Con il passare degli anni si tende a ritornare alle proprie origini, a ricercare le radici, perchè in fondo esse sono il mezzo per ritrovare la nostra vera essenza...Yves Montand

mercoledì 28 agosto 2024

La "defixio malefica" di Este: stregoneria in un'antica maledizione latina

Fonte dell'immagine: M.S. Bassignano - disegno ricostruttivo della defixio di Este

Fotografia personale - Museo Atestino -2024


Le “defixiones” o “defixionum tabellae” erano delle formule magiche incise su pietra o piombo che venivano scritte con dei particolari stili o chiodi. Le parole e le frasi incise erano particolarmente spietate e complesse , usate per danneggiare i rivali o le rivali nelle più disparate questioni di vita quotidiana (da maledizioni amorose a competizioni sportive, a problemi sul lavoro o contro familiari odiati). Si invitavano divinità infere ad accorrere per portare a termine il maleficio avendo cura di incidere ben chiaro il nome del soggetto o dei soggetti, cui la maledizione era rivolta. Le tavolette venivano infine interrate a livello simbolico in quanto le divinità infere, ctonie, albergano proprio nel sottosuolo. Le “defixionum tabellae” vanno inserite in un contesto più ampio riguardante la magia nel mondo antico e nella cultura italico-romana.

Una volta scelto il supporto adatto (il piombo è un materiale duttile e facilmente inscrivibile oltre ad avere un intrinseco connotato infero) s'incideva il nome della persona da maledire e si aggiungevano formule magiche complesse, pronunciate ad alta voce in reminiscenza di antichi rituali tipicamente orali. Successivamente venivano invocati uno o più esseri divini inferi, delle divinità notturne, sotterranee, oscure e gli esseri mostruosi che popolavano il regno dei morti, o gli Dèi Mani. In alcuni casi, tavolette son state ritrovate all'interno di una figura antropomorfa in argilla che riproduceva le fattezze della persona da maledire, con gambe e braccia legate, testa e piedi rivolti all'indietro. La maggior parte delle “defixiones” son state ritrovate avvolte e piegate intorno alle statuine o legate strette con dei legacci. Caratteristica delle maledizioni era di venire piegate su loro stesse per tre volte e trafitte con un grosso chiodo (spesso lo stesso che era stato utilizzato per incidere il testo). Una volta realizzata la maledizione, il manufatto veniva interrato in una tomba, gettato in un pozzo o in una fontana, lasciato nella terra di un cimitero o addirittura inserito fra le crepe nel muro della casa del malcapitato. Se interrato in una tomba, veniva “affidato” allo spirito del defunto che aveva il compito di “recapitare” la richiesta alle divinità oscure. Le tavolette dovevano percorrere una sorta di “ percorso verso il basso”, pertanto potevano essere anche gettate in mare, nei fiumi o in particolari specchi d'acqua con caratteristiche ctonie quali stagni, paludi e lagune, tutto ciò che le portasse sempre più in basso, verso il mondo dei morti.

Lo stesso linguaggio delle “defixiones” è complesso e spesso incomprensibile ai non addetti ai lavori: infatti si utilizzavano figure retoriche, fonetiche, letterarie per poter rendere più vincolante e potente la maledizione stessa. Spesso si usavano le “ ephésia gràmmata” lettere e parole straniere incomprensibili anche inventate. Potevano trovarsi anche disegni e sigilli legati a particolari divinità infere.

Quali divinità venivano invocate?
Ecate, Diana, i Manes (intesi non come i buoni antenati festeggiati nelle “parentalia”) in questo caso intesi come i “morti antichi”, sconosciuti, ormai dimenticati da tutti che son diventati parte della terra stessa, Persefone (Proserpina), Ermes (Mercurio) Ctonio, Plutone, le Furie, Nemesi, una lunga lista di ninfe dell'acqua e altre divinità a seconda della zona geografica di ritrovamento. Non tutti potevano scrivere le “defixiones”: infatti ci si affidava spesso a delle “striges” delle streghe o maghe che si occupavano di queste pratiche (approfondirò questo tema in futuri articoli).


