Con il passare degli anni si tende a ritornare alle proprie origini, a ricercare le radici, perchè in fondo esse sono il mezzo per ritrovare la nostra vera essenza...Yves Montand

mercoledì 15 aprile 2015

L'ORACOLO DI GERIONE part I



 Per onorare l'idea della rievocazione storica che si terrà  Domenica 19 aprile alle ore 17 nel Colle del Montirone (Abano Terme- Padova)"Il Principe Tiberio e l'Oracolo di Gerione"
a cura delle Associazioni: VENETKENS - VENETIA VICTRIX - MOS MAJORUM - MILITES TORMENTA 
in occasione della riapertura del parco e la rimessa in funzione di un'antica fonte temale ho deciso di riproporre un mio precendente articolo pubblicato per la rivista "HELLENISMO" lo scorso anno.
 


                              L’ORACOLO DI GERIONE 

ARA VOTIVA DEDICATA AD APOLLO DI ABANO - (Adeptus/Apollini/v(otum) s(olvit) l(ibens) m(erito). Unica iscrizione votiva attestante il culto di Apollo nella zona termale aponense euganea. Apollo venerato in quest’ambito per la sua particolare virtù di “allontanare i dolori” era associato al Numen tutelare della fonte termale, il venetico Aponus.
Già a partire dalla metà del I sec.a.C. quando oramai la Venetia era entrata completamente a far parte dello stato romano, la zona termale euganea cominciò ad assumere importanza sempre più rilevante ed il primitivo centro religioso paleoveneto , compreso fra il colle di San Pietro Montagnon ed il colle Castello iniziò a svilupparsi maggiormente soprattutto verso est ovvero Montegrotto ed Abano. Il centro iniziò ad assumere connotati non solo religiosi e cultuali ma anche residenziali e funerari, con intensa attività edilizia durante la quale vennero costruiti numerosi centri termali e residenze private. L’area più antica del centro termale aponense rimase tuttavia il cuore pulsante e spirituale dei colli Euganei fra l’area di Montegrotto ed il Montagnonne, la “Fons Aponi”, ovvero la Fonte di Apono, nume tutelare delle fonti ribollenti che diedero per tradizione tramandataci da Claudio Claudiano “i natali ad Antenore”. Le fonti termali euganee vennero considerate sacre e salutifere dall’età paleoveneta più antica, luoghi di culto salutari e profondamente legati alla religiosità pagana dei Veneti e degli Euganei.  Accanto all’antichissimo culto delle acque termali ed ad altri culti ad esso collegati dei quali possediamo solamente testimonianze epigrafiche, di particolare importanza religiosa connessa al potere salutifero delle acque termali vi fu l’istituzione oracolare legata al mitico “demone” infernale Gerione ed al suo uccisore, Eracle. Nella zona sottostante e vicina alla chiesa  parrocchiale di S.Pietro Montagnon sono state ritrovate delle “sortes oracolari” ed un’iscrizione murata nella sacrestia della chiesa dei S.S. Pietro ed Eliseo testimonia l’esistenza di una struttura oracolare presente nella zona aponese dalla funzione strettamente legata al “daimon Gherion”.
Svetonio accenna ad una sosta di Tiberio presso il “fons Aponi” per consultarne l’oracolo gerioneo ed il poeta Claudiano in un suo carmen scritto appositamente per descrivere la bellezza ed i culti religiosi della zona, accenna alla presenza di solchi incavati da Ercole sulla roccia che venivano mostrati ed onorati ancora al suo tempo. La saga erculea narra che l’eroe dopo aver ucciso in Spagna un mostro tricorpore di nome Gerione si diresse e superò le Alpi, poi seguendo la costa tirrenica arrivò nel Latium dove avrebbe affrontato il mostro Caco, dopociò raggiunse la Sicilia. La zona di “fons Aponi” pertanto risulterebbe decisamente estranea a questa versione della leggenda del percorso di Eracle attraverso le terre di Hesperia, Saturnia Tellus, l’Italia, tuttavia questa circostanza secondo Luciano Lazzaro è dovuta all’eccezionale diffusione che l’antica saga dell’eroe “italico” ebbe sino a diventare una sorta di “vulgata mistica”. Non sorprende la presenza di un importante culto tributato al leggendario Gerione nella zona termale aponese poiché il mostro (in questo caso divenuto Numen Tutelare e Genius Locii) assumeva carattere di eroe abitatore della zone infere dalle quali attraverso spiragli e spelonche, comunicava con i mortali e necessitava di tributi ed offerte.  Gerione venne dipinto nella “Tomba dell’Orco” a Tarquinia e posto accanto ad Ade e Persefone, inoltre anche Virgilio ne sottolineò la natura infernale ed alla sua “forma tricorporis umbrae” mentre Orazio lo ricorda come “Ter amlus Geryon” parlando delle piaghe infernali.  Come in altri casi, il culto di una divinità Triforme nel Veneto  è ben documentato con la presenza di Hekate e della stessa “ Dea Veneta” Reitia, inoltre Eracle era associato alla figura di Apollo e di Ermes, come i Dioscuri alla figura del Timavo (altro Numen protector locii). La natura stessa del luogo termale inoltre esplica la presenza di un oracolo legato a questo culto infero e ctonio: le acque fumanti, le colline vicine fra loro e gli anfratti della roccia erano il luogo adatto per l’insediamento del Nume oltre che per le Divinità dell’Oltretomba e della Morte ma anche un Dio legato alla potenza benefica delle acque salutifere fuso con lo stesso numen tutelare delle fonti il venetico Aponus in un unione che faceva risaltare l’eterno contrasto fra morte e vita, morbo e salute ma anche fra il calore delle acque vulcaniche che poteva uccidere ma se sapientemente e ritualmente utilizzato, portava alla guarigione. Convivenza di elementi contrari e tremendi.  In Gallia il demone Gerione veniva rappresentato come divinità acquatica collegata spesso con il dio Vulcano il quale era venerato anche nella zona Euganea definita da Cluadiano “ Regio Vulcanica”.  L’origine del culto a Gerione ed ad Eracle nella zona paleoveneta di “fons Aponi” potrebbe essere ricondotta (secondo il Ciaceri) all’importazione in Italia Settentrionale da parte dei soldati di Dionigi di Siracusa che arrivarono ad Adria nel momento di massima espansione siracusana i quali inoltrati nella terraferma, alla visita dell’oracolo ad un eroe locale, Aponus, credettero che non si trattasse altro che Eracle e del culto tributato a Gerione. Recentemente il Braccesi ha sottolineato che in tutta l’area patavina sono attestati numerosi miti di origine greca (a differenza di altre zone d’Italia settentrionale) primo fra tutti il mito di Antenore il leggendario Troiano fondatore di Padova ma anche  quello di Diomede presente alle foci del Timavo e quello di Eracle come “eroe mitico” della zona euganea.  Le recenti testimonianze archeologiche hanno dimostrato che l’origine del culto tributato a Gerione risultò da una sovrapposizione ad un culto locale, infatti le popolazioni paleovenete che abitavano la zona di “fons Aponi” avevano da lungo tempo un oracolo collegato alle acque termali ed alla loro potenza. I Veneti antichi avevano sviluppato una forma di religiosità molto raffinata e legata indissolubilmente all’acqua e quando essi vennero a contatto in forma maggiore con la cultura greca e romana vollero dar lustro alle loro antiche e potenti istituzioni religiose fondendo nel culto oracolare tributato al Numen locale Aponus con quello che Greci e Romani riservavano a Gerione. Si tratta di un culto collegato ad un substrato greco che solo successivamente venne assimilato alla leggenda di Eracle. Questo è il classico esempio di un’interpretatio di una divinità strettamente locale. 


