Con il passare degli anni si tende a ritornare alle proprie origini, a ricercare le radici, perchè in fondo esse sono il mezzo per ritrovare la nostra vera essenza...Yves Montand

domenica 29 settembre 2013

RITUALE DELLE CORNACCHIE NELLA RELIGIONE VENETA

I RITI DELLA SEMINA PALEOVENETI

 Ottobre e novembre, periodo anticamente  chiamato Samonios dagli antichi , il periodo della semina e del ritorno dei mesi freddi era vissuto in modo molto serio dagli antichi veneti, i quali avevano istituito una ritualistica precisa ed indirizzata al rabbonirsi gli Spiriti dei luoghi rappresentati ritualmente dai corvi e dalle cornacchie. Per molti popoli antichi e moderni, la fertilità dei campi è ritenuta connessa con la buona disposizione degli Spiriti dei defunti e le anime dei morti erano molto spesso raffigurante come uccelli (arpie e striges italiche erano malefiche mentre nel culto pagano veneto i compagni di Diomede erano stati trasformati in uccelli ed erano benevoli) presenti anche nelle steli funerarie patavine.

 

In questo mio articolo cercherò di spiegare al meglio alcune ritualità del nostro nobile ed antico territorio.

Due furono gli autori greci del IV secolo a.C  che ci hanno tramandato nello specifico questo tipo di rituale, Teopompo e Lico di Regio entrambi citati in un passo di Eliano “Sulla Natura degli animali”, a testimonianza di quanto i Paleoveneti ed i Greci stanziati nell’adriatico fossero in contatto fra loro. Infatti anche nel mondo greco si riservavano onori agli uccelli ed ai corvi in particolar modo anche se essi consideravano benefica l’azione di questo tipo di volatili.
Teopompo riferisce che i Veneti che vivono attorno all’adriatico quand’è la stagione dell’aratura e della semina mandano doni ai corvi, ed i doni consisterebbero in alcune focacce e pani ben preparati in modo grazioso. L’esposizione di questi doni intende addolcire i corvi e stipulare con essi un patto in modo che non vadano a dissotterrare e portar via il frutto di Demetra disseminato nei campi.
Anche Lico  è d’accordo su questo punto infatti aggiunse che venivano donate molte altre cose( non pervenuteci purtroppo a causa di una lacuna paleografica)  e cinghie di cuoio color porpora. Il rituale dunque prevedeva  “che coloro i quali avevano portato i doni nei campi si allontanassero. In quel momento, gli stormi dei corvi rimanevano fuori dei cippi di confine, e fra di essi, due o tre animali scelti vengono mandati, alla stregua di ambasciatori dalle città per controllare la qualità e la quantità dei dopo, e dopo aver preso visione ritornano e richiamano gli altri (…) Se poi gradiscono mangiare le offerte, i Veneti sanno che l’accordo sancito con questi uccelli è valido, ma se essi le trascurano ed invece di mangiarle le disprezzano perché troppo misere, gli autoctoni sono convinti di dover scontare con la carestia il disdegno degli uccelli. Infatti questi ultimi essendo rimasti digiuni assaltano i campi e saccheggiano la maggior parte dei semi sparsi, senza pietà e con ira, scavando e cercando con cura” .

