Con il passare degli anni si tende a ritornare alle proprie origini, a ricercare le radici, perchè in fondo esse sono il mezzo per ritrovare la nostra vera essenza...Yves Montand

giovedì 29 giugno 2023

DIVINITA' VENETE E ROMANE, IL PASSAGGIO CULTURALE

                                                 appunti di ricerca a cura di Elena Righetto 

Nel corso del II e I secolo a.C. l’assetto poleografico dell’Italia nord-orientale mutò e si differenziò infatti un buon numero di abitati mantennero anche in epoca romana quella stessa importanza sociale e politica che avevano precedentemente pur evolvendosi nell'urbanistica. I principali insediamenti attivi nella piena età del Ferro, in buona parte ‘castellieri’ con cinta a terrapieno o con muratura a secco, hanno origine infatti o nel Bronzo recente o nel Bronzo finale. Durante la romanizzazione, le località divennero sede di fora, vici e castella, alcuni dei quali destinati a conseguire col tempo la piena autonomia territorio veneto, coinvolto tra II e I secolo a.C. nel grande programma di realizzazione di viae publicae, come l’Annia, la Postumia, la Popilia. L'utilizzo  convenzionale del termine ‘romanizzazione’ per definire un periodo compreso tra il 225 a.C. e il 49 o 42 a.C., intende il periodo compreso tra la guerra gallica e gli anni che videro la completa estensione della cittadinanza alle popolazioni ancora provinciali della Gallia Cisalpina e l’annessione di questa all’Italia Si intende, infatti, per ‘romanizzazione’ l’integrazione tra le popolazioni indigene e i Romani esito di un complesso processo di carattere militare, politico-istituzionale, economico e culturale che si attuò secondo modalità piuttosto diversificate 1

L’istituzione di culti e la monumentalizzazione o la creazione ex-novo di nuovi luoghi sacri si configurò, come il più potente veicolo dei messaggi ideologici e culturali promossi dal potere politico.  La ricerca archeologica analizza il rapporto tra strutture e/o spazi del sacro e rituali dei singoli culti, consentendo così di attribuire con maggiore facilità materiale votivo e ambienti santuariali a specifici riti. Tuttavia non sempre è possibile ricavare da un nome in lingua non latina l’eventuale corrispettivo romano o cogliere appieno la personalità di una divinità indigena della quale si conosce solo il nome latino.   Importante è anche l'analisi della distribuzione spaziale dei santuari; l’edilizia sacra era, infatti, parte integrante della pianificazione urbana e rivestiva un significato politico e sociale, oltre che religioso, di primaria importanza. Ogni santuario aveva la sua funzione, la sua specificità e particolarità d'utilizzo. I santuari e i luoghi di culto non erano tutti uguali fra loro e assumevano diverse funzioni. Fonti greche e romane descrivono i ‘luoghi di culto’ italici come inscindibilmente legati all’elemento naturale, sia esso un monte, un lago, un bosco etc.; raramente, e perlopiù incidentalmente, l’attenzione è rivolta alle strutture permanenti e agli edifici di culto e nel Veneto preromano con ‘santuario’ o ‘luogo di culto’ si intende uno spazio strutturato, o definito da cippi confinari. Con i termini «stipe votiva, complesso votivo, deposito votivo», insiemi di oggetti la cui deposizione può essere o meno unitaria. Per Capuis 1993, pp. 86-87, invece, sarebbe preferibile adottare ‘stipe votiva’, come risultato di un atto di culto unitario, mentre ‘deposito’ o ‘complesso votivo’, come testimonianza di offerte reiterate nel tempo e quindi indicative di un vero e proprio ‘luogo di culto’, o di un accumulo intenzionale di votivi, e dunque in qualche modo equivalente a favissa. L’uso ambiguo del termine ‘deposito’, ha costretto a distinguere, in un recente contributo dedicato al santuario altinate di Fornace, tra deposito rituale, inteso come «seppellimento dei resti di un sacrificio (…) uniti a quelli dei manufatti usati per il rito», deposito votivo, «seppellimento di un complesso di materiali offerti come atto di devozione alla divinità», fossa di scarico, «seppellimento definitivo di materiale eterogeneo, originariamente esposto nello spazio sacro, quindi un deposito secondario esito di periodiche attività di manutenzione»,. 2 Anche in epoca di avvenuta romanizzazione e conseguente costruzione monumentale, i luoghi di culto veneti non raggiunsero mai esiti architettonici rilevanti per il permanere di forme di religiosità legate al mondo naturale, in cui gli elementi paesaggistici costituivano i limiti dell’area sacra, o all’atteggiamento di ‘conservazione’ identitaria proprio dei Veneti e ad una sorta di riluttanza a farsi influenzare dalla vicina area etrusco-padana.

