
“Artemide, signora di Limna marittima
e degli stadi rimbombanti di cavalli, oh,
poter essere nelle tue pianure, poter
domare i puledri veneti!”
(Euripide, Ippolito, 228-231).
Secondo la storia, i Veneti antichi erano famosi per la cura e la prestanza dei loro cavalli. L’importanza del cavallo è attestata anche dalla presenza di questo animale nelle necropoli degli antichi veneti.
Il sacrificio dei cavalli, deposti interi nelle tombe senza il consumo della carne, era un’usanza per onorare eroi e defunti. Tale rito è ricordato anche da Strabone che riporta come in onore di Diomede, nel santuario alle foci del Timavo, i Veneti erano soliti sacrificare un cavallo bianco.
Il sacrificio di un’animale cosi’ importante come il cavallo era senza dubbio un fatto molto dispendioso per chi sacrificava. Ecco perche' nelle necropoli, spesso si ritrovano statuine di cavalli in terracotta, segno di un sacrificio virtuale che in mancanza di maggiori risorse economiche soddisfaceva comunque il rito.
Su un passo omerico si fonda la tradizione, diffusa, della provenienza dei Veneti dall'Asia Minore, che trova sulla corrispondenza "eneto= Veneto" una prova ulteriore a favore di una identificazione degli Eneti di Paflagonia con i Veneti del Veneto. Fin da questa prima e antichissima fonte, si può far risalire l'associazione tra il popolo dei Veneti e il tema del cavallo (1) : sulla fama dei Veneti adriatici come allevatori di cavalli non pare esserci alcun dubbio.
Polemone, nel carme conviviale ad Euripide (2), riaffermando l'origine degli "Eneti" Veneti dell'Adriatico, dai Paflagoni, ricorda come nella 85° olimpiade (440 a.C.) Leone di Sparta abbia ottenuto la vittoria con "cavalle venete" del padre Anticlide; così è riportato nell'iscrizione apposta sulla sua statua (3).Un'altra illustre memoria dell'eccellenza dei cavalli Veneti viene da Strabone (4): egli associa alla descrizione dei Veneti il ricordo di una ormai tramontata attività di allevamento dei cavalli, un tempo famosa al punto che il tiranno Dionigi di Siracusa aveva fatto venire dal Veneto cavalli da corsa per il suo allevamento. All'epoca di Strabone, fine I sec. a.C. — inizio I sec. d.C., l'allevamento dei cavalli non è più presente nell'economia dei Veneti, ma ne resta il ricordo, che viene tramandato con i racconti.
Nel mondo dei Veneti antichi la presenza del cavallo (5)è una costante e la frequenza di rappresentazioni di questo animale, anche nei prodotti della cultura materiale, è indice della sua rilevanza nelle diverse manifestazioni della vita sociale. Il cavallo è un elemento ricorrente nella sfera del culto (6).
Nei santuari Veneti il cavallo compare spesso anche tra i votivi offerti alla divinità ed è raffigurato sia da solo sia montato dal guerriero; nelle lamine bronzee figurate ricorrono cavalieri armati, singoli o in gruppo, come pure figurazioni di singoli cavalli; numerosi sono anche i bronzetti di guerrieri a cavallo e le statuette di cavalli.
Particolarmente diffusa, anche se non esclusiva del Veneto, è anche la pratica della sepoltura di cavalli, spesso in prossimità o in area di necropoli: i casi sono frequenti, a Oppeano, Este, Adria, Padova, Oderzo e, particolarmente numerosi, ad Altino (7) In molti casi gli animali appaiono intenzionalmente uccisi ed è pertanto plausibile una interpretazione della loro uccisione e sepoltura in senso rituale (8).Che si tratti di un atto in collegamento con il rito funebre, forse con riferimento al rango sociale del defunto, è ipotesi probabile, che tuttavia non è ancora stata adeguatamente analizzata (9).
Tipico monumento funerario locale sono le stele di pietra di Padova, normalmente associate ad iscrizioni, nelle quali il cavallo è pressoché sempre presente, sia montato dal cavaliere nelle scene di combattimento, sia nell'atto di trainare il carro nella rappresentazione simbolica del viaggio agli inferi. Il cavallo compare anche nell'"arte delle situle": celebre la scena presente sulla situla Benvenuti in cui un servo sospinge il cavallo verso il signore che è in atto di libare. Dalle varie iscrizioni venetiche provengono poi ulteriori testimonianze della rilevanza del cavallo nel mondo Veneto (10).
La fama di questa razza di cavalli, detta "Razza Piave" raggiunse in seguito Roma dove, durante i ludi circensi imperiali, una delle squadre in gara era denominata la “veneta factio”. Per non parlare delle battaglie contro i Galli in cui ancora si distinguevano per valore cavalli e cavalieri.
Il cavallo poi figurava come merce pregiatissima insieme all’ambra e alla lana nelle liste d’esportazione a Porto Equilium (odierna Jesolo) nel lido altinate. E ancora Strabone ci tramanda una affascinante leggenda che vede l’amicizia fra uno splendido lupo bianco, scampato alla morte sicura per mano dei cacciatori di frodo, e un branco di candidi cavalli.

Bibliografia:
-Dal volume "AD DUODECIMUN MANSIO MAIO MEDUACO"di MONICA ZAMPIERI (Associazione Culturale Sambruson La Nostra Storia)
- Mostra VENETKENS a Padova:
-Mia tesi di Laurea, università Cà Foscari di Venezia;
- A.Baldan: Storia della Riviera del Brenta
- M.Poppi : Gambarare ed il suo territorio
-www.Marcadoc.it
-I veneti dai bei cavalli-Luigi Malnati, Mariolina Gamba
note:1) OMERO, Iliade, 851-852. "Pilemene dal forte cuore guida i Paflagoni che vengono dagli Eneti, il paese del le mule selvagge", trad. di M. G. Ciani. malnati 2003a, 11-22.
2) InHipp. 231.
3) Marinetti A. 2001, "II signore del cavallo" e riflessi istituzionali dei dati di lingua. Venetico ekupetarìs, Convegno Produzioni merci e commerci ad Altino e nel Veneto orientale, Venezia.
4) STRABONE, V, I, 4.
5) Una mostra allestita presso il Museo Archeologico di Adria nell'ambito della rassegna nazionale "Lo sport nell'Italia antica" ha illustrato i diversi aspetti della presenza del cavallo nella cultura materiale dei Veneti, bonomi s., camerin N., tamassia k. 2002, Adria. Via San Francesco. Scavo 1994: materiali: materiali dagli strati arcaici, in L'alto e medio Adriatico tra VI e V secolo a. C. Atti del Convegno Internazionale, Adria, 19-21 marzo 1999, Padusa, XXXVIII, pp. 201-214.
6) STRABONE, V, 1,9. MALNATI 2003a, 11-22.
7) Gambacurta G. 1996, altino. Le necropoli, in La Protostoria tra Bile e Tagliamento. Antiche genti tra Veneto e Friuli. Mostra archeologica, Padova, pp. 47-68.
8) Gambacurta G., TIRELLI M. 1996, Le sepolture di cavallo nella necropoli "Le Brustolale", in aa.VV., La protostorìa tra Sile e Tagliamento. Antiche genti tra Veneto e Frinii, Catalogo della mostra, Padova, pp. 71-73.
9) Gambacurta 1999, Acqua, città e luoghi di culto nel Veneto romano, in Ocnus, 7, pp. 179-186.
10) Marinetti 2001 ; capuis 1993.
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