UNA DOVUTA ANALISI DEL CULTO

I CIPPI DI CONFINE
Da questi frammenti possiamo dedurre in realtà molti aspetti rituali e cultuali religiosi dei Veneti antichi, innanzitutto la presenza dei Cippi di Confine (testimoniati infatti dai numerosissimi steli e cippi ritrovati nel territorio e conservati nei vari musei archeologici) , infatti Lico precisa che i corvi arrivavano fino ai cippi di confine e prima di ver a mangiare le offerte se ne restavano presso i cippi stessi. I limiti territoriali delle comunità venete erano sacri, tutelati da divinità chiamate “ Termine” o meglio “Dei terminali” una sorta di lares compitales latini. A Vicenza una stele riporta il vero nome di queste divinità ovvero DEIVO che significa DIO in venetico. I latini chiamavano Terminus il Dio Tutelare dei confini e di ogni limite, per i greci esisteva Hekate, dea giovane e bella, portatrice di fiaccola, protettrice dei crocicchi e delle strade , onorata in epoca successiva sia a Roma che nel Veneto orientale. I poteri coercitivi dei cippi valevano solo per gli uomini non per gli spiriti o animali personificanti lo spirito stesso, i quali vivevano fuori dalla comunità. Rapporti con la tradizionale festa delle “feriea sementivae “romane sono evidenti e vi erano, sempre nel IV secolo a.C, cerimonie simili nel Lazio e nel Veneto (il Delatte e Le Bonniec  parlano di eredità comune Troiana…).
Nei Fasti di Ovidio si racconta che i contadini laziali offrivano focacce e dolci annuali nei focolari del villaggio , il borgo veniva purificato e si rendeva onore alle Madri Delle Messi, Tellus e Cerere, con l’offerta del loro farro e delle viscere di una scrofa gravida.  Sia i Veneti che i Laziali “sprecavano” volutamente del cibo ben preparato ad arte anche se in modalità differenti. Tellus e Cerere nel Lazio, Reitia ed Hekate nel Veneto, madri delle messi ma anche regine sulle anime dei morti. Erano Dee accompagnate dall’aggettivo “cerritus” “possedute da uno spirito”, ed ad Ottobre si aprima il “mundus cereris” ovvero una porta degli Inferi che prendeva il nome dalla Dea stessa. Tutti indizi che dipingono queste Dee Madri come regine degli Inferi e dei Defunti. Anche la dea Greca Ghe, dea della terra,  riassumeva in se i caratteri di Dea Agraria e dei defunti.

TA MELIGMATA- I DOLCI INFERNALI  ED OSCILLA 
Teopompo utilizza il termine greco “meligmatha” ovvero “addolcimenti”. I corvi dunque venivano “addolciti con focacce dolci”  ed è un termine che si addice al culto dei morti e degli Dei Inferi. Le fonti classiche pullulano di descrizioni simili, ad esempio Eschilo  racconta che Clitemnestra sacrificò dolci alle Erinni, e le meligmathà erano libagioni di pasta fluida di cereali con le quali si placavano gli spiriti dei defunti e degli eroi. Virgilio ricorda nell’Eneide che la Sibilla Cumana placa Cerbero con l’offa dolce , ed anche ai Lari, i defunti eroizzati romani, si offriva  la focaccia.
OSCILLUM ritrovato a Mira (Venezia) 
In un altro mio articolo ho focalizzato l’attenzione  su come  i rituali della “iactatio oscillorum” latini siano rimasti fino ad una cinquantina di anni fa, anche nel territorio Veneto, ovvero per propiziare la fertilità dei campi era uso appendere ai rami degli alberi degli oggettini, ex voto cristiani, e lasciarli oscillare al vento.  Durante le Feriae Sementivae romane si appendevano ai rami degli alberi delle piccole oscilla ovvero maschere, testoline, statuette di divinità agrarie. Nei territorio del Veneto orientale nei pressi di fiumi, canali, antichi capitelli arborei e crocicchi, son state rinvenute numerose testimonianze di questo rituale, risalenti al periodo romano ma anche precedenti.  Spesso infatti erano figurine poste su una specie di altalena, oppure simulacri fallici simboli della fertilizzazione dei campi eppure il carattere funerario era affiancato al carattere agrario, la Tradizione infatti rimase anche in epoca cristiana quando questi riti venivano svolti nelle vicinanze di Ognissanti.  Le maschere avevano un carattere notoriamente infernale ed il loro movimento spaventava gli uccelli predatori di semi e chicchi  faticosamente seminati.  La cerimonia veneta, secondo Attilio Mastrocinque, comprovava assolutamente questa interpretazione.

LE DEE DEI CORVI
Sul colle Esquilino è stata ritrovata un’iscrizione che recita “ Devas Corniscas Sacrum” ovvero “consacrato alle Dee Cornacchie” e nell’ambito del culto romano per le cornacchie si innestò il culto greco per Cornix detta anche Coronis madre del Dio della Medicina Esculapio. Nel tempio dedicato a Reitia a Lova (Venezia) è stata ritrovata una statuetta raffigurante il Telesforo, mentre come è noto, Reitia la Dea Potnia dei veneti era detta anche Pora (signora) e Sainate( risanatrice). Dunque le Cornacchie erano identificate come una sorta di Dee Risanatrici da un verso, ma  per un altro verso, mentre  i latini avevano Priapo a proteggere le loro messi,  i Veneti ritenevano che il non rabbonire le Dee dei Corvi con “meligmatha” facesse risvegliare in esse la loro componente infernale di Spiriti nefasti  con la loro azione distruttrice.  I Corvi in Veneto dunque non venivano spaventati come accadeva nel Lazio con gli oscilla, ma rabboniti con offerte dolci secondo l’uso greco. Teopompo racconta che i pani e le focacce venvano “preparate in modo bello, con gusto” e questo ci fa pensare che esse raffigurassero qualcosa da offrire simbolicamente ai corvi come figurine di uomini, o maschere come quelle appese ai rami ( ad esempio Scolio a Tucidide I.126, in una festa di Zeus Mellichios e Scolio a Luciano in una festa a Demetra  dei “Dialoghi delle Cortigiane “).

