Con il passare degli anni si tende a ritornare alle proprie origini, a ricercare le radici, perchè in fondo esse sono il mezzo per ritrovare la nostra vera essenza...Yves Montand

lunedì 13 maggio 2013

Credenze e rituali magici nel territorio Mirese, parte 2, STRIGHE E STRIGAJ



Streghe ed esseri fantastici popolavano anche le notti miresi. Le loro imprese, l’aspetto, i malefici, venivano narrati le sere d’inverno, quando intere famiglie si riunivano nelle stalle a fiò per riscaldarsi al calore emanato dagli animali. Diversi gli affabulatori, spesso anziani, a volte viandanti in cambio dell’ospitalità accordatagli dalla famiglia. Tutto ciò che era male e pericoloso si aggirava al di fuori del focolare domestico col calare dell’oscurità, era in agguato per tutta la notte e si dissolveva all’alba, col sorgere del sole. Numerose sono le testimonianze e i racconti sulle streghe, donne malvagie, vecchie, malciapae e malvestie, che già nell’aspetto
tradivano qualcosa di sinistro. Vivevano sole o all’interno della famiglia, di cui potevano danneggiare
i membri con unguenti, prodotti nottetempo in gran segreto e bolliti e conservati in piccoli recipienti, le pignatè-e. A volte gettavano anatemi contro chi si rifiutava di dar loro del cibo o non accettava la loro offerta sensale di matrimonio. Secondo altre convinzioni erano in grado di evocare tempeste, danneggiare campagne con grandinate, camminare sull’acqua e le si vedeva aggirarsi all’aperto con i temporali. S’incontravano
a mezzanotte nei crocevia. Nel Veneto per vedere passare una Strega, bisogna piazzarsi la notte del 24 giugno su di un quadrivio restando in piedi ed immobili col collo appoggiato sopra l'ansa di una forca. Un contadino che aveva atteso ore in quella posizione, si riebbe al mattino con una dolorosa sensazione : il suo collo era costretto sul cancello del cimitero! (Leggende di Streghe veronesi. G. Rama)
Le strigarie, ossia i sortilegi, si attuavano in diversi modi: toccando le vittima, donando loro qualcosa di stregato, lanciando maledizioni e minacciosi avvertimenti, oppure operando fatture e incantesimi. Gli effetti erano diversi. Nelle vittime si poteva creare uno stato di malessere perenne o una consunzione che portava alla morte: i bambini rifiutavano il cibo, le ragazze perdevano la prosperità e giacevano a letto.
Vi era anche l’“invidia del latte”, che colpiva la madre provocando complicazioni nel periodo dell’allattamento o impediva al bambino di nutrirsi facendolo piangere continuamente, oppure la fattura a morte, che era la più difficile da togliere. L’affatturato all’inizio non riusciva a spiegarsi la natura del suo malessere e la malattia non seguiva un regolare decorso. Trascorso un certo periodo di tempo, e del tutto casualmente, la vittima scopriva nelle cólsere (coperte), nei cuscini, o in qualche angolo riposto della sua casa, croci, forbici, gomitoli gomitoli, bare in miniatura e cordèe có grópi fatti di piuma d’oca e, a volte, di altri materiali. Tra gli oggetti rinvenuti che testimoniavano il sortilegio, si potevano trovare spilloni nascosti all’interno del materasso o conficcati in limoni o bamboline.
Chi veniva stregato  soggiaceva dunque a una forza occulta, a una influenza maligna. È questa la crisi della
presenza di cui parla l’etnologo Ernesto De Martino; si può uscirne attraverso la controfattura apprestata
dal mago. Innanzitutto, per disfare il maleficio, quando si trovano gli oggetti della fattura, si doveva
bruciare tutto. La cenere della combustione poteva essere gettata in un corso d’acqua, ma non era molto prudente procedere in questo modo perché poteva riaffiorare: si sa che l’acqua restituisce tutto, prima o
poi. Era dunque necessario prestar cura a bruciare tutto e a seppellire la cenere in un luogo dove sarebbe rimasta per sempre. Indice di una strigaria era la polenta insanguinata, o che "piscia" sangue quando la si
taglia. Per scoprire chi era la strega, si faceva bollire in acqua qualche indumento della vittima pungendolo con forche a due punte. La strega si sarebbe presentata sulla soglia di casa, agitata e dolorante, chiedendo che cosa si stesse facendo e invitando a smettere: scoperta, avrebbe disfatto il sortilegio.
Se tutto questo non bastava, si ricorreva alla preghiera esorcistica del sacerdote, che però non sempre aveva buon esito. Il prete di Malcontenta , fino a qualche anno fa, era conosciuto nella zona per le sue benedizioni, a volte efficaci, contro indemoniati e bambini affatturati. Altri interventi richiesti ai sacerdoti riguardavano
la liberazione della casa dalle invasioni di sórsi (topi) e formiche, acerrime nemiche dei bachi da seta, nonché la protezione dei poderi delle famiglie dalla grandine. Quando gli strigai risultavano indemoniai, ossia posseduti dalla forza demoniaca, terminate le cure e le preghiere, non rimaneva altro che portarli a Fanzolo (Treviso), al santuario della Madonna del Caravaggio, festeggiata il 26 maggio; qui ricevevano la benedizione, assistevano alla messa e toccavano la statua della Madonna; solo così si sarebbero liberati.
Molti erano i testimoni degli eventi che accadevano al santuario.
Parenti e conoscenti degli strigai indemoniai partivano di notte con la vittima, a bordo di un carro, per essere presenti alla prima messa della giornata, quella delle sei. Secondo alcune fonti, infatti, era proprio quella la messa da non perdere per ottenere la grazia, anche se le altre funzioni della giornata potevano comunque risultare propizie. Gli indemoniati avevano una forza sovrumana: ci volevano quattro o cinque uomini
per farli salire sul carro e accadeva spesso che non si riuscisse ad arrivare per tempo, perché pareva che gli animali che trainavano il carro non potessero avanzare, come fossero trattenuti da una forza misteriosa e
invisibile. Così si doveva tentare l’impresa l’anno successivo. Chi andava “‘al Caravaggio” poteva assistere a dei veri prodigi. Tra la folla di parenti, fedeli e curiosi che attorniavano il santuario, si udivano le grida, simili a versi di animali, emesse dagli ossessi che venivano trascinati in chiesa; i preti che impartivano gli esorcismi con il crocifisso in mano erano madidi di sudore per lo sforzo di scacciare il male mentre i malati, per liberarse, vomitavano capelli, forchette, spilli o cibi affatturati che venivano rigettati integri.
Si poteva però anticipare l’azione malefica, proteggendosi con cerimoniali di particolare carica
magica. Nell’incontrare delle persone negative si dovevano tracciare delle croci per terra recitando formule scaramantiche, senza farsi notare da nessuno, oppure si portavano dei cordoni di filo attorno alla vita,
con dei nodi che indicano particolari malattie da tenere lontane. Se si sospettava che una donna fosse una strega, per smascherarla si poneva la scopa di traverso sull’uscio di casa e la donna non sarebbe più riuscita
a varcare la soglia finché la scopa non fosse stata rimossa. Efficaci, inoltre, contro le streghe e il malocchio, erano ritenuti il sale in tasca, gli indumenti indossati a rovescio e, ancor più, i santini appesi al collo, uno davanti e l’altro dietro. Queste immaginette, che erano distribuite dalle suore di Borbiago, si tenevano sempre addosso ed erano dette pasiénse e sembrano avere avuto una funzione analoga a quella degli abitini
usati nel sud della penisola.

