TIMAVO, luogo delle
risorgive, posta nel comune di Duino-Aurisina, fin dall'antichità fu importante
luogo di culto. La presenza di un fiume che sgorgava dalla terra aveva
incuriosito e impaurito le popolazioni primitive.
Nel IV secolo, con l'avvento del
Cristianesimo, venne edificata la prima cappella, che, con successive
modificazioni, divenne la basilica di San Giovanni in Tuba. Il cenobio dei
Benedettini venne distrutto dagli Avari nel 611. Ricostruito, fu poi il turno
degli Ungari che lo abbatterono nel 902. Ricostruito nuovamente grazie
all'interessamento del patriarca di Aquileia Ulrico I, venne definitivamente
distrutto da un'incursione turca.
Nella
specifica, il SANTUARIO del TIMAVO non era solo un santuario bellissimo, ma
anche un Bosco Sacro dove si veneravano gli eroi e gli dei Diomede, Ercole, Saturno, la Spes Augusta, Libero
Augusto e il dio Temavus. Virgilio ne era rimasto così impressionato da
menzionarlo per ben tre volte: Ecl. 8, 6, Georg. III, 475 e Aen. I, 244.
A Diomede,
l'eroe Veneto/ Greco veniva consacrato un culto specifico, poichè egli era
l'eroe" scomparso ed assunto tra gli Dei proprio nel loro territorio come
raccontano" (VI, 3,9) ed i veneti offrivano in sacrificio cavalli bianchi
(in sepolture paleovenete di Padova, Altino, Adria, sono stati rinvenuti i
resti di cavalli sacrificati).
Il Culto
degli Dei e degli Eroi era affiancato ad un culto alle Dee, alle quali erano
dedicati altri boschi sacri in tutto il territorio della Venetia, soprattutto
nelle zone vicino al mare, ad ERA ARGIVA
ed ad ARTEMIDE ANATOLICA, riferendosi probabilmente attraverso
all'interpretatio graeca, ad una divinità affine alla veneta REITIA, come fa
anche Tito Livio (X, 3, IUNO REGINA= REITIA) .
Certo era il
culto di Diomede dunque, ma avvolta dalla leggenda è la convinzione che nei
boschi sacri vi fosse convivenza pacifica di animali domestici e selvaggi, asilo
di prede inseguite dai cacciatori. Strabone, geografo greco, non rinuncia a
riferire il grazioso aitiòn delle CAVALLE LUPIFERE, ovvero marchiate con la
figura del Lupo, una razza pregiatissima per la grande velocità, allevata solo
sul posto e di cui era proibita la vendita all’estero, dono di un Lupo Mite (il
lupo di Reitia) riconoscente al luogo del suo salvatore.Anche gli autori latini
quali Virgilio, Plinio il Vecchio, Lucano, esprimono la meraviglia suscitata da
questi luoghi suggestivi e lo stupore per fenomeni naturali conosciuti e
sfruttati dall’uomo (come le sacre acque termali) i quali non sono però
dominati e connettono al SACRO in modo prominente.
Nella zona
era onorati altri Dei e Dee connessi all’acqua, in un mortarium (catino dei
sacrifici) del I sec. A.C ricorre per quattro volte la scritta NUMEN SATURNI ed
è evidentemente una dedica al Dio delle semine ma anche delle acque
fecondatrici e della mitica Età dell’Oro ( nda: specifico doverosamente che
Apollonio Rodio colloca proprio in questa zona dell’alto Adriatico il MARE
CRONIO, ovvero rifugio del Dio), segno che l’arcaica divinità dei Greci e dei
Romani assorbì il precedente culto prestato ad un locale Dio delle Acque,
unendo Romani ed autoctoni in una comunità di manifestazioni di Religio che ben
presto si connotò come sincretismo religioso.
Nei pressi delle risorgive si trovava anche un Sacellum consacrato ad ERACLE (come ad Abano, divinità salvifica legata alle acque ) ed in una grotta sono ancora presenti i resti del PIU’ ANTICO MITREO OCCIDENTALE, nelle vicinanze dell’antico LACUS TIMAVI si trovano anche tre epigrafi consacrate a SPES AUGUSTA da persone malate che avevano ottenuto la salute, ora sono murate nella chiesetta gotica adiacente alle tre attuali risorgive( testimonianza del protrarsi del culto anche nell’era cristiana).