CERIMONIE SACRE
Dopo la commistione romana del Veneto, si modellavano focacce con la farina di farro a forma di ruota solare in onore del Dio  notturno Summano e maschere mostruose in onore della dea infera Mania (Hekate) di funzione apotropaica che venivano anche agitate nei campi.
HEKATE VENETICA
Un’altra cerimonia italica della semina simile al rituale veneto era la processione che presso Lavinio, conduceva un simbolo fallico in giro per i campi in onore del Dio Liber, allontanando il malocchio e garantendo una semina di successo. Non è possibile stabilire quando questa cerimonia venisse condotta perché a Roma la festa  dei Liberalia era a marzo però il periodo della semina era l’autunno, tuttavia conferma il rituale venetico  ritrovato ad Este, nella stipe votiva di Morlungo  nella quale sono raffigurati ben dodici simboli fallici, raffigurazioni di genitali femminili, due statuine di cavalieri in  terracotta e piattini di libagione, segno di rituali agrari anche se i falli di tipo atestino sono di tipo infantile mentre quelli di Lavinio sono decisamente più “maturi”, pertanto l’analisi deve fermarsi in questo punto poiché non si posseggono sufficienti informazioni.

PAX DEORUM VENETICA
I Corvi son da sempre ritenuti animali fonte di presagi ed auspici, ed i Veneti traevano un auspicio dal modo in cui i corvi si comportavano durante il periodo della semina, se mangiavano le offerte era segno di fortuna certa per i raccolti, se le rifiutavano era presagio funesto di carestia perché i corvi mangiando le menti pregiudicavano tutto il raccolto. Ma i Veneti erano genti dalla raffinata religiosità e vedevano questo fatto come un segno della volontà divina: I Corvi divinizzati consideravano rotto il patto con gli uomini, ovvero il patto basato sulla corretta celebrazione del rito.  Nella disciplina augurale etrusca e romana gli uccelli augurali  erano distinti in alites ed oscines , gli uni davano presagi con il loro volo gli altri con le loro grida, e le cornacchie rientravano fra gli oscines, ed è noto che presso i Veneti erano in uso molte cerimonie religiose di tipo divinatorio, essi infatti interpretavano anche la caduta dei fulmini e conoscevano i rituali per placare il Dio che aveva scagliato il fulmine circoscrivendo i poteri malefici che potevano sprigionarsi dal luogo e dalle cose toccate dal fulmine. Ad Oderzo è stato rinvenuto un sasso oblungo con iscrizione in latino ma a caratteri venetici “ de caelo tactum et conditum” ovvero “colpito dal cielo e sepolto”. Il sasso infatti era stato colpito dal fulmine e sotterrato in seguito per impedire che contaminasse persone, animali, cose circostanti. Si trattava di un antico rito veneto o veneto-etrusco che secondariamente assunse caratteri e terminologia romana.


BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- Frazer, il Ramo D’Oro.
- P. Ovidio Nasone, Fastorum libri sex II.
- F.Altheim, Terra Mater.
- G.Fogolari, la protostoria delle venezie.
- -Corpus inscriptionum latinaru,
- A.Biscardi, Fulgur conditum.
- A. Mastrocinque, Santuari e Divinità dei paleoveneti.
- Appunti di università e parti tratte dalla mia tesi di laurea.
- J.Champeaux, La Religione dei Romani.
- A. Zilkowski, Storia di Roma.

PER FAVORE NON COPIA.INCOLLARE!
SE TI PIACE IL MIO LAVORO SCRIVIMI UN COMMENTO QUI SOTTO E TE NE INVIERO' GRATUITAMENTE UNA COPIA IN PDF!
GRAZIE!!! 

sabato 28 settembre 2013

Feste, Tradizioni, Lavori agrari di OTTOBRE

Continua la mia nuova rubrichetta dedicata alle mensilità...ma ho anche l'idea di iniziare a parlare delle Lunazioni e delle tradizioni venete ad esse legate..cosa ne dite?

