Con il passare degli anni si tende a ritornare alle proprie origini, a ricercare le radici, perchè in fondo esse sono il mezzo per ritrovare la nostra vera essenza...Yves Montand

sabato 28 settembre 2013

Feste, Tradizioni, Lavori agrari di OTTOBRE

Continua la mia nuova rubrichetta dedicata alle mensilità...ma ho anche l'idea di iniziare a parlare delle Lunazioni e delle tradizioni venete ad esse legate..cosa ne dite?

Intanto vi lascio al mese di OTTOBRE, oramai giunto a lambire le nostre vite quotidiane...
OTTOBRE è da sempre considerato  il mese nel quale il velo fra il mondo dei viventi e dei morti si assottiglia fino ad aprirsi il 31 ottobre, la notte di Samonios, nella quale la Caccia salvadèga si dispiega terrifica e paurosa fra le campagne e le montagne. (cliccate QUI- CACCIA SALVADEGA per saperne di più).

FESTE CRISTIANE DI ISPIRAZIONE PAGANA

-7 Ottobre, Madonna del Rosario.
Festa molto antica e di sicura ispirazione pagana alla religiosità veneto-romana.
Gli antichi romani ritenevano sacro il giorno 5 di Ottobre, poichè vi era la festa della dea MANIA (assimilabile con l'Hekate-Icathèin venerata nel Veneto sia nel periodo paleoveneto che romano- cliccate QUI per approfondire l'argomento) e del MUNDUS PATET che è parte di una delle tradizioni più oscure e antiche della religione romana arcaica ma l'origine del rituale ad essa collegata è molto probabilmente di matrice etrusca. Si tratta di una fossa posta nel santuario di Cerere e consacrata agli dei Mani, che ha forma circolare a ricordare la volta celeste e l'universo tutto. Tale pozzo aveva anche la forma simbolica di un utero rovesciato che veniva scavato al centro della città al congiungimento degli assi di decumano e cardo. La fossa rimane chiusa per tutto l'anno ad eccezione di tre giorni in cui mundus patet .L’apertura del mundus metteva in comunicazione il mondo dei vivi e quello dei morti, i segreti dei Mani si trovano “alla luce” e per questo era proibita ogni attività ufficiale. Il rito aveva un carattere eminentemente purificatorio, e quindi propedeutico rispetto a eventi sacri che il calendario romano prevedeva nei giorni e soprattutto nel mese immediatamente successivo (Saturnali e Natale del Sole Invitto). Lo stesso termine di Mundus designa il "mondare" e il "purificare".

"Mundus cum patet, deorum tristium atque inferum quasi ianua patet."

Le analogie con Halloween- Samonios sono evidenti.
Nella festa della Madonna del Rosario, nelle nostre regioni, i capitelli e le chiesette dedicati alla Madonna venivano visitati e si pregava al loro cospetto, altra rimanenza arcaica per la quale vi invito ad approfondire cliccando  qui--> Edicole e capitelli arborei fra Paganesimo e Cristianesimo.

Era una festa che apriva dunque ufficialmente il periodo di contatto fra i Vivi ed i Morti ma anche segnava la fase conclusiva del ciclo dell'anno agrario per la fine della vendemmia e dei raccolti.

CASTAGNE, IL PANE DEI SECOLI SCORSI.
 " Le castagne sono il pane della povera xente" recitava un trattato del 1400 , ed oggigiorno mangiare castagne è diventato decisamente un lusso perchè nel corso della storia, il nostro territorio ricco di castagneti spontanei, è stato disboscato per far spazio a terreno coltivabile ed edificabile...

FIERA FRANCA DI AUTUNNO
Tipica di Bassano ma anche di altre zone, è l'antica Fiera del Bestiame. Mia nonna paterna era una grande commerciante, si recava ogni autunno a Sambruson- Dolo per vendere e commerciare a buon prezzo il bestiame ed altri prodotti agricoli. Si trattavano bovini, suini, asini, cavalli ed animali da cortile.