...NEL PROSSIMO ARTICOLO CHE USCIRA' VENERDI' 17 APRILE APPROFONDIRO' IL CULTO DI ERACLE NELLE TERRE VENETE.


BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
-              “Riflessi di culti domestici dalla documentazione archeologica altinate”- G.M. Sandrini -            
-              “Elementi archeologici per l’individuazione dei culti tardorepubblicani nel territorio dell’attuale
                Regione del Friuli Venezia Giulia”- M.Buora.
-              “Riflessioni sul culto di Mitra ad Aquileia” – F.Maselli Scotti.
-              “Personale addetto al culto nella Venetia”- M.S.Bassignano
-              “Riflessione sui culti di salvezza ad Aquileia: la presenza di Iside”- A.Giovannini.
-              “ I Riti dei Veneti, appunti sulle fonti”- A.L.Prosdocimi.
-              “Elementi etrusco-italici nei santuari del Veneto”- A.Maggiani.
-              “Gemme di tradizione italica ad Altino”- S.Airoldi.
-              “Reperti bronzei protostorici dai fiumi veneti: offerte votive, contesti funerari o ripostigli? “ L.Malnati, E.Bianchin.
-              “Aspetti della produzione epigrafica nord-italica in ambito culturale”- A.Buonopane.
-              “Un database delle dediche votive di età romana in Cisalpina: esempi e prime evidenze per l’area
                Veneta”- G.Mennella, S.Valentini.
-               “la protostoria delle venezie” -G.Fogolari.
-              -Corpus inscriptionum latinarum.
-              A.Biscardi, Fulgur conditum.
-              A. Mastrocinque, Santuari e Divinità dei paleoveneti.
-              Appunti di università e parti tratte dalla mia tesi di laurea.
-              J.Champeaux, La Religione dei Romani.
-              A. Zilkowski, Storia di Roma.
-              “Fons Aponi- Abano e Montegrotto nell’antichità”- L.Lazzaro.
-              “Venetkens”- Catalogo della mostra.
-              “Ad Duodecimum mansio maio medoacus”- M.Zampieri
-              “Le iscrizioni venetiche su pietra di Padova e Vicenza, "Atti Ist.Veneto" CXX,”. – A.L.Prosdocimi.
-              “Un frammento di Teopompo sui Veneti, "Memorie Acc.Patavina"- A.L.Prosdocimi.
-              “Forme verbali venetiche. A proposito di un nuovo verbo in -r, in "Arch.Alto Adige"- A.L.Prosdocimi.
-              “ Il nome 'Veneti' nell'antichità, in "Memorie Acc.Patavina"- A.L.Prosdocimi.
-              “La lingua venetica”- G.B.Pellegrini.
-              “Etimologie di teonimi: Venilia, Summanus, Vacuna, in Studi linguistici in onore di Vittore Pisani”- A.L.Prosdocimi.
-              “Le religioni dell'Italia antica, in Storia delle religioni, II, a cura di G.Castellani”- A.L.Prosdocimi.
-              “La religione dei Veneti antichi: contributi linguistici, in Les religions de la préhistoire”. A.L.Prosdocimi.
-              “Lingua e cultura nella Padova paleoveneta, in Padova Preromana, Catalogo della Mostra, Padova 1976”.
-              “Le lingue italiche, in Lingue e dialetti dell'Italia antica (= Popoli e civiltà dell'Italia antica, VI),” a cura di A.L.Prosdocimi, Roma-Padova 1978.
-              “Tra indeuropeo ricostruito e storicità italica. Un dossier per il venetico, in Este e la civiltà paleoveneta a cento anni dalle prime scoperte, Atti del XI Convegno di Studi Etruschi ed Italici (Este-Padova, 27 giugno-1 luglio 1976), Firenze 1980, pp.213-281”.
-              “Il Venetico, in Le lingue indeuropee di frammentaria attestazione-Die indogermanischen Restsprachen, Atti del Convegno della SIG-Indogermanische Gesellschaft (Udine 22-24 settembre 1981)”. A cura di A.L.Prosdocimi.
-              “Lingue antiche nei Colli Euganei, in Guida ai dialetti veneti VIII (a cura di M.Cortelazzo).”
-              “Celti in Italia prima e dopo il V secolo a.C., in Celti ed Etruschi nell'Italia centro-settentrionale dal V secolo a.C. alla romanizzazione, Atti del Colloquio Internazionale (Bologna 12-14 aprile 1985)”.
-              “Lingua nella storia e storia nella lingua: tra indeuropeo e Italia pre-romana, "Fondamenti" 7, 1987, pp.55-88. A.L.Prosdocimi.
-              “Le religioni degli Italici, in AA.VV., Italia omnium terrarum parens, a cura di G.Pugliese Carratelli”.
-              “Augurium canarium. Appendici: Vernisera e altri auguri agrari Ceres e Cerialia. Sementivae e feriae delle semine”, in Scritti offerti a Ettore Paratore.
-              “A.Marinetti, La X Regio, in AA.VV., Cultura popolare del Veneto. L'ambiente e il paesaggio”.
-              “I riti dei Veneti antichi. Appunti sulle fonti, in Orizzonti del sacro. Culti e santuari antichi in Altino e nel Veneto orientale”, Atti del Convegno.
-              “Veneti, Eneti, Euganei, Ateste: i nomi, in AA.VV., Este preromana: una città e i suoi santuari”.