Alcuni sporadici esempi di divinità e assimilazioni 


Bonae- Menti / Atamenti: da due rilevanti documenti epigrafici aquileiesi, datati, per le caratteristiche paleografiche, tra la fine del II e gli inizi del I secolo a.C., riportano in un caso la formula Bonai/Menti e nell’altro il teonimo Atamenti. Frutto dell’associazione tra il prefisso qualitativo celtico ata- e il sostantivo mens. S Considerato che il più antico ambito di competenza religiosa di Mens era quello legato al metus punicus e gallicus della guerra annibalica, si è ritenuto altamente probabile che la divinità fosse chiamata, dalla comunità aquileiese, a garanzia di protezione dall’imminente ‘pericolo gallico’. 

Altno – Altino – Giove : Nell'area santuariale dell'emporio di Altino è stato ritrovato un frammento di iscrizione marmorea, con riferimento a Giove, datata, su base paleografica, alla prima metà del I secolo d.C. L’iscrizione non solo confermerebbe l’avvio di un processo di monumentalizzazione della struttura templare nella prima età imperiale, ma anche un mutamento nella titolarità stessa del complesso, ovvero da Altno-Altino a Giove anche se il momento preciso in cui avvenne il passaggio dalla divinità indigena altinate al leader del pantheon romano rimane ignoto.

Belatukdro: Belenus altinate, Beleno, dio di sostrato e legato alla sanatio, come Ercole 

Ecate, Reitia, Libera/Kore, Artemide, Hera : I dischi bronzei rinvenuti nel Veneto orientale (Montebelluna, Musile di Piave, Paderno di Ponzano Veneto) recano incisa una figura femminile ammantata di profilo a sinistra, clavigera, circondata da animali sacri quali il lupo o l'oca e elementi decorativi floreali. I dischi bronzei si dividono in due serie: quelli con la dea clavigera e quelli con figure maschili/militari e la zona geografica interessata dai rinvenimenti è quella posta tra la pianura medio-alta del Veneto orientale, con epicentro a Padova, l’area lagunare e la valle del Piave. Questo comparto territoriale, per l’accentuata presenza di ex-voto, bronzetti, dischi a soggetto muliebre, è stato definito come un «anomalo cuneo» di epifanie femminili, entro un’area connotata da una cultualità prevalentemente maschile.  3 Il disco non sarebbe un ex-voto ma una vera e propria immagine di culto da venerare in un santuario agreste o in un compitum. La presenza  dei dischi votivi tra tarda età repubblicana e primo imperiale è stata variamente interpretata. Anche se non esclude la possibilità di una deposizione secondaria, Loredana Capuis propende per una produzione di tipo conservativo propria dell’artigianato votivo Veneto tra I secolo a.C. e I secolo d.C., quando pur ormai in fase di piena romanizzazione i Veneti vollero mantenere la propria dimensione identitaria anche con il ricorso a iconografie tradizionali. 4 5

Minerva: Altopiano carsico, Manerba sul Garda, Sirmione,  Patavium, Este, 

Ercole: Ercole nel forum pequarium di Aquileia, oracolo di Gerione  a Montegrotto Terme

Aponus- Apollo : Abano- Montegrotto Terme (Aponus Thermae), Monte Altare

Tribusjiat/ Trumusjate/ Trimusiatei/ Icathein: Mercurio/ Hermes/ Ecate/ Apollo. Santuario di Lagole Calalzo di Cadore

Bona Dea: Tergeste (Trieste) 

