Con il passare degli anni si tende a ritornare alle proprie origini, a ricercare le radici, perchè in fondo esse sono il mezzo per ritrovare la nostra vera essenza...Yves Montand

mercoledì 1 gennaio 2014

Feste, Tradizioni, Lavori agrari di GENNAIO

BUON ANNO NUOVO A TUTTI I MIEI LETTORI!

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Dal latino IANUARIUS mese consacrato al dio Janus, antico Reges Italicum divinizzato dai romani, originario Dio della Luce considerato il più antico delle espressioni divine in quanto Numen Progenies
, simbolo della Natura e Dio della Pace. Dal 153 a.C. divenne il primo mese dell'anno. Inoltre il primo periodo dell'anno era dedicato alla Dea Giunone ed in Grecia ad Hera, sempre a Roma il 1 gennaio si onorava Aesculapius, dio protettore della Salute. Altre feste importanti avvenivano in questo mese a Roma ed in molte aree italiche: il 3 vi erano le feste Compitalia dedicate ai Lares, spiriti protettori della famiglia, alla Nonae la  Festa di Vica Pota, dea della vittoria e della potenza, il 9 le Agonalia Festa in onore del dio Giano, Ianus, protettore dei lavori e degli affari, l'11 iniziavano le Carmentalia Festa della dea Carmenta, madre di Evandro. La dea Carmenta è la protettrice delle partorienti e delle fonti e le Iuturnalia , Festa della ninfa Iuturna (Giuturna) sorella di Turno, re dei Rutuli ed il 16 vi era la Festa della dea CONCORDIA e nei templi della dea spesso il Senato teneva le sue sedute.

USANZE VENETE 


Dai racconti dei nonni e dei testimoni "di una certa età "che amo andare a trovare per farmi raccontare usanze della loro infanzia ho saputo che fino agli anni '50 il primo giorno del "novo anno" la padrona di casa si alzava di buon mattino per togliere la vecchia cenere dal "larin" ovvero il larario ( come sappiamo anche per i Veneti Antichi il "larin" era non solo il focolare domestico ma anche la parte più sacra ed importante della casa e per la famiglia) perchè "xenare nova fortuna nova" e solo dopo questo rituale veniva acceso il nuovo fuoco familiare. Inoltre per augurare buona fortuna ognuno doveva indossare un indumento nuovo. Le donne venete indossavano orgogliose i gioielli da sposa in filigrana e la nonna allacciava al collo un nuovo collarino con un ornamento prezioso o di tradizione familiare. All'uscita della Messa si scambiavano auguri per l'anno novello. Il pranzo di capodanno doveva ovviamente contenere la carne del maiale "sacrificato" a fine novembre, con lenticchie e fave, senza scordarsi il dolce di fine pasto decisamente bene augurante. I bambini ed i ragazzini andavano di casa in casa da parenti ed amici ma soprattutto al padrino ed alla madrina di battesimo ad augurare" bona fine e bon prinsipio de anno! " ricevendo in cambio dolcetti e "mancette" oppure frutta secca poichè non dare loro nulla sarebbe stato considerato di cattivo auspicio, infatti chi non riceveva l'atteso dono cantava una piccola maledizione....
" tanti ciodi su la porta, tanti diavoli ve porta! "

I FUOCHI di fine anno in Veneto hanno una tradizione millenaria che si perde nella notte dei tempi...I giovani per tradizione l'ultimo giorno dell'anno raccoglievano rami d'abete per poterli accatastare ed accendere a mezzanotte, mangiando castagne, bevendo vin brulè e cantando tutti assieme al caldo del fuoco. Nelle case è buona tradizione veneta bruciare dei rametti di ginepro (rituale arcaico? Molto probabile).

DIVINAZIONE CONTADINA 
I Contadini osservavano il trascorrere del primo giorno dell'anno o dei primi dodici giorni traendo previsioni per l'attività agricola. Era usanza dire che nella notte dell'anno che termina e quello che inizia si deve finire ciò che si deve terminare ed iniziare ciò che si vuole perdurare. Pertanto è buona usanza mangiare come un tempo nelle case contadine dei nostri nonni, tanta frutta secca, molta uva che porta grandi guadagni e bere il vino novello dell'ultima vendemmia appositamente conservato. Le giovani da marito gettavano una pantofola dalle scale o dalla finestra, se rimaneva rivolta verso l'esterno era segno che le cose con il "moroso" sarebbero andate molto bene! Inoltre incontrare di buon mattino un bambino portava fortuna, mentre incontrare una persona vecchia avrebbe portato sventure e delusioni, importante baciare per primo un uomo mentre evitare come la peste il prete!

" Se el primo del'an el primo ch'el s'incontra par strada l'e an omo ti xe fortunà, se l'è na dona porta poco de bon, se l'è un prete podaria morìr uno de casa! "