martedì 14 aprile 2015

DEVOZIONE E RITUALI AGLI DEI DEL VENETO


COSA SI DONAVA AGLI DEI ED ALLE DEE? 
Per comprendere al meglio la tipicità degli atti devozionali nella ritualità religiosa dei VENETKENS devo forzatamente condurre il lettore alla scoperta della " Stipe (deposito votivo ) di Caldevigo", poichè essendo fra i più antichi, raffigura l'importante  bronzetto della cosiddetta " Dea di Caldevigo" databile al V sec a.C. oltre a numerose laminette bronzee con figure femminili, centinaia di modellini di lance e scudi, piccoli contenitori di capelli e pezzi di veste.
I capelli superstiti ci conducono a pensare che vi fosse il costume di consacrare parte della chioma ad una divinità da parte dei giovani arrivati alla maggiore età, mentre le armi e gli oggetti d'uso agricolo  in miniatura appartengono ad ex-voto di soldati che parteciparono (probabilmente) alla battaglia di Talamone nel 225 a.C in cui i Veneti furono alleati dei Romani nel cacciare i Galli.


-PRIMIZIE, DOLCI BEN CONFEZIONATI, FIORI, VINO.

- SPADE ALLE  DIVINITA' FLUVIALI (ritrovamento recente nel Brenta a Nove -Vicenza )

- STILI VOTIVI  (vedere questo articolo in proposito: CLICCA QUI )

Stili Votivi-Strumenti

-BULLE, COLLANE, FIBULE, GIOIELLI IN AMBRA E PIETRA VITREA, ROCCHETTI DI FILO, ANELLI, FUSAIOLE, TELAI, SPILLE, BRACCIALI, EX-VOTO ANIMALI

Collane e pendenti- Este







Fibule

La Bulla era una sorta di sfera che serviva da amuleto fino al giorno in cui si compiva la maggiore età che veniva consacrato agli spiriti degli antenati della propria famiglia e variava a seconda dello status sociale del fanciullo, la Bulla era di sicura origine etrusca ma venne utilizzata anche in altre regioni italiane.  I ragazzi e  le ragazze offrivano dei giocattoli alla Dea come simbolo del passaggio iniziatico dalla fanciullezza all’età adulta i giovani Veneti  durante l’iniziazione al Tempio ricevevano le armi solennemente ed esibivano pubblicamente le loro capacità fisiche e morali, mentre gli oggetti di uso quotidiano, le fusaiole, il telaio, gli spilli, i rocchetti di filo, le fibule, gli anelli ed i bracciali indicano alla Dea che le ragazze son finalmente divenute donne mature e pronte al matrimonio.
Come  la dea spartana Orthìa, anche Reitia era originariamente una Dea della Caccia ed una protettrice degli animali (Potnia Thèron) come provano tantissimi ex-voto con sembianze animali.


 -GLI OSCILLA
Nei territorio del Veneto orientale nei pressi di fiumi, canali, antichi capitelli arborei e crocicchi, son
state rinvenute numerose testimonianze di questo rituale, risalenti al periodo romano ma anche precedenti.  Spesso infatti erano figurine poste su una specie di altalena, oppure simulacri fallici simboli della fertilizzazione dei campi eppure il carattere funerario era affiancato al carattere agrario, la Tradizione infatti rimase anche in epoca cristiana quando questi riti venivano svolti nelle vicinanze di Ognissanti.  Le maschere avevano un carattere notoriamente infernale ed il loro movimento spaventava gli uccelli predatori di semi e chicchi  faticosamente seminati.  La cerimonia veneta, secondo Attilio Mastrocinque, comprovava assolutamente questa interpretazione.