Nei pressi delle risorgive si trovava anche un Sacellum consacrato ad ERACLE (come ad Abano, divinità salvifica legata alle acque ) ed in una grotta sono ancora presenti i resti del PIU’ ANTICO MITREO OCCIDENTALE, nelle vicinanze dell’antico LACUS TIMAVI si trovano anche tre epigrafi consacrate a SPES AUGUSTA da persone malate che avevano ottenuto la salute, ora sono murate nella chiesetta gotica adiacente alle tre attuali risorgive( testimonianza del protrarsi del culto anche nell’era cristiana).
SANTUARIO DI LOVA
LA RELIGIO
DEGLI ABITANTI DELLA X REGIO era profondamente legata alla Natura, e si era
espressa per secoli nel culto dedicato alle divinità delle Acque e nella
frequentazione di santuari ovvero recinti all’aperto, forse con qualche modesta
struttura lignea, di regola urbani e sub-urbani quindi con funzione liminale e
di frontiera come nei crocicci e alle porte delle città, dove i devoti venivano
ad implorare salute e lasciavano i loro caratteristici ex-voto:coppette di
ceramica o SIMPULA ovvero mestolini metallici usati per attingere l’acqua sacra
dai pozzi ( santuario di Este e Lova) e poi defunzionalizzati , bronzetti
raffiguranti animali, cavalli, uomini, modellini delle parti del corpo
sofferenti da risanare. Appunto fluviali e tutti in posizione strategica erano
i principali santuari paleoveneti, identificati a Lova di Campagnalupia (nda:
Lupa) alle foci del BRENTA/Medoacus (controllava i traffici endolagunari da
nord diretti a Padova), ad Altino sul Piave/Sile a controllo di quelli da sud,
ad Este sull’Adige, presso Montegrotto (in vicinanza dei fonte saponi-Abano),
avamposto di Padova sul Medoacus, a Lagole
di Calalzo sul Piave in direzione dei valichi alpini e delle miniere.
Questi
Santuari, tutti attivi dal VII-VI secolo a.C fino all’età romana, sempre posti
sulle acque e vicini alle grandi Vie commerciali, svolgevano complesse funzioni
oltre a quelle cultuali, come gli studi recenti hanno dimostrato, segnavano il
confine dei territori, custodivano le offerte dei devoti ed il tesoro della
comunità, affidato alla tutela del Numen divino, prestavano denaro alla città
come banche ed imponevano dazi sulle merci in transito. Ma soprattutto erano il
centro di confluenza per mercanti, lavoratori di metalli, pastori durante la
transumanza, militari delle grandi vie consolari tracciate dai Romani alla metà
del II sec.a.C. Campagna Lupia offre una testimonianza significativa di
riattivazione in età tardo repubblicana ed imperiale del sistema idrico a
seguito della centuriazione romana che sviluppò lungo l’asse fluviale e di
rivitalizzazione dell’antico culto dedicato ad una divinità delle acque come
risulta dalle offerte in stipe votiva del V secolo. IN questa località son state
ritrovate tracce di arginatura con pali di legno del Medoacus, resti di un
canale per alaggio, probabili strutture di porto fluviale e squero per la
manutenzione delle barche.
Ma il santuario di LOVA-CAMPAGNA LUPIA, del quale sto partecipando agli scavi , è
meraviglioso. Stipe votiva ricca di un centinaio di bronzetti, frequentato dal
II secolo a.C e volontariamente distrutto,ancora misteriosamente, nel I
sec.d.C. Esso era costituito da due templi e da un edificio a porticato che si
affaccia su un vasto spiazzo centrale, documento della monumentalizzazione di
un pre esistente luogo di culto. Il complesso sacro con i tre corpi di fabbrica
disposti ad U, risponde ad un progetto unitario e fu realizzato da architetti
romani di formazione ellenistica.
SANTUARIO DI LOVA
--------seguiranno i santuari di LAGOLE, MONTEGROTTO, ESTE, MONTEBELLUNA, CALDEVIGO, ALTINO.
PER FAVORE NON COPIA.INCOLLARE!
SE TI PIACE IL MIO LAVORO SCRIVIMI UN COMMENTO QUI SOTTO E TE NE INVIERO' GRATUITAMENTE UNA COPIA IN PDF!
GRAZIE!!!
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