L'anno che inizia di mercoledì è considerato fortunato (speriamo bene!), prospero se di domenica, poco buono se di venerdì e di guerra se il martedì.
Molti ragazzi correvano per strada suonando campanacci fin dopo la mezzanotte, ed anche la tradizione di fare molto rumore è antichissima, infatti gli stessi antichi credevano che fosse necessario per allontanare le Larvae o altri spiriti maligni, molti contadini correvano per i campi aspergendoli con acqua (rituali dei veneti antichi legati all'acqua...). Ma era anche un periodo di iniziazione giovanile! Infatti il rituale della BONA STELLA  rappresentava il passaggio di rinnovamento astrale al quale partecipavano i giovani in prossimità di raggiungere la maggiore età, ovvero dall'adolescenza alla gioventù, una sorta di "Lupercalia" solo che prendeva la forma di un "questua" casa per casa.
Il 2 gennaio è la "festa di San Bovo", santo che in realtà rappresenta il "protettore del bestiame", un evidente sostrato pagano di questo "Santo" simile a Fauno o a Janus, in questo giorno venivano benedetti tutti i bovini e gli altri animali nelle stalle. Inoltre si credeva che il giorno di Natale e di San Bovo gli animali parlassero fra loro nella lingua degli umani ed i contadini che rimanevano nascosti nelle stalle per carpirne i segreti se venivano scoperti rimanevano pietrificati! Pertanto lasciavano i loro animai a riposo per una settimana...
Il 5 gennaio, ovvero prima dell'Epifania, era consuetudine benedire l'abitazione e la stalla il fienile e gli orti senza scordarsi i campi. Il patriarca della famiglia partiva con il rituale della benedizione seguito dai familiari, mentre il figlio più giovane reggeva il secchiello con l'acqua, e di sera di accendeva il tradizionale falò casalingo.
Per conoscere quale tipo di coltivazione si poteva contare per il miglior raccolto dell'anno venivano posti sul fuoco tre tralci di vite a simbolo dei tre maggiori raccolti: granoturco, frumento ed uva. Dal tralcio che produceva maggiori fiamme si traevano indicazioni di maggior abbondanza di raccolto, i più giovani strappavano dal falò un ramoscello acceso e correndo per i campi invocavano l'abbondanza cantando."
Altri tipi di indicazione sul tempo si ottenevano dagli otto giorni che separavano la festa di sant'Antonio abate a quella di San Paolo, se nella notte tra il 16 e 17 gennaio si ghiacciavano i fossati e le rogge nella notte fra il 24 e 25 la notte si faceva più mite e viceversa.

25 GENNAIO   : I SEGNI MAGICI DI SAN PAOLO APOSTOLO
Nella società contadina avevano molta importanza i giorni ENDEGARI ovvero indicatori dei vari mesi dell'anno che si succedono per i 12 primi giorni dell'anno nuovo mentre per altri per i primi 24 giorni ovvero fino al 25 gennaio giorno di San Paolo appunto. In questo giorno le previsioni venivano ribaltate completamente o confermate del tutto. Nella notte fra 24 e 25 gennaio era tradizione porre fuori dalla porta di casa rivolta a ponente 12 spicchi di cipolla ed aggiungervi sopra qualche granello di sale. Ogni spicchio numerato  e posto in ordine rappresentava un mese iniziando da gennaio, al mattino successivo venivano tratte tutte le previsioni sui mesi dell'anno osservano come e quanto il sale si era sciolto sopra ogni spicchio, sale sciolto o umido indicava mesi piovosi, asciutto mesi secchi.

RITUALE DEL GHIACCIO
Sempre in questa notte le ragazze da marito ponevano un piattino con acqua sul davanzale della loro finestra, il freddo avrebbe tramutato l'acqua in ghiaccio formando figure da cui traevano significati e presagi: una borsa indicava povertà e lavoro duro, una scatola invece ricchezze e matrimonio lieto, uno sgabello un matrimonio in vista mentre una bara la morte prematura.


EPIFANIA: LA REDODESA E REITIA 
Le leggende narrano che a mezzanotte della vigilia dell’Epifania, si possa vedere la REDODESA  con i suoi dodici Redodesegoti (i dodici mesi dell’anno ma anche le dodici notti sante che vanno dal Natale all’Epifania) che fermano le acque dei  fiumi e chi attinge acqua in quel preciso momento viene travolto dai flutti mentre il primo che al mattino seguente porta gli animali ad abbeverarsi trova sul greto del fiume uno splendido mazzo di fiori. I fiori che si trovano al mattino dopo sono di colore giallo vivo, color del croco, e vengono conservati come porta fortuna. Inoltre la Redodesa viene spesso associata con Perchta ed Holta in quanto al mattino dell’Epifania essa  si reca di casa in casa a controllare che le donne abbiano finito di filare tutta la canapa, il lino e la lana dell’anno precedente e che abbiano rassettato la casa come si conviene, per le donne che hanno eseguito queste prescrizioni alla lettera vi  saranno allora benedizioni per l’anno entrante,  per coloro che hanno trascurato di farlo vi saranno  invece punizioni e disgrazie.

“«la Redodesa è una donna che suole farsi sentire la sera dell’Epifania a strepitar catene. Guai in quella sera a non tener alzate le catene dal fuoco della cucina o lasciar la stoppa sulla rocca, ne fa un inferno! Una volta, per farla fuggire, si accendevano dei fuochi e si mandavano delle grida».
 (Q. Ronzon — vedasi Almanacco Cadorino, anno III, 1885)

La Redodesa è ritenuta in Veneto essere una sorta di “Befana” ma non viene considerata come una vecchia paurosa da bruciare, tutt’altro! La Redodesa è un essere fantastico nei tratti più simile agli orchi, ad altri esseri femminili malefici, che non alla vecchia che porta o riempie di frutta e dolciumi la calza che un tempo i bambini trovavano appesa alla catena o alla cappa del focolare.   Essa è sempre descritta come bellissima e giovane ma dagli aspetti terribili, ctoni, alla guida di una caccia selvaggia e spettrale, accompagnata dal latrato dei cani e dagli spiriti dei morti (aspetti molti simili alla dea Hekate).

per saperne di più sulla REDODESA clicca QUI

Questa festa interrompeva i rigidi digiuni che allora venivano fatti durante la quaresima.  Il falò serviva a bruciare con la Vecia anche i “cai” delle ultime potature dei vitigni per scongiurare le gelate di primavera e liberare i campi dalle sterpaglie, prima dei lavori della bella stagione. Nella lingua veneta  la Befana è chiamata Maràntega (mare antiga = madre antica), oppure Redodexa o nelle nostre isole Veròla.  Essa rappresenta REITIA – la dea della Terra a conclusione del ciclo delle stagioni – ormai vecchia; dopo esser stata ridotta in carbone e trasformata perciò in energia, rinascerà a primavera nuovamente bella, giovane, pronta a regalare i suoi doni e la dea Perchta. In questi giorni si ricordano anche le rogazioni.
Mentre nell'Ottocento queste consuetudini popolari erano ancora vivissime, nel secolo appena passato si è assistito ad un loro calo. Di recente, però, stanno riprendendo il terreno perduto.