-MELIGMATHA
Alle Cornacchie invece verso ottobre e novembre ovvero nel periodo dedicato alla semina, si offrivano I "Meligmatha" ovvero i "Dolci Infernali". Le Cornacchie erano identificate come una sorta di Dee Risanatrici da un verso, ma  per un altro verso, mentre  i latini avevano Priapo a proteggere le loro messi,  i Veneti ritenevano che il non rabbonire le Dee dei Corvi con “meligmatha” facesse risvegliare in esse la loro componente infernale di Spiriti nefasti  con la loro azione distruttrice.  I Corvi in Veneto dunque non venivano spaventati come accadeva nel Lazio con gli oscilla, ma rabboniti con offerte dolci secondo l’uso greco. Teopompo racconta che i pani e le focacce venvano “preparate in modo bello, con gusto” e questo ci fa pensare che esse raffigurassero qualcosa da offrire simbolicamente ai corvi come figurine di uomini, o maschere come quelle appese ai rami ( ad esempio Scolio a Tucidide I.126, in una festa di Zeus Mellichios e Scolio a Luciano in una festa a Demetra  dei “Dialoghi delle Cortigiane “).I Corvi son da sempre ritenuti animali fonte di presagi ed auspici, ed i Veneti traevano un auspicio dal modo in cui i corvi si comportavano durante il periodo della semina, se mangiavano le offerte era segno di fortuna certa per i raccolti, se le rifiutavano era presagio funesto di carestia perché i corvi mangiando le menti pregiudicavano tutto il raccolto

  Per saperne di più al riguargo vi rimando al mio precendente articolo:  RITUALE ALLE CORNACCHIE NELLA RELIGIONE VENETO ANTICA

- MUSICA
Moltissimi bronzetti son stati ritrovati da Torcello a Portogruaro relativi a musici nell'atto di suonare  siringhe, lire, flauti in cerimonie funebri, pubbliche e veri e propri agoni musicali! La musica era praticata infatti sia da personaggi illustri che si dedicavano all'arte musicale che da inservienti subordinati che dovevano allietare i banchetti.

Lamina di Caldevigo
GESTUALITA' RITUALI
Sempre nella stipe di Caldevigo, ritroviamo questa lamina bronzea famosissima che ritrae una donna di rango particolare- forse una sacerdotessa- in abito paleoveneto , in atto di sollevare la mano destra di fronte alla bocca. Il suo gesto è stato interpretato in vari modi, si pensa che reggesse una fiaccola o una canocchia per la tessitura, tuttavia se l'artefice del manufatto avesse voluto rappresentare uno strumento particolare l'avrebbe ben marcato! 
La mano ed il braccio (come potete vedere dalla fotografia) rappresentano lo schema tipico della preghiera anzi dell'adorazione presso TUTTI i popoli dell'Oriente anteriore, del mondo greco, romano ed etrusco. Nel mondo antico il termine greco προσκύνησις ( baciare con fervore- “portar la mano alla bocca inviando riverente bacio”)e il suo equivalente latino adoratio erano usati per indicare gli atti esprimenti il sentimento di venerazione e di rispetto verso la divinità o un oggetto sacro o una persona ritenuta anche essa sacra e tale era appunto il bacio, diretto o accennato (portando alla bocca le prime dita della destra) proprio come sta facendo la figura femminile.
Quindi non va interpretata come una dea ma come una fedele in atto di rendere omaggio alla divinità, cui culto era pertinente la stipe ( Reitia con tutta probabilità).  Il medesimo gesto infatti è ritrovabile in altri bronzetti in tombe atestine, nelle situle di Vaçe, di Magdalenska Gora  etc. 

La προσκύνησις o Adoratio in Plinio  (Storia Naturale XI.250) era descritta : "altre parti del corpo hanno un valore religioso, così la mano destra, il cui dorso viene avvicinato per il bacio e viene stesa per il giuramento " ed Apuleio (Metamorfosi IV, 28) è precisissimo nel dire :" mettendo dinanzi alla bocca la mano destra ed accostando il dito indice al pollice eretto rimanevo dinanzi a Lei in religiosa adorazione, come dinanzi a Venere.."  Il medesimo gesto che sta facendo la "donna di Caldevigo".
L'adoratio era un modo di rivolgersi agli Dei che ricercava la benevolenza divina mediante le blandizie, le suppliche e l'incantamento. Come i romani, è presumibile che anche i Veneti si disponessero con animo basato sia  sulla "FIDES" ovvero il rispetto dei patti e della giustizia tra uomini e dèi, che sulla  la "VENERATIO" era proprio l'arte di accattivarsi gli dèi ed in Veneto esistevano entrambe queste due forme di culto : la Veneratio attestata sulla lamina di Caldevigo e la Fides nelle cerimonie della Semina succitate (nei riguardi delle Cornacchie).


