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Rituale del Lucum Conlucare

 Catone ci rivela il rituale del lucum conlucare, vale a dire del debbio, l’occupazione umana e la messa a
coltura del lucus, da intendersi etimologicamente come «radura», ma anche come «bosco
sacro».
Il periodo dell’anno destinato a questi lavori agricoli era la seconda metà di luglio, dopo il raccolto: i Lucaria pertanto avevano luogo il 19 e 21 luglio, prima di altre due feste consacrate invece all’acqua, con la sistemazione dei pozzi e delle canalizzazioni
 (Neptunalia il 23 luglio e Furrinalia il 25).
Prima di procedere bisognava celebrare un piaculum con l’offerta di un porco ad una divinità si deus si dea:

- Lucum conlucare more sic oportet: porco piaculo facito, sic verba concipito:
- «si deus, si dea es, quoium illud sacrum est, uti tibi ius est porco piaculo facere illiusce sacri coercendi ergo harumque rerum ergo, sive ego sive quis iussu meo fecerit, uti id recte factum siet, eius rei ergo te hoc porco piaculo immolando bonas preces precor, uti sies volens propitius mihi domo familiaeque meae liberisque meis: harunce rerum ergo macte hoc
porco piaculo immolando esto»



La divinità cui la preghiera si rivolge è, con tutta probabilità, il genius loci.
L’aspetto tutelare «locale» riferibile al genius è importante come quello «personale», e con esso si intreccia. Quella romana è infatti una «risposta» di tipo culturale, osservabile anche in altri sistemi religiosi, che qualifica in modo tipico il legame della comunità con uno o più luoghi. La prima fase è propriamente l’approccio progressivo con un dato luogo, concepito come abitato da un essere divino. Ne consegue il mantenimento del rapporto con l’essere sovrumano che vi abita. Con il tempo tale legame si fonde con l’ascendenza umana che il luogo ha abitato per generazioni, qualificando la linea familiare attraverso il capofamiglia maschio.

Elena

(foto scattate in Raetia)




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