di Silvia Bortolato
Nel corso di tutto il XX secolo si è assistito nel nostro territorio a rapidi e profondi mutamenti che
hanno interessato insediamenti abitativi, attività economiche e costumi sociali. Le contrade sono
diventate centri, i viottoli strade, le abitazioni rurali condomini o case unifamiliari. Passaggi a
volte bruschi, non assimilati: dalla coabitazione tra famiglie all’integrazione tra etnie, dal
lavoro residenziale al pendolare, dalla ritualità comunitaria di paese a quella di gruppo.
Aumentate le conoscenze, ridiscussi i valori, abbandonate le abitudini.
In questo tessuto sociale mutevole hanno tuttavia continuato per lungo tempo a resistere antiche credenze e
pratiche magiche, come quelle collegate alla cura di alcune malattie o alle manifestazioni
di esseri fantastici. Ora quasi tutte sono scomparse. Alcune sopravvivono a fatica. Una di
queste è il rituale della segnatura i cui pochi depositari sono tutti anziani.
La segnatura
La segnatura è un insieme di segni orali e manuali con cui operano guaritori di paese dopo aver appreso le formule segrete di cui si sentono gelosi custodi. Il metodo di cura, lo scongiuro, le preghiere del cerimoniale vengono trasmessi oralmente all’interno della famiglia nel ramo femminile. Rivelare anzitempo il segreto a qualcuno determinerebbe l’inefficacia delle prestazioni; per questo la trasmissione avviene la notte della vigilia
di Natale, notte magica per eccellenza, oppure negli istanti precedenti la morte, quando la guaritrice
(qué-a che ségna o fémana che ségna), in agonia, rivela il rituale magico alla nuova segnona.
Il primo intervento terapeutico tradizionale avviene a livello domestico. È sempre il malato a recarsi
dalla guaritrice, che opera sempre per bontà, anche se può accettare qualche dono di ringraziamento, perché il suo potere è ricevuto e non è perciò vendibile. È inoltre convinzione comune che questo tipo di magia terapeutica non possa mai essere praticata contemporaneamente alle cure della medicina tradizionale. Quando chiede l’intervento, il malato deve quindi aver operato una scelta obbligata.
Il rituale della segnatura è rivolto soprattutto verso due malattie, l’herpes zoster o fuoco di sant’Antonio
e i porri, per la cui cura sono abilitati anche uomini. Non è stato più trasmesso invece il trattamento
curativo dell’infezione cutanea denominata eripisela e della malattia dei vermi, diffusissima tra i bambini.
Ogni società ha sempre espresso giudizi di valore sulle proprie espressioni culturali, condannando
ed emarginando quelle non adeguate al modello ideologico o sociale di riferimento. Tale giudizio
negativo colpisce ora gran parte di quei cerimoniali non ufficiali, impiegati per risolvere necessità, allontanare
paure, rispondere in definitiva alle angosce della vita. Sono ritenuti residui superstiziosi di credenze arcaiche, presenti in ambienti subalterni e popolari, poco ricettivi verso le spiegazioni della ragione o della religione.
Alcuni di questi riti e comportamenti sono descritti in questo breve saggio, che riassume una ricerca sul campo condotta tra il 1991 e 1994 nel territorio mirese. Seguendo un rigoroso metodo di indagine, le notizie,
trasmesse da numerosi informatori ormai quasi tutti scomparsi, sono state registrate, trascritte e confrontate con una bibliografia relativa al territorio italiano e veneto in particolare. Il risultato è una documentazione concisa su un aspetto della nostra memoria storica cui è necessario accostarsi con curioso interesse e senza
pregiudizi.
La segnatura applicata alla cura dei porri si differenzia da quella dell’herpes zoster non solo per la quantità di sistemi curativi, ma anche per la possibilità di autocurarsi una volta spiegato il sistema per farlo.