 IL PANEVIN :Simboleggia l’incenerimento dei defunti come transito dalla vita alla morte, da un anno ad un altro. Il fuoco è visto come una festa collettiva, sainante dell’Uomo, oracolare nel colore del fumo stesso. Il rituale del rogo è analogo ai roghi di marzo. Si tratta di sopravvivenze di culti agresti risalenti ai Veneti antichi, i quali usavano incenerire i defunti sistemandoli sopra grandi pire attenendosi ad un elaborato cerimoniale. I fuochi propiziatori della nuova stagione si dovevano tenere in date fisse e furono poi sostituiti da ricorrenze cristiane. Il Panevìn era quasi ovunque simile: fatta una gran catasta di ramaglie, canne, legna di scarto, si dava la benedizione, poi il più anziano accendeva il fuoco e seguivano rituali vari in cui la comunità ricercava e ricerca tutt'oggi segnali di pronostico, se le faville del falò vanno in direzione del nascere del sole la stagione non sarà buona mentre se si dirigono dove tramonta il sole la stagione sarà buona.

PROVERBI
" Co l'ano scominsia de festa, l'è queo dele disgrassie"
"Chi lavora el primo del'ano lavora tuto l'ano"
"Zenaro seco, vilan rico, Zenaro suto, gran dappartutto!"
"Zenaro ventoso, ano granoso"
"Co xe sente el ton de Zenaro, Xe porta via i morti con caro"
 " un cativo inverno fa una cativa istà"


BIBLIOGRAFIA:
- Lunario. calendario rurale veneto-friulano. Renato Zanolli.
-Calendario- A.Cattabiani
-Lunario- A. Cattabiani
-L'anno i mesi e i giorni nella cultura popolare del Veneziano. Proverbi modi di dire tradizioni- M.Poppi
- La religione dei romani- J. Champeaux


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venerdì 27 dicembre 2013

LE SACERDOTESSE DI AFRODITE NEI SANTUARI DI CIPRO



Afrodite, somma Dea dell’Amore Creatore, della Bellezza,della Grazia e della natura che sboccia, fra i suoi mille nomi rispecchianti l’Archetipo di Mater Genetrix veniva  anche chiamata Cipride (Omero, Iliade, LibroV, v. 330) o Cytherea, dai suoi presunti luoghi di nascita, rispettivamente Cipro e Citera. Cipride (κύπρις), letteralmente «originaria di Cipro» è  un epiteto molto comune  in riferimento al mito  che la vede sorgere dalla spuma (afhròs)  del mare presso Cipro. Il termine compare perla prima volta nell’ Iliade, 5.330. Il principale centro di culto di Afrodite rimase a Paphos, sulla costa sud-occidentale di Cipro, dove la dea de ldesiderio era da lungo tempo venerata come Ishtar e Ashtaroth, in quest’indicazione si prospetta la fase del percorso mitico  del culto originario di Afrodite, da levante alla Grecia continentale, ove si instaurò a livelli sacerdotali tipici del Culto gentile Ellenico.
Paphos (gr. Παϕος) era ed è un’ antica città dell’isola diCipro (poi detta P. Vecchia ). Il sito fu abitato per la prima volta durante il periodo calcolitico (2800 a.C.); alla fine del Bronzo Tardo fecero la loro comparsa immigrati greci. Era famosa soprattutto per un santuario di Afrodite,di cui si conservano i resti. Il santuario, a corte, di tipo vicino-orientale ei cui primi edifici monumentali risalgono al 1200 a.C., ebbe una continuità di culto attestata da oltre 4000 terrecotte votive infrante. La ricostruzione romana(1°-2° sec.) distrusse gran parte delle strutture precedenti. Si conservano inoltre resti della cinta muraria del periodo arcaico, tombe dell’età micenea ereperti archeologici (11°-7° sec. a.C.). All’inizio del 3° sec. a.C. fu fondatala città Nuova , sul mare, ma il sito della città Vecchia rimase un centro religioso rinomato fino alla tarda antichità.
Gli Antichi ritenevano che se un luogo veniva dichiarato Sacro (ovvero casa della Divinità) esso rimanesse con tale connotazione sacrale anche se la vicende della Storia, portano all’abbandono delle ritualità nel Sacro Recinto o terreno.
Questo vale anche per Paphos e l’intera isola di Cipro, ove decaduto il culto politeista Ellenico  e demonizzata nell’era cristiana, la figura della Dea, s’instaurò un vivace e devotissimo culto alla Madonna di Cipro come Maria Theotokòs ovvero “madre di Dio”…Esempio di sincretismo religioso perfettamente allineato con la continuità della Deavista come Genitrice.
Afrodite secondo il mito antico che la vede nata a Cipro, comeculla Sacra scelse lo scoglio di Petra Tou Romiou, un faraglione a venti chilometri dalla città, circondato da un'incantevole baia a mezzaluna. Per gli incontri con il suo bellissimo amante Adone si spostava invece un po' più a nord, lungo la penisola di Akmans, fino a un laghetto naturale protetto da una grotta. Si dice che le acque di questa piscina naturale, nota come i Bagni di Afrodite siano ancora oggi un elisir di giovinezza e un potente filtro d'amore. Ma l’ antica Paphos  fu un centro del culto di Afrodite grazie ad un famoso santuario che, secondo la leggenda, fu eretto da Tegeo, re dell'Arcadia. Il tempio è citato da Omero e contribuì, grazie alle offerte dei pellegrini, alla prosperità di Paphos  aq uel tempo una delle nove città-stato dell'antica Cipro, seconda per importanza solo a Salamina in Cipro sul versante opposto dell'isola. Il culto era ancoravivo in epoca romana. Il tempio fu chiuso con decreto dell'imperatore Teodosio.
Altro santuario dedicato alla Dea è situato, sempre nell’isoladi Cipro nell’antica città-stato di Amathous, nella Baia di Lemesos (Limassol)la quale  fu probabilmente fondata dacoloni greco-micenei nei secoli XII ed XI a.C. ed era uno dei principali centridel culto della Kyprida Aphroditi. Nel principale sito archeologico di Amathoussi possono ammirare le rovine di un Tempio consacrato ad Afrodite. Si ritieneche il Santuario di Afrodite sull’Acropoli di Amathous sia secondo soltanto aquello di Paphos del quale, tra l’altro, secondo il mito, costituiva una sedesecondaria. Il tempio di stile greco e le rovine immediatamente al di sotto diesso risalgono ai periodi tardo-tolemaico ed imperiale. Tra le prove dellapresenza di un Santuario d’epoca antecedente ai periodi citati, si ricordanovarie offerte votive, risalenti alla metà del secolo VIII a.C..

