetto può essere
fatto anche in presenza del defunto stesso. Offerte: il vino non mescolato,
latte fresco, il sangue delle vittime sacrificali, rose, viole, fagioli neri,
mais salato, grano mescolato con il vino versate a terra in libagione senza
bruciarle. Bruciare invece carne di
pecora, maiale, tori neri e vitelli.
(fonti:-Virgilius, Aeneidos, 5.55-103-Plinius,
Naturalis Historia, 21.11-Ovidius, Fasti, 2.535-54)
MANIA-MATER LARIUM
Dea del sottosuolo- Ritus Romanus- Offerte: aglio, teste di
papavero (che sembrano aver sostituito i
primitivi sacrifici umani dei bambini). Carne ovina. (Fonti: Macrobius, Saturnalia, 1.7.35
seq)
LARI / GENIUS LOCI
Dei domestici e ctonii-Ritus Romanus- Offerte: frutti della Terra specialmente le
primizie,il vino,le ghirlande di
fiori che devon essere poste al suolo
seguite dalla libagione. Carni di suino, giovenca, pecora ed agnello. (fonti:Cato, De Agricultura 139 - 140-Apuleius, Apologia,
56.5-6-Apuleius, Florides, 1.3-4-Tibullus, Elegies, 1.1.19-24)
LARES COMPITALES
Divinità ctonie-Ritus Romanus- Offerte: carne di maiale lucidata
di grasso. (fonte: Propertius,
Elegies)
VESTA
Dea domestica-Romanus Ritus- Offerte: incenso e carne di
pecora. (fonte: Cato, De
Agricoltura 132-Ovidius, Fasti, 3.41).
CERERE
Dea ctonia- Secondo il Romanus Ritus (una parte del culto celebrato sul colle
Aventino corrispondeva ai Misteri di Eleusi ed è stato considerato Graeca Sacra e quindi non veniva incluso
nel culto pubblico romano). Offerte:
torte di farro, incenso, sale, pane, primizie delle spighe di grano,
foglie di quercia, vino, fave mescolate con il latte, carne di scrofa (a volte
in stato di gravidanza). (fonte:Cato, De Agricultura
134-Tibullus, Elegies, 1.1.11-18-Virgilius, Georgics, 1.338-349-Ovidius, Fasti,
2.520-Ovidius, Metamorphoses, 10.433-Macrobius, Saturnalia, 3.11.1).
TELLUS
Dea ctonia-Romanus Ritus- Offerte: torte di farro, carne di
scrofa o vacca in stato di gravidanza. (fonte: Ovidius, Fasti)
IANUS /GIANO
Dio domestico (passaggi e porte) e celeste (inizo e fine).
Ritus Romanus- Offerte: Incenso, Vino, Torte di Farro, miele ed alloro
(strues). (fonti:Cato, De
Agricultura 134-Varro, De Lingua Latina, 6.12).
GIOVE (DIVUS)
Dio celeste- Romanus Ritus- Offerte: incenso, vino novello,
dolci (fertum), carne, torta di farro, frutta, carne di giovenca bianca, bue,
pecora, agnello, castrato, suovetaurilia (ovini, suini e bue) e tori. Secondo i
libri antichi, le vittime erano solo
dei castrati. (fonti: Cato, De
Agricultura 134- Ovidius, Fasti, 1.83 seq.-Servius, ad Virg. Eclog.,
8.82-Macrobius, Saturnalia, 3.10.)
GIUNONE (DIVA)
Dea celeste- Romanus Ritus- Offerte: incenso, vino, carne di
toro, pecora, agnello, suovetaurilia (ovini, suini e bue). (fonti: Catone, De Agricoltura 134 )
MARTE
Dio celeste- Ritus
Romanus- Offerte: farro, lardo, carne, vino, dolci (strues e fertum)
suovetaurilia (ovini, suini e toro), toro, montone offerti a crudo. (fonti: Suetonius,
Vita Divi Augusti, 1-Macrobius, Saturnalia, 3.10.)
SATURNUS
Dio ctonio e sotterraneo, fortemente legato alla terra
italica "Saturnia Tellus", antichissimo e primordiale- Cultus Romanus
et cultus Graecus- Offrte: vino, sangue, carne di maiale.
SALUS
Dea celeste e terrena, di origine arcaica- Ritus Romanus-
Offerte: carne bovina.
MINERVA
Dea celeste- Ritus Romanus- Offerte: incenso, vino, suovetaurilia (ovini, suini e toro), carne
bovina.
VICTORIA
Dea celeste- Ritus Romanus- Offerte: incenso e carne bovina.
(fonte: Ambrosius, Epistoles
18.3)
DIS
Divinità sotterranee- Ritus Romanus- Offerte: pecora nera ed
altre vittime dal manto nero.(fonte:
Valerius Maximus, Factorum et Dictorum Memorabilium, 2.4.5-Macrobius,
Saturnalia, 3.9.10-1).
PROSERPINA
Divinità sotterranea-
Ritus Romanus- Offerte: vittime dal
manto nero.(fonte: Valerius
Maximus, Factorum et Dictorum Memorabilium).
LIBER PATER
Dio ctonio- Ritus
Romanus (i Baccanali si intendono Graeca Sacra, cioè un rito straniero non
incluso nel culto pubblico romano)- Offerte: dolci (liba) e libagioni di mosto. (fonte: Ovid,
Fasti, 3.713-740-Plinius, Naturalis Historia, 18.).