Ci si può dunque autosegnare e, se si ottengono risultati, si comunica il metodo seguito ad amici e conoscenti; così quello che inizialmente era un segreto, passando di bocca in bocca, subisce un effetto di corruzione, di modifica; si tende a semplificare sempre più l’esecuzione dei segni manuali con la totale
scomparsa di parole magiche e formule di scongiuro. Per il buon esito della segnatura è fondamentale, naturalmente, la fede del guaritore nei suoi stessi atti.
Diverse le pratiche di segnatura dei porri. Si possono segnare con i nodi della paglia del frumento facendoci una croce sopra e tanti nodi quanti sono i porri. I resti di paglia vanno gettati nel pozzo voltando le spalle a questo, oppure nel letamaio, oppure oggigiorno si avvolgono in un pezzo di carta e si gettano nel gabinetto. In tutti i casi il deterioramento del materiale usato nella segnatura coincide con la sparizione del porro. Il malato, da parte sua, deve completamente ignorare il porro e questo, giorno dopo giorno, si consumerà fino a sparire. Alcuni informatori sostengono che la mano con i porri, dopo la segnatura, vada immersa in acqua corrente. Si possono anche legare i porri con dei fili di seta facendo sul filo tanti nodi quanti sono i porri e quindi, gettando il filo nel gabinetto o smarrendolo, così anche i porri spariranno. Una variante consiste nel contare un numero di chicchi di granoturco o di riso uguale al numero dei porri e gettarli nel pozzo all’indietro; in taluni casi il conteggio dei porri va effettuato con luna crescente o calante. Efficace anche
stendere sul porro il liquido secreto dalle foglie di fico, oppure strofinare il porro con un gesto di allontanamento mentre si vede una stella cadente, così cadrà anche il porro. Altro rituale magico contro i porri è sbriciolare e sfregare una foglia di salice sull’escrescenza, porne i resti con un po’ di sale dentro
un fazzoletto, annodarlo, entrare in una casa che abbia due porte e, oltrepassata la prima soglia, gettare il fazzoletto sotto un mobile avendo cura di non essere scoperti, quindi uscire dall’altra porta.
Altro rituale si svolge in chiesa durante la messa quando, nel momento di recitare il Santo, si bagnano e benedicono i porri con ’acqua santa dicendo: “Va via cativèria”. La parte manuale della segnatura è più
facilmente documentabile, mentre la parte orale, ossia lo scongiuro segreto e le orazioni da recitarsi,
è in alcuni casi inesistente, in altri non volontariamente riferita dagli informatori, a prova di un’ancor viva credenza nella necessità della segretezza per l’efficacia della terapia. La cute malata dev’essere segnata
per almeno tre volte, continuando eventualmente a contare con numeri dispari. La segnatura del fògo salvàdego avviene tramite uno stiso infuocato e uno scovoéto o scoato di sorgo o saggina.
Con il primo si tracciano delle croci sulla parte malata, con il secondo si compie un gesto di allontanamento dall’alto verso il basso. Sin qui l’intervento dei segnoni avviene per malattie conosciute e per patologie dal decorso prevedibile, che non creano gravi problemi psicologici. L’eziologia di queste malattie è sempre
riconducibile a fattori naturali: spaventi, indigestioni, spostamenti di organi, rotture di equilibri interni o esterni al corpo. Ma quando la malattia si cronicizza, assumendo decorsi preoccupanti, viene imputata a cause soprannaturali, frutto cioè di un preciso atto intenzionale operato da un’entità impersonale ed anonima. Per disfare il maleficio occorre allora ricorrere a chi possiede poteri magici superiori, o dovuti alla propria funzione, come il sacerdote, o alla nascita, come i settimini (i nati al settimo mese di gestazione. Quelli che rimanevano in vita erano un tempo molto rari e quindi considerati miracolati e dotati di doti innate per sopravvivere. Inoltre il loro potere era anche collegato al carattere sacro o magico del numero sette).
È possibile però che, nella ricerca disperata di una causa e quindi di un rimedio, ci si immerga sempre più nella dimensione magica, imputando l’affezione ad una strigarìa.
.... DELLE STREGHE E STRIGARIE NE PARLEREMO PIU' AVANTI....
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