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Antichi luoghi sacri...riflessioni


Riscoprendo le campagne, le antiche strade solcate da migliaia di persone in migliaia di anni,  si riesce a comprendere ciò che nell’antichità distingueva un territorio divino è proprio il fatto che esso, fin dall'inizio della sua fondazione e quindi del delimitare del territorio, o “lucus”, un recinto sacro, fatto a creando una radura circolare in una foresta, forse delineandone il disegno con pali o pietre, e sacralizzandola con particolari riti, recava l’impronta del suo Numen patrono, per cui i segni secolari della banale appartenenza sono superflui.
Il Numen- Divinità prende possesso e protegge: non ha bisogno in seguito di riservarsi un bene che nessuno gli contesta. Quand’anche il tempio o la costruzione sacra venga distrutta e cada nell’oblio, il luogo sarà sempre sacro, salvo sia stato desacralizzato per particolari motivi. Questo è quello che avviene ed è avvenuto per le chiese cristiane costruite per un buon 60% su preesistenti templi pagani o costruite ex novo: il luogo è destinato a rimanere sempre sacro.
Gli antichi veneti nel loro culto non innalzavano agli dèi templi sontuosi come i Greci e i Romani “ma si riunivano per le cerimonie sacre in luoghi aperti (santuari) spesso vicino a fonti d’acqua”, narra il sussidiario della Regione Veneto “Noi Veneti”. Dunque punti di incontro nei boschi, vicino a porti, luoghi di mercato, arterie stradali ma anche centri politici e militari per gli abitanti, semplicemente delimitati da muretti a secco, da cippi di confine o solchi. Solo con l’arrivo dei Romani i santuari più importanti, come Reitia e Dinosauri a Este, divennero strutture stabili, sulla stregua di quanto già nel resto di Italia. Venivano adorate divinità della salute, secondo riti collettivi con sacrifici di animali. Molta diffusa la libagione dove si bevevano e versavano a terra liquidi in offerta agli dei. Sappiamo poi dalle fonti di un culto all’eroe Diomede, ad Era Argiva e ad Artemide Etolica (Strabone), che forse è la stessa dea venerata a Este come Reitia (o Sainate).

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