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Sulla religiosità dei Veneti antichi


In area di cultura propriamente veneta non si notano manifestazioni così evidenti di  rottura con la cultura tradizionale, ma progressivi segni di adeguamento a modelli romani e centro-italici. La presenza di centri di vita religiosa nel territorio fu determinante anche per la romanizzazione della religiosità dei villaggi popolati da genti locali, che vennero a trovarsi, nel I secolo a.C., fianco a fianco con i Romani. In questo modo si giunse rapidamente alla romanizzazione di villaggi come il famoso pagus Arusnatium della Valpolicella. Un impatto così diretto con genti centro-italiche non avvenne nel territorio dei maggiori centri dei Veneti, quali Padova, Este, Aitino, Oderzo, e meno ancora nelle zone più settentrionali, che erano anche tradizionalmente estranee a processi di tipo urbano. Nel mondo dei Veneti si verificò una progressiva e spontanea romanizzazione, la quale era stata preparata, soprattutto a Este e Padova, da un'antica consuetudine di interrelazioni con genti etrusche e centro-italiche, interrelazioni che avevano dato luogo, ad esempio, al processo di identificazione
della dea Reitia di Este con la latina Minerva, di cui sono state trovate statuette centro-italiche di III secolo nella sua stipe atestina. Pertanto nel mondo dei Veneti l'adeguamento a modelli centro-italici procedette attraverso forme di interpretatio di divinità indigene in chiave grecoromana. Questo si verificò, più tardi che a Este, anche in ambito alpino, come attesta l'affermazione del culto di Apollo a Lagole di Calalzo. L'evoluzione delle forme di religiosità dei Veneti fu dunque profondamente condizionata dalla presenza di un grande città come Aquileia, cui poi si aggiunse, sul fianco occidentale, Verona, l'una sorta per fronteggiare Istri e Carni, l'altra per evitare il ripetersi della calata di Cimbri, Teutoni ed altri barbari.

Quando si parla di romanizzazione dei luoghi di culto dei Veneti si deve tener presente che essa procedette dietro la spinta di due fattori principali: la presenza delle colonie latine nelle Venezie e l'integrazione giuridica nel sistema romano Infatti la storia dell'evoluzione dei luoghi di culto dalla facies veneta a quella romana deve notare la grande cesura costituita dal I secolo a.C., quando si ebbero non solo il trionfo delle interpretazioni in chiave romana degli dei locali, l'adozione di culti latini e l'uso di dediche in lingua latina e di tipo latino (si pensi per esempio alla dedica di monete, e in particolare di assi al posto di offerte in natura), ma cominciarono a sorgere (anzi, l'inizio del fenomeno risale al II secolo) anche templi monumentali di tipo italico, come quelli dei Dioscuri a Este, di Giunone a Padova e come quello di Lova ,Venezia (di cui parlerò ampiamente in quanto sto partecipando agli scavi) . Il fenomeno non fu dovuto semplicemente all'intensificarsi dei contatti con i Romani, ma anche e soprattutto a due provvedimenti giuridici: la concessione del diritto latino ai transpadani e dunque ai Veneti, con la legge di Cn. Pompeo Strabone dell'89 a.C.6, e la concessione della cittadinanza romana, con la lex Iulia del 49 a.C.



(studio universitario da Attilio Mastrocinque.)



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