Intanto vi lascio al mese di OTTOBRE, oramai giunto a lambire le nostre vite quotidiane...
OTTOBRE è da sempre considerato  il mese nel quale il velo fra il mondo dei viventi e dei morti si assottiglia fino ad aprirsi il 31 ottobre, la notte di Samonios, nella quale la Caccia salvadèga si dispiega terrifica e paurosa fra le campagne e le montagne. (cliccate QUI- CACCIA SALVADEGA per saperne di più).

FESTE CRISTIANE DI ISPIRAZIONE PAGANA

-7 Ottobre, Madonna del Rosario.
Festa molto antica e di sicura ispirazione pagana alla religiosità veneto-romana.
Gli antichi romani ritenevano sacro il giorno 5 di Ottobre, poichè vi era la festa della dea MANIA (assimilabile con l'Hekate-Icathèin venerata nel Veneto sia nel periodo paleoveneto che romano- cliccate QUI per approfondire l'argomento) e del MUNDUS PATET che è parte di una delle tradizioni più oscure e antiche della religione romana arcaica ma l'origine del rituale ad essa collegata è molto probabilmente di matrice etrusca. Si tratta di una fossa posta nel santuario di Cerere e consacrata agli dei Mani, che ha forma circolare a ricordare la volta celeste e l'universo tutto. Tale pozzo aveva anche la forma simbolica di un utero rovesciato che veniva scavato al centro della città al congiungimento degli assi di decumano e cardo. La fossa rimane chiusa per tutto l'anno ad eccezione di tre giorni in cui mundus patet .L’apertura del mundus metteva in comunicazione il mondo dei vivi e quello dei morti, i segreti dei Mani si trovano “alla luce” e per questo era proibita ogni attività ufficiale. Il rito aveva un carattere eminentemente purificatorio, e quindi propedeutico rispetto a eventi sacri che il calendario romano prevedeva nei giorni e soprattutto nel mese immediatamente successivo (Saturnali e Natale del Sole Invitto). Lo stesso termine di Mundus designa il "mondare" e il "purificare".

"Mundus cum patet, deorum tristium atque inferum quasi ianua patet."

Le analogie con Halloween- Samonios sono evidenti.
Nella festa della Madonna del Rosario, nelle nostre regioni, i capitelli e le chiesette dedicati alla Madonna venivano visitati e si pregava al loro cospetto, altra rimanenza arcaica per la quale vi invito ad approfondire cliccando  qui--> Edicole e capitelli arborei fra Paganesimo e Cristianesimo.

Era una festa che apriva dunque ufficialmente il periodo di contatto fra i Vivi ed i Morti ma anche segnava la fase conclusiva del ciclo dell'anno agrario per la fine della vendemmia e dei raccolti.

CASTAGNE, IL PANE DEI SECOLI SCORSI.
 " Le castagne sono il pane della povera xente" recitava un trattato del 1400 , ed oggigiorno mangiare castagne è diventato decisamente un lusso perchè nel corso della storia, il nostro territorio ricco di castagneti spontanei, è stato disboscato per far spazio a terreno coltivabile ed edificabile...

FIERA FRANCA DI AUTUNNO
Tipica di Bassano ma anche di altre zone, è l'antica Fiera del Bestiame. Mia nonna paterna era una grande commerciante, si recava ogni autunno a Sambruson- Dolo per vendere e commerciare a buon prezzo il bestiame ed altri prodotti agricoli. Si trattavano bovini, suini, asini, cavalli ed animali da cortile.

FAR FILO'
Della tradizione del Filò ne parlano ottimi siti, ricordo solo che iniziava in questo periodo il freddo ed iniziava anche il Filò. Le famiglie contadine si riscaldavano nelle stalle alla sera, tramandandosi con racconti e storie antiche la saggezza popolare, i giovani si innamoravano, le Streghe facevano le loro magie, le donne con i telai confezionavano vestiti e tessuti, il filo ed il fuso scandivano con il loro ritmo le canzoni ed i rosari, il filatoio conservava il filo mentre gli uomini riparavano l'attrezzatura da impiegare nei campi e approntavano quella nuova.




