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Eridano e Via Dell'Ambra

tratto dalla prefazione del magistrale lavoro del professor Attilio Mastrocinque. (tutti i diritti sono riservati)

“Anche il fiume, emergendo dal gorgo, canta il suo lamento e offre i suoi recessi a Fetonte, accogliendone il corpo; renderà presto fertili le Eliadi, infatti coi venti e con il gelo che il fiume produce renderà duri come pietra e accoglierà i frammenti d'oro che cadono dai pioppi, e attraverso le acque serene li porterà ai barbari che abitano l'Oceano”.




Non esisteva nell'antichità una sostanza che fosse stimata degna di attenzione da parte dei poeti e dei mitografi come l'ambra: non l'oro, o lo stagno, o le pietre dure, e neppure le spezie. Fu certamente il fatto di non conoscere esattamente l'origine dell'ambra che spinse i Greci a concepire leggende e a collegare fenomeni fisici o situazioni geografiche con l'origine della sostanza stessa. Il mistero che la avvolgeva fece sì che i luoghi ove veniva trovata fossero situati in zone per definizione inaccessibili, ai confini della terra. Tali confini non erano tanto l'estremo Nord, da dove realmente l'ambra proveniva, o l'estremo Oriente, quanto piuttosto l'estremo Occidente, l'“Esperia”. Era il punto di vista dei Greci, ovviamente, che determinava tale scelta di una geografia occidentale, probabilmente perchè in età arcaica l'ambra giungeva, o giungeva anche, da Occidente, vale a dire dall'Italia, forse attraverso l'Adriatico.
La mitologia greca consacrò un legame indissolubile fra l'ambra ed un fiume favoloso chiamato Eridano. Quest'ultimo era il fiume dell'ambra, perchè lungo le sue rive - secondo il mito - si depositava la preziosa sostanza, che veniva poi trasportata dalle correnti profonde. Alle foci del fiume c'erano le isole Elettridi, dove si poteva trovare l'ambra portata dall'Eridano. Naturalmente nessun greco sapeva dove realmente fossero questo fiume e queste isole, poichè, per poter fantasticare in tal modo, bisognava che il mistero restasse; se poi le conoscenze geografiche dell'Occidente si ampliavano, bisognava che si spostasse altrove l'orizzonte geografico del mito.
Era tipico della mentalità dei Greci creare - anche contempo-raneamente - due livelli di conoscenza: quello scientifico e quello mitologico. Essi sapevano che l'ambra veniva dal Nord e che era originariamente resina degli alberi; e fu un greco, Pitea di Marsiglia, a scoprire che essa veniva precisamente dalle coste di un mare settentrionale; ma ciò non toglie che si potesse af-fiancare una conoscenza mitologica alla conoscenza scientifica. Per un poeta la realtà che non è precisamente definita può essere caricata di significati e di valori nuovi, può essere "umanizzata" (l'ambra nasceva, secondo il mito, dalle lacrime delle sorelle di Fetonte). Chiunque, in Grecia, se voleva, poteva assistere all'estrazione dell'oro dalle miniere, ma nessuno poteva vedere donde nasceva l'ambra. Questo fatto stimolò la curiosità, fonte del sapere, dei Greci, che pervennero ad un duplice livello di conoscenza: da una parte il mito e dall'altra la scienza.
Come si arrivò ad identificare l'Eridano del mito con il Po? Un tale quesito meriterebbe almeno un libro per risposta. Credo infatti che per poter rispondere bisognerebbe delineare una dimensione non greca, ma italica del mito, del commercio e della lavorazione dell'ambra; una dimensione specialmente padana. Fu infatti la storia di un commercio e di un particolare artigianato che stimolò la fantasia dei poeti greci. Nel V secolo si cominciò, per quanto ne sappiamo, a parlare dell'Eridano identificandolo con il Po e a localizzare nell'area polesana molte delle leggende legate all'origine dell'ambra. In quell'epoca il Polesine e buona parte della Padania erano popolati da Etruschi e buona parte delle ambre lavorate del V secolo a noi note sono prodotti etruschi. La comprensione del processo attraverso il quale l'Eridano divenne il Po non può dunque prescindere dallo studio degli Etruschi padani e del loro ruolo nel commercio e nella lavorazione dell'ambra.
L'area padana, e specialmente il Polesine, ebbe un ruolo notevole nel processo di smistamento e di lavorazione della sostanza proveniente dalle rive del Baltico; e questo vale non solo per il V secolo, ma già per l'età del Bronzo finale, e per l'età arcaica. È dunque una necessità quella di affrontare lo studio dei miti servendosi di dati storici, quali sono quelli forniti dall'indagine archeologica: dati storici in un senso molto particolare, poichè, se non disponiamo di testimonianze scritte, i dati di scavo possono essere letti storicamente solo con grande difficoltà. Farne uso per comprendere la mitologia (o, viceversa, usare i miti per interpretare dei materiali archeologici) è un'operazione delicatissima, poichè investe due sfere di documentazione assai disomogenee fra loro. La difficoltà del procedimento determina un certo margine di rischio, e pertanto impone prudenza nelle conclusioni. Solo in un panorama complessivo dei fenomeni si possono delineare con una certa precisione le interferenze tra l'ambra come merce o come ornamento e l'ambra come elemento mitologico.
La storia degli studi sull'ambra registra, fin dal secolo scorso, un interesse spiccato per le vie attraverso le quali la sostanza giungeva dal Baltico al Mediterraneo. Tale problema, proprio perchè già molto discusso, sarà qui trattato non tanto per rintracciare una "via dell'ambra" (va detto che le cosiddette "vie dell'ambra" sono meglio rintracciabili per l'età romana che per quella preromana, alla quale è dedicata questa ricerca), quanto per cercare di comprendere il tipo di contatti fra culture diverse il quale permise l'approvvigionamento d'ambra in Italia e in Grecia. Si valorizzerà soprattutto l'importanza degli scambi fra l'area italica e quella centro-europea (in particolare la Germania), che fungeva da mediatrice della materia prima fra Baltico e Mediterraneo.







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