LIBAGIONE
Nella stipe "Baretella" molte statuette bronzee raffigurano uomini e donne con un vasetto o una patèra ( coppa usata per versare liquidi durante i sacrifici rituali forma di scodella con manico, la si usava per versare liquidi come vino e latte sulla testa delle vittime o sull'ara prima del sacrificio) in mano per versare una libagione.
Caratteristico è il Gancio bronzeo di centurone proveniente da Carceri di Este in cui vi è raffigurata una donna abbigliata "alla veneta" in atto di versare degl liquido forse  libare in onore di un personaggio sdraiato nel quale è da riconoscersi un uomo-pesce, forse divinità fluviale e/o delle acque.
L'atto di culto della Libagione è quello di offrire un liquido commestibile agli Dèi o agli eroi,
Si pensa che la derivazione di questa tradizione provenga da influenze del rito libatorio etrusco sennon addiritura greco.
La libagione era un atto di Fides, un atto di culto pubblico ma anche e soprattutto privato. Chi andava presso un santuario dove questa pratica era prescritta, spesso dedicava al santuario stesso anche la coppa che aveva utilizzato. Quantità enormi di coppe e coppette son state ritorvate nelle stipi votive di Montegrotto e San Daniele. Forse anche i mestoli con dediche alla divinità triplice TRUMUSIJAT rinvenuti a Lagole in Cadore servivano per attingere un liquido con cui libare o con cui versare a terra o distruggendo in altro modo una parte o l'intero contenuto della tazza per rendere pertecipe  della consumazione in questo modo un dio o un eroe . L'uso della libagione e dell'offerta di liquidi alle divinità doveva essere per i Venetkens il retaggio di una tradizione remotissima nel tempo, in ambito italico le prime testimonianze  provengono addirittura dal IX-VIII secolo a.C.

BIBLIOGRAFIA
-"La sacralità del confine: i segni". C.Sainati, Catalogo mostra Venetkens 2013
- Este preromana , Balista, Ruta, Serafini, Gambacurta , 2002
-Attilio De Marchi, "Il culto privato di Roma Antica, I",
-Thesaurus cultus et rituum antiquorum (ThesCRA).: Cult places ..., Volume 4
 a cura di Jean Charles Balty.
-Enciclopedia Treccani di Archeologia,
- - J.Champeaux, La Religione dei Romani.
- A. Zilkowski, Storia di Roma.
 - Frazer, il Ramo D’Oro.
- P. Ovidio Nasone, Fastorum libri sex II.
-- G.Fogolari, la protostoria delle venezie.
- -Corpus inscriptionum latinaru,
- A.Biscardi, Fulgur conditum.
- A. Mastrocinque, Santuari e Divinità dei paleoveneti.
- Appunti di università e parti tratte dalla mia tesi di laurea.



Io alla mostra "Venetkens" a Padova- 2013

PER FAVORE NON COPIA.INCOLLARE!
SE TI PIACE IL MIO LAVORO SCRIVIMI UN COMMENTO QUI SOTTO E TE NE INVIERO' GRATUITAMENTE UNA COPIA IN PDF!
GRAZIE!!!


martedì 7 aprile 2015

Aprile...Strigàrie e tradizioni arcaiche di Primavera

Fotografia scattata da me ad Alano di Piave
Pasquetta 2015
" IN APRIL PIOVE SETE VOLTE AL DI' E SE SUGA NA LISSIA"
(In aprile piove sette volte al giorno e si asciuga il bucato)

"MARSO VENTOSO, APRIL BAGNA', BEATO EL CONTADIN CHE GA SEMENA' "

(Marzo ventoso, aprile bagnato, beato il contadino che ha seminato)

" LE SUCHE VA PIANTAE EL XIOBA SANTO"
(Le zucche si devono piantare il giovedì Santo per avere un'ottima produzione)


Ai tre giorni terminali della "Settimana Santa "Cristiana, erano collegate alcune tradizioni caratteristiche di una mentalità veneta particolarmente ancorata alle prescrizioni agricole di arcaica memoria, non dovute strettamente alla presenza "miracolosa" della Pasqua.
Alcuni comportamenti e rituali garantivano, per i nostri predecessori, sicuro rimedio contro possibili malattie spesso incurabili ed altre difficoltà.
Così, se si temeva che gli alberi non potessero dare i frutti sperati in quanto i fiori non riuscissero a "legare" (cioè ad impollinarsi in modo regolare) il Giovedì Santo il responsabile della famiglia contadina doveva andar per campi con un fascio di "stropèi" rametti di salice e mentre il campanaro nel campanile del paese dopo il suono del Gloria "legava" le campane perchè non potessero suonare nei giorni successivi in segno di lutto per la morte di Cristo, anch'egli doveva "legare" i rametti carichi di boccioli e fiori ai tronchi degli alberi, insegnando quindi agli alberi stessi "come dovevano fare".
Questo rito antichissimo del "legare" si ritrova in diversi ambiti della magia popolare e delle "stregherie" casalinghe, in quanto si riprende il semplice principio de "il simile attrae il simile ", la credenza che "insegnando" agli alberi come produrre rametti rigogliosi l'uomo potesse avere il potere di organizzare e controllare non solo la Natura ma anche il comportamento di altre persone. Il "LEGARE" è un potentissimo mezzo per poter unire gli intenti di due persone che si vuol fare innamorare, far divenire soci in affari, propiziare un'amicizia etc.

Il Venerdì Santo invece le massaie dovevano recarsi nel pollaio di casa e raccogliere tutte le uova che erano nate in giornata in quanto era credenza nelle nostre campagne del Veneto Orientale, che l'unico rimedio sicuro per far passare il mal di shiena fosse quello di bere una di quelle uova, a digiuno, la mattina di Pasqua.
I contadini invece dovevano tagliare qualche "cao" di vite: il tralcio reciso avrebbe lasciato cadere delle gocce di linfa mostrando che anche la Natura era in lutto.