SUPERSTIZIONI....QUANDO LE DONNE FILAVANO...
Dall'autunno alla primavera le donne filavano, lavoravano all'uncinetto, ricamavano, rammendavano al tepore del fuoco domestico e della stalla.
La filatura, per le popolazioni antiche e per l'eredità contadina, era un'attività considerata misteriosa, dove si accavallavano gli aspetti magici legati al mondo del femminile.
Le maghe venete, ovvero le Rododese e le Anguane, osservassero la filatura delle donne eseguita nelle ore notturne premiando o castigando le filatrici secondo il loro metodo (il rimando alla leggenda classica di Atena ed Aracne è immediato). Alcuni pregiudizi stabilivano il periodo oltre al quale le donne non dovevano più tessere e filare ed altri riguardavano il divieto di filare in alcune particolari circostanze.
Nelle valli dolomitiche e carniche era vietato filare di giovedì perchè le streghe avrebbero disfato il lavoro quella stessa notte del Sabba, vietato anche il venerdì perchè il Demonio era attivo proverbialmente in quel giorno infausto, ed ovviamente vietatissimo anche il Sabato, giorno dedicato anticamente al Dio Saturno, divinità infera, sostituito dall'ignoranza cristiana con il Diavolo ed il Sabba stregonesco.  Domenica pure era proibito poichè in quel giorno neppure la Madonna filava e quindi c'era il pericolo di filare i suoi divini capelli!
Divieto di filare anche durante il Solstizio d'Estate e di Inverno, proibito durante la notte di Samonios- 31 ottobre, alla festa di Santa Lucia, la Vigilia di Natale perchè le Streghe in questa notte avevano il potere di insegnare i loro poteri alle donne che filavano, la vigilia di capodanno e la notte che precede la Candelora.

31 OTTOBRE:

Notte dei Morti, Caccia Salvadèga, Festa dele Lumère, Festa da lis Muars, la Notte della Grande Zucca, Samonios, Culto dei Santi.





BIBLIOGRAFIA:
- Lunario. calendario rurale veneto-friulano. Renato Zanolli.
-Calendario- A.Cattabiani
-Lunario- A. Cattabiani
-L'anno i mesi e i giorni nella cultura popolare del Veneziano. Proverbi modi di dire tradizioni- M.Poppi
- La religione dei romani- J. Champeaux



PER FAVORE NON COPIA.INCOLLARE!
SE TI PIACE IL MIO LAVORO SCRIVIMI UN COMMENTO QUI SOTTO E TE NE INVIERO' GRATUITAMENTE UNA COPIA IN PDF!
GRAZIE!!! 

giovedì 26 settembre 2013

Feste, Tradizioni, Lavori agrari di Settembre





Voglio inaugurare questa nuova rubrichetta tradizionale, nella quale prenderò mensilmente in esame feste e tradizioni, sia di origine antica e pagana che cristiana, presenti nel nostro territorio veneto.

Se avete curiosità oppure volete approfondire qualche aspetto qui trattato chiedetemi pure nei commenti!

SETTEMBRE
Era il mese dedicato alla vendemmia, ed il tempo per la raccolta dell'uva è legato anche ai giorni nostri, all'umore climatico di stagione, anticipata oppure posticipata. La vendemmia era una grande festa nelle vigne e fra i filari. All'alba tutti partecipavano alla vendemmia, seguivano a piedi il carro trainato da buoi, cavalli o asini per raggiungere la vigna. Sul carro si trovavano  i tini ed i bambini che le mamme si portavano appresso. Nei cesti ancora vuoti vi erano riposti i fagotti con pane, formaggio, salame per la merenda da consumare a metà mattina, un fiasco di vino e dell'acqua. Raggiunto il vigneto, uomini e donne raccoglievano i grappoli di uva mettendoli nelle ceste che una volta colmate, venivano svuotate nei tini. Quando che i tini erano riempiti a dovere, donne ed uomini rientravano nella fattoria, nelle cantine venivano portate le uve ed iniziava la pigiatura. Durante la serata l'aia della fattoria veniva allestita a festa ed una gran tavolata riuniva tutta la comunità contadina.