Dioscuri: Fonti del Timavo, Lagole, Este

Iside e Serapide: Trieste (chiesa di San Giusto)

Feronia, Nemesis: Aquileia 

Reitia: Santuario di Este, Santuario di Patavium, tramutata in Minerva (Este) e Giunone (Padova), Montebelluna, Monte Altare


NOTE 

1) In area venetica è noto che una efficace romanizzazione si produsse già con l’alleanza del 225 a.C. tra Veneti, Cenomani e Romani. La proposta di un’alleanza tra Romani e Veneti già in atto intorno al 390 a.C. oggi è sostenuta da pochi. L’ipotesi si basa sull’interpretazione di un passo di Polibio (Plb. 2.18.3), secondo il quale i Galli di Brenno avrebbero abbandonato Roma per tornare a difendere le sedi padane attaccate dai Veneti, sul tema cfr. Bandelli 1985a, p. 18, nt. 33. Rapporti (forse veri e propri foedera) furono invece stabiliti con certezza nella seconda metà del III secolo a.C., intorno agli anni 238-236 a.C., quando l’esercito romano si trovò ad operare nei territori confinanti con quelli dei Cenomani e dei Veneti. A ciò conseguì la symmachia documentata per la guerra gallica del 225-222 a.C. e, probabilmente, attiva anche in occasione della resistenza annibalica. Da questo momento le relazioni tra Roma, Veneti e Cenomani si mantennero, almeno formalmente, buone, (cfr. Capuis 1998, p. 104 «pur in quel [apparente?] rapporto di amicitia»), con l’eccezione di due brevi crisi dei Cenomani (Plb. 2.23.2-3, Str. 5.1.9).

2) Capuis, Gambacurta, Tirelli 2009, p. 40

3)Gambacurta, Capuis 1998, pp. 113-115, Capuis 1999a, pp. 155, 160, 162, Capuis 2002, p. 246. 75 cfr. Gambacurta, Capuis 1998, pp. 115-118.

4) Gambacurta, Capuis 1998, p. 113

5) Emanuela Murgia Culti e romanizzazione Resistenze, continuità, trasformazioni Edizioni Università di Trieste 2013

Gambacurta, Capuis 1998, pp. 113-115, Capuis 1999a, pp. 155, 160, 162, Capuis 2002, p. 246. 75 cfr. Gambacurta, Capuis 1998, pp. 115-118.

lunedì 6 marzo 2023

CORSO di STORIA DELLE TRADIZIONI POPOLARI VENETE

 Il programma del corso si basa sullo studio storico dall' evoluzione dei culti pagani Venetico/romani alle festività della ruota dell'anno nella loro evoluzione nelle tradizioni cristiane del folklore popolare.
Durante la lezione vi verranno forniti i materiali utili per la lezione, altre volte invece seguiremo insieme delle slides riassuntive in power point. Alla fine del corso vi verrà fornito l'elenco bibliografico dei testi più importanti da leggere per approfondire le tematiche trattate.
ARGOMENTI
-Panoramica storica dei Veneti Antichi e passaggio alla romanizzazione.
- La religiosità pagana nel territorio del Veneto Orientale.
- Divinità e ritualità arcaiche.
- Dal paganesimo al cristianesimo: la mutatio deorum.
- Il passaggio dei rituali pagani alle tradizioni cristiane popolari.
- Le feste cristiane con origine pagana.
- Streghe ed esseri fantastici dell'immaginario nel folklore popolare.
In collaborazione con

INFO & ISCRIZIONI : righetto.elena@gmail.com


sabato 4 marzo 2023

La Bauta, misteriosa e infera maschera Veneziana.



 Cosa si nasconde dietro la figura della famosa Bauta? Come mai era utilizzata a Venezia? Quali sono le sue origini pagane? Nel mio libro vi spiegheró anche perché la Bauta era collegata al Dio degli Inferi e dei morti, Ade e anche a una della figure più famose del mondo... ARLECCHINO... 

In questo post oggi vi racconto una minima parte della sua storia che potrete trovare in versione completa nel mio libro CALENDARIO TRADIZIONALE VENETO PAGANO. 

