Con il passare degli anni si tende a ritornare alle proprie origini, a ricercare le radici, perchè in fondo esse sono il mezzo per ritrovare la nostra vera essenza...Yves Montand

lunedì 13 maggio 2013

TRACCE DI RITO SALIARE ED OSCILLUM NELLE CAMPAGNE DI MIRA


Il RITO SALIARE  in uso nell’antica Roma consisteva in una processione eseguita nei mesi di marzo ed ottobre in onore degli Dei Marte e Quirinus, durante la quale i sacerdoti salii, detti anche saltellanti, eseguivano danze sacre e cantavano il carmen saliare.


Oscillum ritrovato nelle campagne Miresi
Con OSCILLUM  era invece nominata l’usanza di appendere come dono votivo piccole sculture o placche decorate alle fronde degli alberi in occasione di alcune feste rurali; dal loro ondeggiare del vento è derivato il verbo latino e poi italiano oscillare. Se “ la conversione delle plebi pagane al cristianesimo non è avvenuta all’improvviso-anzi tuttora non è totale-lasciando inalterati o trasformati certi usi legati soprattutto al fondo celto-latino “ è possibile che anche i due riti soprannominati, legati tipicamente alla TERRA, abbiano ricevuto una qualche relazione di continuità con consuetudini popolari presenti fino a qualche decennio fa, nel territorio della Riviera del Brenta e del Mirese.
L’Analisi del tema è ben delimitata ad un’area ben definita, cioè ad una frazione del comune di Mira, qual è il paese di Borbiago. Nei primi tre giorni di Marzo, sull’imbrunire, i regazzini e le ragazzine escono dalle case con vecchie pentole, barattoli, vasi di lamiera e girano per le strade percotendoli con un bastone, con l’aggiunta della cantilena: << FORA I PULSI!>> fuori le pulci! Onde trae il nome locale di Batter Marzo o batàr le pulsi. Nell’ultima sera si radunano in massa e procedono in modo quasi professionale sino ad un fossato o al ponte cul canale Lusore, dove gettano in acqua i recipienti e il bastone di percussione.  Attualmente l’uso va scomparendo, in rapporto con l’assorbimento della zona nel sistema industriale di Marghera, nella tipica trasformazione della cultura agraria ad industriale. Di esso non esistono documenti positivi per il passato, tranne la tradizione, che ho raccolto direttamente, cioè all’inizio del nostro secolo esso era compito dai vecchi e dagli adulti del paese in modo identico all’attuale forma (…). Escludo una ricerca di comparazione areale o di ciclo storico-culturale in senso lato: mi limito alla rilevazione che lo stesso rito è presente del comune di Martellago in provincia di Venezia, come risulta dalla monografia recente su di esso del Grimalso con spiegazione non soddisfacente del fenomeno, si possono pure trovare i punti intermedi tra le due zone nelle gampagne di Chirignago, Asseggiano, Gazzera, Maerne. A man mano che ci si sposta verso la linea del basso Piave, il rito si riduce fino a scomparire con evidente strozzatura. Alla pari esiste nella zona di Caselle-Caltana, (Miranese, zona di centuriazione romana nda) dove secondo la Gasparotto si trovava l’umplicus coloniae della centuriazione romana dell’agro est di Patavium. Anzi codesto rito di Borbiago (frazione del comune di Mira) segna il punto più occidentale di questa centuriazione, poco prima delle lagune, nelle quali manca del tutto, com’è ovvio; soltanto a Venezia si puà constatere la forma analoga del Batèr San Martino dell’11 Novembre messo in relazione dal Musatti con le feste greche delle PITIGIE.
Si è voluto inserire l’uso del Batàr Marzo nell’ambito del Culto Saliare  solo per fissare un punto di riferimento d’indole classica data l’identità del rito che si compiva a Roma nei primi tre giorni di marzo e odesto nelle campagne venete con tanto di rappresentazione del canto. (…) Oltre al fatto che il primo di marzo è il capodanno per Venezia!
Senza forzare il rapporto tra rito in esame e rito classico saliare romano, crederei che tutti e due siano aspetti di culti agrari, di probabile origine mediterranea, legati ai riti della terra-madre; la stessa percussione dei recipienti può essere uno dei tenti travestimenti del magico ROMBOS, ritmo sonoro del valore religioso presso i popolo primitivi (…). Come CULTO AGRARIO va poi considerato l’aspetto del RITO DI ELIMINAZIONE (…) accentuato dalla compomente di esigere la fuoriuscita delle pulci dalle case con la tecnica del ritmo come incanto di cattura, e del raccogliersi presso un corso d’acqua per gettarvi tutto dentro. In un’altra area, ben lontana dalla mmia (…) a Costantinopoli , gli abitanti gettano fuori casa vasi, pentole per essere preservati dagli incidenti nel corso dell’anno. E’ un tipico esempio di rito di eliminazione primaverile, com’è ovvio.


OSCILLUM.
crocette degli oscillum rurali- Gambarare di Mira
Una traccia di Oscillum è erperibile invece nella para liturgia delle ROGAZIONI o LITANIE nei tre giorni precedenti all’Ascensione. Mentre la processione si snoda i fedeli si fermano alle diverse stazioni erette agli ingressi delle fattorie, capitelli, edicole votive (antichissimi punti di culto alla dea Ecate Trivia, al dio Janus, ed alla dea Reitia nda) dove il sacerdote legge un brano del vangelo, benedice le campagne con il triplice segno della croce astile, accompagnando l’invocazione con “ fulgure et tempestate”, passa il “pestafango”, (…) che reca in ogni famiglia un mazzo di crocette variamente dipinte ottenute con il goccilio del cero pasquale. Racchiuse in un sacchetto di tela cerata vengono appese agli alberi da frutta, alle viti, o agli alberi dei filari dei campi di grano a scopo protettivo delle messi. Non risulta se siano adoperati in modo simile per i porticati delle case (…).   (attualmente sono stati scoperti resti di età romana, che vedete in foto, nelle campagne della Riviera e del Mirese  nda).
Oscillum o residuo di culto romano agrario
ritrovato nelle campagne di Mira
Non si può escludere quindi un profondo sostrato romano e pagano, convertitosi in significato cristiano nell’area studiata di forte presenza centuriale durante la graduale conversione delle campagne al cristianesimo e altrove invece trasformatosi negli usi longobardi con reminescenze germaniche di appendere la protome (testa, nda) del cavallo negli alberi o alle facciate delle case.







da: A. Nieri, Tracce di Rito Saliare e di oscillum nelle campagne di Mira (Venezia) in La religiosità popolare nella valle padana 1966, pp 301, 307.



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