RITI PROPIZIATORI DI ORIGINE PAGANA
- Davanti ai filari di viti le cui uve venivano vendemmiate il giorno successivo, un giovane adolescente con il capo ornato di tralci di vite correva attorno ai filari tenendo in mano una torcia accesa. Concluso il giro la posava a terra lasciando che si consumasse, mentre altri giovani uomini organizzavano balli disponendosi a cerchio e battendo le mani si muovevano a suon di percussioni e fisarmonica. Le danze si concludevano solitamente con cene a base di Siègoli, caratteristico dolce preparato con il mosto.
Questa usanza, mantenutasi nel Polesine fino a metà 1900, deriva da un'usanza greco-antica di festeggiare, durante il periodo attorno all'equinozio di Autunno ( 21-23 settembre) assieme alle feste agrarie strettamente territoriali di Eleusi (i Grandi Misteri Eleusini) dedicati alle Dee Kore e Persefone, anche il dio Dioniso.

FESTIVITA' CRISTIANE

-8 settembre: Festa della natività di Maria / Quattro tempora d'autunno.
-Rituale per i piccoli defunti. Si credeva che la Madonna concedesse ai bambini nati morti , la possibilità di resuscitare temporaneamente per ricevere il Battesimo , evitando all'anima dello sfortunato piccino di finire nel limbo.  Molto sentito nel santuario di Lauco ad Udine, il che conferma la comunanza religioso-culturale dell'alto Veneto con il Friuli.
-14 settembre: esaltazione della Croce.
-15 settembre: Festa della Vergine Addolorata.
- 29 settembre: festa di San Michele arcangelo.

FESTIVITA' POPOLARI-TRADIZIONALI
- Festa della Transumanza, ovvero del ritorno a valle degli animali dagli alpeggi.
-Regata storica a Venezia (prima domenica).
-Partita a scacchi viventi a Marostica (anni pari, terzo sabato e domenica).
-Sagre e mercati d'autunno per festeggiare e vendere i prodotti agricoli dei primi raccolti.
-definizione dei nuovi prezzi.
-Previsioni meteorologiche della luna nuova di settembre.
-Osservazione della fase lunare nei primi tre giorni e l'ottavo giorno che si è formata la luna nuova. per trarre indicazioni e superstizioni meteorologiche per sette lune successive.
- Feste agrarie per la vendemmia.


21 Settembre: Previsioni e superstizioni sulle credenze atmosferiche durante il tempo dell'Equinozio di Autunno. Durante la Luna Calante veniva concimato il terreno e si procedeva con le semine di orzo e grano. veniva eseguito il terzo taglio dell'erba medica e nei frutteti ci si preparava per piantare le nuove pianticelle.






....la giovane Kore ritorna nell'Ade nel momento stesso in cui il primo contadino semina il suo campo, e ritornerà sulla terra in primavera, appena Hekate con la sua torcia la condurrà fuori dal buio Tartaro, ed il primo bocciolo si formerà al primo tocco del sacro piede della Dea nell'umida terra....




Vostra Elena!


BIBLIOGRAFIA:
- Lunario. calendario rurale veneto-friulano. Renato Zanolli.
-Calendario- A.Cattabiani
-Lunario- A. Cattabiani
-L'anno i mesi e i giorni nella cultura popolare del Veneziano. Proverbi modi di dire tradizioni- M.Poppi
- La religione dei romani- J. Champeaux



PER FAVORE NON COPIA.INCOLLARE!
SE TI PIACE IL MIO LAVORO SCRIVIMI UN COMMENTO QUI SOTTO E TE NE INVIERO' GRATUITAMENTE UNA COPIA IN PDF!
GRAZIE!!! 


giovedì 19 settembre 2013

Elenco delle Divinità Paleovenete

Prendete questa lista come un appunto frettoloso ma completo delle divinità onorate dai Veneti Antichi. Qui troverete nomi di Numina Sacra autoctoni ed antichissimi ed altri nomi di Dei e Dee assimilati nel culto veneto attraverso i contatti con la Grecia, la Cisalpina, le zone Retiche ed Illiriche e soprattutto con Roma.
 Potete facilmente notare che il Panthèon era molto ricco e variegato, anche se la presenza più massiccia apparteneva alla Dea Reitia, Potnia Thèron, Signora degli animali e delle fiere selvagge, Sainate e potentissima.
Seguiranno altre analisi più approfondite sul culto Venetico antico e riproposizioni attuali.