.... La Bauta, detta anche Larva o Volto è la maschera indossata per questo travestimento perlopiù bianca, forse ricollegandosi all'etimologia latina che significa maschera o fantasma. Mantellina e Larva erano sorrette dal tricorno, cappello a tre punte nero, che non si levava neppure in segno di saluto. Il mantello nero anch'esso, lungo, raddoppiava sopra le spalle. Era di panno o di seta secondo le stagioni, nero, rosso o chiaro. Fu sostituito in seguito dal tabarro utile a nascondere sia gli abiti eleganti che i gioielli, proibiti dalle leggi suntuarie. La parola Bauta invece secondo il dizionario etimologico Veneto-italiano deriverebbe da "babau" una parola per far paura ai bambini, dato che era usata dalla polizia notturna Veneziana, le armi segrete della Serenissima, i Signori di Notte al Criminal, che celati nel loro anonimato, potevano svolgere le loro funzioni di magistrati criminali senza essere riconosciuti, è  una maschera priva di sguardo e sentimenti, annulla il proprio volto e la propria identità, celandosi alla natura e al mondo. Non lascia trapelare nulla, è il perfetto velamento del proprio Sé. Rappresenta la negazione di quella parte più sensibile ed emotiva della nostra personalità in funzione di un falso sé, neutro e misterioso, che la rende così invulnerabile. 

Tratto da: Calendario tradizionale veneto pagano di Elena Righetto. 

©️ Elena Righetto, tutti i diritti riservati ai proprietari di testi e immagini. Riproduzione vietata. Testo coperto da copyright.


©️Immagini tratte dal progetto artistico, culturale e di rivisitazione storica I Signori di Notte al Criminal. 




mercoledì 1 marzo 2023

Il Bàtar Marso : un'antica festa pagana del Veneto rurale.

 

"...par svejar fora i spirìti de la tera e farghe corajo a la rinàssita de la natura, cantando e sonando, so 'l finir de febraro che xe in ùltima l'inverno....

...vegnì fora xente, vegnì in strada a far casoto, a bàtare marso co' racole, sbàtole, ranéle, bandòti, cerci, tece e pegnate....vegnì, xente.” . .


PER LEGGERE IL TESTO INTEGRALE ➡️ Calendario tradizionale veneto pagano di Elena Righetto

Shop on ~ Intermedia Edizioni 

©️ Copyright Elena Righetto. Vietata la riproduzione anche parziale del documento. Tutti i diritti sono riservati .



Il primo marzo era considerato dunque il capodanno, il primo giorno dell’anno produttivo, agricolo, legale non solo a Roma antica ma anche per tutta la durata della Repubblica Serenissima. Inizialmente era fissato il 25 marzo giorno della fondazione di Venezia ma successivamente la data fu cambiata nonostante l’introduzione del calendario gregoriano, continuò a dividere l’anno in 10 mesi, tanto che nei documenti ufficiali le date riportavano la dicitura “more veneto”, cioè “secondo l’uso veneto”. Il “ciamar marso” il “bati marso” dunque è un’usanza praticata dai nostri avi e dai nostri nonni di totale retaggio pagano legato ai rituali come abbiamo visto, dedicati a Marte, alla Potnia  Thèron Reitia/ Cybele per evocare il risveglio della natura e l’abbondanza dei frutti. Nel giorno prima del plenilunio che si manifestava dopo il primo di marzo un uomo vestito di pelli, chiamato Mamurio Veturio (il vecchio Marte), che significava il marzo dell'anno precedente era cacciato fuori della città a bastonate. In questa festa avveniva un vero e proprio “fidanzamento pubblico” proprio come durante le calende di marzo in epoca romana e si può supporre che in seguito si siano associati i cosiddetti maridozi, probabilmente perché erano un po' di conseguenza di quest'esplosione giovanile. Consistevano in grida di proposte in burlesco di abbinamento matrimoniale, sempre la sera del primo marzo, sotto la casa delle giovani da marito. Anche nel veronese a tradizione vuole che ci si trovasse all’imbrunire, in due o più gruppi, in luoghi prestabiliti, accompagnati dal frastuono di trombe, corni, barattoli e anche dallo sparo di fucili per scambiarsi alternativamente cantilene e filastrocche che prendevano in giro personaggi noti del paese, costruendo improbabili coppie e altrettanto impensabili matrimoni, fra impenitenti scapoli e zitelle, ma anche fra vedovi e giovani ragazze. Il rito esorcizzava la cacciata dei demoni e propiziare una nuova e feconda stagione, occasione per invitare le ragazze in età da marito a rompere gli indugi e scegliere il futuro sposo con cui metter su famiglia.