FAR FILO'
Della tradizione del Filò ne parlano ottimi siti, ricordo solo che iniziava in questo periodo il freddo ed iniziava anche il Filò. Le famiglie contadine si riscaldavano nelle stalle alla sera, tramandandosi con racconti e storie antiche la saggezza popolare, i giovani si innamoravano, le Streghe facevano le loro magie, le donne con i telai confezionavano vestiti e tessuti, il filo ed il fuso scandivano con il loro ritmo le canzoni ed i rosari, il filatoio conservava il filo mentre gli uomini riparavano l'attrezzatura da impiegare nei campi e approntavano quella nuova.




SUPERSTIZIONI....QUANDO LE DONNE FILAVANO...
Dall'autunno alla primavera le donne filavano, lavoravano all'uncinetto, ricamavano, rammendavano al tepore del fuoco domestico e della stalla.
La filatura, per le popolazioni antiche e per l'eredità contadina, era un'attività considerata misteriosa, dove si accavallavano gli aspetti magici legati al mondo del femminile.
Le maghe venete, ovvero le Rododese e le Anguane, osservassero la filatura delle donne eseguita nelle ore notturne premiando o castigando le filatrici secondo il loro metodo (il rimando alla leggenda classica di Atena ed Aracne è immediato). Alcuni pregiudizi stabilivano il periodo oltre al quale le donne non dovevano più tessere e filare ed altri riguardavano il divieto di filare in alcune particolari circostanze.
Nelle valli dolomitiche e carniche era vietato filare di giovedì perchè le streghe avrebbero disfato il lavoro quella stessa notte del Sabba, vietato anche il venerdì perchè il Demonio era attivo proverbialmente in quel giorno infausto, ed ovviamente vietatissimo anche il Sabato, giorno dedicato anticamente al Dio Saturno, divinità infera, sostituito dall'ignoranza cristiana con il Diavolo ed il Sabba stregonesco.  Domenica pure era proibito poichè in quel giorno neppure la Madonna filava e quindi c'era il pericolo di filare i suoi divini capelli!
Divieto di filare anche durante il Solstizio d'Estate e di Inverno, proibito durante la notte di Samonios- 31 ottobre, alla festa di Santa Lucia, la Vigilia di Natale perchè le Streghe in questa notte avevano il potere di insegnare i loro poteri alle donne che filavano, la vigilia di capodanno e la notte che precede la Candelora.

31 OTTOBRE:

Notte dei Morti, Caccia Salvadèga, Festa dele Lumère, Festa da lis Muars, la Notte della Grande Zucca, Samonios, Culto dei Santi.





BIBLIOGRAFIA:
- Lunario. calendario rurale veneto-friulano. Renato Zanolli.
-Calendario- A.Cattabiani
-Lunario- A. Cattabiani
-L'anno i mesi e i giorni nella cultura popolare del Veneziano. Proverbi modi di dire tradizioni- M.Poppi
- La religione dei romani- J. Champeaux



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giovedì 26 settembre 2013

Feste, Tradizioni, Lavori agrari di Settembre





Voglio inaugurare questa nuova rubrichetta tradizionale, nella quale prenderò mensilmente in esame feste e tradizioni, sia di origine antica e pagana che cristiana, presenti nel nostro territorio veneto.

Se avete curiosità oppure volete approfondire qualche aspetto qui trattato chiedetemi pure nei commenti!

SETTEMBRE
Era il mese dedicato alla vendemmia, ed il tempo per la raccolta dell'uva è legato anche ai giorni nostri, all'umore climatico di stagione, anticipata oppure posticipata. La vendemmia era una grande festa nelle vigne e fra i filari. All'alba tutti partecipavano alla vendemmia, seguivano a piedi il carro trainato da buoi, cavalli o asini per raggiungere la vigna. Sul carro si trovavano  i tini ed i bambini che le mamme si portavano appresso. Nei cesti ancora vuoti vi erano riposti i fagotti con pane, formaggio, salame per la merenda da consumare a metà mattina, un fiasco di vino e dell'acqua. Raggiunto il vigneto, uomini e donne raccoglievano i grappoli di uva mettendoli nelle ceste che una volta colmate, venivano svuotate nei tini. Quando che i tini erano riempiti a dovere, donne ed uomini rientravano nella fattoria, nelle cantine venivano portate le uve ed iniziava la pigiatura. Durante la serata l'aia della fattoria veniva allestita a festa ed una gran tavolata riuniva tutta la comunità contadina.