LA DEFIXIO DI ESTE

Tornando dunque alla prova di stregoneria trovata ad Este, ecco per voi in esclusiva l'analisi del manufatto che ho avuto modo di studiare attentamente.

Si tratta di una laminetta in piombo di 11.5 cm d'altezza per 29.3 cm di laghezza, incisa con uno stilo scrittorio e venne ritrovata, secondo il giornale di scavo, nella sepoltura nr. 61 a Este (Padova), contrada Caldevigo, fondo Rebato (den. Campo Alto al Cristo). Il manufatto fortunatamente è rimasto a Este, nella sua sede d'origine e potete ammirarlo presso il Museo Nazionale Atestino, (numero inv. 14309).

Evidenti sono i fori lasciati dal chiodo con cui era stata inchiodata dopo essere stata avvolta su se stessa tre volte. Il testo è stato scritto suddividendolo in tre colonne, due orizzontali centrali e la finale in verticale per utilizzo dello spazio disponibileQuesto è il testo della tavoletta come riportato dall'EDR ( riferimento epigrafico EDR072740 )


COLONNA I
+ Privatum Camidium,
Q(uintus) Praesentius Albus,
Secunda uxor Preasenti,
T(itus) Praesentius,
Maxsuma(:Maxima) T(iti) Praesenti uxor,
C(aius) Arilius,
C(aius) Arenus,
Polla Fabricia,
L(ucius) Allius,
10 L(ucius) Vassidius Clemens,


COLONNA II
Prisca [u]xor Vassidi,
Monimus Acutius,
Ero[tis] Acutia,
C(aius) Pro[---] Damio l(ibertus?).
Si quis [i]nimicus, inimi[ca],
adve[r]sarius, hostis, Orce
pater, [P]roserpina cum tuo Plutone,
tibi trado ut tu ilu(:illum)
mit[t]as et deprem[as].(:deprimas)


COLONNA III
Tradito tuis
canibus tricipitibus
et bicipitibus ut eripia(nt)
capita, cogitat(iones?), cor
in tuom(:tuum) gemini[---?]+
r[ecipia]nt ilos(:illos) [---],


Altre due “defixiones” interessanti si trovano anche al Museo Archeologico di Altino ma ve ne parlerò in maniera approfondita in un altro articolo.

TESTO COPERTO DA COPYRIGHT E DIRITTO D'AUTORE. OGNI UTILIZZO IMPROPRIO VERRA' PERSEGUITO A NORMA DI LEGGE.

COPYRIGHT: ELENA RIGHETTO 

BIBLIOGRAFIA

  • Chiarini, S.: Devotio malefica. Die antiken Verfluchungen zwischen sprachübergreifender Tradi-ion und individueller Prägung, Stuttgart 2021.

  • Cfr. E. Zerbinati, Edizione archeologica della Carta d'Italia al 100.000. Foglio 64, Rovigo, Firenze 1982, pp. 214-216, nr. 2 (sul luogo di rinvenimento).
    SupplIt, 15, 1997, pp. 151-155, nr. 7, con foto e facsimile (M.S. Bassignano) - 1997

  • A. Kropp, Defixiones. Ein aktuelles Corpus lateinischer Fluctafeln, Speyer 2008, nr. 1.7.2/1

  • cfr. D. Urbanova, Latin Curse Tablets of the Roman Empire, Innsbruck 2018, pp. 119-120 (testo), 238 (traduzione), 443, nr. 38 (appendix)

  • Foti C. : “ Defixiones. Le tavolette magiche dell'antica Roma” - I taccuini del mistero, Eremon edizioni, 2014.

 

domenica 25 agosto 2024

La "sacerdotessa-guerriera" dei Veneti Antichi: un unicum misterioso

 


Appunti personali e analisi del manufatto a cura della dott.ssa Elena Righetto

Appunti tratti  dal convegno: " Writing and Religious Traditions in the Ancient Western Mediterranean - Aula Magna Silvio Trentin, Cà Dolfin- Evento finale del progetto SPIN coordinato dal prof. Calvelli SaInAT-Ve. Sacred Inscriptions from the Ancient Territory of Venetia.

