Con il passare degli anni si tende a ritornare alle proprie origini, a ricercare le radici, perchè in fondo esse sono il mezzo per ritrovare la nostra vera essenza...Yves Montand

martedì 7 maggio 2013

Santuari e Divinità: Timavo e Lova


TIMAVO, luogo delle risorgive, posta nel comune di Duino-Aurisina, fin dall'antichità fu importante luogo di culto. La presenza di un fiume che sgorgava dalla terra aveva incuriosito e impaurito le popolazioni primitive.
 Nel IV secolo, con l'avvento del Cristianesimo, venne edificata la prima cappella, che, con successive modificazioni, divenne la basilica di San Giovanni in Tuba. Il cenobio dei Benedettini venne distrutto dagli Avari nel 611. Ricostruito, fu poi il turno degli Ungari che lo abbatterono nel 902. Ricostruito nuovamente grazie all'interessamento del patriarca di Aquileia Ulrico I, venne definitivamente distrutto da un'incursione turca.
Nella specifica, il SANTUARIO del TIMAVO non era solo un santuario bellissimo, ma anche un Bosco Sacro dove si veneravano gli eroi e gli dei Diomede,  Ercole, Saturno, la Spes Augusta, Libero Augusto e il dio Temavus. Virgilio ne era rimasto così impressionato da menzionarlo per ben tre volte: Ecl. 8, 6, Georg. III, 475 e Aen. I, 244.
A Diomede, l'eroe Veneto/ Greco veniva consacrato un culto specifico, poichè egli era l'eroe" scomparso ed assunto tra gli Dei proprio nel loro territorio come raccontano" (VI, 3,9) ed i veneti offrivano in sacrificio cavalli bianchi (in sepolture paleovenete di Padova, Altino, Adria, sono stati rinvenuti i resti di cavalli sacrificati).
Il Culto degli Dei e degli Eroi era affiancato ad un culto alle Dee, alle quali erano dedicati altri boschi sacri in tutto il territorio della Venetia, soprattutto nelle zone vicino al mare, ad ERA ARGIVA  ed ad ARTEMIDE ANATOLICA, riferendosi probabilmente attraverso all'interpretatio graeca, ad una divinità affine alla veneta REITIA, come fa anche Tito Livio (X, 3, IUNO REGINA= REITIA) .
Certo era il culto di Diomede dunque, ma avvolta dalla leggenda è la convinzione che nei boschi sacri vi fosse convivenza pacifica di animali domestici e selvaggi, asilo di prede inseguite dai cacciatori. Strabone, geografo greco, non rinuncia a riferire il grazioso aitiòn delle CAVALLE LUPIFERE, ovvero marchiate con la figura del Lupo, una razza pregiatissima per la grande velocità, allevata solo sul posto e di cui era proibita la vendita all’estero, dono di un Lupo Mite (il lupo di Reitia) riconoscente al luogo del suo salvatore.Anche gli autori latini quali Virgilio, Plinio il Vecchio, Lucano, esprimono la meraviglia suscitata da questi luoghi suggestivi e lo stupore per fenomeni naturali conosciuti e sfruttati dall’uomo (come le sacre acque termali) i quali non sono però dominati e connettono al SACRO in modo prominente.
Nella zona era onorati altri Dei e Dee connessi all’acqua, in un mortarium (catino dei sacrifici) del I sec. A.C ricorre per quattro volte la scritta NUMEN SATURNI ed è evidentemente una dedica al Dio delle semine ma anche delle acque fecondatrici e della mitica Età dell’Oro ( nda: specifico doverosamente che Apollonio Rodio colloca proprio in questa zona dell’alto Adriatico il MARE CRONIO, ovvero rifugio del Dio), segno che l’arcaica divinità dei Greci e dei Romani assorbì il precedente culto prestato ad un locale Dio delle Acque, unendo Romani ed autoctoni in una comunità di manifestazioni di Religio che ben presto si connotò come sincretismo religioso.
Nei pressi delle risorgive si trovava anche un Sacellum consacrato ad ERACLE (come ad Abano, divinità salvifica legata alle acque ) ed in una grotta sono ancora presenti i resti del PIU’ ANTICO MITREO OCCIDENTALE, nelle vicinanze dell’antico LACUS TIMAVI si trovano anche tre epigrafi consacrate a SPES AUGUSTA da persone malate che avevano ottenuto la salute, ora sono murate nella chiesetta gotica adiacente alle tre attuali risorgive( testimonianza del protrarsi del culto anche nell’era cristiana).