RITI PROPIZIATORI DI ORIGINE PAGANA
- Davanti ai filari di viti le cui uve venivano vendemmiate il giorno successivo, un giovane adolescente con il capo ornato di tralci di vite correva attorno ai filari tenendo in mano una torcia accesa. Concluso il giro la posava a terra lasciando che si consumasse, mentre altri giovani uomini organizzavano balli disponendosi a cerchio e battendo le mani si muovevano a suon di percussioni e fisarmonica. Le danze si concludevano solitamente con cene a base di Siègoli, caratteristico dolce preparato con il mosto.
Questa usanza, mantenutasi nel Polesine fino a metà 1900, deriva da un'usanza greco-antica di festeggiare, durante il periodo attorno all'equinozio di Autunno ( 21-23 settembre) assieme alle feste agrarie strettamente territoriali di Eleusi (i Grandi Misteri Eleusini) dedicati alle Dee Kore e Persefone, anche il dio Dioniso.

FESTIVITA' CRISTIANE

-8 settembre: Festa della natività di Maria / Quattro tempora d'autunno.
-Rituale per i piccoli defunti. Si credeva che la Madonna concedesse ai bambini nati morti , la possibilità di resuscitare temporaneamente per ricevere il Battesimo , evitando all'anima dello sfortunato piccino di finire nel limbo.  Molto sentito nel santuario di Lauco ad Udine, il che conferma la comunanza religioso-culturale dell'alto Veneto con il Friuli.
-14 settembre: esaltazione della Croce.
-15 settembre: Festa della Vergine Addolorata.
- 29 settembre: festa di San Michele arcangelo.

FESTIVITA' POPOLARI-TRADIZIONALI
- Festa della Transumanza, ovvero del ritorno a valle degli animali dagli alpeggi.
-Regata storica a Venezia (prima domenica).
-Partita a scacchi viventi a Marostica (anni pari, terzo sabato e domenica).
-Sagre e mercati d'autunno per festeggiare e vendere i prodotti agricoli dei primi raccolti.
-definizione dei nuovi prezzi.
-Previsioni meteorologiche della luna nuova di settembre.
-Osservazione della fase lunare nei primi tre giorni e l'ottavo giorno che si è formata la luna nuova. per trarre indicazioni e superstizioni meteorologiche per sette lune successive.
- Feste agrarie per la vendemmia.


21 Settembre: Previsioni e superstizioni sulle credenze atmosferiche durante il tempo dell'Equinozio di Autunno. Durante la Luna Calante veniva concimato il terreno e si procedeva con le semine di orzo e grano. veniva eseguito il terzo taglio dell'erba medica e nei frutteti ci si preparava per piantare le nuove pianticelle.






....la giovane Kore ritorna nell'Ade nel momento stesso in cui il primo contadino semina il suo campo, e ritornerà sulla terra in primavera, appena Hekate con la sua torcia la condurrà fuori dal buio Tartaro, ed il primo bocciolo si formerà al primo tocco del sacro piede della Dea nell'umida terra....




Vostra Elena!


