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Visualizzazione dei post da maggio, 2013

VENETI ANTICHI :Il NUME TUTELARE DELLA "STIPE"

Articolo sconosciuto ai più ma molto importante a mio avviso, che descrive molto bene le varie commistioni riguardo Divinità e Numen fra Veneti e Latini. Scritto da una fonte affidabilissima e soprattutto competente, GIORGIO ARNOSTI, studi classici e laurea in Scienze Politiche. Insegnante. È curatore o autore di numerose pubblicazioni del Gruppo Archeologico del Cenedese di cui è attualmente il Presidente. BUONA LETTURA!  "Nel catalogo della mostra su "I PALEOVENETI", Maria Grazia Maioli, autrice della scheda sulla "stipe" di Villa di Villa in Comune di Cordignano "TV" "1" , propone quale protettore del santuario un nume maschile, paragonabile al Marte gallico ed al Quirino dei Romani. Nelle fonti letterarie sugli antichi Veneti, l'esistenza di divinità maschili è scarsamente documentata "3" , tuttavia in molti santuari si ritrovano dediche a divi del pantheon greco-romano, scritte in latino; compaiono ovviamente in...

AMBARVALIA, e ROGAZIONI IN VENETO! Antiche reminiscenze di un passato presente.

Nella religione romana, era un rito agricolo annuale tenutasi alla fine di maggio.La cerimonia, che forse si protrae per più di un giorno, prevede una solenne purificazione (lustratio) dei campi e si articola in due riti contemporanei, uno di natura privata e uno di natura pubblica.  Per assicurare la fertilità e disperdere il male, ogni agricoltore portava i membri della sua famiglia e tre bestie sacrificali ovvero un toro una pecora  ed una scrofa in una processione intorno i confini dei suoi campi e terreni per ben tre volte per purificare i campi stessi e nel corso del sacrificio bisogna porre attenzione a non nominare mai l'animale col suo nome, altrimenti risulta nullo, da qui il nome ambio, vado rotondo, e arvum, campo. Questo sacrificio era detto in latino " suovetaurilia".I partecipanti devono anche astenersi dai rapporti sessuali la notte precedente la cerimonia. Si esaminano poi le viscere delle vittime, per sapere se il sacrificio è stato gradito. Se no, va ri...

Giusquiamo o Beleonuntiam, erba velenosa sacra al dio Belenus

''...l'Alterco, il qual chiamano i greci Hiosciamo, aggrava bevuto la testa,  e favvi ingrossare le vene, fa farneticare, e altercare chi lo mangia: la  onde da latini è chiamato egli Alterco. Il che ho più volte veduto io in  alcuni fanciulli, che avevano mangiato il seme ( ..) impero che facendo  mille pazzie, davano a credere à i padri loro che fussero spiritati. Et di  qui forse proviene, che quivi lo chiamano volgarmente Disturbio, per  disturbare egli gravemente il cervello". Una delle erbe predilette da avvelenatori e streghe, il giusquiamo, è in effetti altamente velenosa perché contiene vari alcaloidi, tra i quali la scopolamina che causa anche la perdita del controllo della mente, tant'è vero che veniva usata come siero della verità. Chiamata dai Celti "Beleonuntiam" (sacra a Belenus), veniva usata dalle druidesse dell'isola di Sein, considerate capaci di placare o scatenare tempeste, nonché predire il futuro, per propiziare la pioggia. ...

Cazza salvarega o Caccia selvatica. testimonianze dal 1887

il seguente brano è stato tratto da un testo molto particolare, " Zoologia popolare veneta" di Angela Nardo Cibele edito nel 1887...buona lettura! "Tra le superstizioni più comuni ai contadini di tutta la provincia, vi ha questa di una caccia meravigliosa, che ciascuno ha veduto o sentito una volta almeno in vita sua. Le vive descrizioni che ne fanno i contadini nel loro rustico dialetto, pieno di forza e di efficacia, sono di un cosi terribile effetto eh' io ne rimasi impressionata, come per la lettura di una ballata di Bùrger. Serva, che il teatro principale di questa caccia, è una bella ed alta montagna che signoreggia Belluno. In Serva i Bellunesi mandano in estate le loro mucche e là trovano cascine, ricchi pascoli e un fresco delizioso. I pastori fanno società fra loro e molte volte sono costretti di dormire sotto tende improvvisate o a ciel sereno. Si nutrono del latte delle loro bestie, di erbe e della immancabile polenta, che qualche volta, già pr...