Nel corso dei secoli il Santuario di Afrodite funse datradizionale luogo di culto cipriota, con uno spazio sacro recintato intorno adun altare, per cerimonie ed offerte votive. Potrebbero esserci state altre costruzioniin zona; il culto stesso, infatti, non veniva officiato in un edificioprincipale. Secondo quanto tramandato, vi sarebbero stati altri due templisull’Acropoli di Amathous, distinti da quello di Afrodite: uno dedicato adAdonis e l’altro ad Ercole. I loro resti, tuttavia, non sono ancora statiindividuati.
IL CULTO
Non molto si conosce riguardo il Culto delle Dea a Cipro,ma  durante questi anni di personalericerca storica e spirituale sono riuscita a mettere assieme una gran parte diinformazioni.
Dal IV secolo a.C. sino al IV d.C., nel Santuario di Paphos  si recavano numerosi pellegrini per venerareAfrodite e la città offriva vitto e alloggio ai fedeli che si recavano adonorare la dea nel suo santuario. Se ne possono ancora ammirare i resti a Kouklia,in riva al mare. I pellegrini percorrevano a piedi i 15 km che separano iltempio di Afrodite dalla città di Paphos. Il culto derivava dalle religionimisteriche, molto diffuse nell'antichità. Era così celebre che persino Omero locita nell'Odissea. Ci si recava per assicurarsi giovinezza e fertilità ma ancheper celebrare il rituale hierogamico con le Sacerdotesse votate alla Dea cheabitavano il Santuario. Esse non erano delle pornè (prostitute) e neppure dellecortigiane, ma delle Ierodule ovvero Compagne Sacre, che durante le ritualitàdedicate al propiziare la fertilità giacevano con gli uomini che ne richiedevano il sacro corpo, ma inmodalità differente alle sacre prostitute babilonesi. Questo era un ritualesacro durante il quale il devoto si univa con una Sacerdotessa che incarnava laDea stessa. Le sacerdotesse venivano iniziate al culto molto giovani sennonaddirittura in alcuni casi, da neonate figlie di altre sacerdotesse che eranorimaste incinte durante le Sacre Unioni.
Poiché la verginità non è gradita ad Afrodite, le giovani o le bambine,venivano  sverginate al momento stesso incui si votavano al Servizio della Dea dalla Gran Sacerdotessa la quale rompeval’imene in modo assolutamente non doloroso ed invasivo con un piccolo bastoncinod’oro il quale veniva poi consegnato alla giovane donna  come pegno ed exvoto alla Cipride. Le sacerdotesse vivevano in uno spazio sacro adiacente ilSantuario, ognuna in una celletta pulita e privata ,ed  all’interno di questa sorta di “monastero” viera un lussureggiante giardino che esse curavano in quanto uno dei compitidelle Sacerdotesse era proprio quello di curare le piante e mantenere ilgiardino, sacro alla Dea, in ordine prendendosi cura delle piante sacre allaCipride quali rose, il Mirto, l’alloro, la verbena. All’interno del giardino viera un piccolo tempietto nel quale ogni ragazza portava doni e preghiere alsimulacro della Dea.
Le modalità esatte con cui avvenivano le Sacre Unioni non ci sono stateconsegnate, tuttavia abbiamo in nostro possesso il rituale greco delleAfrodisia  festività dedicate alla Deache avvenivano nel mese lunare di luglio. Durante questo rituale venivanoportati al tempio dei falli in terracotta modellati dalle donne devote alla Deaaffinchè venissero benedetti dalla sua forza vivificatrice in modo da aumentarenon solo la fertilità, ma anche migliorare le qualità sessuali dei loro mariti!
Le Sacerdotesse godevano di uno status sociale elevato, similabile alle Vestalinella Roma antica, in quanto il devoto che si univa sessualmente con laSacerdotessa, donava del denaro al Tempio ( serviva al mantenimento delledonne, all’abbellire il tempio e la statua della Dea, alle offerte,all’incenso...) e del denaro alla Ierodula che lo conservava come tesorettopersonale. Questo tesoretto poteva essere utilizzato in due modi al momento incui la donna, raggiunta una certa età matura, poteva decidere se rimanere aservire la Dea come Sacerdotessa al Tempio sia continuando la missionehierogamica che nella manutenzione/gestione amministrativa del Tempio e deipellegrinaggi, oppure poteva decidere di vivere fuori dal sacro recintoautonomamente facendo affidamento al suo tesoretto.
Per questo motivo erano donne autonome, che non dipendevano economicamente dalmaschio padrone-marito-padre, ma non si ha testimonianza di donne potenti alivello politico , poiché il loro compito si svolgeva in altri piani dispiritualità ed esistenza ed era  uncompito che durava tutta la vita.
Notiamo differenze dal Tiaso saffico e dai templi in altre parti della Greciaantica, perché l’isola di Cipro era interamente basata sul Culto ad Afrodite ele Sacerdotesse erano un punto cardine ed indispensabile per l’economia e lavita stessa dell’isola.
Anche oggi vi sono dei gruppi di donne cipriote che continuanoa Servire la Dea nella sua isola prediletta, con canti, meditazioni, rituali alfemminine, offerte e devozione. Personalmente ho avuto l’onore di rimanere incontatto con loro ed è grazie a loro che ho potuto analizzare ed approfondire alivello spirituale nonché storico, la Vita ed il Culto all’antica Dea Reginadei Mari.
Come un tempo, anche oggi la Donna che si vota al serviziodella Dea Afrodite dev’essere conscia che è un mettersi al servizio di un Numenpotentissimo, archetipico, d’innumerevole potenza e presenza, ed è un voto chenon si può sciogliere neppure dopo la morte.