IL CONTESTO DEI BRONZETTI RITUALI - Cà Foscari, 24-11-2023 Intervento di A.R.Serafini e L.Zaghetto.  (APPUNTI TRATTI DAL CONVEGNO ) 

"Nel santuario di Vicenza Piazzetta San Giacomo son stati rinvenuti elementi militari, in successione diacronica che indica l'utilizzo continuo dell'area di culto dedicata ad azioni religiose militari per secoli. Presenza di laminette numerose. Cortei religiosi di uomini in armi seguiti da un corteo femminile aventi attributi sacerdotali (capo ammantato, situle, strumenti religiosi rituali nelle tasche o nella cintura quali chiavi, pugnali, fusi). Nel passaggio del rituale dal singolo alla collettività, le figure femminili hanno un peso uguale agli uomini anche numericamente. Presenza di immagini realistiche quindi una sorta di "fotografia" della cerimonia rituale. Presenza altresì di laminette raffiguranti giovani uomini e poche ragazze nudi ad indicare il rito di passaggio. In comunione con i santuari di Este troviamo la presenza di scene sacrificali guidate da sacerdoti maschi aventi in mano l'ascia bipenne e/o la spada mentre non è presente l'immagine dell'animale sacrificato o la scena dell'uccisione in se. Sempre ad Este troviamo donne dedicate al culto sacro aventi o gli strumenti rituali in tasca o il bastone ricurvo (del comando) in mano. Non vi è la rappresentazione dell'immagine della divinità. Ad Este (santuario di Meggiaro) troviamo la presenza di ritualità iniziatica solamente maschile con la presenza di militari a cavallo, mentre a Vicenza (Piazzetta San Giacomo) troviamo le succitate parate sacre di uomini e donne assieme, gli uomini con i soli attributi guerreschi addosso (armi, elmo, gonnellino) mentre le donne vestite, ammantate, con gli attributi citati prima, aventi grandi fibule in mano e/o bastoni del comando. Solo a Vicenza troviamo laminette con raffigurazioni volte a destra e non verso sinistra e la presenza di un unico personaggio barbuto con valore sacerdotale. Sempre a Vicenza le donne in ambito sacro sembrano portare un disco solare o una palla in mano. (?) Presenza di un hapax ritraente una donna con l'elmo in contesto di combattimento (...)"



PROPOSTA INTERPRETATIVA ED ANALISI - a cura di Elena Righetto - 

A Vicenza (conservato ora al Museo di Este) è stato ritrovato un bronzetto venetico, un hapax, inserito attualmente fra altri bronzetti ritraenti donne e devote oranti, ed è rimasto quasi silenzioso e poco in in vista per anni .

Il manufatto bronzeo ritraente una donna con l'elmo, è una scoperta eccezionale nell'archeologia del Veneto Antico perché  è indicante in ambito rituale, circoscritto, limite, minoritario, la probabile ( non certa) presenza di  culti iniziatici di stampo "spartano".  Pur essendo questo bronzetto un unicum ( il termine "hapax" nel linguaggio archeologico e filologico s'intende una parola, un'espressione scritta o un manufatto che in un determinato contesto appare un'unica volta ed è fondamentale nell'analisi statistica dei fenomeni di studio) è d'importanza cruciale che apre agli studiosi un mondo di nuove domande e analisi storiche.