Stufa di montagna.
.Casèra di amici e famiglia  Alano di Piave

 

Durante la processione serale invece ogni ragazzino aveva con se la propria "racoleta" uno strumento di legno che girando produce un suono simile al gracidare delle rane. Questi rumori hanno origini precristiane in quanto ripetono atteggiamenti e comportamenti collettivi tenuti durante le antiche cerimonie pagane per allontanare e spaventare gli spiriti maligni.

Alla mattina di Pasqua invece al primo rintocco delle campane bisognava bagnarsi gli occhi per non venir colpiti da malattie e finchè le campane ancor suonavano, le mamme con bimbi piccoli che ancora non sapevano camminare dovevano tenerli per le ascelle facendoli attraversare la strada : solo in questo modo avrebbero saputo camminare eretti e veloci.
I contadini poi passavano per i campi armati di "brìtola" coltello ricurvo in punta per  tagliare gli "stropèi", e se gli alberi si fossero messi a crescere in ritardo rispetto alla stagione allora nei giorni successivi bisognava provvedere a percuoterli con un bastone costringendoli in tal modo e con la forza a "butàre" foglie e gemme.
Sempre il giorno di Pasqua inoltre era vietatissimo mettere piede per tutta la giornata nell'orto perchè si sarebbe così evitato che durante l'anno venisse attaccato da formiche e parassiti nocivi.


UNA CURIOSITA'...
Un proverbio antico datato sicuramente al XVI secolo recita così:

" Quando Marcus Pascam dabit  (oppure Paschizabit)
Antonius pentecostabit
et Johannes Christum adorabit
totus mundus ululabit (o anche " vae clamabit").


e cioè

"Quando Pasqua cadrà il giorno di San Marco 25 aprile e la Pentecoste il 13 giugno a sant'Antonio ed il corpus Domini il 24 giugno di San Giovanni Battista, tutto il mondo urlerà di dolore"
Chissà che non porti disgrazie come è accaduto nel 1848, nel 1860,  nel 1916 , nel 1943 e nel 2001...



BIBLIOGRAFIA:
-appunti e racconti raccolti personalmente dalla "xente";
- Lunario. calendario rurale veneto-friulano. Renato Zanolli.
-Calendario- A.Cattabiani
-Lunario- A. Cattabiani
-L'anno i mesi e i giorni nella cultura popolare del Veneziano. Proverbi modi di dire tradizioni- M.Poppi
- La religione dei romani- J. Champeaux


PER FAVORE NON COPIA.INCOLLARE!
SE TI PIACE IL MIO LAVORO SCRIVIMI UN COMMENTO QUI SOTTO E TE NE INVIERO' GRATUITAMENTE UNA COPIA IN PDF!
GRAZIE!!!


martedì 20 gennaio 2015

Carissimi lettori....

.... In questi ultimi mesi la mia vita ha subito un profondo cambiamento positivo, non resto a raccontarvi in quanto vi annoierei ed a voi, giustamente, interessano gli argomenti che amo condividere non le mie vicende private, tuttavia voglio scusarmi per non aver più aggiornato il sito e ringraziarvi di tutto cuore per aver continuato a seguirmi....!

Nel frattempo ho avuto modo di continuare nel mio lavoro sia come insegnante privata di lettere antiche e ricercatrice ma soprattutto di conoscere spiccate personalità di Veneti e Venete che si stanno battendo per amore della nostra cultura regionale.



Il giorno 14 novembre 2014 ho partecipato ad una conferenza preparata da "Raixe Venete "-  " Il popolo degli invincibili -storia dei veneti antichi "-coadiuvando il mio carissimo amico Danilo Lazzarini  conosciuto dell'ambiente con il nome "Leo" con il mio intervento in quanto esperta storica sull'episodio di "Cleonimo di Sparta contro i Veneti", legato anche alla rievocazione storica che da due anni egli organizza a Dolo (Ve).


Il giorno di Samonios, il 31 ottobre 2014 invece ho partecipato alla rievocazione storica organizzata da "Spettacoli di Mistero" a Vittorio Veneto, per celebrare con rituale sacro il giorno considerato "di passaggio" fra il mondo dello spirito e dei viventi dai nostri antenati e progenitori, i Veneti antichi, assieme a Danilo Lazzarini ed al gruppo "VENETIA VICTRIX ".
Durante questa festa era usanza predire il futuro. i sacerdoti antichi facevano spegnere tutti i fuochi, quindi accendevano ritualmente un nuovo fuoco in luogo elevato dal quale apparivano i messaggeri che portavano la nuova fiamma in tutte le case e luoghi di riunione. Anche sul Monte Antares , il Monte Altare di Vittorio Veneto, ove si trovava uno dei piu’ importanti santuari celta/paleoveneti , si celebravano i riti sacri e cui faceva seguito, di norma, l’iniziazione dei giovani guerrieri.
Tali suggestive cerimonie, valicato il silenzio dei secoli, tornano a rivivere nella notte di Samhain grazie all'associazione Undicigradi.




 6 SETTEMBRE 2014 - RIEVOCAZIONE STORICA CLEONIMO DI SPARTA CONTRO I VENETI- II EDIZIONE- Dolo (Ve).
Grandissimo successo di pubblico e figuranti per questa seconda edizione! Per il prossimo anno si prospettano novità molto interessanti!
Spero apprezzerete il costume, tagliato, cucito e decorato interamente a mano dalla sottoscritta, per non parlare del cinturone lavorato con pazienza a sbalzo su lamina di ottone, dedica alla dea Reitia incisa con caratteri appartenenti alla scrittura patavina del I sec.a.C., in linea temporale con gli eventi storici rievocati.














  

Pertanto NON TEMETE !
Ho molti articoli in preparazione ed altrettanto nuovo materiale che attende solamente la vostra lettura!


