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Il Telesforo Femminile di Lova

Degli scavi e del Tempio di Lova (Venezia) ho avuto modo di parlare in altri articoli ovvero Santuario Venetico, suggestioni...santuari e divinità: Timavo e Lova, anche se non in modo approfondito in quanto essendo ancora poco esplorati non posso rivelare più di ciò che mi viene permesso.
Oggi vi presento un oggetto molto particolare ritrovato sia a Lova che ad Altino e del quale non sappiamo sostanzialmente nulla : Il TELESFORO.

Ritrovato ad Altino ed a Lova all'interno di un pozzo dotato di un puteale modanato in arenaria ed  anche in questo caso gli scavatori hanno collegato i due pozzi alle azioni liturgiche che si svolgevano nel santuario, lungo una direttrice funzionale forse valida anche per il pozzo in blocchi di trachite presente nel santuario di Reitia a Este e per quello recentemente scavato nel santuario dell’ex stadio comunale di Oderzo. Questa tipologia di ritrovamenti dimostra la diffusa presenza anche nei santuari del Venetorum angulus di pozzi connessi all’uso dell’acqua nelle pratiche liturgiche che vi si svolgevano, con peculiarità che al momento non possono essere meglio precisate.

Τελεσφόρος deriva dal greco τελε  "lontano", oppure  τελος "fine", "scopo"e  φερω dal verbo "portare" (come ogni buon classicista ricorda...) Il significato può quindi essere "colui che porta a buon fine" oppure "colui che porta a compimento",ma anche  "colui che porta lontano", ma è stato proposto anche "portatore di frutti" e  nella mitologia greca esso era una Divinità terzogenito del Dio della medicina Asclepio e si occupava di guidare i malati nel periodo della convalescenza.  Esso era spesso accompagnato dalla sorella, la Dea Igea e le sue rappresentazioni si trovano soprattutto nei pressi del Danubio ed in Anatolia. Aveva dei templi ad Epidauro, Smirne ed a Pergamo. Il suo culto ebbe inizio a partire dal I secolo d. C.
Tuttavia questa statuetta è stata ritrovata al tempio venetico-romano distrutto nel II secolo d.C nei pressi di Lova, in Veneto orientale, bagnato dalle acque del fiume Brenta e lambito dalla laguna adriatica ed   è molto particolare perchè rappresenta tratti femminili tuttavia è effigiata esattamente con tutte le caratteristiche che rappresentano il convalescente e Telesforo stesso,cosa attestata dal suo vestiario consistente in un mantello con cappuccio indossato che veniva indossato proprio dagli ammalati. Si possono fare miriadi di ipotesi fra le quali la più ovvia, ovvero che rappresentasse la Dea Reitia Sainate con caratteristiche tipiche della sua iconografia (alta acconciatura) accostata alla maniera di Telesforo, e pertanto una Dea che "porta a buon fine la guarigione".
E' veramente curioso confrontare il fatto che le due divinità che facevano parte dei Numen Salutiferi siano stati associati in modo così simile ed intrinseco in varie parti dell'Europa ma non deve stupirci proprio il fatto che esse siano derivate dal medesimo sostrato culturale anatolico oppure siano il frutto di un fortissimo contatto comprovato fra i Veneti ed il mondo greco.
Questa invece è una tavoletta votiva in marmo in cui sono rappresentati Esculapio, Igea e Telesforo, risalente al II-III secolo d. C. Museo Regionale di Storia Jordan Ivanov di Kyustendil, Bulgaria.

Come vedete Telesforo è rappresentato in maniera molto simile a quello Veneto.

C'è da dire che  le indagini a Lova non permettono di mettere puntualmente a frutto i confronti sopra presentati.I dati archeologici a disposizione non permettono di mettere meglio a fuoco l’immagine che il complesso di Lova dovette avere nel corso della sua vita, tra il II secolo a.C. e il I secolo d.C. In ogni caso, appare interessante inquadrare il contesto di monumentalizzazione nel quale si inserì lo sviluppo del
santuario. Tralasciando il caso di Altino,  i dati archeologici sembrano collocare tra il II secolo a.C. e l’età augustea il processo di rinnovamento dei luoghi di culto del Veneto, quindi la statuetta dovrebbe risalire a quel periodo ovvero 500 anni prima della tavoletta votiva Bulgara.

Elena.



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