BIBLIOGRAFIA:
- Lunario. calendario rurale veneto-friulano. Renato Zanolli.
-Calendario- A.Cattabiani
-Lunario- A. Cattabiani
-L'anno i mesi e i giorni nella cultura popolare del Veneziano. Proverbi modi di dire tradizioni- M.Poppi
- La religione dei romani- J. Champeaux



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giovedì 19 settembre 2013

Elenco delle Divinità Paleovenete

Prendete questa lista come un appunto frettoloso ma completo delle divinità onorate dai Veneti Antichi. Qui troverete nomi di Numina Sacra autoctoni ed antichissimi ed altri nomi di Dei e Dee assimilati nel culto veneto attraverso i contatti con la Grecia, la Cisalpina, le zone Retiche ed Illiriche e soprattutto con Roma.
 Potete facilmente notare che il Panthèon era molto ricco e variegato, anche se la presenza più massiccia apparteneva alla Dea Reitia, Potnia Thèron, Signora degli animali e delle fiere selvagge, Sainate e potentissima.
Seguiranno altre analisi più approfondite sul culto Venetico antico e riproposizioni attuali.

Elena




Rituale ai Dioscuri


Alcomno
Anguane
Antenore
Apollo
Aponus
Artemide Etolica
Belatukadro
Belenus
Diana
Minerva Veneta
Diomede
I Dioscuri
Ecate
Ecetia
Eina
Era Argiva
Ercole
Fauno
Gerione
Giunone
Louccianus
Loudera
Ludrianus
Reitia



Mercurio
Minerva
Neptunus 
Ninfe
Pora
Posèidon
Reitia
Saturno
Silvano
Sola
Telesforo (di Lova)
Terminali (divinità)
Timavo
Trumusijat
Ve
Vrota
ECATE TRIFORME- Ritrovamento archeologico in un crocicchio ad Oderzo- (Treviso-Veneto).
Attualmente conservata al museo archeologico di Treviso. Datata I sec. a.C in bronzo testimonia la completa sincretizzazione del culto di una divinità Ctonia-Terrestre-Marina autoctona venetica con l'Ecate greco/romana.

L'importanza di Onorare gli Dei del proprio territorio è fondamentale per coloro che desiderano rinnovare il Cultus Deorum. Il resto è perdita di tempo.







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venerdì 13 settembre 2013

COSTUME PALEOVENETO

Le Donne Venete indossavano una tunica svasata verso il basso, spesso stretta in vita da una cintura; a volte la gonna è percorsa da righe oblique o verticali. Sopra la tunica portavano uno scialle o un mantello, a coprire le spalle o anche la testa. Ai piedi calzavano degli stivali alti fino al ginocchio. Gli oggetti di bronzo che venivano depositati nei santuari ci possono aiutare nella nostra ricerca sull’abbigliamento.




Andiamo ad osservare, per esempio, la “dea di Caldevigo”, un bronzetto votivo femminile che risale al V sec a.C.: indossa lunga tunica a “campana” con l’orlo ricamato, una grande cintura con placca in bronzo stretta sulla vita, molte collane e braccialetti, alti stivali e un particolare copricapo a punta.

 Ma questo era di certo un abbigliamento ricco e ricercato!
 

 Nella vita quotidiana le donne dovevano vestirsi più o meno così: una lunga tunica, uno scialle e stivali di cuoio.
Per trattenere e fissare le vesti venivano utilizzati spilloni e fibule in bronzo, in alcuni casi veri e propri oggetti di ornamento. Le persone di alto rango ornavano le vesti con fibule molto preziose, decorate con perline di paste vitree, di ambra o d’osso, o con figurine di bronzo.


Gli spilloni sono grossi aghi di bronzo e hanno spesso la capocchia decorata. Le fibule sono molto simili alle nostre spille da balia. Sono formate dall’ arco, dall’ardiglione (la spilla vera e propria) e dalla staffa (parte terminale dell’arco in cui si fissa l’ardiglione); arco e ardiglione sono spesso uniti da una molla.

Le donne di rango elevato si abbellivano con gioielli, bracciali, collane e orecchini, realizzati con materiali preziosi, spesso provenienti da luoghi lontani ed esotici, simboli della ricchezza e del potere della famiglia di cui facevano parte: osso, pasta vitrea, ambra (una resina fossile che si poteva trovare sulle rive del Mar Baltico), faiënce (un impasto proveniente dall’Egitto).