GRAZIE A TUTTI ED...A PRESTISSIMO!!!

mercoledì 18 giugno 2014

Offerte e sacrifici agli Dei

Ritorno alla ribalta presentandovi una tabella che spero potrà esservi utile nella conoscenza e nella pratica del Culto Politeista Romano.
Per ogni divinità o gruppi di Numen ho specificato il tipo di rituale e di offerta sacrificale adeguata.




PENATES
Dei domestici-Ritus Romanus- Offerte: incenso, vino, dolci, focacce salate, carne di ovino e bovino.
(fonti:Cicero, De Divinatione, II.39-Dionysius di Halicarnassus, Roman Antiquities, 2.2)

LARES FAMILIARES
Dei domestici-Ritus Romanus- Offerte: incenso, vino, frutti aromatizzati con la mola salsa, carne di agnello e maiale.Ghirlande di fiori per adornare il Larario.
(fonti: Plautus, Aulularia-Plinius, Naturalis Historia, 21.11-Plinius, Naturalis Historia, 28.27-Varro in Nonius Marcellus, De Compendiosa Doctrina, Lindsay ed. p.554 1-2-Deutero-Servius, Aeneidos, 1.730-Ovidius, Fasti, 2.633-Valerius Maximus, Memorable deeds and sayings, 2.5.5-Horatius, Satries, 2.5.14-Horatius, Odes, 3.23.4-Tibullus, Elegies, 1.3.33 seq.)

GENIO / IUNO PERSONALE
Dei domestici-Ritus Romanus- Offerte: incenso, libagioni di vino, focacce di grano bollito e saltato (libum). Ai Saturnalia carne di montone o piccoli maialini. I sacrifici di sangue sono proibiti il giorno del proprio compleanno. (fonti: Persius, Satires, 2.1-3-Tibullus, Elegies, 2.6.8-Ovidius, Tristia, 5.5.12-Tibullus, Elegies, 4.6.14-Plinius, Naturalis Historia, 18.84-Varro in Censorinus, De Die Natali, 2.2-Horatius, Odes, 3.17.14-1) 

MANES
Dei del sottosuolo- Ritus Romanus- Il banchetto può essere fatto anche in presenza del defunto stesso. Offerte: il vino non mescolato, latte fresco, il sangue delle vittime sacrificali, rose, viole, fagioli neri, mais salato, grano mescolato con il vino versate a terra in libagione senza bruciarle. Bruciare invece carne di  pecora, maiale, tori neri e vitelli. 
 (fonti:-Virgilius, Aeneidos, 5.55-103-Plinius, Naturalis Historia, 21.11-Ovidius, Fasti, 2.535-54)

MANIA-MATER LARIUM
Dea del sottosuolo- Ritus Romanus- Offerte: aglio, teste di papavero (che sembrano aver sostituito i  primitivi sacrifici umani dei bambini). Carne ovina.
(Fonti: Macrobius, Saturnalia, 1.7.35 seq)

LAR/ GENIUS LOCI
Dei domestici e ctonii-Ritus Romanus- Offerte:   frutti della Terra specialmente le primizie,il vino,le  ghirlande di fiori  che devon essere poste al suolo seguite dalla libagione. Carni di suino, giovenca, pecora ed  agnello. 
(fonti:Cato, De Agricultura 139 - 140-Apuleius, Apologia, 56.5-6-Apuleius, Florides, 1.3-4-Tibullus, Elegies, 1.1.19-24)

LARES COMPITALES
Divinità ctonie-Ritus Romanus- Offerte: carne di maiale lucidata di grasso.
(fonte: Propertius, Elegies)

VESTA
Dea domestica-Romanus Ritus- Offerte: incenso e carne di pecora.
(fonte: Cato, De Agricoltura 132-Ovidius, Fasti, 3.41).

CERERE
Dea ctonia- Secondo il Romanus Ritus  (una parte del culto celebrato sul colle Aventino corrispondeva ai Misteri di Eleusi ed è stato considerato Graeca Sacra e quindi non veniva incluso nel culto pubblico romano). Offerte:  torte di farro, incenso, sale, pane, primizie delle spighe di grano, foglie di quercia, vino, fave mescolate con il latte, carne di scrofa (a volte in stato di gravidanza).
 (fonte:Cato, De Agricultura 134-Tibullus, Elegies, 1.1.11-18-Virgilius, Georgics, 1.338-349-Ovidius, Fasti, 2.520-Ovidius, Metamorphoses, 10.433-Macrobius, Saturnalia, 3.11.1).

TELLUS
Dea ctonia-Romanus Ritus- Offerte: torte di farro, carne di scrofa o vacca in stato di gravidanza.
(fonte: Ovidius, Fasti)

IANUS /GIANO
Dio domestico (passaggi e porte) e celeste (inizo e fine). Ritus Romanus- Offerte: Incenso, Vino, Torte di Farro, miele ed alloro (strues).
(fonti:Cato, De Agricultura 134-Varro, De Lingua Latina, 6.12).

GIOVE (DIVUS)
Dio celeste- Romanus Ritus- Offerte: incenso, vino novello, dolci (fertum), carne, torta di farro, frutta, carne di giovenca bianca, bue, pecora, agnello, castrato, suovetaurilia (ovini, suini e bue) e tori. Secondo i libri antichi, le vittime  erano solo dei  castrati.
(fonti:  Cato, De Agricultura 134- Ovidius, Fasti, 1.83 seq.-Servius, ad Virg. Eclog., 8.82-Macrobius, Saturnalia, 3.10.)