 Diverse dalle strighe erano le fade. Se queste incontravano un uomo, potevano aiutarlo facendogli dei doni e assicurandogli la panara sempre piena in cambio della promessa di mantenere
il segreto. Si racconta che le fade fossero delle donne comuni di giorno e che neppure i loro mariti sospettassero la loro vera natura, ma, quando calava la notte, il loro spirito abbandonava il corpo, che giaceva nel letto accanto al marito, e andava a divertirsi tentando gli uomini che incontrava nel suo viaggio

mentre si recava nei boschi a ballare e a far festa con le altre fade. Esse potevano compiere viaggi ovunque volessero. Una leggenda narra che le fade salivano su una barca attraccata in un canale e si contavano dicendo:
“ndémo par una, par dó,
par trè...a secónda dé quante
che e gièra”
 ... e poi la barca volava e andava in alto mare. Era essenziale che lo spirito della fada rientrasse nel corpo prima del canto del gallo, altrimenti il corpo sarebbe morto. Le fade si vedevano di notte e prima dell’alba, mentre lavavano e stendevano i panni.

Diverse le opinioni sulle stròeghe, da alcune fonti identificate con le strie, da altre limitate al ruolo di cartomanti, chiromanti e zingare. L’esistenza delle streghe non è stata negata dagli informatori, contrariamente all’atteggiamento emerso nel confronto di altri esseri fantastici, che, quando non è critico, è certamente di aperto scetticismo. La scarsità di streghe oggigiorno in circolazione pare trovare giustificazione,
a parere di alcuni, nell’opera svolta dal Consilio dé Trénto, svoltosi in un passato imprecisato, in cui uomini illustri della chiesa riunirono tutte le streghe e gli stregoni in un castello, li processarono e li condannarono
a essere arsi sul rogo.

........ Anche se non se ne sente più tanto parlare,l’opinione diffusa è che ci sia ancora chi opera il male e che
quindi, si capisce, qualche strega sia riuscita a scamparla!


da: rivista RIVE, Silvia Bortolato


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