GLI UOMINI….
Gli uomini portavano una tunica e un mantello. Gli uomini di alto rango avevano dei mantelli ornati da ricami e piccole borchie metalliche, mentre gli individui di condizione più bassa avevano mantelli più semplici, a motivi geometrici.
La tunica, confezionata con una stoffa più leggera, poteva avere le maniche corte o lunghe, ed era stretta in vita da una fascia o da una cintura: era spesso a righe
verticali e aveva gli orli ricamati. Gli uomini di condizione più elevata indossavano un cinturone ornato da una placca metallica decorata.Sul capo gli uomini portavano un copricapo, delle forme più diverse: a punta , di forma schiacciata o con una larga tesa rialzata.




LE MIE RIVISITAZIONI 







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giovedì 12 settembre 2013

RELIGIONE PALEOVENETA ED EREDITA' CONTADINA

E’ necessario in questi tempi “moderni” riscoprire in un’ottica nuova la Tradizione del territorio in cui si è nati, in cui si vive, al quale si sente nel profondo di appartenere. Il globalismo indifferenza ogni cosa ed anzi commette quel criminoso comportamento di azzeratore incondizionato delle differenze che rendono uniche ed inimitabili le varie realtà culturali ed antropologiche.  Anche un breve excursus storico offre una prospettiva più ampia ed approfondita del rapporto fra le variegate culture europee e propone elementi preliminari per poter capire come gli specialisti son giunti alle odierne testimonianze.  La cultura veneta si inserisce nel medesimo orizzonte e dal momento che presenta un substrato comune alle altre culture del continente, è possibile rintracciare i nessi di congiunzione con le tradizioni popolari dell’Europa e le differenze che si sono sviluppate attraverso i secoli.
La cultura contadina ha radici antiche e multiformi, dalle radici paleovenete  dei progenitori  all’assimilazione con la cultura romana, ma soprattutto dalle invasioni dei popoli stranieri che nei secoli si sono susseguite stratificandosi e generando quella tradizione veneta che oggi è oramai quasi in via d’estinzione.  L’insediamento romano avvenne verso il II secolo a.C ma fu la civiltà paleoveneta a dominare per tutto il primo millennio i territori del Veneto attuale ed alcune zone del Friuli Venezia Giulia e del Trentino Alto Adige, un territorio dunque vastissimo ed eterogeneo che alterna zone montagnose alpine al litorale adriatico, dipinto dalle fertili pianure solcate dai numerosi fiumi che un tempo erano considerati sacri, Brenta, Piave, Tagliamento, Isonzo ed Adige.
I principali centri della civiltà paleoveneta si suddividevano in varie città con presenza di un santuario religioso nel quale, come ad Este ed a Padova, si insegnava l’arte della scrittura. Ogni centro cittadino aveva le sue caratteristiche particolari, Altino, Oderzo e Treviso nell’area del Piave, Montebelluna, Mel, Ceneda nella pedemontana, Lagole di Calalzo nel Bellunese, Porto Menaj (Ad Portum) e Sambruson assieme a Lova erano i due porti fluviali di Padova ed infine Adria presso il corso del Po con caratteristiche etnico-culturali diverse dagli altri centri antichi in quanto la presenza di elementi etrusco-greci  era molto forte e pregnante essendo la città un importante porto di scambio.
Omero nel II libro dell’Iliade (passi 851-852), Teopompo, Strabone, Virgilio nel libro I dell’ Eneide e Tito Livio in Ab Urbe Condita hanno descritto alcune caratteristiche e storie dei veneti antichi e tutte le fonti greco-latine propongono un’origine orientale del popolo dalla regione della Plafagonia in Asia minore, fondato dal mitico Antenore di Troia fuggito dalla città distrutta, ed al quale si tributavano onori al suo Genius di Eroe sia nella zona Euganea che in quella Berica. Il fiume Timavo veniva detto dagli antichi “ Antenoreus” oppure “phyrgius” cioè Troiano.  Infatti interessanti sono stati degli scavi archeologici compiuti nella fascia collinare Euganea e Berica, dai quali emerse la data della fioritura della civiltà paleoveneta ovvero nel corso del VI secolo a.C con il consolidarsi dei centri di pianura ed il sorgere degli insediamenti collinari senza dimenticare i contatti stretti nella zona euganea-estense con l’Etruria, nella zona nordico-retica con la Raetia appunto ed la zona adriatico-marittima con l’illiria e la Grecia.
REITIA