Nel contesto del Veneto antico e per la precisione all'interno del Santuario militare di Vicenza, era data anche ad alcune donne la possibilità di combattere? Ma questo tipo di combattimento non si può caratterizzare in un contesto prettamente bellico bensì è più probabile in un contesto di "combattimento rituale". L'hapax in questione rappresenta appunto una giovane donna, atletica, tornita, abbigliata solo con una lunga gonna stretta in vita che ne esalta le forme femminili, stivali ed elmo, il seno è scoperto e le braccia evidenziano una muscolatura prettamente femminile seppur evidente. La posizione delle mani non indica la gestualità tipica della devota offerente, induce piuttosto a pensare che la donna tenesse nelle mani chiuse a pugno due oggetti oblunghi (bastoni o spade), in posizione di rilassamento prima di un combattimento. L'analogia con alcuni " giochi di abilità" che venivano svolti nell'antichità in contesto di ludi simposiali o funebri è immediata, quale l'abilità del dimakeiron o doppia spada. I ludi ebbero sempre un carattere più di esibizione che di competizione in quanto ludus significa gioco, quindi, allenamento o anche luogo di esercizio, come si legge nelle Saturae di Orazio (1.6.72).Essi si distinguevano in straordinari e ordinari in base alla loro periodicità, e avevano origine pubblica o privata se prevalentemente periodici, o se prevalentemente legati a circostanze occasionali di carattere funerario o accompagnavano convivi. I ludi conservarono il loro carattere sacro ma dai ludi pubblici sacri, si distinsero i ludi funebres privati, celebrati in onore dei defunti di alta posizione sociale. Dei ludi venetici e delle gare di abilità, quali il famoso "pugilato con i manubri" vi è alta attestazione nelle situle istoriate e nella letteratura latina abbiamo numerosi esempi e fonti della presenza di "gladiatrices" donne gladiatrici, per non dimenticare la attività atletiche a cui le donne spartane erano avvezze.

Quindi, in accordo con le analisi delle Serafini e di Zaghetto, si può fortemente ipotizzare la presenza di culti "iniziatici" guerresco-sacerdotali a cui era dato limitato e circoscritto accesso anche alle donne in particolari condizioni sociali o religiose, di cui però ancora restano un mistero le modalità e le finalità.

ELENA RIGHETTO  

- dedico quest'articolo a Verbena e Pentesilea - 

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martedì 13 agosto 2024

13 agosto– 15 agosto: Nemoralia, festa di Diana in Italia e nel Veneto.

I Nemoralia (conosciuti anche come Festa delle Torce o Festival di Diana) sono una festività celebrata dagli antichi romani, della durata di tre giorni, durante le Idi di Agosto (13- 15 Agosto) in onore della dea Diana, la chiesa cattolica ha adattato quei giorni di calendario alla Festa dell'Assunzione di Maria come ci ricorda Stazio

 "È la stagione in cui la parte più cocente dei cieli sovrasta la terra e prende possesso del suolo, e Sirio, della costellazione del Cane Maggiore, così spesso colpito dal sole di Hyperio, brucia i campi ansimanti. È questo il giorno in cui il boschetto di Ariccia, grato ai re fuggitivi, diventa di fumo, e il lago, sapendo della colpa di Ippolito, brilla del riflesso di una moltitudine di torce; Diana stessa agghinda di ghirlande i cani da caccia che lo meritano e ripulisce la punta delle frecce e lance, e concede, agli animali selvatici, di stare al sicuro, e tutti gli Italiani dal focolare virtuoso celebrano le Idi Hecateane." 

Stazio Silv. 3.I.52-60 


Stazio celebrò la natura triplice della dea Diana attraverso le immagini del divino (la stella-cane Sirio), della terra (il boschetto stesso) e degli inferi (Ecate). Suggerì anche, dall' addobbare dei cani e il ripulire delle lance, che nessuna caccia era autorizzata durante il festival delle torce. I cani da caccia erano simbologia particolarmente importante delle celebrazioni: simboleggiano la tutela e protezione che Diana dona a coloro che si affidavano alle sue cure. Addobbati di ghirlande, partecipavano alle celebrazioni invece che essere a caccia, simboleggiano appunto che nessuna battuta di caccia poteva avere luogo in questo momento sacro. Rappresentava anche un altro ideale: la protezione concessa da Diana riguardava tutti, non solo le persone ma anche la natura e gli animali. In questo giorno, i fedeli formavano una processione di torce e candele attorno alle acque dei laghi sacri, dopo essersi lavati e adornati i capelli con corone di fiori, era il giorno di riposo per le donne e gli animali. 