GIUNONE  (DIVA)

Dea celeste- Romanus Ritus- Offerte: incenso, vino, carne di toro, pecora, agnello, suovetaurilia (ovini, suini e bue).
(fonti: Catone, De Agricoltura 134 )

MARTE
Dio celeste-  Ritus Romanus- Offerte: farro, lardo, carne, vino, dolci (strues e fertum) suovetaurilia (ovini, suini e toro), toro, montone offerti  a crudo.
(fonti:  Suetonius, Vita Divi Augusti, 1-Macrobius, Saturnalia, 3.10.)

SATURNUS
Dio ctonio e sotterraneo, fortemente legato alla terra italica "Saturnia Tellus", antichissimo e primordiale- Cultus Romanus et cultus Graecus- Offrte: vino, sangue, carne di maiale.

SALUS
Dea celeste e terrena, di origine arcaica- Ritus Romanus- Offerte: carne bovina.

MINERVA
Dea celeste- Ritus Romanus- Offerte: incenso, vino,  suovetaurilia (ovini, suini e toro), carne bovina.

VICTORIA
Dea celeste- Ritus Romanus- Offerte: incenso e carne bovina.
(fonte: Ambrosius, Epistoles 18.3)

DIS
Divinità sotterranee- Ritus Romanus- Offerte: pecora nera ed altre vittime dal manto nero.
(fonte: Valerius Maximus, Factorum et Dictorum Memorabilium, 2.4.5-Macrobius, Saturnalia, 3.9.10-1).

PROSERPINA
 Divinità sotterranea- Ritus Romanus- Offerte:  vittime dal manto nero.
(fonte: Valerius Maximus, Factorum et Dictorum Memorabilium).

LIBER PATER
Dio ctonio-  Ritus Romanus (i Baccanali si intendono Graeca Sacra, cioè un rito straniero non incluso nel culto pubblico romano)- Offerte: dolci (liba) e  libagioni di mosto.
(fonte:  Ovid, Fasti, 3.713-740-Plinius, Naturalis Historia, 18.).

NEPTUNUS
Dio acquatico- Ritus Romanus- Offerte: carne di toro, vino.
(fonte: Macrobius, Saturnalia, 3.10.4)

DIANA
Dea celeste e ctonia- Ritus Romanus- Offerte: Torte di formaggio, torte di miele, torte di prezzemolo, carne di cerva bianca, capra e mucca. 
(fonte: Livius, Ab Urbe Condita, 25.12, 27, 23.5-Ovidius, Fasti, 1.387-388-Valerius Maximus, Factorum et Dictorum Memorabilium, 7.3.1)

CARNA
Dea domestica e ctonia-Ritus Romanus - Offerte: fagioli mescolati con acqua calda e farro, pancetta.
 (fonti: Ovidio, Fasti).

ROBIGO
Dio ctonio- Ritus Romanus- Offerte: Incenso, vino,carne di cane e cuccioli non svezzati (sostituire con carne di animali commestibili dal manto rosso) oppure carne di pecora.
(fonti: Columella, De Re Rustica, 342 seq.)

VULCANO
Divinità ctonia e distruttiva- Ritus Romanus- Offerte: vino rosso, pesci rossi, ed altri animali dal manto rosso. Anticamente venivano bruciati vivi.
(fonte: Varro, De Lingua Latina, 6.20)

APOLLO
Dio celeste- Graecus Ritus- Offerte: vino,  torte di formaggio, torte di miele, torte di prezzemolo,
corone di alloro, carne di toro.

(fonti:  Macrobius, Saturnalia, 3.10.4)

ILITHYIA

Dea domestica-  Ritus Graecus (almeno nei Ludi Saeculare in quanto è una  delledivinità greche). Offerte:  torte di formaggio, torte di miele, torte di prezzemolo.

PRIAPUS
Dio domestico- Ritus Romanus- Offerte: latte e dolci (liba).
(fonte:  Virgilius, Eclogae, 7.33-34)
                                                            








LIBAGIONI PARTICOLARI
Dal Culto Greco prendiamo spunto per altre libagioni ad altre divinità:
     
                                             

VINO PURO NON MESCOLATO AD ACQUA 
Agli Dei Celesti

ACQUA PURA
Agli Dei acquatici e domestici

NEPHALIA (ACQUA MISTA A MIELE O LATTE)
Offerta a Memnosyne- Eos-Helios-Ninfe-Selene- Afrodite Urania

MIELE-MELISPONDA
Libagioni funebri- Libagioni alle divinità Ctonie ma anche a tutti gli Dei come alle Ninfe, Helios ed Afrodite. Nelle libagioni funebri "CHOAI" sono sempre triplici con miscela di acqua miele e latte e vanno sempre sotterrate. Prima si scava una fossa, poi si versa il latte ed il miele ad anche del vino dolce infine si versa l'acqua e si cosparge con bianca farina d'orzo.

LATTE CON MIELE ED ACQUA
Libagione alle divinità Ctonie come Hekate, Persefone, Cerere e Demetra l'Oscura.

LATTE -GALAKTOSPONDA
Libagioni ed offerte alle divinità Ctonie ed ai defunti.

OLIO- ELAIOSPONDA
Utilizzato nel rito greco come consacratore delle pietre che delimitano l'area sacra. Nei Trivi per Hekate e per i Lares Compitales si usa versare una goccia d'olio ed andarsene dopo aver compiuto un'adoratio in ginocchio. Viene inoltre usato per ungere le steli tombali e le statue/simulacri.