Dott.ssa Righetto Elena ©    tutti i diritti riservati

BibliografiaEssenziale

- Enciclopedia Archeologica Treccani
-Louys “ Aphrodite”
-Guida turistica Cipro
-R.Graves “ Miti Greci”
-G.Paris “la Rinascita di Afrodite”
-appunti vari raccolti in anni di liceo ed università
-LaurelayBlack “ In her service- Reflections from a priestess of Aphrodite”.







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martedì 17 dicembre 2013

CULTI DOMESTICI NEL VENETO ROMANO

La religiosità antica era  fortemente vissuta nell’ambiente domestico, costituita da piccoli gesti quotidiani spontanei e semplici (non per questo semplicistici), che non hanno lasciato tracce di materiali e non sempre erano supportati da concrete rappresentazioni.  Di certo si sa attraverso prove epigrafico-archeologiche che i Veneti Antichi praticavano una forma di culto privato simile alle tradizioni italiche ed indoeuropee. Al rituale di fondazione della propria abitazione si soleva seppellire sotto all’alare domestico (il focolare centrale della casa) situle in miniatura, offerte di primizie, rocchetti e pesi da telaio, oggetti

domestici, libagioni di vino e latte per consacrare  agli Dei con un atto di fondazione il proprio spazio abitativo. Il processo del passaggio culturale  del culto domestico paleoveneto  alle influenze romane non avvenne violentemente ma in maniera sincretistica ed assimilativa. I Veneti autoctoni assorbirono l’uso latino di rappresentare le Divinità per eccellenza della casa, ovvero I Lares ed i Penates ed il Genius,  Numina Tutelari che appartenevano precedentemente alla cultualità venetica sotto altri nomi non pervenuteci.  Essi offrivano ghirlande di fiori e profumi e realizzavano libagioni attorno al focolare domestico (l’alare che in veneto era detto “larin” uso ancora comune nelle campagne ), ed iniziarono a riservare loro uno spazio posto  appunto accanto al focolare o nell’atrio delle case in un epoca più avanzata. Seguendo lo sviluppo e l’ampliarsi della natura delle abitazioni da venete a romane il larario si spostò, dal “larin” all’altro ed al peristilio ma anche alle zone di servizio quali la cucina, i cubicola o addirittura nei giardini delle case più abbienti. Il passaggio avvenne a ridosso della riforma augustea che ufficializzò  nella sfera privata del culto una diffusione massiccia delle divinità principali del Pantheon pubblico a discapito di quelle della tradizione familiare e locale, tuttavia nel Veneto la riforma non attecchì in maniera predominante in quanto le divinità autoctone ed originarie delle genti Venete vennero semplicemente affiancate alle divinità romane per sincretismo e comunanza di tratti particolari (esempio classico l’associazione di alcuni aspetti di Reitia con Minerva, Diana ed Ecate). I Larari in pietra e forma di piccoli tempietti iniziano a diffondersi con l’aumento delle costruzioni domestiche in pietra ma rimangono affiancati dalla piccola statuaria bronzea tipica dei Veneti.  In quel di Altino son stati rinvenuti dei larari di tipo architettonico caratterizzati da un frontoncino retto da colonne o lesene decorato da stucchi e rivestimenti marmorei, spesso anche dipinti. Vi erano inoltre numerose piccole tavole circolari su piede cilindrico a volte con decorazione ad ovoli sul bordo e basi quadrangolari con piedini sporgenti a supporto a loro volta di tavolini destinati a reggere le statuette delle divinità.  Le immagini divine di norma associate a questo tipo di larario erano prodotti di bronzo o argento, mentre nei larari più semplici erano esposte statuine fittili in legno, cera stucco e tufo.  Vi erano i “Lari Danzanti” protettori per eccellenza del focolare e della proprietà vestiti con una corta tunica stretta in vita dal cintus aperta a ventaglio attorno alle cosce (I-II sec d.C.) e soprattutto in quel di Altino, città ad elevata valenza emporica, è attestato il culto al Dio Mercurio  ma anche del dio Ercole raffigurato classicamente con la clava e la pelle di leone. Giove e Minerva  assieme ad Ecate e Giunone erano oggetti di culto in tutta la zona del Veneto orientale, Giunone stessa veniva associata alla Iuno (raffigurazione femminile del Genius) talora adagiata su di una klinè.  L’unico bronzetto di Venere del tipo “con la mela” ripropone l’iconografia della dea nella veste di “protettrice della navigazione”, in appoggio ad un timone ed ad un remo. Venere  fu infatti “la Dea” di Altino prima e di Venezia poi.  Nei Larari domestici veniva praticato anche il culto ad Abbondanza-Fortuna ed ad Iside. La compresenza di divinità “orientali” accanto agli Dei tradizionali è ben attestato in tutta la costa Veneta, senza dimenticarsi di Arpocrate  figlio di Iside e rappresentante la Giovinezza e la presenza di Bes, altra divinità egiziana con carattere apotropaico.  Ma il Veneto era ricco anche della presenza di culti Dionisiaci nella sfera quotidiana riflessa in generale nelle pitture parietali e motivi dionisiaci nella pavimentazione a mosaico delle fauces delle domus. Teste di Satiri, oggetti d’arredo, appliques in bronzo raffiguranti Sileno e Pan, alcune lucerne e gemme dipingono il Culto a Dioniso come attivo e vivace.
Culto Domestico romano nei pressi del larario domestico
Il Giardino come luogo di culto a Venere in quanto era il luogo in cui si trovava espressione della religiosità privata legata moltissimo ai “santuari venetici” che erano all’aperto, più legati alla sacralità della natura. I giardini erano arricchiti con ricostruzioni di paesaggi agresti e raffigurazioni della sfera divina che afferivano alla natura. Nei “viridaria” son stati rinvenuti numerosi busti dedicati a Venere-Afrodite sia marmorei che bronzei, nella variante Landolina, satiri e statue di Pan.  Anche i numerosi oscilla rinvenuti dall’originario significato apotropaico e propiziatorio rappresentano un tiaso bacchico e culti orientali . Purtroppo le realtà archeologiche sono ancora troppo frammentarie per poter ricostruire con precisione una cultualità domestica completa.