In Veneto abbiamo il bronzetto di Diana venatrix, o Diana cacciatrice: protesa nella corsa, ritratta nell’istante in cui si appresta a colpire, perfettamente bilanciata sulle gambe, e con il braccio sinistro che si tende ad impugnare l’arco mentre il destro è piegato all’indietro nell’atto di estrarre una freccia dalla faretra. L’eleganza della figura si coglie anche nei dettagli, dal diadema a mezzaluna in argento che arricchisce la capigliatura raccolta a formare uno chignon, all’ovale preciso del volto (...). Gli endromìdes, alti calzari in pelle ferina, sono resi con dettaglio quasi miniaturistico. Diana o Artemide Etolica nel Veneto venne sincretizzata Reitia, a Lei erano sacri i Luci, i boschetti consacrati. ( ... )


Continua su : Calendario tradizionale Veneto pagano di Elena Righetto per Intermedia Edizioni 

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NB: a causa di furto e uso improprio delle mie immagini sono costretta ad inserire il banner da oggi in poi nel materiale di mia proprietà intellettuale. So che è orribile a vedersi  ma non ho altre alternative. Grazie per la comprensione.

Diana Venatrix - Museo Archeologico di Venezia 

venerdì 28 giugno 2024

Le madri “oscure”: la mare de san Piero e la barca de san Piero - tradizioni popolari venete

 Il seguente brano è tratto dal mio libro "Calendario Tradizionale Veneto Pagano " edito da Intermedia Edizioni. 


Per leggere in versione integrale il testo potete trovare il libro in tutte le librerie più fornite oppure online su Amazon o cliccando su questo link Calendario tradizionale Veneto pagano

©Il materiale è coperto da copyright e diritto d'autore. Ogni copiatura e ogni utilizzo  non autorizzato verrà sanzionata a norma di legge.

LE MADRI OSCURE E LA BARCA DE SAN PIERO 

fonte immagine: milanofree.it
fonte immagine: milanofree.it

“Otto giorni prima e otto giorni dopo comanda la Mare de san Piero”


I temporali improvvisi, l’instabilità del tempo e le violente spesso sorprendenti perturbazioni della fine di giugno erano indicative del passaggio della terribile “strega tempestara”, la madre di san Pietro, il santo che ha tradito Gesù non poteva che avere una madre tremenda e cattiva. In questo periodo scapperebbe di casa, cioè scappa dall’Inferno in cui san Pietro l’ha relegata oppure ottiene in custodia dal figlio per due settimane le chiavi del Paradiso. Per vendicarsi o per dimostrare il suo potere, provoca nei giorni che precedono e seguono la festa dedicata al figlio, tremendi temporali. 

 

«A San Piero, la sera avanti, i ghe mete ‘na botilia de aqua, e i ghe mete rento la ciara solo, e i la mete ent’l’orto prima che vaa do el sole, e la matina i ghe vede rento la basilica de San Piero, se la peta vegner fora ben. La ven fora proprio color de l’argento. Rento se vede tuto el campanil, tuta la basilica de San Pier».

(Testimonianza da Bolca, Verona.)



Il giorno di San Pietro, il 29 giugno, è un giorno di prodigi. Usanza tipica di questo magico periodo dell’anno, legato ai riti dell’estate e quindi al solstizio d’Estate, è lasciare un recipiente pieno d’acqua la notte precedente, a cui si deve aggiungere della chiara d’uovo Nel Veneziano ritroviamo invece la barca di san Piero con le vele spiegate, ma nella notte deve esservi stata la luna, poiché senza la luna, niente barca. Il significato di tale usanza è del tutto avvolto nel mistero di un’antica origine. Probabilmente legato alla previsione del tempo atmosferico, magari connesso al pericolo di terribili temporali, scatenati secondo il folklore veneto dalla vecchia e avara madre di san Pietro, che dall’Inferno sale, proprio il mattino di questo giorno, in Paradiso a trovare il figlio, per poi ritornarvi la sera, sfogando la sua cattiveria con fulmini e grandine nel suo passaggio in Terra.

Ricapitolando gli elementi esoterici e tipici del periodo solstiziale estivo notiamo queste caratteristiche : 21 giugno:  solstizio estate legato all’elemento fuoco e alla barca solare, simbolo di rinnovamento e ritorno alla vita nel suo fulgore ma anche inizio del calare del sole e all’accorciarsi delle giornate.  23/ 24 giugno: san Giovanni legato all’elemento acqua e alle erbe di purificazione. Il passaggio energetico di perfetta unione tra acqua, erbe (terra) e fuochi solstiziali. La notte delle streghe conduce al caos dell’inizio dell’oscurità. 29 giugno : la mare de san Piero, la  strega tempestara e l’elemento aria , che porta con sé i prodigi e l’arte divinatoria della barca, legata all’uovo cosmico, ovvero l’allegoria della rinascita iniziatica dell’essere umano  è stato covato durante il solstizio estivo, purificato a san Giovanni per poi schiudersi e rinascere in acqua con la barca di san Piero.  