Ed è quando l'acqua che viene dal cielo si scontra con l'acqua del Brenta che...

... le voci degli Antichi Veneti si alzano lievi dai Sacri Territori.  Non si può parlare degli Dei senza parlare le lingue con cui venivano chiamati. Gli Dei sono strettamente connessi con la Terra in cui viviamo, in cui abbiamo Sangue ed Origini.Per una ragione mistica, come gli Dèi ci hanno insegnato che ogni lingua di popolo è sacra, così quella degli Assiri e degli Egizi è atta ai riti sacri e noi dobbiamo rivolgerci agli Dèi nella loro lingua, perché è loro congenita, e siccome questo tipo di lingua è primitiva e antichissima, noi dobbiamo seguire le leggi della Tradizione, parola di Giambico e dei suoi " Misteri Egizi". Ciò che nell’antichità distingueva un territorio divino è proprio il fatto che esso, fin dall'inizio della sua fondazione e quindi del delimitare del territorio, o “lucus”, un recinto sacro, fatto a creando una radura circolare in una foresta, forse delineandone il disegno con pali o pietre, e sacralizzandola con particolari riti, recava l’impron...

Maedissiòn Veneta

El ghe faria fin senso,  el ghe vegnaria afàno veder sta bruta bestia che sensa remissiòn te la intempesta le vissare ogni xorno ela cressa fin a spolparte tuto fin che te resta soeo che i ossi. Che ti faccia schifo, che ti venga da vomitare nel vedere questa brutta bestia (nda: un brutto male) che senza alcun ripensamento ti renda le viscere in tempesta ed ogni giorno cresca fino a spolparti tutto e finchè ti resteranno solamente le ossa. ......... Ci son varianti Veronesi e Vicentine. Ovviamente la maledizione per essere attiva doveva essere eseguita adeguatamente e con un certo rituale...

Sacri furono i giorni in queste Terre plumbee...

... dove le nebbie dei tempi ancora rinvigoriscono antichi echi di battaglie e marinai di laguna imperiosa, che tutto avvolge, che tutto si riprende. Lugo, il Lucus Sacro, alla foce del fiume, attende Il Lupo mite, patrono del crocicchio ancestrale, Minor Medoacus dal furente moto, con le zampe sporche di terra, fauci affamate, eppur fedele.. Lova, la Lupa antica, guarda al mare mentre la palude separa Terra dalle Acque adriatiche, solcate da genti greche, Enetoi li chiamarono un tempo, gli Euganei risolutori di enigmi. E li, fra secchi campi e distese d’argilla sorge la Tua casa, Potnia Théron, Rea anatolica, Signora della Fiere, che la Chiave custodisci in grembo, e l’anitra usi qual messaggera. Πότνια Θηρῶν, Rea, Reitia, che tutto fai scorrere, che ogni cosa accogli al suo eterno divenire. πάντα ῥεῖ ὡς ποταμός, ta Rei scorre, Reitia scorre fra i flutti del Medoacus, dalle Alpi sfocia a Lova, la Lupa feroce nella campagna fangosa. E la tua casa è li, Signora dei Cavalli, risorta ...

EL BATAR MARSO

Il1° marzo nella storia della Repubblica Veneta era considerato il capodanno e veniva celebrato col ciamar marso. Inizialmente il primo giorno dell’anno era fissato il 25 marzo, giorno della fondazione di Venezia e giorno dell’annunciazione del Signore ma per comodità di calcolo fu spostato al primo giorno del mese. Il ciamar marso, brusar marso o batar marso risulta essere quindi una tradizione antica legata a riti pagani di inizio stagione, celebrati per evocare il risveglio della natura, di propiziare la fertilità e l’abbondanza. In queste feste vi era un vero e proprio “fidanzamento pubblico” che si sviluppava in diversi modi, così come l’antica festa dell’epoca romana del Calendimarzo. Con le calende di marzo iniziava l’anno civile romano, collegato a feste di tipo propiziatorio e purificatorio, e più tardi anche l’anno civile della Repubblica di Venezia iniziava il primo di marzo. Il termine batar marso deriva dal rito compiuto per lo più dai ragazzini che nei giorni del Cap...

El Marzariòl

“Xera de giorno, xero solo go visto el massariolo, el xera vestìo da dona, os-ce che s-ciona, che s-ciona, che s-ciona. Se lo vedo lo cognosso, el xera vestìo de rosso, su la testa el so capelo co la punta suso al cielo. E po’ el ga tirà ‘na steca che dura sempiterna e mai se seca."