BIBLIOGRAFIA
-          “Riflessi di culti domestici dalla documentazione archeologica altinate”- G.M. Sandrini -
-             G.Fogolari, la protostoria delle venezie.
- -Corpus inscriptionum latinarum,
- A.Biscardi, Fulgur conditum.
- A. Mastrocinque, Santuari e Divinità dei paleoveneti.
- Appunti di università e parti tratte dalla mia tesi di laurea.
- J.Champeaux, La Religione dei Romani.
- A. Zilkowski, Storia di Roma.



Righetto Elena (c)




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giovedì 12 dicembre 2013

Afrodite ed Hekate, il nucleo profondo dell'archetipo


Cari lettori e care lettrici, con questo nuovo articolo eludo dalle tematiche trattate solitamente nel mio blog per lasciare spazio ad un'analisi ispirata oltre che dai miei studi generali, dal libro di L.Veroli " Prima di Eva". In quest'articolo, che in realtà è più un pensiero, voglio analizzare le figure nell'aspetto archetipico di due "Dee" onorate e venerate nelle terre del Veneto Orientale ed adriatico dal I sec a.C, ovvero Afrodite, della dell'amore riproduttivo,  della grazia e della bellezza ma anche del mare e dell'Armonia, primigenia patrona di Venezia e di Altino ed Hekate, dea ctonia dal potere immenso sui tre aspetti del reale ovvero sulla Terra, sul mare e sul cielo. (per altri approfondimenti vi consiglio di leggere alcuni miei articoli in proposito).

AFRODITE pur essendo la Dea dell'amore e della riproduzione era detta anche "Vergine" come l'omonima costellazione e per i greci antichi significava "appartiene solo a se stessa". Come altre dee dette "Vergini" (Athena, Artemide, Hekate) non vuol dire che esse  non avevano  rapporti con gli uomini  anzi proprio il contrario, bensì che non ne son dipendenti ne tanto meno sottomesse. Padri e sposi, ma anche fratelli e figli non hanno il potere di renderle sottomesse. Vergine ed illibata nel mondo antico non erano sinonimi... Simbolo anche della "parola creativa" , detta infatti "aurea" che vuol dire miele- seme-parola, essa nasce nuda e non armata come Athena( patrona invece del Logos), una parola che crea e si attiva per congiungere l'Eros al Logos, la parola Erotica che crea qualcosa di nuovo da un'idea, la parola potente attraverso la quale l'essere umano ha potere d'azione e di decisione nel mondo.  Altro nome di Afrodite è "Melania" ovvero "l'Oscura" Μελαινα, in associazione con i poteri tremendi di colei che detiene la potenza del Creare ed associata anche all'episodio narrato in Apuleio ne "la favola di Amore e Psiche" in cui Afrodite invia Psiche negli inferi per ottenere da Persefone, regina dell'Ade, il cofanetto di ingredienti segreti per la sua bellezza. Afrodite "Melania" insegna alla giovane inizanda ai suoi Mysterion  di imparare a dire di "NO" a tutti coloro che essa incontrerà nella sua strada infernale, concentrandosi nella sua missione finale, ovvero senza diventare spietata perchè la compassione per le anime sofferenti dell'Ade è sempre viva nel suo cuore, essa deve ottenere la Bellezza Divina (più spirituale che fisica) che le permetterà anche di elargire i suoi doni ma solamente dopo aver acquisito quella "potenza del femminile" che integrato il materno con l'erotico ha la consapevolezza della propria differenza, integrità e indispensabilità. Ora Psiche è Donna, ed ha ottenuto quella "consapevolezza" che si ottiene solamente attraversando il mondo "oscuro" ovvero Ctonio, sotterraneo e profondo. L'inconscio femminile sa dare alla vita e consegnare alla morte, dare forma è consegnare alla caducità. Ma Afrodite è l'archetipo immortale del Femminile e incubato per millenni è riapparso nell'enorme creatività delle donne.
Afrodite è la Dea più temuta dell'Olimpo, è la Dea della nascita delle cose e delle azioni ma anche della nascita violenta. Essa resta fuori della cerchia ristretta degli Olimpi anche dopo esservi stata accolta a causa della sua più ampia sfera di potenza, come pure HEKATE alla quale è affine.  Afrodite "ha la potenza di costringere" tutti all'amore, neppure Zeus è immune al suo potere terribile e per punirla, la costringerà a scegliere un mortale ovvero Anchise, ma essa "creerà" qualcosa di potentissimo ovvero Enea progenitore della stirpe dei Latini. L'archetipo di Afrodite è imprendibile, non si riesce a catturare, resiste all'incarnarsi. Gli altri Dei si sentono minacciati a tal punto che vi è la necessità di depotenziarla ma Afrodite ha una resistenza intrinseca a trovare una propria forma nel mondo umano. Essa è la rappresentazione Assoluta del Sublime nella Bellezza.  L'archetipo di Afrodite è incontrollabile, insostenibile perchè legato alla Potenza della Natura, essa è invidiata dagli altri Dei perchè essa non ha confini, come Hekate che titanessa non spodestata ottenne maggiori poteri da Zeus, poteri arcaici, archetipici, infiniti e non declinabili poichè essi sono la base eterna del potere stesso della Vita. Se si vive Afrodite come un ideale assoluto, come intangibile, come potenza come potenza che non viene contagiata dalla vita, si è possessori del Sublime come archetipo che non accetta di incarnarsi, ma se si è possedute invece dall'archetipo invece che esserne in relazione può essere molto pericoloso, perchè essere affascinate dalla potenza dell'intangibilità si potrebbe tenere in scacco la vita e si rischierebbe di diventare una "COSA" una "donna oggetto-donna immagine". La Bellezza se troppo vicina all'Ego" uccide. La Bellezza deve trovare una mediazione nell'atto creativo poichè la bellezza se espressa è già mediata ed incarnata in qualcosa di creativo e vivo, è questo il potere di Afrodite. Se Afrodite non si incarna in qualcosa di artistico (pittura, scultura, poesia, danza, creatività, cucina, cucito...) allora è l'onnipotenza dell'archetipo a padroneggiare ed allora noi siamo la rappresentazione vivente di un effimero che non sa di essere effimero, ovvero la "donna oggetto". Elena è la vendicatrice di Afrodite perchè ha accettato la sua "incarnazione" per scelta. Elena regina di Sparta nella storia era la Somma Sacerdotessa di Afrodite  nonchè divinità della natura "in sboccio".