Le madri oscure e terribili iniziano a ritornare con la loro presenza ed in realtà l’estate non è così luminosa quanto si pensi...



domenica 23 giugno 2024

23 giugno : san Giovanni, la “notte delle streghe" nel Veneto.

 





Il seguente brano è tratto dal mio libro "Calendario Tradizionale Veneto Pagano "

Per leggere in versione integrale il testo potete trovare il libro in tutte le librerie più fornite oppure online su Amazon o cliccando su questo link Calendario tradizionale Veneto pagano

©Il materiale è coperto da copyright e diritto d'autore. Ogni copiatura e ogni utilizzo  non autorizzato verrà sanzionata a norma di legge.


In Veneto per san Giovanni sono assenti i fuochi della tradizione popolare del periodo solstiziale anche se fino a qualche decennio fa nelle zone rurali vi era l’usanza di accendere dei fuochi negli incroci delle strade (forse un rimando ad Ecate- Reitia Trivia ) anche se nel resto dell’Europa i falò del 24 giugno sono ubiquitari. Tuttavia sono rimaste altre tradizioni che se analizzate con un’ottica peculiare, ci regalano un immagine di sacre ritualità legate alla natura e al suo ciclo di eterna vita-morte–rinascita celate nella spiritualità cristiana e popolare. Fino a non molti anni fa, la porta di casa era decorata con foglie di betulla, con finocchietto selvatico, con iperico e lillà bianche. La tradizione vuole che il 23 giugno si vada in campagna o nei boschi a raccogliere erbe aromatiche, piante spontanee e fiori. Quanto raccolto va immerso in una brocca con dell’acqua ed esposto all’aperto, sotto la luce della luna, durante la notte tra il 23 e il 24 giugno. Quando arriva il giorno si utilizza l’acqua di san Giovanni per lavarsi le mani e la faccia in segno di rinnovamento e con l’obiettivo di propiziare la fortuna come all’inizio di un nuovo anno. Inoltre erano considerate magiche in questa notte cinque portentose erbe : le rose, l’iperico, la verbena, la ruta e il trifoglio. Le giovani donne raccoglievano l’erba di san Giovanni nella speranza di divinare e scoprire il futuro amore. L’usanza antica di certe donne di recarsi nude a raccogliere erbe ricorda antichi riti in cui le donne andavano nude nei campi per propiziare il raccolto, spesso danzando. Forse dietro le storie dei raduni di incantatrici e di fattucchiere nella notte di mezza estate, si cela anche il ricordo dei riti solstiziali A Roma il 24 giugno veniva onorata la dea Fortuna e nella sua festa ricchi e poveri, liberi e schiavi, accorrevano ai templi banchettavano e danzavano. Fortuna è la dea della casualità assoluta, del caos benefico e rigeneratore.

 La somiglianza di queste feste con i Saturnalia del solstizio d’inverno fanno del solstizio estivo una sorta di capodanno o di carnevale, un periodo “caotico” in cui il cosmo si rinnova e si ricrea, con conseguente rimescolamento dei ruoli sociali e capovolgimento delle norme morali. In questo benefico caos assumono rilievo i due elementi primordiali del fuoco e dell’acqua, contrapposti ma pur sempre complementari. Un'altra usanza da mettere in pratica il giorno di san Giovanni consiste nella raccolta delle spighe di grano. Il grano da sempre è simbolo di fecondità e di rinascita, infatti prima di nascere resta sepolto sotto terra. L’elemento quindi ci rappresentare l’analogia del passaggio dell’anima dall’ombra alla luce. 

