Con il passare degli anni si tende a ritornare alle proprie origini, a ricercare le radici, perchè in fondo esse sono il mezzo per ritrovare la nostra vera essenza...Yves Montand
mercoledì 1 maggio 2013
Brusàr la vecia
Nelle feste tradizionali di paese, la Befana una vecchia “strega” vestita di stracci, viene fatta bruciare in un falò allestito nelle piazze, e nei parchi dopo un singolare e alquanto discutibile processo farsa, che alla fine si conclude sempre con la colpevolezza della strega; la befana viene condannata al rogo, ma prima di essere bruciata può dire la sua, dando consigli e condannando i fatti più brutti accaduti durante l’ anno precedente;
(foto chiatta sul fiume Brenta dove ogni anno a Mira viene bruciata la Vecia)
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Purtroppo lo scorrere dei secoli ha decisamente stravolto il significato del falò epifanico.
RispondiEliminaQui in Friuli (e siamo vicini di casa, ci siamo mescolati parecchio) il falò ha una lunga storia e molti elementi in comune con i veneti.
Il termine greco epiphaneia (manifestazione) era usato in senso religioso dai Greci per indicare l'azione di una divinità che manifesta la sua presenza attraverso un segno, e nella liturgia cristiana celebra la presentazione di Gesù ai Magi e ai pastori. La festa ebbe origine in Oriente nel I-II secolo e si diffuse attorno al IV secolo in Occidente.
Ma i fuochi rituali di questo periodo sono originati da antichissimi riti appartenuti ai prischi italici, sacrifici propiziatori al Dio Spinense, a Cerere, a Pane e a Bacco.
Il rito del falò epifanico riassume e concentra in sé tutte le funzioni dei riti solstiziali:
eliminare le negatività e le paure del passato che vanno esorcizzate facendo ricordo a ogni espediente; propiziare il futuro, poiché la sopravvivenza dipende da fattori tutti al di fuori del controllo umano; divinare la sorte a venire, per conoscere in anticipo il fato e cercare così rassicurazioni per il futuro.
In Friuli questi fuochi prendono il nome di Pignarûl, dal friulano: fiammate o roghi alimentati da canne di granoturco, steppe o ramaglie di varia specie. Ma ci sono anche altri nomi, usati per questo rituale, diversi da paese a paese.(segue)
La costruzione del falò era preceduta dalla raccolta di materiali da ardere. Un rituale di passaggio di cui si occupavano i giovani del paese, che assumono questo onere e ribadiscono il loro ruolo di rinnovatori del nuovo ciclo. E chi dona il materiale afferma un impegno e una solidarietà nei confronti della propria comunità, ribadendo il proprio senso di appartenenza al gruppo mediante l'ossequio dei valori e delle tradizioni comunitarie.
RispondiEliminaLa costruzione del falò ha inizio con il posizionamento di grosso palo centrale, conficcato nella terra. Questo albero centrale ha una grande carica simbolica: il collegamento tra la terra e il cielo e l'atto sessuale. Ma l'albero è anche sinonimo di perpetua rigenerazione, perché perde le foglie, ma poi le fa rinascere. Non si può nascondere, però, che in questo caso l'albero è un palo, quindi è morto. Ma proprio qui si ha il simbolismo finale: questo albero vecchio e sterile rappresenta la morte della natura. Consumando il suo legno si compie il rito di rigenerazione e di rinnovamento della vegetazione, un mezzo per promuovere e affrettare il ciclo morte-rinascita della natura.
Sulla cima del pignarûl vengono posti, alle volte, una frasca, un grande ramo di ginepro, un ramo a forma di croce o il pupazzo di una vecchia.
Il ginepro, in particolare, era usato come amuleto contro i sortilegi. In greco era detto àrkeuthos, dal verbo arkéo, allontanare, respingere un pericolo. Nome che rispecchia bene la sua funzione di protettore in grado di scacciare con i suoi rami spinosi i miasmi delle malattie, ma anche gli spiriti maligni.(segue)
Al calare della notte, tutto il paese si dirige al luogo di accensione del pignarûl. Ad accendere il fuoco è normalmente l'anziato del villaggio, ovvero il depositario della saggezza.
RispondiEliminaMentre le fiamme si innalzano nel buio i partecipanti intonano canzoni ben auguranti, invocazioni per la prosperità.
L'attenzione dei presenti è subito concentrata sulle parole del vecchio, al quale, come uno sciamano, spetta il compito di comprendere, dal vigore delle fiamme e dalla direzione del fumo, gli auspici per l'anno che si apre.
In tutto il Friuli, la direzione orientale, quella da cui giunge il sole, è considerata positiva, foriera di una buona annata, mentre quella occidentale è vista come portatrice di carestie e disgrazie.
Il responso divinatorio alleggerisce l'uomo dal peso delle incertezze e al contempo esime parzialmente l'individuo o il gruppo dalle responsabilità sull'esito delle azioni future, perché ciò che accade accade soprattutto a causa della volontà del divino.
Poi, quando il fuoco pian piano si spegne, alcuni giovani saltano le fiamme sottoponendosi inconsapevolmente a un'antica prova per dimostrare il proprio coraggio virile e per propiziare la fertilità.
Molti partecipanti, quando il fuoco si è spento, raccolgono le ceneri e i tizzoni che spargeranno poi per i campi o in casa, poiché contengono energie benevole e propiziatrici.(fine)
GRAZIE CARISSIMA!
EliminaQuesti tuoi commenti sono preziosissimi per me e per tutti noi!
un abbraccione