Elena




Rituale ai Dioscuri


Alcomno
Anguane
Antenore
Apollo
Aponus
Artemide Etolica
Belatukadro
Belenus
Diana
Minerva Veneta
Diomede
I Dioscuri
Ecate
Ecetia
Eina
Era Argiva
Ercole
Fauno
Gerione
Giunone
Louccianus
Loudera
Ludrianus
Reitia



Mercurio
Minerva
Neptunus 
Ninfe
Pora
Posèidon
Reitia
Saturno
Silvano
Sola
Telesforo (di Lova)
Terminali (divinità)
Timavo
Trumusijat
Ve
Vrota
ECATE TRIFORME- Ritrovamento archeologico in un crocicchio ad Oderzo- (Treviso-Veneto).
Attualmente conservata al museo archeologico di Treviso. Datata I sec. a.C in bronzo testimonia la completa sincretizzazione del culto di una divinità Ctonia-Terrestre-Marina autoctona venetica con l'Ecate greco/romana.

L'importanza di Onorare gli Dei del proprio territorio è fondamentale per coloro che desiderano rinnovare il Cultus Deorum. Il resto è perdita di tempo.







PER FAVORE NON COPIA.INCOLLARE!
SE TI PIACE IL MIO LAVORO SCRIVIMI UN COMMENTO QUI SOTTO E TE NE INVIERO' GRATUITAMENTE UNA COPIA IN PDF!
GRAZIE!!! 



venerdì 13 settembre 2013

COSTUME PALEOVENETO

Le Donne Venete indossavano una tunica svasata verso il basso, spesso stretta in vita da una cintura; a volte la gonna è percorsa da righe oblique o verticali. Sopra la tunica portavano uno scialle o un mantello, a coprire le spalle o anche la testa. Ai piedi calzavano degli stivali alti fino al ginocchio. Gli oggetti di bronzo che venivano depositati nei santuari ci possono aiutare nella nostra ricerca sull’abbigliamento.




Andiamo ad osservare, per esempio, la “dea di Caldevigo”, un bronzetto votivo femminile che risale al V sec a.C.: indossa lunga tunica a “campana” con l’orlo ricamato, una grande cintura con placca in bronzo stretta sulla vita, molte collane e braccialetti, alti stivali e un particolare copricapo a punta.

 Ma questo era di certo un abbigliamento ricco e ricercato!
 

 Nella vita quotidiana le donne dovevano vestirsi più o meno così: una lunga tunica, uno scialle e stivali di cuoio.
Per trattenere e fissare le vesti venivano utilizzati spilloni e fibule in bronzo, in alcuni casi veri e propri oggetti di ornamento. Le persone di alto rango ornavano le vesti con fibule molto preziose, decorate con perline di paste vitree, di ambra o d’osso, o con figurine di bronzo.


Gli spilloni sono grossi aghi di bronzo e hanno spesso la capocchia decorata. Le fibule sono molto simili alle nostre spille da balia. Sono formate dall’ arco, dall’ardiglione (la spilla vera e propria) e dalla staffa (parte terminale dell’arco in cui si fissa l’ardiglione); arco e ardiglione sono spesso uniti da una molla.

Le donne di rango elevato si abbellivano con gioielli, bracciali, collane e orecchini, realizzati con materiali preziosi, spesso provenienti da luoghi lontani ed esotici, simboli della ricchezza e del potere della famiglia di cui facevano parte: osso, pasta vitrea, ambra (una resina fossile che si poteva trovare sulle rive del Mar Baltico), faiënce (un impasto proveniente dall’Egitto).









GLI UOMINI….
Gli uomini portavano una tunica e un mantello. Gli uomini di alto rango avevano dei mantelli ornati da ricami e piccole borchie metalliche, mentre gli individui di condizione più bassa avevano mantelli più semplici, a motivi geometrici.
La tunica, confezionata con una stoffa più leggera, poteva avere le maniche corte o lunghe, ed era stretta in vita da una fascia o da una cintura: era spesso a righe
verticali e aveva gli orli ricamati. Gli uomini di condizione più elevata indossavano un cinturone ornato da una placca metallica decorata.Sul capo gli uomini portavano un copricapo, delle forme più diverse: a punta , di forma schiacciata o con una larga tesa rialzata.




LE MIE RIVISITAZIONI 







PER FAVORE NON COPIA.INCOLLARE!
SE TI PIACE IL MIO LAVORO SCRIVIMI UN COMMENTO QUI SOTTO E TE NE INVIERO' GRATUITAMENTE UNA COPIA IN PDF!
GRAZIE!!!