HEKATE
La cultualità religiosa è un elemento importante che emerge a frammenti nella tradizione contadina che subentrerà. Fra i reperti rinvenuti dagli archeologi  si riscontra la diffusa presenza del culto in onore di una divinità femminile che si manifestava diversamente nelle varie aree venete ma che sostanzialmente si può ricondurre ad una ritualità pressoché simile. La “ stipe Baratella” di Este fu uno dei primissimi documenti nel quale viene menzionato il nome di una divinità femminile,  Reitia, ma anche Sainate ( risanatrice, protettrice della città) e Pora ( Signora). Probabilmente il nome originario era Pora mentre gli altri due erano appellativi. La Marinetti giunge a questa conclusione attraverso la forma linguistica dove si rivela che i primi sono nomi di origine aggettiva e per quanto riguarda l’etimologia, il nome Pora non è collegabile alla radice latina “pario” ovvero partorire ma dalla radice “per” nel senso greco di “passaggio” πωροζ. Sainate può invece essere paragonato al latino “sanare”. Resta infine il termine “Reitia” che potrebbe derivare dalla radice indoeuropea “rect” –“raddrizzare” come da “reito” scrittura. Le sacerdotesse dei santuari dedicati a Reitia infatti insegnavano a scrivere ed erano detentrici della conoscenza, oppure anche dal verbo “reito” nel senso di “scorrere”.  I termini concorrono complessivamente nel delineare l’immagine di una divinità femminile che rappresenta la rigenerazione della vita, che protegge e risana. A lei erano sacre la acque ed in ogni santuario (Lova, Este, Montebelluna…) son stati ritrovati dei pozzi sacri dai quali veniva attinta attraverso dei mestoli rituali l’acqua che veniva versata in ciotole di terracotta. Al termine della libagione (probabilmente di stampo greco ma anche italico) le ciotole venivano gettate via. Lagole era ed è famosa per le sue acque risanatrici come le terme di Abano , altro luogo di culto paleoveneto. I santuari venetici erano un connubio di “terra ed acqua”.  A Padova invece i ritrovamenti di bronzetti votivi danno pensare ad una dimensione più regale di Pora, infatti in epoca romana il santuario patavino di Reitia-Pora venne dedicato a Giunone Regina, come molti altri tempietti votivi di campagna (Miranese, Mirese, Noalese etc) dedicati inizialmente a Reitia vennero riconsacrati a Giunone per poi diventare con l’avvento del cristianesimo, le edicole votive o capitelli dedicati ai Santi ed alle Madonnine. I capitelli di crocicchio fra due strade, se molto antichi, erano dedicati invece ad una Dea dalla iconografia simile alla classica iconografia del “ disco bronzeo di Montebelluna”, nella quale la Dea Reitia è raffigurata come Potnia thèron ovvero signora degli animali, circondata dal lupo mite e dall’anatra con delle enormi chiavi in mano. Una simile iconografia appunto si ritrova anche in Grecia nella dea Hekate, dove la Divinità si presenta nelle sembianze della signora della vegetazione della rinascita. La presenza di statuette fittili di una divinità femminile, bicefala o tricefala, reggente chiavi nelle vicinanze strette di capitelli posti ad antichi crocicci (es. via Annia e Pompilia ) stradali ed acquatici nelle zone litoranee, ha confermato oltre alla vicinanza rinomata con usanze culturali greche anche il fatto che tutti i ritrovamenti paleoveneti hanno queste caratteristiche femminili: una divinità che rigenera, protegge, e risana. Una figlia-fanciulla portatrice di luce nel cammino della vita  ma anche una madre-signora potentissima che protegge i suoi figli e gli risana sia nel corpo che nello spirito. I guerrieri si rimettevano a Lei, ed ad un dio guerriero Aponus-Belenus, invocavano l’aiuto di Trimbusiate, di Ikathèin, di Sainate e di Pora.
Queste nozioni relative alla ritualità paleoveneta compaiono anche nella cultura contadina che ripropone, seppur in modo diverso, la figura della protezione femminile.
Dino Coltro scrisse “la stessa religiosità contadina trova nella casa la sua espressione quotidiana ed è simbolicamente custodita nella “mare”- madre del focolare, affidata alla donna anziana che veniva chiamata con lo stesso nome “mare” il cui maggior desiderio era “ de n’dare in sridolon e lassare morire la mare del fogo” ovvero uscire a perdere tempo e lasciare morire il fuoco.”
Cybele-Potnia thèron di Vicenza 
Il termine “marantega” con cui si suol chiamare una donna anziana deriva proprio dal “mare antica” madre antica, ed i fuochi rituali dell’epifania in cui si “bruxa la marantega” ovvero si brucia un fantoccio rappresentante una vecchia, non sono altro che antichissimi rituali veneti dedicati a Reitia, dea che oramai vecchia, veniva bruciata per lasciar spazio alla sua rinascita come Hekate- Ikathèin Phosphòros ovvero come la giovane Hekate portatrice di luce e nuova vita agricola.