Secondo la tradizione, la raccolta di ventiquattro spighe di grano la mattina di san Giovanni ,da conservarsi per tutto l’anno, sarebbero un ottimo amuleto contro le sventure e per attirare la buona sorte. In Veneto erano spesso sostituite dalla lavanda. Il 24 Giugno si sceglieva una persona con cui si avvertiva un legame particolare per renderla “compare del fior" e al futuro “compare” o alla futura “comare” veniva donato un mazzo di fiori di campo confezionato con altri doni e significava volersi bene persino più degli stessi consanguinei. Nel dono erano sempre presenti assieme all'immagine sacra di san Giovanni anche altri elementi quali un fazzoletto ricamato, un bigliettino, per le ragazze degli ornamenti per capelli oppure la veletta di pizzo per coprirsi il capo durante le celebrazioni liturgiche, una boccetta di profumo e alcuni dolci. Il messaggero consegnava il mazzolino al destinatario indicando il nome di chi l’aveva inviato e l’accettazione del dono comportava di per sé l’impegno al comparaggio. 

Nella mente del popolo, quello del san Giovanni è il comparatico per eccellenza e la violazione di questo legame considerato santo non meno di quello stabilito coi sacramenti è ritenuta più che mai sacrilega e meritevole di terribili danni.

 "Comare e compare, / con S..Giovanni caro, / la fede che ti tocca / non guastarla, che andrai a morire. / Catenella, catenella, / non romperla che andrai all’inferno." 

Il successivo 29 Giugno, nel giorno dei santi Pietro e Paolo, il prescelto suggella definitivamente il rapporto rispondendo con l’invio di un altro regalo (di norma ancor più ricco di quello ricevuto) a chi era ormai suo compare. 

In Veneto le nubili che erano intricate tra più di un corteggiatore, la notte di san Giovanni scrivevano su bigliettini i nomi dei loro spasimanti, uno per uno e dopo aver piegato i biglietti in quattro, li gettavano in un catino d’acqua e il bigliettino che a contatto dell’umido si apriva per primo, conteneva il nome dell’uomo giusto. Da parte loro i ragazzi in questa notte dovevano raccogliere foglie di valeriana, verbena e maggiorana, farle seccare, ridurle in polvere e, al momento che giudicheranno propizio, gettarle addosso alla donna desiderata ma ritrosa e pare che il successo fosse assicurato. 

L’erba che si utilizza a san Giovanni è l’iperico, chiamato anche “scaccia diavoli”, consigliato come amuleto da indossare la sera, per aiutare chiunque avesse avuto la sfortuna d’incontrare una megera. Con la cristianizzazione si diffuse la leggenda che l’iperico fosse nato dal sangue di san Giovanni. con l’iperico, colto la notte di san Giovanni, le ragazze da marito potevano divinare se avessero trovato il sospirato sposo nel corso dell’anno. Bastava cogliere un rametto d’iperico ed appenderlo nella propria camera da letto. Se il mattino seguente fosse fresco e vegeto, entro l’anno ci sarebbe stato il matrimonio.

 Durante i roghi solstiziali si diceva che streghe raccogliessero erbe per creare pozioni con le quali “incantare” gli uomini e distribuivano filtri ed elisir d’amore e fortuna. Per non fare entrare le streghe in casa, fuori delle porte, venivano appese una scopa e un barattolo di sale, oppure due scope messe in croce e delle teste d’aglio. Si raccontava che le streghe per entrare dovessero prima contare tutti gli zeppi della scopa o i grani del sale e se sbagliavano doveva ricominciare da capo. 

Cosa succedeva in realtà durante la “notte delle streghe”? Si faceva rumore con trombe, trombette, campanacci, tamburelli e petardi di ogni tipo per impaurire le streghe, affinché non potessero cogliere le erbe utilizzate per i loro incantesimi indossavano coroncine di iperico, e danzando lanciavano rametti della pianta per propiziare un raccolto abbondante ed allontanare dal proprio bestiame malefici e malattie. 

Secondo le tradizioni popolari, si credeva che in quel particolare momento astrale le streghe avrebbero sorvolato i cieli per recarsi all’annuale sabba, ovvero il convegno che si teneva in presenza del demonio e durante il quale venivano compiute pratiche magiche, In Italia uno dei più luoghi preferiti dalle streghe per il sabba era il noce di Benevento.