HEKATE ed Afrodite sono affini nel loro aspetto notturno, come dicevo qualche riga fa, Hekate è la Signora degli Inferi, del Mare e del Cielo, rappresenta quanto di oscuro ed indicibile esista, essa è il nostro rapporto con il Limite, con il confine delle cose e dei sentimenti. Noi non possiamo fermare la Vita, la accettiamo ed accettiamo sia la Trasformazione che la Perdita, Afrodite rimane nell'aria, irriducibile nella sua primitiva e primigenia potenza, nel nucleo più profondo Afrodite ed Hekate sono assieme, la Dea della Bellezza e dell'Eros e la Dea del Limite e dell'Oscurità, amore e morte. Afrodite " Melania" ed Hekate "Phosphoròs" ovvero portatrice di luce, amore e morte sono al di fuori della cerchia della vita, la Potenza dell'Eros e l'ineluttabilità della Morte, essi sono passaggi incontenibili e terribili. L'Archetipo è tale perchè non si afferra, il Sublime invece è fra due poli, Eros ed Inferi. Se leggiamo Afrodite nel suo aspetto lunare essa è "la luna piena" mentre Hekate è "la luna nera-nuova", una si vede in cielo l'altra non si vede ma c'è sempre. Hekate è detta anche" la lontana" perchè ai crocicchi della vita essa può rapirti e portarti lontano, ed è un aspetto speculare ad Afrodite, inoltre essa dona le Visioni, sia in aspetto negativo che l'Ispirazione positiva, e l'Ispirazione serve per Creare.

Il Doppio Volto della Vita e della Morte, dall'Ispirazione trarre la Bellezza per poter creare.


vostra Elena...oggi molto ispirata! ;-)




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martedì 3 dicembre 2013

Streghe & Stregoni...venete superstizioni?

Paesaggi del Mirese d'inverno...
Il Veneto è una regione abitata da molteplici figure mitiche e magiche di cui ho già ampiamente parlato nello specifico, perciò in quest'articolo troverete una summa descrittoria delle loro caratteristiche più frequenti!

" Ti ti xe strigà, ma no te me strigarè!"   (antico scongiuro veneto)


Essi ed esse son ritenuti figli del Diavolo. Per diventare Strega o Stregone (Strià-Striga /Strigòn-Strigonasso) vi erano solamente tre modi, il primo ovviamente quello di essere figlio o figlia di strega quindi per eredità. Una donna nasce strega se la madre strega essa stessa ne ha fatto voto agli spiriti, e l'appartenenza alla comunità delle Streghe è il Segno, consistente in una macchia scura in qualche parte del corpo. Esse sono le "vere streghe" coloro che posseggono i veri Doni trasmessi dal Sangue. Alla momento della morte le Strighe venete vanno in Egitto (o a Gerusalemme) per i loro concilii. Esse non possono morire se qualcuno non recita per loro tre Ave Maria ed ogni Striga lascia in eredità i suoi pignatèi magici che hanno il potere di far tempestare, grandinare e far cavalcare i temporali. Vi è anche una formula magica con la quale le streghe venete la Notte di Natale lasciano in eredità alle loro figlie o nipoti predilette le loro conoscenze magiche ma non  ho il permesso, giustamente, di renderla pubblica...E' segreta e tale deve rimanere!
Poi vi sono le Streghe per Contatto ovvero se prima del Battesimo il bimbo o la bimba viene toccata da una Striga oppure se durante il sacramento o il prete o i padrini commettono qualche errore liturgico. Queste son le Streghe meno "dotate", esse hanno la capacità di lanciare la "malvista" (ovvero una sorta di malocchio) e la capacità a far "fatture " e malefici ma difficilmente possono comunicare con gli "spiriti" o con il "Diavolo". Spesso erano guaritrici ed herbarie oppure cartomanti.  Infine vi erano le "Streghe per Scelta" . la tradizione dice che esse erano le meno potenti (e storicamente rappresentano le figure più tarde) in quanto esse si votano alla Stregoneria ed al culto del demonio di propria volontà e senza la trasmissione dei poteri. Esse sono le più lugubri e macabre, non di rado molte nobildonne veneziane fecero patti con il demonio o spiriti infernali per avere maggiori ricchezze e potere, tuttavia la tradizione magico-stregonesca nelle terre lagunari e montane dei Veneti parla chiaro" o ti xe nata Strià o no te ghe diventarè, ti pol restar par anni so do piè ma le ale no ti metarè!