Tradizioni e Superstizioni Venete..

Donna Veneziana- 1896-Tommaso Filippi Mettersi un indumento alla rovescia è, per le donne, indizio che tutta la giornata andrà a rovescio. Vedere due oggetti che accidentalmente formano una croce è segno di sventura. Se il primo giorno dell’anno viene in casa prima una donna è di cattivo augurio. Levare il palo del panevìn prima dell’ottavo giorno porta la febbre. Quando si sogna il mal di denti, certamente morirà qualche parente. Non si devono tagliare i capelli ai bambini prima che compiano un anno per non procurare dolori alla testa, nè tagliare le unghie perché porterà alla pazzia. I fiori che si colgono per gli altari e per le tombe non vanno odorati. Se vengono rubate delle zucche nell’orto bisogna prenderne una svuotarla dei semi e gettare questi ultimi nel letamaio. Questi si gonfieranno come il ventre del ladro delle zucche che quindi verrà scoperto. Questa pratica era considerata peccaminosa. Una donna veloce nel mangiare non può avere figli. Quando un uomo, sc...

Eventi & Mostre

Periodicamente aggiornerò questo blog con eventi, manifestazioni, mostre, fiere che interessano i Veneti antichi ed in generale il mondo Veneto. VENETKENS  Viaggio nella terra  degli antichi Veneti,  6 aprile /17 novembre 2013 Padova / Palazzo della Ragione dalle 9.00 alle 19.00 - chiuso il lunedì Clicca QUI per il sito web! REITIA  ALLE RADICI DELLA STORIA Parco delle Arti, Monticello Conte Otto,Vicenza (zona palasport). -rievocazione storica del fine settimana 18,19maggio, con mercatino artigianale ,stand gastronomico didattica e spettacolo del periodo antico . a cura del gruppo VENETKENS   Clicca QUI per l'evento su facebook!       MEDOACUS                       GLI ANTICHI POPOLI                                                   ...

600 VISITE...GRAZIE!

Che dire...wow! Non mi sarei mai aspettata così tante visite in meno di 15 giorni ad un blog appena nato e che tratta argomenti non semplicissimi e soprattutto che non interessano alla maggior parte delle persone. Pertanto vi ringrazio per la fiducia, per la vostra amicizia e per il vostro supporto. Ho ancora tantissimi argomenti di cui trattare, di cui scrivere, molti articoli da riproporre e fotografie da scattare.... Prossimamente vedrete un articolo di Luciano Bosio intitolato " TITO LIVIO E L’EPISODIO DI CLEONIMO: IL PROBABILE LUOGO DELLO SCONTRO FRA PATAVINI E GRECI    revisionato da me e riproposto a voi lettori nella rivista "HELLENISMO" grazie alla dolcissima Daphne. Inoltre il giorno  25 maggio terrò una piccola conferenza per Argiope, donne nel sacro, a Mestre su Reitia e le sue implicazioni cultuali a livello storico-archeologico. grazie ancora a tutti voi! ps: se ogni tanto mi lasciate un commentino non fa schifo :-P Il bacino di San Marco- To...

VIA ANNIA: tracciato della Riviera del Brenta e Mirese

Alcune ipotesi collocano le origini della via Annia nell’anno 153 a.C., essendo console Tito Annio Lusco, e affermano che essa si sviluppò dalla via Aemilia, che congiungeva Bologna ad Aquileia, e ad altezza di Adria divenne una strada autonoma. Percorso antico della Via Annia L’ipotesi non esclude la possibilità di un intervento successivo del pretore Tito Annio Rufo, che potrebbe essere intervenuto a migliorare il percorso.  È comunque molto difficile risalire al tracciato nei territori adriesi poiché non esiste alcuna testimonianza - epigrafi, iscrizioni o pietre miliari - che renda concretamente visibile lo sviluppo stradale. Uniche testimonianze del passaggio della strada sono sparuti ritrovamenti archeologici, alcune indicazioni toponomastiche e riprese aeree. Per la ricostruzione del percorso è stato necessario analizzare i problemi che sia sono posti gli antichi nella realizzazione di una via nella zona deltizia. Foto aeree evidenziano come la via Annia e la via Popi...