SANTUARIO DI LOVA


LA RELIGIO DEGLI ABITANTI DELLA X REGIO era profondamente legata alla Natura, e si era espressa per secoli nel culto dedicato alle divinità delle Acque e nella frequentazione di santuari ovvero recinti all’aperto, forse con qualche modesta struttura lignea, di regola urbani e sub-urbani quindi con funzione liminale e di frontiera come nei crocicci e alle porte delle città, dove i devoti venivano ad implorare salute e lasciavano i loro caratteristici ex-voto:coppette di ceramica o SIMPULA ovvero mestolini metallici usati per attingere l’acqua sacra dai pozzi ( santuario di Este e Lova) e poi defunzionalizzati , bronzetti raffiguranti animali, cavalli, uomini, modellini delle parti del corpo sofferenti da risanare. Appunto fluviali e tutti in posizione strategica erano i principali santuari paleoveneti, identificati a Lova di Campagnalupia (nda: Lupa) alle foci del BRENTA/Medoacus (controllava i traffici endolagunari da nord diretti a Padova), ad Altino sul Piave/Sile a controllo di quelli da sud, ad Este sull’Adige, presso Montegrotto (in vicinanza dei fonte saponi-Abano), avamposto di Padova  sul Medoacus, a Lagole di Calalzo sul Piave in direzione dei valichi alpini e delle miniere.
Questi Santuari, tutti attivi dal VII-VI secolo a.C fino all’età romana, sempre posti sulle acque e vicini alle grandi Vie commerciali, svolgevano complesse funzioni oltre a quelle cultuali, come gli studi recenti hanno dimostrato, segnavano il confine dei territori, custodivano le offerte dei devoti ed il tesoro della comunità, affidato alla tutela del Numen divino, prestavano denaro alla città come banche ed imponevano dazi sulle merci in transito. Ma soprattutto erano il centro di confluenza per mercanti, lavoratori di metalli, pastori durante la transumanza, militari delle grandi vie consolari tracciate dai Romani alla metà del II sec.a.C. Campagna Lupia offre una testimonianza significativa di riattivazione in età tardo repubblicana ed imperiale del sistema idrico a seguito della centuriazione romana che sviluppò lungo l’asse fluviale e di rivitalizzazione dell’antico culto dedicato ad una divinità delle acque come risulta dalle offerte in stipe votiva del V secolo. IN questa località son state ritrovate tracce di arginatura con pali di legno del Medoacus, resti di un canale per alaggio, probabili strutture di porto fluviale e squero per la manutenzione delle barche. 

Ma il santuario di LOVA-CAMPAGNA LUPIA, del quale sto partecipando agli scavi , è meraviglioso. Stipe votiva ricca di un centinaio di bronzetti, frequentato dal II secolo a.C e volontariamente distrutto,ancora misteriosamente, nel I sec.d.C. Esso era costituito da due templi e da un edificio a porticato che si affaccia su un vasto spiazzo centrale, documento della monumentalizzazione di un pre esistente luogo di culto. Il complesso sacro con i tre corpi di fabbrica disposti ad U, risponde ad un progetto unitario e fu realizzato da architetti romani di formazione ellenistica.

SANTUARIO DI LOVA

 La sacralità del luogo e la riverenza ispirata al numinoso che aleggia nei misteriosi santuari della Natura, il virgiliano QUIS DEUS INCERTUM EST…HABITAT DEUS!

--------seguiranno i santuari di LAGOLE, MONTEGROTTO, ESTE, MONTEBELLUNA, CALDEVIGO, ALTINO.



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