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VIA ANNIA: tracciato della Riviera del Brenta e Mirese



Alcune ipotesi collocano le origini della via Annia nell’anno 153 a.C., essendo console Tito Annio Lusco, e affermano che essa si sviluppò dalla via Aemilia, che congiungeva Bologna ad Aquileia, e ad altezza di Adria divenne una strada autonoma.
Percorso antico della Via Annia
L’ipotesi non esclude la possibilità di un intervento successivo del pretore Tito Annio Rufo, che potrebbe essere intervenuto a migliorare il percorso.  È comunque molto difficile risalire al tracciato nei territori adriesi poiché non esiste alcuna testimonianza - epigrafi, iscrizioni o pietre miliari - che renda concretamente visibile lo sviluppo stradale. Uniche testimonianze del passaggio della strada sono sparuti ritrovamenti archeologici, alcune indicazioni toponomastiche e riprese aeree. Per la ricostruzione del percorso è stato necessario analizzare i problemi che sia sono posti gli antichi nella realizzazione di una via nella zona deltizia. Foto aeree evidenziano come la via Annia e la via Popillia corrano parallelamente in uscita dalla città, seguendo l’orientamento di una serie di canali di bonifica . Per descrivere il percorso della via Annia in uscita dalla città di Adria si vuole qui riportare la testimonianza di F. Bocchi (1748-1810, nobile adriese collezionista di reperti archeologici di età romana) attraverso la quale sappiamo che la strada si snodava su “un antico argine o meglio strada, coperta da un piede appena di terreno palustre (…), fiancheggiata già da due grandi fosse ora colmate, e che giunta non discosto dal luogo detto il Passetto, altri due km più a nord, piega a ponente per le antiche valli (…), strada la quale doveva sorgere ben alta dalle circostanti paludi.” Dalle fonti itinerarie non si hanno notizie circa il tratto di strada tra Adria e Padova poiché tra il III e il IV sec. d.C., periodo attorno al quale risale la maggior parte dei documenti, quel segmento dell’Annia era caduto in disuso. Grazie alla fotografia aerea, è documentato che dal centro di Adria la via prosegue verso nord, attraversando le odierne cittadine di Pettorazza Grimani, Agna, Arre e Casalserugo. Ad Agna, di cui si evidenzia il toponimo, riconducibile con buone probabilità al nome della strada romana, altre immagini dall’alto hanno evidenziato abbastanza chiaramente un tracciato rettilineo proveniente da Rottanova di Cavarzere, lungo l’Adige. Una volta giunta all’odierno Prato della Valle a Padova, la strada si volge ad est per proseguire per Altino, lungo la Riviera del Brenta. Da Patavium, sito importante anche durante l’età antica, si dipartivano altre tre strade di cui oggi rimangono alcune sporadiche tracce: la Bononia - Aquileia (opera di Tito Annio Lusco, cfr. supra), la Vicetia - Patavium e la via Aurelia.
Gli scavi archeologici del secolo scorso in area patavina, in località Camin-Tombelle, hanno portato alla luce un cippo dedicato ai Tetrarchi, con l’indicazione del III miglio dalla città. Ad altezza di Noventa Padovana il tracciato segue due percorsi diversi, costeggiando il fiume Brenta su entrambi i lati. Scrive il Bosio: “Ma si parla anche di un’altra strada che da Padova doveva andare ad Altino lungo la riva sinistra del Meduacus maior, con un percorso leggermente più lungo. Per questa ragione il Miller attribuisce alla Tabula la via lungo la destra del Brenta, agli altri due Itinerari quella di sinistra, localizzando la mutatio ad Duodecimum dell’Itinerarium Burdigalense a Dolo, la mutatio ad Nonum a Mestre. Questa possibilità di due percorsi, sulla destra e sulla sinistra del maggior ramo del Brenta, mi sembra del tutto accettabile e valida, non solo per l’esistenza di testimonianze antiche anche lungo la sponda sinistra del fiume, ma soprattutto per il notevole volume di traffici, che doveva svolgersi in epoca romana lungo questo ramo del Meduacus (…) e per le diverse distanze, date dagli antichi Itinerari, che si giustificano molto bene con la presenza dei due tracciati.”
Si ha notizia del percorso stradale da Padova ad Aquileia da tre itineraria romani: l’Itinerarium Antonini (III sec. d.C.), l’Itinerarium Burdigalense (IV sec. d.C.) e la Tabula Peutingeriana (III-IV sec. d.C.). Lungo il Brenta, nel comune di Vigonovo, è venuta alla luce una pietra miliare che segnalava la distanza di sette miglia da Padova. Sempre nei pressi del naviglio, nell’odierna cittadina di Dolo, si stima ci fosse un’altra mutatio, ad Duodecimum. Sulla riva destra del Brenta sono state individuate una mansio, Maio Meduaco, e una mutatio, ad Duodecimum, a segnare la distanza di dodici miglia dalla città di Padova. Qui si innestava la via Popillia, proveniente da sud. A partire dalla mansio ad Portum, l’attuale Porto Menai in località Malcontenta, attraversava l’odierna città di Mestre, probabilmente mutatio ad Undecimum, e proseguiva verso Altino lungo la gronda lagunare, rispetto alla quale era stata leggermente sopraelevata mediante terrapieni,
fatto deducibile anche dai toponimi Levada e Levaduzza.

Tavola Peutingeriana. la via Annia


da: VIA ANNIA “IL CORRIDOIO DELLA MEMORIA”
Studio di fattibilità per la valorizzazione integrata dei beni culturali e ambientali, delle produzioni e delle tradizioni locali  nei territori comunali attraversati dalla Via Annia.
http://www.vegal.it/upload/progetti/00000040/RELAZIONE%20VIA%20ANNIA.pdf

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