Altra Dea Madre è presente nel Veneto, associata alla figura di Reitia, Cybele Potnia, la Dea Madre Frigia, associata al Leone alato , anch'essa detentrice dei chiave sacra. Celebre è questa statua ritrovata a Vicenza, rappresentante una Dea alata accompagnata da leoni.


La cultura della Madre Terra , della rigenerazione, nasce dal costante contatto dell’uomo antico con la natura. Il contadino viveva in simbiosi con il ciclo delle stagioni, con il mutare del tempo e la sua esistenza dipende da come e quanto piove, dalla fertilità del terreno, dalla generosità dei campi e degli alberi. Ecco perché diventa fondamentale la figura della divinità materna che tutto crea a tutto rigenera. Il contadino avverte in modo assoluto, sanguigno, viscerale questo legame. Esso è tutto per lui, e ciò comporta un costante rapporto di nutrimento e riverenza.
La cultura agreste di basa su queste ritualità arcaiche e senza tempo, una cultura che non ha testimonianza scritta ma di tradizione orale di memoria collettiva di un gruppo etnico e di un ben determinato strato sociale con le sue tradizioni, usi e costumi. La cultura contadina non è “arretrata” , “ vecchia”, “obsoleta” ma è dinamica, veloce, che si trasforma con il tempo ed attraverso le esperienze , acquista valore attraverso il setaccio generazionale che raccoglie ciò che è valido in una tradizione e si perfeziona da una generazione all’altra.
Importanti erano perciò i “veci” i vecchi del paese e della famiglia, che insegnavano ai giovani come interpretare il tempo e gli avvenimenti metereologici, a comprendere i presagi, con il loro lunario orale e le loro favole costituiscono o meglio, costituivano  la ragnatela intricata nella quale erano tessuti miti arcaici e sapienza depositata di miti, fiabe, filastrocche, legende, poesie, canzoni, ballate  e rituali sacri, di un tempo oramai lontano, ma che non smette mai di battere all’interno dei nostri cuori di moderni “occidentali globalizzati”.


Il sangue  è antico e scorre come l’acqua dei fiumi che hanno forgiato queste terre argillose e fertili, all’interno del nostro corpo scorre il sangue dei nostri progenitori, dei nostri antenati, dei nostri Padri e Madri antichi, ora abbiamo un compito importante e dobbiamo decidere se far ritornare viva la loro voce oppure se farli tacere per sempre…

Io ho scelto la strada più difficile.

Elena




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