NEPTUNUS
Dio acquatico- Ritus Romanus- Offerte: carne di toro, vino. (fonte: Macrobius, Saturnalia, 3.10.4)
DIANA
Dea celeste e ctonia- Ritus Romanus- Offerte: Torte di
formaggio, torte di miele, torte di prezzemolo, carne di cerva bianca, capra e
mucca. (fonte: Livius, Ab Urbe
Condita, 25.12, 27, 23.5-Ovidius, Fasti, 1.387-388-Valerius Maximus, Factorum
et Dictorum Memorabilium, 7.3.1)
CARNA
Dea domestica e ctonia-Ritus Romanus - Offerte: fagioli
mescolati con acqua calda e farro, pancetta. (fonti: Ovidio,
Fasti).
ROBIGO
Dio ctonio- Ritus Romanus- Offerte: Incenso, vino,carne di
cane e cuccioli non svezzati (sostituire con carne di animali commestibili dal
manto rosso) oppure carne di pecora. (fonti: Columella, De Re Rustica, 342 seq.)
VULCANO
Divinità ctonia e distruttiva- Ritus Romanus- Offerte: vino
rosso, pesci rossi, ed altri animali dal manto rosso. Anticamente venivano
bruciati vivi. (fonte: Varro, De
Lingua Latina, 6.20)
APOLLO
Dio celeste- Graecus Ritus- Offerte: vino, torte di formaggio, torte di miele, torte di
prezzemolo, corone di alloro, carne di toro. (fonti: Macrobius,
Saturnalia, 3.10.4)
ILITHYIA
Dea domestica- Ritus
Graecus (almeno nei Ludi Saeculare in quanto è una delledivinità greche). Offerte: torte di formaggio, torte di miele, torte di
prezzemolo.
PRIAPUS
Dio domestico- Ritus Romanus- Offerte: latte e dolci (liba).
(fonte: Virgilius, Eclogae, 7.33-34)
LIBAGIONI
PARTICOLARI
Dal Culto Greco prendiamo spunto per altre libagioni ad
altre divinità:
VINO PURO NON MESCOLATO AD ACQUA : Agli Dei Celesti
ACQUA PURA: Agli Dei acquatici e domestici
NEPHALIA (ACQUA MISTA A MIELE O LATTE): Offerta a Memnosyne-
Eos-Helios-Ninfe-Selene- Afrodite Urania.
MIELE-MELISPONDA: Libagioni funebri- Libagioni alle divinità
Ctonie ma anche a tutti gli Dei come alle Ninfe, Helios ed Afrodite Melania.
Nelle libagioni funebri "CHOAI" sono sempre triplici con miscela di
acqua miele e latte e vanno sempre sotterrate. Prima si scava una fossa, poi si
versa il latte ed il miele ad anche del vino dolce infine si versa l'acqua e si
cosparge con bianca farina d'orzo.
LATTE CON MIELE ED ACQUA: Libagione alle divinità Ctonie
come Hekate, Persefone, Cerere e Demetra l'Oscura.
LATTE –GALAKTOSPONDA: Libagioni ed offerte alle divinità
Ctonie ed ai defunti.
OLIO- ELAIOSPONDA: Utilizzato nel rito greco come
consacratore delle pietre che delimitano l'area sacra. Nei Trivi per Hekate e
per i Lares Compitales, si usa versare
una goccia d'olio ed andarsene dopo aver compiuto un'adoratio in ginocchio. Viene inoltre usato per ungere le steli
tombali e le statue/simulacri.
BIBLIOGRAFIA
Il Sacrificio, di Francesca
Prescendi, L’Antichità di Repubblica;
Appunti di università e parti
tratte dalla mia tesi di laurea.
J.Champeaux, La Religione dei Romani.
A. Zilkowski, Storia di Roma.
“Le religioni dell'Italia antica, in
Storia delle religioni, II, a cura di G.Castellani”- A.L.Prosdocimi.
“Le religioni degli Italici, in
AA.VV., Italia omnium terrarum parens, a cura di G.Pugliese Carratelli”.
“Augurium canarium. Appendici:
Vernisera e altri auguri agrari Ceres e Cerialia. Sementivae e feriae delle semine”,
in Scritti offerti a Ettore Paratore.
Tito Livio, Ab Urbe condita, 41, 15,
1-2 ;
Plinio (Nat.Hist., 8, 183);
Paolo Diacono (op.cit., 69, Lindsay);
Cicero, De Divinatione, II.39
Dionysius
di Halicarnassus, Roman Antiquities, 2.2;
Plautus, Aulularia;
Plinius, Naturalis Historia, 21.11;
Plinius, Naturalis Historia, 28.27;
Varro in Nonius Marcellus, De
Compendiosa Doctrina, Lindsay ed. p.554 1-2;
Deutero-Servius, Aeneidos, 1.730;
Ovidius, Fasti, 2.633;
Valerius
Maximus, Memorable deeds and sayings, 2.5.5;
Horatius,
Satries, 2.5.14;
Horatius,
Odes, 3.23.4;
Tibullus,
Elegies, 1.3.33 seq.
Persius,
Satires, 2.1-3;
Tibullus,
Elegies, 2.6.8;
Ovidius,
Tristia, 5.5.12;
Tibullus,
Elegies, 4.6.14;
Plinius,
Naturalis Historia, 18.84;
Varro in Censorinus, De Die Natali,
2.2;
Horatius, Odes, 3.17.14-1);
Virgilius, Aeneidos, 5.55-103;
Plinius, Naturalis Historia, 21.11;
Ovidius, Fasti, 2.535;
Macrobius, Saturnalia, 1.7.35 seq;
Cato, De Agricultura 139 – 140;
Apuleius, Apologia, 56.5-6;
Apuleius, Florides, 1.3-4;
Tibullus, Elegies, 1.1.19-24