Le Striè nella loro apparenza quotidiana non hanno nulla che le faccia riconoscere, i Concilii si tengono il sabato ed il giovedì nei crocicchi delle strade o sotto le piante di noci. Le caratteristiche che riassumono le varie figure stregonesche in tutte le terre Venete sono di essere o Brutte Vecie, Malciapae o Malvestie  o Belle Butele, di essere associate all'acqua ed alle sue proprietà guaritrici (sicuramente un residuo arcaico della figura delle Sacerdotesse delle Dea Reitia che operavano nei santuari acquatici come nel caso di Lagole e delle Anguane), vivono in cavità naturali come Covoli, Spurghi, Buche (Busi), agiscono con la luna piena ma si ritrovano nelle Croxare ovvero al centro dei crocevia o nel sagrà a mezzanotte per sparire al canto del gallo.Per individuarle bisogna mettersi con un forca appoggiata alla propria gola su un corxaron a mezzanotte, così le strighe di passaggio son costrette ad alzare la testa per venire così riconosciute, oppure "seguire le peche" ovvero le orme della sospettata per dieci passi, se la donna è una strega essa è costretta a girarsi. Le Streghe escono dai camini delle loro case per volare sulle scope o su rami di noce, per ritrovarsi nei campi e nelle radure della laguna oppure nei boschi dei monti per ballare e far baldoria con le "baghe" ovvero le cornamuse venete. Esse hanno il potere di far morire gli animali e far seccare gli alberi, fanno del male agli uomini e possono trasformarsi in animali, esse hanno un incredibile udito, amano far sparire il burro e son invidiose dei bei bambini altrui, infatti spesso li sostituiscono con i loro figli brutti e deformi nella culla. Sempre ai bambini esse fanno del male affatturandoli con grumi e nodi sotto il loro lettino per farli deperire e l'unico rimedio è prendere i vestiti del piccino, gettarli su una "caliera" piena di acqua bollente e sale, farla bollire sul fuoco del "larin" ed attendere. Quando tutta l'acqua sarà evaporata la strega busserà alla porta per implorarvi di smettere quel tormento insopportabile.


Paesaggi del Mirese d'inverno
I rimedi contro le stregonerie sono l'utilizzare l'acqua benedetta, il sale e l'aglio, la croce, le forbici, le benedizioni e far suonare le campane durante i temporali. Utilizzare cera benedetta, le "medajette" come amuleti oppure un oggetto di ferro seguito da tre segni della croce. Anche l'indossare un indumento al rovescio sembra essere un buon apotropaico. Se invece dovesse capitarvi di venir toccati da una donna che sapete essere Strega e che non è in buoni rapporti con voi, beh vi conviene toccarla a vostra volta immediatamente o rischiate una bella maledizione!
Esse scompaiono al mattino senza lasciar traccia,quindi attenzione alle date di giovedì e sabato!
Son dette anche " Matronis" ovvero "signore" ed esse hanno la "triplice potestas, nascendi, valendi, moriendi". Questa particolarità ha una spiegazione che risale alle antiche forme religiose e culturali dei veneti. Nel pantheon dei Veneti si trovava, secondo J.Sali, anche la divinità dell'universo, una trinità che simboleggiava il cielo, la terra e gli Inferi. Non per nulla infatti sono le medesime caratteristiche della Dea Hekate, signora delle Streghe certo ma anche Dea venerata dai veneti. Essa era di solito rapprentata con tre volti  come nel più antico simbolo dell'universo, la " Grande Montagna", la Marantega, L'Axis Mundi, la quale nelle credenze religiose popolari collegava la Terra con il Cielo. Le tracce di questa tradizione sono conservate tutt'oggi nell'infinità di nomi triadici come ad esempio nella toponomastica delle Alpi stesse.

Le Deità della "mitologia contadina" e popolare nascono da una concezione del Sacro che comprende le forse benefiche e malefiche della Natura. La Natura è madre buona e generosa ma anche terribile e distruttrice (con buona pace dei "new agers" cittadini ). La ritualità agraria è carica di simboli e significati che ripetono attraverso l'esorcismo e l'evocazione la "dipendenza dell'uomo a un destino dentro il quale operano fattori casuali o procurati dall'invidia e dalla cattiveria. Il Tempo con il Sole e la Pioggia, i fenomeni inspiegabili con l'esperienza, i Santi ed il loro potere carismatico sono il potere divino di una religiosità nella quale pesa la tradizione orale che rimanda al passato come un presente da vivere nella ripetizione del gesto che diventa rito, nell'evocazione che si trasforma in preghiera.

Originariamente la Santità e la Stregoneria coincidevano, quando si identificavano con la magia che è la fase primigenia di ogni forma religiosa e consiste nella facoltà di alcuni individui di agire efficacemente con gesti parole e rituali, con l'uso di determinati elementi ed oggetti, sulle forze occulte della Natura per placarle ed averne aiuto. Santoni e Stregoni sono chiamati in realtà i Sacerdoti e le Sacerdotesse delle religioni pagane antiche, precristiane, rimaste con il tempo a livello magico...

 Ed infatti secondo la tradizione popolare veneta " Le Striè le se sconde da drio el manteo dea Madona che le protexe", ovvero Le streghe si nascondono dietro al mantello della Madonna che le protegge...


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