TRACCE DI RITO SALIARE ED OSCILLUM NELLE CAMPAGNE DI MIRA

Il RITO SALIARE  in uso nell’antica Roma consisteva in una processione eseguita nei mesi di marzo ed ottobre in onore degli Dei Marte e Quirinus, durante la quale i sacerdoti salii, detti anche saltellanti, eseguivano danze sacre e cantavano il carmen saliare. Oscillum ritrovato nelle campagne Miresi Con OSCILLUM  era invece nominata l’usanza di appendere come dono votivo piccole sculture o placche decorate alle fronde degli alberi in occasione di alcune feste rurali; dal loro ondeggiare del vento è derivato il verbo latino e poi italiano oscillare. Se “ la conversione delle plebi pagane al cristianesimo non è avvenuta all’improvviso-anzi tuttora non è totale-lasciando inalterati o trasformati certi usi legati soprattutto al fondo celto-latino “ è possibile che anche i due riti soprannominati, legati tipicamente alla TERRA, abbiano ricevuto una qualche relazione di continuità con consuetudini popolari presenti fino a qualche decennio fa, nel territorio della Riviera de...

Memorie dal Sottosuolo.Il Cippo Funerario Romano di Tresievoli (Miranese, Venezia).

Memorie dal sottosuolo ovvero tutti i rinvenimenti fortuiti, non programmati, determinati dal caso, sono spesso accompagnati da descrizioni vaghe o inesatte, soggette all’opacità della memoria o al variare dei sentimenti del narratore-protagonista. Imprecisione e incoerenza poi aumentano se il divario temporale tra la scoperta e la fissazione scritta o fotografica è molto ampio: prima che intervengano giornalisti o archeologi il racconto del fatto può infatti aver subito notevoli distorsioni. È il caso del manufatto di epoca romana scoperto a Tresievoli. La scoperta Unica certezza che a tutt’oggi accompagna la scoperta è il  nome del protagonista, Agostino  Corò, che, arando un campo  di cui era fittavolo, riportò alla  luce un cippo cilindrico in pietra d’Aurisina. Non sono certi  né la data né il luogo del ritrovamento; sono ancor meno chiare le pratiche che portarono al  trasporto ad Altino nel maggio  del 1967 e alla presa in carico ...

Credenze e rituali magici nel territorio del mirese: SPAURACCHI ED ESSERI FANTASTICI- parte 3

Non vi erano soltanto Strighe e Strigarie, notte. Il buio, la stanchezza e la solitudine favorivano l’incontro con presunti esseri soprannaturali o incarnanti il demoniaco. Buona norma era non attardarsi fuori casa dopo il tramonto e i giovani che andavano di sera a trovare le moróse e a fiò, non dovevano mai voltarsi indietro finché percorrevano il cammino che li conduceva a casa, perché esseri misteriosi erano in agguato nell’ombra e potevano verificarsi fatti strani e incontri inspiegabili. Una piccola lucetta di color bianco o azzurro  poteva accompagnare per tutta il cammino chi rientrava a casa di notte o appoggiarsi sul timone delle imbarcazioni in barena: si trattava della omèria o lumèria. I bambini venivano terrorizzati e costretti all’obbedienza facendo ricorso al rostrèo sénsa sangue, spauracchio simile a un bastone animato in grado di menare la gente. Di notte si facevano incontri con animali misteriosi che sparivano quando si cercava di avvicinarli. Si credeva c...

Credenze e rituali magici nel territorio Mirese, parte 2, STRIGHE E STRIGAJ

Streghe ed esseri fantastici popolavano anche le notti miresi. Le loro imprese, l’aspetto, i malefici, venivano narrati le sere d’inverno, quando intere famiglie si riunivano nelle stalle a fiò per riscaldarsi al calore emanato dagli animali. Diversi gli affabulatori, spesso anziani, a volte viandanti in cambio dell’ospitalità accordatagli dalla famiglia. Tutto ciò che era male e pericoloso si aggirava al di fuori del focolare domestico col calare dell’oscurità, era in agguato per tutta la notte e si dissolveva all’alba, col sorgere del sole. Numerose sono le testimonianze e i racconti sulle streghe, donne malvagie, vecchie, malciapae e malvestie, che già nell’aspetto tradivano qualcosa di sinistro. Vivevano sole o all’interno della famiglia, di cui potevano danneggiare i membri con unguenti, prodotti nottetempo in gran segreto e bolliti e conservati in piccoli recipienti, le pignatè-e. A volte gettavano anatemi contro chi si rifiutava di dar loro del cibo o non accettava la loro o...