(...)


Immaginazione e spirito goliardico creano accostamenti improponibili e del tutto inventati per provocare. Dunque il batar marso veneto avveniva esattamente come un rituale pagano compiuto dai bambini che correvano per la città di Venezia e per i paesi dell’entroterra battendo violentemente pentole, piatti, “bussolotti”, lamiere  per fare più rumore possibile e ridestare la natura dal suo torpore invernale. In campagna si usavano i vecchi vomeri degli aratri appesi sui rami delle piante o sui filari nei campi, ricordo degli “oscilla” paleoveneti, le offerte appese appunto alle fronde, e venivano percossi rumorosamente al grido di “Bati fora marso, che aprìl xe qua!” In alcune zone rurali, l'ultima sera di febbraio: gli osadori (urlatori) partono da punti diversi del paese e in corteo, sbattendo pentole, bidoni e coperchi, convergono in piazza, dove attendono le autorità. 


domenica 26 febbraio 2023

Marzo ~ tradizione pagana e veneta


 ~ MARZO ~

• Marzo era il mese dedicato a Mars, Marte, dio in origine fecondatore e protettore dei confini sacri, che si rivelava battagliero nel momento in cui questi confini dovevano essere difesi e protetti. Era il dio fecondatore dunque delle messi e dell‟energia maschile in quanto tale, l'inno antico lo chiama Marmor, “splendente e luccicante”, forza riproduttiva della natura primaverile, e “gradivus” “fecondatore della vegetazione”.

• Perché per i Veneti era così importante l‟idea di Mars/Mamor?

I suoi animali sacri erano in realtà simili a quelli di Reitia e cioè il lupo e il cavallo (oltre al picchio) e la sua pianta sacra oltre al fico era la quercia, sacra anche ad Ecate e a Reitia appunto. La quercia contiene dunque il fuoco del dio: colline e boschetti colpiti dal fulmine venivano venerati e a volte diventavano santuari.  Come Janus è anch' egli dio degli inizi, ma intesi come lo sbocciare delle cose, mondo antico iniziavano infatti proprio  durante il mese di marzo (dai germogli primaverili alla pubertà, alle attività agricole e belliche). Per tutta la durata della Serenissima Repubblica, l'anno inizia a a marzo e si parla di "more veneto" il Bati marzo a cui verrà dedicato un post apposito nei prossimi giorni.

• Era anche il condottiero delle “primavere sacre”, in cui i giovani in gruppo lasciavano le loro tribus per fondare altre città o gruppi stabili. In epoca tarda, Mars fu associato con la dea Bellona cui nome deriva dal sostantivo “bellum” e cioè guerra e successivamente si fuse con una divinità orientale onorata attraverso danze estatiche ed orgiastiche, i cui adepti entravano in uno stato “estatico” ed il loro tempio era chiamato “fanaticum” da cui il termine “fanatico”. Bellona è rappresentata alla guida di un carro da guerra di Mars Pater. 


©️Copyright Elena Righetto - autrice.

Tutti i diritti riservati ai proprietari di testi e immagini. Riproduzione vietata. 


Per approfondire:

▪️Dɪᴠɪɴɪᴛᴀ̀ ʀɪᴛᴜᴀʟɪ ᴇ ᴍᴀɢɪᴀ ɴᴇʟʟ'ᴀɴᴛɪᴄᴏ Vᴇɴᴇᴛᴏ.


▪️Cᴀʟᴇɴᴅᴀʀɪᴏ ᴛʀᴀᴅɪᴢɪᴏɴᴀʟᴇ ᴠᴇɴᴇᴛᴏ ᴘᴀɢᴀɴᴏ.


Righetto Elena per Intermedia Edizioni

Disponibili negli store online e nelle librerie più fornite.